mercoledì 25 Marzo 2026
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Quando gli influencer parlano a caso fanno danni

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Chiara Ferragni, la influencer/imprenditrice con un bacino di 27 milioni e mezzo di follower, ha affidato alle storie di Instagram la propria preoccupazione per quella che  a suo dire è la situazione “fuori controllo” della criminalità nella città di Milano. In un accorato appello lanciato al sindaco Sala, la Ferragni si dice “angosciata e amareggiata dalla violenza che continua ad esserci a Milano” e ha chiesto al sindaco di porvi rimedio al più presto, perché “per noi e i nostri figli abbiamo bisogno di fare qualcosa”. Alla replica del primo cittadino di Milano – «non rispondo. Non condivido quello che dice, è un’opinione» – l’influencer fa un piccolo passo indietro e riconosce di parlare da cittadina “privilegiata”. E qui le storture iniziano a farsi nitide.

Iniziamo col dire che affermazioni di questo tipo provenienti da un personaggio di spicco con un tale bacino di utenza, in un mondo dove di fatto siamo tutti utenti costantemente rimpinzati di contenuti e iconografiche realizzate ad hoc che influenzano la nostra percezione e il dibattito, non rimangono certo prive di conseguenze. Ciò è ancor più vero in un caso come quello di Chiara Ferragni, la quale spesso e volentieri utilizza le proprie piattaforme per pubblicare contenuti correlati a battaglie sociali. Ma se gli influencer sono liberi di esprimere le proprie opinioni come meglio ritengono attraverso i propri canali, è compito degli utenti mantenere vigile la coscienza critica e filtrare i contenuti dai quali sono costantemente bombardati.

Volendo affrontare il discorso a partire dalla base più concreta e incontrovertibile, ovvero i dati, i numeri del Viminale parlano di una netta diminuzione del numero di reati nella Città Metropolitana e nel Comune di Milano. Se è vero, da un lato, che nel 2020 la pandemia ha costretto la pressoché totalità della popolazione a casa, costituendo così la principale concausa della diminuzione dei crimini commessi, è anche vero che i numeri relativi ai reati compiuti nel 2021 sono per lo più nettamente inferiori a quelli del 2019. Cala il numero degli omicidi, dei furti, delle rapine in banca e “in pubblica via”, diminuiscono i furti in abitazione e di autovetture e persino i reati correlati allo spaccio di stupefacenti.

Tuttavia, la narrazione del disagio sociale e della criminalità passa ogni giorno di più attraverso i social, tramite la pubblicazione di immagini che fotografano situazioni di disagio o degrado e che, inevitabilmente, generano sensazioni di ansia nell’utente. Così a prendere piede è la narrativa securitaria, ovvero il discorso secondo il quale l’unica risposta al disagio sociale, alla criminalità e al degrado urbano è il controllo poliziesco e la repressione. Si tratta tuttavia di una maniera di affrontare la tematica estremamente semplicistica e superficiale, che fornisce, per l’appunto, “fotogrammi” dei fatti e non permette di comprendere a fondo i fenomeni e nemmeno di risolverli.

Il mondo post pandemico ha aperto a una realtà di polarizzazione sempre maggiore della ricchezza e della distanza tra i “cittadini privilegiati”, come la stessa Ferragni si definisce, e le persone che vivono sotto la soglia di povertà. Secondo gli ultimi dati Istat, dal 2005 al 2021 è triplicato il numero di persone che vivono in condizioni di povertà assoluta. Non solo: il numero di famiglie povere è raddoppiato, passando da 800 mila a 1,96 milioni. La precarizzazione del sistema del welfare va di pari passo con quella del lavoro, alla quale lo Stato pone rimedio proponendo misure di assistenzialismo – il ricorso alle quali diventa sempre più causa di stigma sociale. Problematiche di questo tipo richiederebbero interventi strutturali, un ripensamento intero dell’ossatura della società, piuttosto che essere affrontate nei semplicistici termini del “tema sicurezza”, per usare le parole di Ferragni.

Questo modo di affrontare la questione porta al prodursi di situazioni paradossali al limite del ridicolo, quali lo sgombero coatto dei senzatetto a Milano da parte della polizia nel dicembre dello scorso anno. «Bivaccare sotto i tunnel non è umano né decoroso» aveva dichiarato l’assessore alla Sicurezza Granelli per giustificare l’operazione di polizia. Allo stesso modo, come spiegato dal sociologo Franco Prina in un’intervista rilasciata a L’Indipendente, trattare il fenomeno dei gruppi delinquenziali minorili (le cosiddette “baby gang”) come semplice spunto di cronaca da reprimere tramite un maggior controllo poliziesco distoglie l’attenzione dal complesso insieme di carenza di sistemi di assistenza, incapacità del sistema scolastico di far fronte al disagio minorile, impreparazione dei genitori e delle figure educative, scarsità di personale professionalmente preparato a far fronte al fenomeno ed emarginazione sociale di determinati gruppi che vi è alle spalle. E si tratta solo di un paio di esempi.

Insomma, portare all’attenzione queste tematiche è lecito, ed è lecito richiedere interventi per porvi rimedio. Tuttavia, abbandonare l’ossessione securitaria in favore di interventi più integrati e strutturali potrebbe offrire soluzioni nuove e funzionali. Nel trattare tematiche delicate e di tale rilievo, inoltre, personaggi pubblici con il ruolo e il peso mediatico di Chiara Ferragni dovrebbero fare ben attenzione a soppesare le parole, proprio in ragione del loro ruolo determinante nell’influenzare l’opinione pubblica e dell’ampio bacino d’utenza che possono raggiungere.

[di Valeria Casolaro]

Pesticidi, additivi e conservanti nel cibo: è davvero così grave ingerirli?

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Pesticidi, additivi di vario tipo e conservanti sono sostanze che oggi troviamo praticamente nella totalità dei prodotti alimentari e sono un prodotto dell’industrializzazione della filiera agroalimentare, avvenuta in maniera strutturale ed estesa a partire dal secondo Dopoguerra, quindi dagli anni 50 del secolo scorso in poi. In un periodo di appena 70 anni tutto il modo di produrre cibo, di conservarlo e perfino di consumarlo è stato praticamente stravolto rispetto ad un passato di millenni, in cui l’umanità aveva sempre utilizzato in pratica le stesse modalità di accesso e consumo al cibo, ...

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Messico, arrestato boss della droga Caro Quintero

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La marina messicana ha annunciato di aver arrestato il signore della droga Rafael Caro Quintero: cofondatore del cartello di Guadalajara, una delle organizzazioni di narcotrafficanti più potenti dell’America Latina negli anni ’80, Caro Quintero era stato condannato per aver torturato e ucciso un agente antidroga americano nel 1985. L’ex capo delle operazioni internazionali della DEA l’ha definita “una delle catture più importanti dell’ultimo decennio in termini di importanza per la DEA”, nonostante l’impatto della sua cattura sia più simbolico che significativo. Caro Quintero rientrava nella lista dei “10 most wanted” dell’FBI.

Greenpeace svela l’influenza delle grandi aziende inquinanti sulla stampa italiana

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Greenpeace ha recentemente pubblicato uno studio che analizza il comportamento della stampa italiana riguardo la crisi climatica. Secondo l’associazione dimostrerebbe non solo che i temi ambientali ad essa connessi trovano poco spazio fra le pagine di giornale, ma anche che il modo in cui vengono trattati non sempre è adeguato. Soprattutto, farebbe emergere come proprio quelle aziende maggiormente inquinanti il pianeta abbiano una grande influenza sulle maggiori testate della Penisola. Condotto dall’Osservatorio di Pavia, istituto specializzato in ricerca nell’ambito della comunicazione, questo studio si è svolto in due operazioni parallele: l’analisi dei contenuti a tema ambientale negli articoli e il monitoraggio dello spazio dato ad aziende e pubblicità inquinanti. Confrontati i dati, è stata infine messa a punto una classifica dei quotidiani più e meno virtuosi.

Per 52 giorni, dal 1° gennaio al 30 aprile 2022, sono state scandagliate le pagine dei 5 principali giornali italiani: il Corriere della Sera, la Repubblica, La Stampa, il Sole 24 Ore e Avvenire. Gli articoli presi in esame, in totale 528, riguardavano argomenti come il riscaldamento globale, l’effetto serra, l’energia, ma anche la decarbonizzazione, la riduzione delle emissioni e molti altri. Sono stati analizzati secondo vari criteri: il modo in cui si parlava della crisi, le cause imputate, se e chi veniva indicato come responsabile, lo spazio dato a tesi che negano l’emergenza, ecc. I principali aspetti emersi con la prima operazione sono che:

  • in media vengono pubblicati due articoli al giorno che citano, accennano o trattano la crisi climatica;

  • di questi solo il 22% ne parla come argomento centrale: il 16% la affronta marginalmente, il 27% la cita soltanto e il 33% vi si riferisce in modo implicito;

  • per la maggiore, nel 45% dei casi, il problema è inquadrato come economico, nel 25% come politico, nel 13% come ambientale, nell’11% come culturale e infine, nel 4%, come scientifico-tecnologico;

  • là dove il tema della crisi climatica è centrale solo il 22% delle cause viene citato, il restante 77% rimane oscuro: la più frequente sono i combustibili fossili, seguono le emissioni di CO2, le decisioni politiche e i comportamenti individuali.

Di converso la seconda operazione ha rilevato molto spazio dato a pubblicità o aziende inquinanti. Ciò è apparso come una contraddizione poiché, facendo largo utilizzo di combustibili fossili, queste realtà sono fra le maggiori responsabili delle emissioni climalteranti, accertata con-causa del cambiamento climatico. Le pubblicità individuate nei quotidiani, in totale 266, riguardano aziende aeree, crocieristiche e naturalmente dell’automotive. Negli articoli, a queste e ad altre, in media viene data più voce che a ogni altro soggetto: nel 18% dei casi, contro il 14% dove a parlare sono gli scienziati e l’11% delle associazioni ambientaliste. L’Osservatorio ha cercato di studiare anche la trasparenza dei quotidiani riguardo i finanziamenti da parte di aziende inquinanti. Greenpeace ha inviato un apposito questionario a ciascuno dei 5 direttori ma solo Avvenire ha risposto.

Dati alla mano è stata quindi prodotta quella che Greenpeace ha denominato “la lista degli intrappolati”, valutando i giornali con un punteggio da 1 a 5 in base ai seguenti parametri riassuntivi: lo spazio dato alla crisi climatica, se i combustibili fossili vengono citati tra le cause, quanta voce hanno le aziende più inquinanti, quanto spazio viene concesso alle loro pubblicità e se sono trasparenti rispetto ai finanziamenti. È emerso che il Sole 24 Ore è il quotidiano che produce più articoli inerenti al problema climatico, ma nel 50% dei casi sono inadeguati, poiché lo trattano implicitamente o marginalmente. Il quotidiano di Confindustria e anche quello dove si riscontra maggior presenza di pubblicità di aziende inquinanti: 89. Seguono poi il Corriere della Sera con 64 inserzioni, la Repubblica con 59 e la Stampa con 34. Nessuno di questi quotidiani ha ottenuto un punteggio sufficiente nella classifica: il massimo 2,2 punti di Repubblica e il Corriere. Avvenire è apparentemente il giornale analizzato più virtuoso: oltre ad essere stato trasparente sui finanziamenti, viene subito dopo il Sole per numero di articoli a tema climatico, ha la media di pubblicazione più alta (1,83 articoli al giorno) e tratta il tema climatico in modo centrale con più frequenza (nel 33% dei casi). Riconosce poi maggiormente i combustibili fossili come causa principale dei problemi ambientali e al contempo dà meno spazio a quelle aziende inquinanti in termini di inserzioni pubblicitarie (appena 20 quelle riscontrate). Ha ottenuto 3 punti nella classifica.

Riguardo la ricerca e i report prodotti Giancarlo Sturloni, responsabile della comunicazione di Greenpeace Italia, ha dichiarato: «Questo studio dimostra la pericolosa influenza esercitata dalle aziende inquinanti sulla stampa italiana. Basti pensare che in quattro mesi, nei 528 articoli esaminati, le compagnie petrolifere sono indicate tra i responsabili della crisi climatica appena due volte». E Chiara Campione, responsabile dell’unità Corporate, sulla classifica prodotta ha tenuto a precisare: «Abbiamo deciso di chiamarla la “classifica degli intrappolati” per denunciare la pericolosa dipendenza del giornalismo italiano dai finanziamenti delle aziende inquinanti. Se vogliamo preservare la libertà di stampa e consentire a cittadine e cittadini di conoscere la verità sulla crisi climatica, dobbiamo rompere il patto di potere che incatena i mass media all’industria dei combustibili fossili».

Le fonti ai singoli report: l’analisi degli articoli, la ricognizione delle inserzioni pubblicitarie, “la classifica degli intrappolati”.

[di Andrea Giustini]

I governati traditi

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Vorrei sussurrare o urlare, non so ancora, come ci avete tradito, voi che governate ingannando, che vi arrampicate sugli specchi per dimostrare che soltanto gli altri si sbagliano, voi che avreste il potere di cambiare le cose e insabbiate invece ogni volta la verità, voi che prima difendete chi non ha nulla ma poi gli date in pasto soltanto una illusione.

Vorrei urlarvi prima di soccombere che il male non è il contrario del bene ma è semplicemente l’assenza di qualsiasi sentimento, il male è soddisfare soltanto il proprio istinto,  sentirsi nel giusto senza sapere che cosa sia il giusto,  inventarsi ogni giorno una tattica per prevalere, per cacciare gli altri nel torto. 

Voi che avete armato, non amato, il mondo, che di ogni vicenda vorreste decretare il decorso a voi favorevole, voi, forse non voi ma noi siamo colpevoli che abbiamo permesso che ci difendiate dai nemici che voi stessi avete voluto, voi che non ci meritate ma ci ingannate, illudendo che il domani sia migliore, voi che procurate le malattie insieme alle cure che non funzionano. 

Meditate governanti, potenti ma non onnipotenti, non cercate il consenso altrove, guardate dentro di voi, sentite il baratro di una ambizione che vi può lasciare soli e sperduti. 

Ogni giorno gli sconfitti, quelli che avevano torto e quelli che avevano ragione, urlano dai secoli remoti della storia, vi entrano nel sonno, torturano le vostre menti. Vi potrebbero aiutare, se fossero ascoltati, ad avere coraggio, a battervi per sconfiggere le illusioni, a non temere la fatica e l’incomprensione, a cercare con forza le soluzioni prima che diventi impossibile. 

Siete in una posizione favorevole per raggiungere dei risultati effettivi. Dovete pero avvalervi delle reali capacità di altri, ma non vi fidate perché non siete capaci di fidarvi.

Noi perdenti ci godiamo la gratitudine, quando la riceviamo, il nostro minuscolo angolo di mondo, le nostre compagnie sentimentali. Non venite a disturbarci nell’ultima spiaggia che ci rimane. Alleatevi pure tra di voi, nemici del nulla, vuoti di tutto. 

Noi non abbiamo odio, sentiamo tutti insieme una solitudine generosa, noi sapremo asciugare le lacrime, amarci ancora e sempre

Prima di chiudere però voglio dirvi: ribellatevi a chi vi controlla, calpestate se occorre i vostri interessi, rifiutate di obbedire a chi ritenete sia nel torto, non amate la carriera ma il ricordo che lascerete, siate politici delle sorprese, delle soluzioni originali, delle alleanze imprevedibili, delle previsioni coraggiose. 

Cercate dappertutto le intelligenze, non le convenienze che vi servono,  incoraggiate, favorite i giovani ma non regalate loro nulla, non umiliate chi tenta strade nuove nella propria vita, orientate la gente a scelte utili, favorite chi fa fatica, sorprendete, sorprendete nel bene, cercate di provocare sorrisi. 

Ma soprattutto amate le idee degli altri, anche quelle degli avversari, dai quali sicuramente avete qualcosa da imparare.

[di Gian Paolo Caprettini – semiologo, critico televisivo, accademico]

USA, la Camera vota per ripristinare diritto all’aborto

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La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, controllata dai democratici, ha votato alcuni disegni di legge per ripristinare il diritto all’aborto in tutto il Paese, approvandoli con 219 voti favorevoli e 210 contrari. Tra questi, vi è anche un disegno di legge separato che vieterebbe la punizione di una donna o una bambina che decida di recarsi in un altro Stato per abortire. Le proposte hanno tuttavia poche possibilità di divenire effettivamente legge perché è improbabile che arrivi il sostegno necessario dal Senato, diviso in parti uguali tra democratici e repubblicani.

Venerdì 15 luglio

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7.00 – Ambasciata USA a Kiev rilascia avviso urgente per tutti americani in Ucraina: “lasciate immediatamente il Paese”.

9.30 – Arabia Saudita, aperto lo spazio aereo a tutti i vettori civili internazionali.

12.00 – Ucraina, morto l’operatore umanitario britannico detenuto dai separatisti ucraini filorussi nel Donetsk e accusato di essere un mercenario.

12.30 – Taxi, ripreso servizio dopo le proteste e confermato sciopero 20 e 21 luglio.

13.00 – Crisi di governo, ipotesi ritiro ministri 5 Stelle prima di mercoledì.

15.50 – Biden promette 100 milioni di dollari di aiuti agli ospedali di Gerusalemme est.

18.00 – Sri Lanka, premier Wickremesinghe ha giurato come presidente ad interim.

19.00 – Colombia, ucciso leader dissidenti FARC.

Un dipinto inedito di Van Gogh è stato scoperto in Scozia

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Sotto uno strato di colla e cartone, sul retro dell’opera Testa di contadina (1885) di Vincent Van Gogh è stato appena trovato un autoritratto dell’artista olandese. Una lieta e inaspettata scoperta per gli esperti del museo scozzese National Galleries of Scotland (NGS) che con il sostegno del Van Gogh Museum si sono assicurati che l’analisi effettuata fosse veritiera e che l’opera sia effettivamente frutto della mano di Van Gogh.

Dagli studi e dagli accertamenti effettuati finora, il dipinto sarebbe stato realizzato nel 1887, periodo durante il quale Van Gogh risiedeva a Parigi. Il dipinto in cui si “nascondeva” quel che ora è stato riconosciuto come il 36esimo autoritratto del pittore olandese faceva parte di una serie di ritratti dipinti dall’artista nella città di Nuenen, nei Paesi Bassi. Serie di opere molto probabilmente realizzate dal pittore come studio per portare a termine un dipinto oggi molto famoso, ovvero I mangiatori di patate.

Il ritratto che raffigura lo stesso artista è stato trovato quasi per errore, perché gli studiosi del NGS stavano esaminando l’opera ai raggi X in vista della mostra estiva dell’Accademia Reale Scozzese sull’impressionismo francese; nel farlo, è stata notata un’altra immagine sconosciuta, appunto il ritratto dell’artista. La suddetta mostra dal titolo A Taste for Impressionism vedrà ora anche un imprevisto nuovo elemento, la foto a raggi X che fornisce un’immagine dell’autoritratto appena scoperto. A Taste for Impressionism: Modern French Art from Millet to Matisse è in programma alla Royal Scottish Academy di Edimburgo dal 30 luglio al 13 novembre e durante la mostra sarà possibile osservare la foto raggi X ma non ancora l’autoritratto, perché è necessario del tempo e molta attenzione prima di poterlo esporre al pubblico.

Il nuovo quadro, nascosto per più di cento anni sul retro della tela Testa di contadina con cappello bianco e donato nel 1960 da un avvocato di Edimburgo, Alexander Maitland, è la prima scoperta del genere effettuata da un’istituzione britannica ed è di cruciale importanza per approfondire e comprendere un periodo essenziale nello sviluppo artistico di Van Gogh. Egli ha infatti realizzato l’autoritratto che sta tanto entusiasmando esperti ed appassionati quando il pittore olandese si trovava per la prima volta davanti al lavoro degli impressionisti francesi, dopo essersi trasferito a Parigi nel 1886. All’epoca Vincent Van Gogh fu sostenuto dal fratello Theo e conobbe artisti d’avanguardia come Henri de Toulouse-Lautrec ed Émile Bernard.

[di Francesca Naima]

Ucraina, morto “mercenario” britannico catturato da separatisti filorussi

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Paul Urey, operatore umanitario britannico di 45 anni, è morto mentre tenuto prigioniero dai separatisti filorussi nell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk (DNR) perché accusato di essere un mercenario. Urey è morto il 10 luglio, ma la notizia è stata data solo oggi: secondo quanto dichiarato dalle autorità le cause sarebbero “malattia e stress”. Urey soffriva di diverse patologie note ai separatisti filorussi. Il ministro degli Esteri britannico Liz Truss si è detta “sconvolta” dalla notizia, e ha aggiunto che “la Russia deve prendersi piena responsabilità per questo”. Urey era stato in passato combattente professionista in scenari Afghanistan, Iraq e Libia, ma si trovava in Ucraina come volontario per gli aiuti umanitari.

Sri Lanka, nominato nuovo presidente ad interim

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Ranil Wickremesinghe, primo ministro dello Sri Lanka, ha prestato giuramento come presidente ad interim in seguito alle dimissioni forzate di Gotabaya Rajapaksa. Le ipotesi sono che nelle elezioni di mercoledì il Parlamento eleggerà lui come nuovo presidente, che guiderà il Paese verso le elezioni del 2024. Non è stato quindi portato a termine quel cambiamento nella classe dirigente chiesto a gran voce dalla popolazione, le cui proteste sono state soffocate dall’imposizione di stato di emergenza e coprifuoco. Wickremesinghe ha annunciato di voler utilizzare il pugno duro contro i rivoltosi.