domenica 8 Febbraio 2026
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Dove vanno gli italiani che emigrano all’estero?

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Si sente parlare spesso dell’emigrazione degli italiani specialmente dei più giovani, la cosiddetta “fuga di cervelli”. Ma quanti sono realmente i cittadini italiani che vivono altrove? E quali sono le mete preferite di chi sceglie di cambiare Paese? Gli ultimi dati dell’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero) parlano di 5,6 milioni di persone residenti in Paesi diversi dall’Italia. Sempre più cittadini italiani di diverse età e provenienti da qualsiasi regione decidono di lasciare la penisola, tanto che negli ultimi dieci anni ben un milione di persone è emigrato all’estero. Almeno un cittadino su dieci decide vice dunque fuori dal territorio italiano. Non tutti coloro che partono alla volta di un Paese diverso dall’Italia per iniziare una nuova vita si registrano all’Aire, molti rimangono residenti in Italia e solo domiciliati presso la nuova casa. Allora le statistiche dell’Aire sono in realtà un’approssimazione per difetto, perché i cittadini effettivamente fuori dal Bel Paese sono almeno il doppio di quelli registrati.

Sempre stando alle stime dell’Aire, le mete preferite dai cittadini sono al primo posto l’Europa, dove ad oggi risiedono circa tre milioni di italiani. Segue poi l’America Latina dove vivono invece 1,8 milioni di persone provenienti dall’Italia. Il Paese oltreoceano più gettonato rimane però l’Argentina, luogo in cui l’immigrazione italiana ha avuto inizio fin dal 1870 e oggi circa 900.000 italiani vi risiedono. Anche Brasile, Venezuela, Cile, Uruguay e Colombia sono poi mete molto ambite da chi lascia il territorio italiano. Per quanto riguarda invece il continente Europeo, i Paesi che ospitano più cittadini italiani sono in primis la Germania (con circa 800mila italiani residenti). Seguono poi la Svizzera e la Francia. E l’espressione “gli italiani sono ovunque” non è falsa, perché i restanti 700mila italiani che vivono altrove si trovano sparsi per il mondo. Addirittura in Antartide sono stati registrati come ufficialmente immigrati almeno 83 italiani.

Quando si parla di statistiche si considera la globalità di chi cambia vita e da quanto emerge, italiani di qualsiasi fascia di età e provenienti da ogni regione della penisola si trovano ora fuori dall’Italia. È però in grande crescita il numero dei laureati decisi a lasciare il Paese, soprattutto negli ultimi periodi. Nel 2020 gli emigrati con una laurea sono cresciuti del 5,4 per cento rispetto all’anno precedente e ben del 17 per cento considerando la situazione di cinque anni fa. Un incremento già significativo, ma non è tutto: l’incidenza dei laureati intenti a cancellarsi dall’anagrafe italiana sul totale della popolazione dai 25 ai 34 anni in possesso di un titolo universitario è passata dal 9,9 per cento (2019) al 10,5 per cento (2020). Eppure secondo l’ultimo rapporto dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) relativo al 2020, l’Italia sarebbe il Paese con il migliore equilibrio tra vita e lavoro nel mondo.

[di Francesca Naima]

Strage di Capaci, la DIA perquisisce la casa dell’inviato di Report

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Questa mattina la DIA ha perquisito l’abitazione di Paolo Modani, giornalista di Report: lo ha comunicato il conduttore del programma, Sigfrido Ranucci, tramite i social. L’operazione sarebbe volta a sequestrare atti riguardanti l’inchiesta andata in onda lunedì scorso sulla strage di Capaci. Durante il programma è infatti emerso che nel corso delle indagini svolte nel 1992 sarebbero state fornite “preziose informazioni circa la preparazione della strage di Capaci (quindi prima del tragico evento), nonché circa la funzione svolta da Biondino Salvatore quale autista del latitante Salvatore Riina, molti mesi prima che lo stesso venisse catturato in compagnia dello stesso Biondino”, affermazioni “totalmente smentite” dalla Procura. Il decreto di perquisizione, tuttavia, porterebbe la data del 20 maggio, ovvero 3 giorni prima la messa in onda del servizio.

Buitoni nella bufera in Francia: due bambini morti dopo aver mangiato pizze contaminate

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L’azienda Buitoni è al centro di uno scandalo di vasta portata in Francia dopo la morte di due bambini e il ricovero di altre 14 persone presumibilmente causate dalla pizze “Fraîch’Up”, commercializzate dall’azienda e contaminate dal batterio Escherichia coli. Come confermato dalla stessa Procura di Parigi alla radio RMC, è stato dato il via ad un’indagine giudiziaria avente ad oggetto le accuse di: omicidio colposo, ferimento involontario nei confronti di 14 persone, inganno relativo a merci pericolose per la salute umana o animale, esibizione o vendita di un prodotto alimentare falsificato o corrotto e dannoso per la salute, commercializzazione di un prodotto pericoloso per la salute e per gli altri. Lo stabilimento di Caudry, dove venivano prodotte le pizze incriminate, è stato perquisito dalla gendarmeria già lo scorso 13 aprile. A scioccare l’opinione pubblica francese sono state anche le immagini dello stabilimento in questione, dalle quali sono emerse condizioni igieniche penose: cibo a terra, vermi della farina sulle linee di produzione, pezzi di plastica nelle vasche del lievito, sporcizia un po’ ovunque.

Dall’ultimo rapporto pubblicato dalle autorità sanitarie negli scorsi giorni, si apprende infatti che sono 56 i casi confermati di SHU (Syndrome hémolytique et urémique), una malattia generalmente di origine alimentare il cui eziologico batterico della tipica è rappresentato appunto dall’Escherichia coli. Tali casi, verificatisi in 12 regioni francesi, riguardano quasi esclusivamente i giovani (55 soggetti su 56 rientrano nella fascia di età 1-17 anni), con due di loro che hanno perso la vita.

Le pizze “Fraîch’Up” sono state ritirate dagli scaffali dalla stessa azienda quando sono emersi i primi casi, il comunicato con il quale l’azienda chiedeva ai consumatori di non mangiare tali prodotti è del 18 marzo. Tuttavia i magistrati vorranno capire se l’azienda produttrice con sede a Sansepolcro, in provincia di Arezzo, ma di proprietà della multinazionale svizzera Nestè, abbia delle responsabilità in quanto accaduto. Lo stesso ministro della Salute francese, Olivier Véran, ha chiesto che «vengano prese sanzioni forti contro i produttori che non rispettano le regole».

[di Raffaele De Luca]

Israele, vietato ingresso a deputato Ue: annullata intera missione in Palestina

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Il viaggio di sei deputati del Parlamento europeo in Palestina è stato annullato quando Manu Pineda, capo della delegazione e noto sostenitore della Palestina, ha ricevuto una notifica dal ministero degli Affari esteri israeliano che poneva il divieto per lui di raggiungere il Paese. L’intera delegazione, che avrebbe dovuto incontrare i ministri palestinesi nei territori occupati, ha così deciso di annullare la missione. Tel Aviv non ha fornito alcuna spiegazione ufficiale. La presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, in visita in questi giorni in Israele, ha comunicato che chiederà spiegazioni “direttamente alle autorità interessate” e che “Il rispetto degli eurodeputati e del Parlamento europeo è essenziale per avere buone relazioni”.

Lunedì 23 maggio

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9.00 – Biden lancia nuovo piano di investimenti nell’Indo-pacifico “per ostacolare espansionismo cinese”.

11.15 – Ue, in Italia debito pubblico alto e debole crescita della produttività: sospeso patto di stabilità fino al 2024.

13.00 – Kiev, ergastolo a soldato russo ventunenne giudicato colpevole di crimini di guerra: aveva ucciso un civile disarmato.

13.30 – Vaiolo delle scimmie, primo caso in Toscana: è il quarto in Italia.

14.10 – Mosca, ministero degli Esteri sta “valutando il piano di pace dell’Italia”.

14.30 – Il rublo continua la propria crescita raggiungendo i massimi sul dollaro dal 2018.

18.30 – Letta commenta le dichiarazioni di Salvini sulla riforma del catasto affermando: «L’opposizione che sta facendo al governo ha superato il limite».

19.00 – Il governo tedesco non sosterrà misure come il “Next Generation Ue” per la ricostruzione dell’Ucraina.

Ridurre la spesa corrente per accedere al Pnrr: le condizioni di Bruxelles all’Italia

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La Commissione europea ha presentato un documento contenente diverse raccomandazioni rivolte all’Italia e relative all’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), misura da 222 miliardi di euro contenuta all’interno di un pacchetto comunitario da 750 miliardi, il Next Generation EU (o Recovery Fund). L’obiettivo dell’Unione europea è di far rispettare ai paesi membri sia la solita disciplina di bilancio, caratterizzata da tagli alla spesa pubblica e/o aumenti di tasse, sia la serie di clausole introdotte con il Recovery Fund, così da permettere loro l’accesso ai fondi stanziati per il secondo semestre del 2022, dopo la prima rata versata ad aprile scorso e consistente per il nostro paese in 21 miliardi di euro. Nello specifico, le raccomandazioni di Bruxelles vertono su tre punti: riduzione della dipendenza dai combustibili fossili e diversificazione delle importazioni di energia, per cui sarà possibile usare i fondi del RePowerEu (una serie di misure finite già sotto accusa per diverse incongruenze), aderenza alle clausole del piano e limitazione della crescita della spesa corrente in vista di “una politica di bilancio prudente”.

Quest’ultima voce ingloba, tra le altre cose, la spesa per beni e servizi, i redditi del personale della pubblica amministrazione e le prestazioni sociali (come le pensioni). La limitazione alla crescita della spesa corrente, che rischia di abbattere gli ultimi residui di stato sociale e completare la neoliberalizzazione dell’economia italiana, viene giustificata alla luce “dell’elevato debito pubblico e della debole crescita della produzione”, nonostante la stessa Commissione abbia sottolineato la riduzione del rapporto tra debito pubblico e PIL avvenuta nel nostro paese dal 2021. Nel documento, Bruxelles indica che “sulla base delle attuali stime comunitarie, l’Italia non limita in misura sufficiente l’aumento della spesa corrente finanziata nazionalmente nel 2022”. In altre parole, si dovranno regolare le uscite del bilancio pubblico (spese) alla luce di “una situazione in evoluzione”, che non dipende da demeriti italiani ma da eventi esterni, come la crisi in Ucraina e l’inflazione. Nel punto dedicato alla “politica di bilancio prudente”, la Commissione europea ha ribadito poi l’importanza di attuare la legge delega relativa alla riforma fiscale, ferma in Parlamento perché rappresentante un rischio per la tenuta del governo. L’obiettivo della norma, ribadito anche da Bruxelles, sarebbe quello di “allineare i valori catastali ai valori correnti di mercato”, con il pericolo però di un aumento delle imposte sulle abitazioni e di un ritorno dell’IMU sulla prima casa. Il provvedimento è di vitale importanza per l’Unione europea perché rappresenta una sorta di paracadute in vista del 2027, quando i prestiti compresi nel Recovery Fund e quindi nel Pnrr inizieranno a essere ripagati dai paesi membri. Gli esecutivi nazionali futuri dovranno dunque assicurarsi entrate fiscali sufficienti a far fronte ai debiti da ripagare e, visto che la ricchezza principale degli italiani risiede nel loro patrimonio immobiliare, se ce ne sarà bisogno ricorrere a tasse maggiori sulle proprietà.

In attesa di fornire orientamenti sulla possibile riforma dell’intero quadro della governance economica dopo la pausa estiva, la Commissione europea ha deciso di bloccare l’attuazione del Patto di Stabilità e Crescita per tutta la durata del 2023. Si tratta di un accordo internazionale firmato dagli Stati membri e inerente al controllo delle rispettive politiche di bilancio pubbliche nonché al rafforzamento del percorso d’integrazione monetaria e di neoliberalizzazione dell’economia intrapreso nel 1992 con la firma del Trattato di Maastricht. Tuttavia, l’Unione europea continua a guidare e influenzare l’economia dell’Italia attraverso l’aderenza alle condizioni necessarie (ben 528) per accedere ai fondi del Pnrr, divisibili in quattro ambiti principali: la riforma della pubblica amministrazione (che non dovrebbe rafforzare la struttura ma aumentarne la precarietà), la riforma della giustizia, la semplificazione legislativa e la promozione della concorrenza. Su quest’ultimo punto è intervenuto di recente anche l’esecutivo italiano ponendo la fiducia sulla conversione in legge della delega legislativa recante misure in termini di concorrenza, con il presidente del Consiglio Mario Draghi che ha ribadito la necessità di approvare il provvedimento entro fine maggio, altrimenti “sarebbe insostenibilmente messo a rischio il raggiungimento di un obiettivo fondamentale del Pnrr”.

[Di Salvatore Toscano]

‘Ndrangheta: colpo alla cosca “Facchineri”, 5 arresti nel Reggino

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Nella giornata di oggi cinque persone ritenute vicine alla cosca “Facchineri”, storica articolazione della ‘Ndrangheta operante nei Comuni di Cittanova e San Giorgio Morgeto, sono state arrestate dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria nell’ambito di un’inchiesta per: associazione di stampo mafioso, estorsione, ricettazione, trasferimento fraudolento di beni e detenzione ai fini di spaccio di ingenti quantità di stupefacenti. L’indagine, coordinata dalla Dda, è inoltre stata messa in piedi grazie a quanto denunciato da un imprenditore alberghiero, al quale secondo l’accusa gli individui chiedevano il pagamento del “pizzo”.

Il Ruanda diventa il laboratorio del World Economic Forum in Africa

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Il Ruanda si appresta a diventare il centro africano per lo sviluppo della nuova tecnologia nel continente. Nella capitale del Paese, Kigali, il presidente Paul Kagame ha lanciato ufficialmente il Centro per la Quarta Rivoluzione Industriale (C4IR), frutto della collaborazione tra il suo governo e il World Economic Forum (WEF). Sul sito del WEF leggiamo: “Il Centro per la quarta rivoluzione industriale modella nuove politiche e strategie in settori come l’intelligenza artificiale, la blockchain e le risorse digitali, l’internet delle cose o i veicoli autonomi e consente l’implementazione e l’iterazione agili attraverso la sua rete in rapida crescita di centri nazionali e sub-nazionali. Il Centro è ospitato dal World Economic Forum, l’organizzazione internazionale per la cooperazione pubblico-privato. Il suo approccio è quello di livellare l’esperienza e la proprietà delle politiche locali con l’apprendimento e il ridimensionamento basati sulla rete globale attraverso comunità e iniziative multi-stakeholder, visibilità globale e il suo status di fiducia come organizzazione internazionale”.

Il progetto ha preso avvio nel 2020 durante l’incontro annuale del World Economic Forum a Davos, in cui il governo del Ruanda ha firmato un accordo con il Forum per istituire C4IR nel proprio Paese. Il Ruanda è quindi divenuto parte di una rete composta da altri centri presenti nei seguenti paesi: Emirati Arabi Uniti, Turchia, Sudafrica, Serbia, Arabia Saudita, Stati Uniti, Kazakistan, Giappone, Azerbaigian, Brasile, Colombia, Israele e Italia.

Sul finire di marzo, in occasione della cerimonia di apertura, il Presidente Paul Kagame ha affermato: “Il lancio di questo centro è reso possibile dagli investimenti che noi, come paese, abbiamo fatto nella scienza e nella tecnologia. Spero che il centro si basi su questo facendo della Quarta Rivoluzione Industriale una forza equalizzante e contribuendo a soluzioni ad alcune delle sfide più urgenti di oggi. Siamo molto felici di avere il World Economic Forum come partner in questo sforzo cruciale e in altri sforzi”. Intervenuto alla cerimonia tramite video, il fondatore del WEF, Klaus Schwab ha detto di essere sicuro che il C4IR “annuncerà una nuova era per il Ruanda e il continente”. Børge Brende, Presidente del World Economic Forum, ha invece tenuto il discorso di apertura, con cui ha sottolineato il ruolo delle reti C4IR nell’aiutare i leader ad “anticipare, comprendere e modellare la traiettoria del cambiamento tecnologico per risultati centrati sull’uomo e al servizio della società per sfruttare le tecnologie convergenti per creare un futuro inclusivo e centrato sull’uomo”. Infine, le parole di Crystal Rugege, Managing Director del Centro per la Quarta Rivoluzione Industriale ruandese, la quale ha affermato: “Useremo il centro come catalizzatore per l’Africa per guidare il mondo nel plasmare una quarta rivoluzione industriale più inclusiva che affronti le nostre sfide uniche e sblocchi opportunità più eque per l’innovazione e la crescita che producono un impatto sociale”.

Paula Ingabire, Ministro dell’Informazione e della tecnologia delle comunicazioni e dell’innovazione del Ruanda, durante un’intervista su CNBC Africa, a cui era presente anche Børge Brende, Presidente del WEF, ha detto di ritenere che l’Africa possa, dopo aver perso la prima, la seconda e la terza rivoluzione industriale, saltare all’interno della quarta e portare il continente ad un nuovo livello di vita. In un articolo scritto per il WEF, Ingabire spiega che l’occasione per l’Africa è enorme, vista anche la popolazione molto giovane del continente. Ingabire scrive: “Molti giovani africani sono stati circondati da tecnologie all’avanguardia fin dall’infanzia: potrebbero aver condotto transazioni finanziarie solo utilizzando i loro telefoni cellulari e conoscere i droni come il principale meccanismo di consegna per sangue e forniture mediche”. La Ministro ruandese dice inoltre: “Stiamo sviluppando un’agenda politica nazionale sull’IA con l’ambizione di far progredire la capacità di innovazione dell’Africa e posizionarla in modo univoco per sviluppare sistemi di IA che siano etici e inclusivi fin dalla progettazione”.

Sul sito ruandese si può leggere: “C4IR Ruanda sta plasmando la traiettoria della quarta rivoluzione industriale con conoscenze locali che possono potenziare il cambiamento globale. Informato sulle priorità di sviluppo nazionali, il Ruanda ha deciso di concentrare il lavoro del suo Centro sulla governance dei dati, sull’intelligenza artificiale e sull’apprendimento automatico”.

Una delle prime applicazioni delle nuove tecnologie potrebbe essere nel campo dell’assistenza sanitaria, con il programma Chatbots RESET, diretto dal WEF. Inoltre, a margine dell’evento, il C4IR ha firmato un memorandum d’intesa con la Novartis Foundation (fondazione della multinazionale svizzera del settore farmaceutico, Novartis) e Norrsken East Africa per sostenere il Norvatis HealthTech Hub.

Il Ruanda, il Paese che nel 1994 ha visto consumarsi uno dei più grandi genocidi moderni, con un PIL pro capite di 732 dollari annui – che lo piazzano al 166esimo posto al mondo – e con un indice di sviluppo umano (ISU) che lo vedono al 159esimo posto nel mondo, diviene la prima base operativa del WEF in Africa e si appresta a diventare laboratorio di sperimentazione dell’ideologia del Forum, in collaborazione con gli altri centri presenti nel mondo, Italia inclusa.

[di Michele Manfrin]

Usa, presentato nuovo piano Indo-Pacifico contro economia cinese

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Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha presentato a Tokyo l’Indo-pacific economic framework (IPEF), il piano di investimenti volto a rafforzare i rapporti commerciali e la presenza statunitense nell’area. Alla nuova piattaforma economica, «introdotta per ostacolare l’espansionismo cinese», hanno aderito 13 paesi, ha affermato il presidente degli Stati Uniti durante la conferenza stampa svoltasi in presenza del primo ministro giapponese, Fumio Kishida. Biden ha poi aggiunto che gli Usa aiuterebbero Taiwan in caso di invasione cinese, cogliendo impreparato il suo staff che nelle prossime ore dovrebbe pubblicare un comunicato per chiarire la posizione del paese sulla questione. Nel frattempo, il ministro degli Esteri di Pechino Wang Yi ha affermato che «la strategia statunitense per contenere la Cina è destinata a fallire».

Vaiolo delle scimmie: in Belgio quarantena per i positivi, l’OMS invita tutti a seguirlo

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Secondo quanto stabilito dalle autorità sanitarie, in Belgio chi risulta positivo al vaiolo delle scimmie dovrà osservare 21 giorni di quarantena, evitando ogni contatto sociale. È il primo paese europeo a stabilire una misura di questo tipo. Coloro che invece sono entrati a contatto con i positivi non saranno tenuti alla quarantena, ma “dovranno rimanere vigili, soprattutto se sono in contatto con persone vulnerabili”, e segnalare prontamente l’insorgere di eventuali sintomi. La decisione è stata presa dopo che quattro casi sono stati individuati nel Paese e nonostante le modalità di trasmissione, secondo quanto riferito dal Centro Europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), siano assai più complesse rispetto al coronavirus: attraverso il contatto con un animale infetto o, da uomo a uomo, attraverso “grandi goccioline respiratorie” (contatto viso a viso prolungato) e scambio di fluidi corporei (sesso non protetto).

Fino ad ora sono pochi i casi riscontrati, secondo l’ultimo comunicato dell’OMS, rilasciato sabato 21 maggio, appena 92 in tutto il mondo e nessun decesso. Il vaiolo delle scimmie, inoltre, è considerato dagli esperti un virus non particolarmente insidioso, particolare testimoniato dal fatto che anche precedenti focolai riscontrati in occidente si sono esauriti rapidamente e non si sono mai verificate epidemie degne di nota nonostante questa forma di vaiolo sia nota dal lontano 1958. Nonostante questo, in una sorta di riflesso incondizionato, la reazione delle autorità tende a seguire quanto già messo in campo in relazione al Covid-19. Lo stesso documento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, lascia prefigurare come le restrizioni adottate dal Belgio potrebbero rapidamente essere messe in campo anche in altri Paesi, consigliando agli stati membri di “isolare i casi per prevenire un’ulteriore trasmissione, identificare e gestire i contatti e adattare metodi efficaci di controllo e prevenzione basati sulle vie di trasmissione più comunemente identificate”. Inoltre l’OMS dichiara che sta valutando la possibilità di raccomandare restrizioni sui grandi eventi, seppur ritenendolo al momento non necessario.

Parallelamente sembra essere già partita la corsa ai vaccini, che già esistono e sono approvati. I vecchi vaccini contro il vaiolo, infatti, secondo le autorità sanitarie sono protettivi anche nei confronti della variante delle scimmie, e questi un tempo erano obbligatori. In Italia lo sono stati fino al 1977, e chi è nato prima di quell’anno è considerato protetto. Tra questi rientrano tutti gli anziani, ovvero i soggetti considerati a rischio, per una patologia che secondo l’Istituto Superiore di Sanità, nella quasi totalità dei casi “si risolve spontaneamente in 1-2 settimane con adeguato riposo e senza terapie specifiche”. Tuttavia la società danese Bavarian Nordic, produttrice dell’unico vaccino specifico contro il vaiolo delle scimmie ha annunciato di essersi già “assicurata un contratto con un paese europeo non divulgato per la fornitura del suo vaccino contro il vaiolo IMVANEX®”. Il Centro Europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) ha inoltre raccomandato che “la vaccinazione dei contatti stretti ad alto rischio dovrebbe essere presa in considerazione dopo una valutazione del rapporto rischio-beneficio”. Il presidente statunitense, Joe Biden, ha intanto dichiarato che «tutti dovrebbero essere preoccupati per la diffusione del vaiolo delle scimmie».