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venerdì 17 Settembre 2021

Italia, transizione a parole: approvato l’ampliamento della Centrale a gas di Ostiglia

La transizione ecologica deve attendere ancora. Nonostante la crisi climatica e le criticità locali in relazione alle emissioni inquinanti, il 12 agosto scorso il Ministero della Transizione ecologica guidato da Roberto Cingolani, di concerto con il Ministero della Cultura, ha approvato «l’installazione di una nuova unità a ciclo combinato e interventi di miglioramento ambientale sui gruppi esistenti della Centrale di Ostiglia (MN)». Con un investimento complessivo di circa 400 milioni di euro, il progetto prevede – secondo quanto affermato – un’efficientemento per la centrale termoelettrica in questione e la realizzazione per la stessa di una nuova unità, costituita da una turbina a gas di classe “H”. La nuova sezione avrà una potenza elettrica nominale di circa 900 MW1 e un rendimento superiore al 60%.

«Per quanto riguarda gli aspetti ambientali, in particolare le emissioni in atmosfera – dichiara EP Produzione, l’azienda che gestisce l’impianto – la nuova tecnologia proposta permetterà di ridurre ulteriormente le emissioni specifiche in conformità ai più stringenti orientamenti nazionali ed europei; in particolare, le emissioni di NOx saranno inferiori a 10 mg/Nm3». Non è, tuttavia, dello stesso parere la Regione Lombardia. Con una relazione tecnica disponibile sul sito del Ministero della Transizione Ecologica questa, infatti, avrebbe espresso diverse preoccupazioni legate al progetto, chiedendo, esplicitamente, «che l’installazione della nuova unità non venisse approvata». Nel dettaglio, in relazione alle emissioni, quanto dichiarato dalla società proponente sarebbe del tutto fuorviante. La Regione, analizzando i dati resi disponibili dall’azienda ed effettuando nuovi calcoli sulla base di scenari più verosimili, ha infatti dimostrato che «la proposta, pur con gli utili filtri SCR, emetterebbe 1.071.000 Kg di NOx l’anno, cioè circa il doppio rispetto agli attuali 504.000 kg». Ma le criticità evidenziate dalla Regione però non finiscono qui. Innanzitutto, viene sottolineata la grave idoneità della Pianura Padana. L’area, come è noto, è tra quelle con maggiori problemi di inquinamento a livello planetario. In condizioni peggiori troviamo solo l’area Nord Orientale della Cina e il Nord dell’India. La stessa provincia di Mantova poi, sede della centrale da “innovare”, avrebbe una situazione geoclimatica tale da favorire la concentrazione di inquinanti in modo particolarmente accentuato rispetto a numerose altre province padane. In ultimo, ma non meno importante, il mantovano è già oggi l’area con la maggiore concentrazione di centrali elettriche, per una potenza installata di oltre 3500 MWe.

Ciononostante, la richiesta della Regione – nonché dei cittadini che subiranno le conseguenze del progetto – è rimasta del tutto inascoltata. Più che esprimere il proprio dissenso, tuttavia, poco altro poteva essere fatto. La procedura, infatti, sarebbe di esclusiva competenza nazionale, poiché in seno al Piano italiano energia e clima (Pniec). Un Piano di transizione energetica determinato a ritardare una vera svolta alla sostenibilità. Come conferma questa vicenda, è ancora troppo lo spazio dedicato agli investimenti nel gas naturale, fonte fossile che – come ha più volte sottolineato la comunità scientifica – non rappresenta la soluzione alla crisi climatica. Senza contare che quanto approvato per la Centrale di Ostiglia si tratta dell’ennesimo ‘regalo’ a multinazionali tutt’altro che impegnate sul fronte della transizione ecologica. EP Produzioni, infatti, fa parte del gruppo ceco EPH, «l’emblema – secondo Altreconomia – di come si possa speculare sull’azione climatica attraverso l’acquisizione di miniere e centrali a carbone obsolete, in fase di dismissione o particolarmente inquinanti, al fine di prolungarne l’operatività».

[di Simone Valeri]

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