martedì 23 Luglio 2024

A maggio la Russia è tornata il primo fornitore di gas in Europa

Lo scorso mese la Russia è tornata ad essere il primo fornitore di gas in Europa superando gli Stati Uniti per la prima volta in quasi due anni, dopo le sanzioni che l’UE ha imposto a Mosca per la sua guerra in Ucraina. Lo riferisce un rapporto dell’Indipendent Commodity Intelligence Service (ICIS), citato dal Financial Times. Secondo i dati dell’ICIS, a maggio le spedizioni di GNL (gas naturale liquefatto) e gas russo hanno rappresentato il 15% della fornitura totale verso Ue, Regno Unito, Svizzera, Serbia, Bosnia Erzegovina e Macedonia del Nord. Mentre il GNL proveniente dagli Stati Uniti ha rappresentato solo il 14% della fornitura nella regione. Si tratta del livello più basso dall’agosto del 2022. Secondo l’agenzia di stampa Reuters, le esportazioni di Gazprom a maggio sono aumentate del 7,3% rispetto ad aprile e del 39% su base annua. «È sorprendente vedere la quota di mercato del gas russo aumentare leggermente in Europa, dopo tutto quello che abbiamo passato e tutti gli sforzi compiuti per disaccoppiare e ridurre i rischi nella fornitura di energia», ha affermato Tom Marzec-Manser, direttore di analisi energetica presso la società di consulenza ICIS.

Pur essendo – secondo alcuni analisti – un fenomeno temporaneo, questi dati dimostrano la difficoltà del Vecchio continente a sostituire integralmente le forniture energetiche russe. Alcuni Paesi dell’Europa orientale, inoltre, continuano ad avere Mosca come principale fornitore energetico, ma anche Belgio, Francia e Spagna continuano ad acquistare GNL dalla Russia. Per questo motivo, oggi l’UE ha approvato il 14° pacchetto di sanzioni che per la prima volta prende di mira il GNL russo: in base alle nuove direttive, la stretta non equivale a un divieto assoluto d’importazione, ma vieta di riesportare il GNL in altri Paesi. Le nuove sanzioni intendono limitare questa pratica lucrativa, impedendo a Mosca di ottenere introiti da impiegare per finanziare la guerra in Ucraina.

Uno dei motivi che ha fatto aumentare le spedizioni di gas dalla Russia è stata un’interruzione dell’attività di un importante impianto di esportazione di GNL negli Stati Uniti, ma il tutto è avvenuto in un contesto di aumento generale delle importazioni europee di gas da Mosca, in quanto – come aveva già segnalato il regolatore dell’energia dell’UE ad aprile – il Vecchio continente ha ancora bisogno del gas russo per evitare una crisi energetica. «La riduzione delle importazioni di GNL russo dovrebbe essere presa in considerazione in misure graduali» ha affermato il regolatore europeo dell’energia (Acer) in un rapporto che ha evidenziato la difficoltà per l’UE di bilanciare la sicurezza energetica con la necessità di colpire le finanze del Cremlino. Nel 2022, sono stati bloccati i gasdotti che collegano la Russia all’Europa nord-Occidentale, ma continuano a funzionare le infrastrutture che passano attraverso l’Ucraina e la Turchia. Tuttavia, quest’anno scade anche l’accordo energetico di transito tra Russia e Ucraina mettendo a rischio i flussi di gas oggi ancora indispensabili per diverse nazioni dell’Europa centrale.

Secondo Marzec-Manser dell’ICIS, l’inversione di tendenza non è destinata a durare, poiché in estate la Russia dirotterà i flussi di GNL in Asia attraverso la rotta del Mare del Nord, riducendo la quantità inviata in Europa, mentre la produzione di GNL negli Stati Uniti è di nuovo in aumento. «La Russia ha una flessibilità limitata per mantenere questa quota [in Europa] poiché la domanda [di gas] aumenterà nel prossimo inverno, mentre la produzione complessiva di GNL degli Stati Uniti sta crescendo con ancora più nuova capacità in arrivo sul mercato globale entro la fine dell’anno», ha affermato l’analista. Durante un viaggio in Giappone questo mese, però, il commissario europeo per l’energia Kadri Simson ha espresso preoccupazione per il fatto che il GNL verrà dirottato dall’Europa all’Asia. Per questo, ha fatto sapere che Tokyo e Bruxelles hanno istituito un «sistema di allarme rapido» per monitorare le carenze di GNL e hanno concordato che entrambe dovrebbero perseguire misure di risparmio energetico: «L’UE è pronta a tamponare qualsiasi evento negativo di domanda o offerta nei mercati globali del gas», ha affermato.

Da quando l’UE ha interrotto le importazioni di gas russo, ha iniziato un’affannosa corsa per sostituire le forniture energetiche provenienti da Mosca con altri fornitori. Nel 2023 le esportazioni statunitensi di GNL hanno raggiunto livelli record, sostituendo in larga parte quelle provenienti dalla Russia: tuttavia, i costi maggiori del GNL americano, le infrastrutture necessarie per la rigassificazione e anche la scarsa affidabilità di alcuni impianti statunitensi hanno reso le importazioni americane meno convenienti di quelle russe. Se da un lato, gli USA sono stati i principali beneficiari del blocco di scambi con la Russia, le nazioni europee, invece, hanno risentito di diversi effetti negativi. Gli aumenti del costo dell’energia costituiscono anche una delle principali cause della recessione tecnica che ha colpito Berlino, considerata fino a poco tempo fa il cuore dell’economia europea. Il recente dato circa l’aumento di importazioni di gas dalla Russia a maggio, nonostante le sanzioni, mostra come, al contrario dei proclami fatti dalla classe dirigente europea e di quanto sostenuto dalla narrazione mediatica, l’Europa sia ancora ben lontana dalla stabilità e dall’indipendenza energetica.

[di Giorgia Audiello]

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