domenica 8 Febbraio 2026
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L’Unione Europea ha deciso di sanzionare anche l’ambiente bruciando più carbone

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Bruxelles ha dato il via libera all’Unione europea per bruciare più carbone nel prossimo decennio con l’obiettivo di porre fine all’uso di gas e petrolio russi. Si tratta di una misura in clamorosa controtendenza con i piani europei sulla transizione ecologica e che stona all’interno del RePowerEu, una serie di obiettivi che dovrebbero proiettare definitivamente i paesi membri verso la svolta sostenibile. Nonostante il carbone sia il combustibile a più alta intensità di carbonio, la Commissione europea ha affermato che l’Unione utilizzerà il 5% in più di quanto previsto in precedenza nei prossimi 5-10 anni.

Il RePowerEu, presentato di recente dalla Commissione europea e incentrato sul doppio obiettivo di rompere i legami con l’energia russa e salvare il clima, inizia a essere accompagnato da non pochi coni d’ombra. «Non abbiamo scelta», ha commentato il vicepresidente della Commissione Frans Timmermans, in risposta alla domanda sulla (in)compatibilità tra il nuovo piano e il Green Deal europeo, che mira entro il 2050 a decarbonizzare l’economia. Al maggiore utilizzo del carbone, si aggiungono poi i dubbi relativi a uno dei tre pilastri su cui si realizzerà il RePowerEu: la ricerca di nuovi fornitori di energia fossile, in netto contrasto con gli obiettivi della politica ambientale sostenuti dagli altri due cardini del piano, ovvero efficienza energetica e finanziamenti alle fonti rinnovabili.

L’obiettivo a medio-lungo termine di interrompere i legami con l’energia proveniente da Mosca avrà, dunque, un impatto non trascurabile sull’ambiente e sull’Agenda 2030. La Commissione europea ha proposto la vendita di permessi per emissioni aggiuntive di carbone per un totale di 20 miliardi di euro, che consentirebbero il rilascio di circa 250 milioni di tonnellate di CO2 nell’atmosfera. L’idea di ricorrere al sistema di scambio di quote di emissioni (EUA), collaudato durante il Protocollo di Kyoto del 1997, ha scatenato la reazione delle associazioni ambientaliste. «Finanziare parte del piano vendendo permessi di inquinamento non solo è incoerente, ma non farà altro che prolungare la nostra dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e mettere a rischio gli obiettivi climatici», ha dichiarato Ester Asin, direttrice dell’ufficio politico europeo del WWF.

[Di Salvatore Toscano]

Sardegna, corteo di protesta contro le esercitazioni Nato

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Domenica 22 maggio all’incirca 600 persone si sono ritrovate a Teulada, in Sardegna, per protestare contro le esercitazioni militari della Nato in corso da alcuni giorni davanti al poligono di Teulada e in varie altre zone dell’isola. Le operazioni dell’Alleanza atlantica, denominate “Mare Aperto”, si protrarranno sino al 27 maggio. I manifestanti sono riusciti a tranciare cinque metri della rete che delimita il poligono militare di Teulada, secondo quanto riportato da Radio Onda d’Urto. Nella notte di venerdì era stata lanciata una molotov contro il Comando militare dell’Esercito di Cagliari.

Gli studenti russi in Italia stanno subendo una pesante discriminazione

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Nel bloccare i codici SWIFT alle banche russe si mirava a esercitare pressioni sugli oligarchi di Mosca. Si è colpito il mucchio per raggiungere i poteri economici vicini al Cremlino così da “stimolarli” nell’interessarsi direttamente nella ricerca di una rapida soluzione al conflitto in Ucraina. Come era facile prevedere, questo sbarramento economico coatto ha coinvolto inevitabilmente anche alcuni soggetti che nulla hanno a che vedere col il Governo Putin. Tra questi, non mancano i giovani studenti, i quali vivono oggi in un limbo kafkiano che evidenzia alcune delle criticità nella gestione italiana della crisi bellica.

Seppure non rappresenti un fenomeno particolarmente evidente a un occhio esterno, bisogna considerare che si contano diverse migliaia di studenti provenienti dalla Federazione Russa (nel 2019/2020 erano registrati in 4.190). Molti di questi possono permettersi l’esperienza formativa solamente grazie al supporto della famiglia, che sia nel pagamento delle rette o nelle spese della vita quotidiana, e ora si trovano senza preavviso privi del flusso di introiti su cui facevano affidamento.

Ogni ateneo sta reagendo come può, indipendentemente. Se in molti casi il problema semplicemente non sussiste, negli istituti dalle ambizioni internazionali la cosa viene affrontata secondo differenti gradi di coinvolgimento: la IULM di Milano ha deciso di sospendere la terza rata agli studenti russi, l’Accademia di Belle Arti di Brera ha predisposto un aiuto economico per gli allievi russi e ucraini e l’Università di Torino si è assicurata di agevolare gli studenti colpiti dall’invasione attraverso i bandi per le borse di studio, tuttavia sono molti a non tenere conto delle difficoltà causate dalla guerra agli studenti.

Anche considerando coperti i costi dell’istruzione, restano comunque in attivo quelli di vitto e alloggio, i quali sono tutto meno che secondari, soprattutto per coloro che risiedono a Roma o a Milano. In diversi si sono lanciati sulla ricerca di lavoro, ma i loro contratti d’affitto – spesso non propriamente legali – non consentono loro di firmare un contratto professionale. Agli studenti non resta che desistere o cedere al lavoro in nero, pur di coprirsi le spese quotidiane. Il fatto che il visto studentesco non permette agli stranieri di siglare contratti di lavoro full-time, di certo non aiuta.

A questo punto sarebbe facile suggerire ai soggetti coinvolti di rientrare in patria in attesa di tempi migliori, tuttavia neppure questa opzione risulta particolarmente agile. I voli verso la Russia sono stati bloccati e le alternative a disposizione sono poche: è possibile triangolare il viaggio passando attraverso Paesi terzi, ma i biglietti sono ormai costosissimi, oppure bisogna confidare nell’intervento dell’ambasciata russa, intervento che però non necessariamente potrebbe rappresentare un’opzione desiderabile.

Una fetta non trascurabile di studenti è apertamente critica nei confronti delle manovre militari del Cremlino e teme che un contatto diretto con le autorità di Mosca possa tradursi con grandi noie, se non addirittura in problemi. Bisogna infatti ricordare che il 5 marzo la Federazione Russa ha adottato importanti misure restrittive nei confronti di coloro che diffondono, sulla Rete e non, informazioni che contrastano la narrazione bellica ufficiale. In concreto, chi diffonde “fake news” rischia fino a 15 anni di carcere.

A essere colpiti non sono necessariamente terroristi e nemici dello Stato, ma influencer d’alta visibilità. Questo è almeno quando dichiarato da Veronika Belotserkovskaya, foodblogger con circa un milione di follower, che al The Guardian ha rivelato di essere stata tra i primi bersagli della nuova legge, offrendo una lettura particolare della situazione. «[Putin] vuole dipingere le persone come me come se fossero traditori, la quinta colonna», ha suggerito la donna dalla sua dimora francese. «Vivo una bella vita, pubblico belle immagini di cibo online. Ora vogliono descrivermi come il volto della “decadenza occidentale”».

Belotserkovskaya non ha alcuna intenzione di tornare al suo Paese d’origine fintanto che la legge in questione non verrà abrogata, un’opinione condivisa da tutti i giovani che abbiamo avuto modo di incontrare. Agli studenti russi non resta quindi che stringere la cinghia e attendere che le relazioni nazionali si normalizzano o sperare che il Governo italiano offra una soluzione formale nel gestire i problemi di coloro che sono stati toccati dalla guerra, i quali si trovano più ad avere a che fare con interventi improvvisati che con soluzioni strategiche pensate per reggere nel lungo periodo.

[di Walter Ferri]

Dei microrganismi antichissimi sono stati ritrovati nel sale, forse ancora vivi

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Delle forme di vita antichissime sono state ritrovate nel sale. Si tratta di resti di vita procariotica e algale, che un team di ricercatori della Virginia ha ritrovato all’interno di antichi cristalli di salgemma. Gli organismi avrebbero 830 milioni di anni e potrebbero essere ancora vivi. Il salgemma o halite è un minerale composto da cloruro di sodio, da cui viene estratto il comune sale da cucina. Solitamente si trova in banchi estesi, formatisi nel processo di evaporazione di acqua salata di mari o laghi e, a differenza delle rocce sedimentarie, custodisce la vita in un modo più peculiare. Quando, infatti, si formano dei cristalli in un ambiente di acqua salata, al loro interno possono rimanere intrappolate piccole quantità di liquido fondamentale per ricavare informazioni sia sulla temperatura e le caratteristiche chimiche di acque antiche, sia sulla temperatura atmosferica risalente al momento in cui si è formato il minerale.

I ricercatori hanno prelevato un cristallo di salgemma da un deposito di halite della Browne Formation, nell’Australia centrale, un’area desertica risalente al Neoproterozoico (l’ultima delle tre ere geologiche in cui è suddiviso il Proterozoico che si estende da 1000 milioni di anni prima della nostra epoca a 542 milioni di anni fa) un tempo bagnata dal mare. Non è la prima volta che forme di vita, anche molto antiche e capaci di sopportare un’elevata salinità, siano state rinvenute nel fluido contenuto dai cristalli di salgemma. Tuttavia, fino ad oggi, i metodi utilizzati per le analisi e le ricerche non hanno mai consentito di stabilire con certezza se l’età degli organismi fosse la stessa delle rocce in cui si trovavano. Per effettuare le analisi, infatti, gli esperti hanno utilizzato metodi ottici non invasivi per non danneggiare il minerale e il suo contenuto. Nello specifico, hanno usato la petrografia a luce trasmessa e ultravioletta, prima a basso ingrandimento per identificare i cristalli di salgemma, poi con un ingrandimento fino a 2.000x per studiare le inclusioni di fluido al loro interno.

Il team ha individuato solidi organici e liquidi compatibili con cellule di organismi procarioti (organismi unicellulari molto semplici e privi di nucleo) e alghe. Alcuni dei campioni hanno mostrato colori coerenti con il decadimento organico, mentre altri la stessa fluorescenza degli organismi moderni, suggestiva di materiale organico inalterato: i microrganismi, quindi, potrebbero essere ancora vivi. Ma com’è successo? La risposta, secondo i ricercatori, risiederebbe proprio nel fluido all’interno dei cristalli. A quanto pare, infatti, al suo interno sarebbero presenti le condizioni per permettere a colonie di minuscoli organismi di sopravvivere per intere ere geologiche. Più precisamente, il liquido avrebbe funzionato da microhabitat e avrebbe apportato alcuni cambiamenti al loro metabolismo facendo sfruttare, per esempio, le cellule morte come fonte di nutrimento, o facendo entrare le forme di vita in una modalità di consumo minimale.

La scoperta è indubbiamente importante, poiché suggerisce che il salgemma potrebbe essere una risorsa fino ad oggi poco studiata per la scoperta degli antichi ambienti di acqua salata. Inoltre, se in effetti venisse confermato che gli organismi rivenuti fossero ancora vivi, si aprirebbero altre strade nella ricerca della vita antica, non solo sulla Terra, ma anche su altri pianeti, come Marte, su cui sono stati identificati grandi depositi di salgemma con una composizione della Browne Formation.

[di Eugenia Greco]

Rifiuti radioattivi, Italia rischia la sanzione dell’UE

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L’Italia ha ricevuto, insieme ad altri Paesi europei (Croazia, Estonia, Portogallo e Slovenia) un parere motivato da parte della Commissione europea per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti radioattivi. Secondo la Commissione, infatti, l’Italia non disporrebbe di un piano di gestione dei rifiuti radioattivi conforme alla direttiva europea che ne regolamenta la materia. Il parere motivato costituisce il passaggio precedente alla procedura di infrazione, che comporta una vera e propria sanzione.

Domenica 22 maggio

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7.00 – Usa: una sparatoria verificatasi nel sud della California provoca un morto ed otto feriti.

10.00 – Vaiolo delle scimmie: l’Oms comunica che sono 92 i casi confermati e 28 quelli sospetti segnalati da 12 Stati, in cui però la malattia non è endemica.

14.00 – Il presidente polacco Andrzej Duda, in merito alle voci per cui l’Ucraina dovrebbe cedere alle richieste di Putin, ha affermato che «solo Kiev può decidere il suo futuro».

15.00 – Il Parlamento ucraino ha approvato la proroga della legge marziale fino al 23 agosto.

16.00 – Sardegna: in centinaia protestano contro le esercitazioni Nato “Mare Aperto 2022”.

17.30 – Registrata una scossa di terremoto di magnitudo 6.0 al largo della costa orientale di Honshu, in Giappone.

20.00 – Serie A: il Milan è campione d’Italia, si tratta del 19° scudetto per i rossoneri.

Siccità: in Etiopia, Kenya e Somalia rischia di morire una persona ogni 48 secondi

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In Etiopia, Kenya e Somalia, la siccità potrebbe uccidere “una persona ogni 48 secondi”. A denunciarlo sono l’Oxfam e Save the Children tramite un rapporto intitolato “Dangerous Delay 2: The Cost of Inaction”. “Quasi mezzo milione di persone in tutta la Somalia e in alcune parti dell’Etiopia si trovano ad affrontare condizioni simili alla carestia”, mentre in Kenya “3,5 milioni di persone stanno soffrendo la fame”: questo si legge infatti all’interno del documento, nel quale viene inoltre sottolineato che “le previsioni delle Nazioni Unite suggeriscono che 350.000 bambini somali potrebbero morire entro l’estate del 2022 se i governi ed i donatori non affrontano l’insicurezza alimentare e la malnutrizione immediatamente”.

Ucraina, presidente polacco Duda: “Solo Kiev può decidere proprio futuro”

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«Si sono sentite voci preoccupanti secondo cui l’Ucraina dovrebbe cedere alle richieste di Putin», ma «solo l’Ucraina ha il diritto di decidere sul proprio futuro»: è ciò che avrebbe affermato, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Reuters, il presidente della Polonia Andrzej Duda durante quello che è stato il primo discorso tenuto da un leader straniero presso il Parlamento di Kiev dall’inizio della guerra. «Se l’Ucraina venisse sacrificata per ragioni economiche o ambizioni politiche – anche solo un centimetro del suo territorio – sarebbe un duro colpo non solo per la nazione, ma per l’intero mondo occidentale», avrebbe inoltre affermato Duda, aggiungendo che la comunità internazionale dovrebbe chiedere alla Russia di ritirarsi completamente dal territorio ucraino.

Il Consiglio d’Europa si muove contro l’estradizione di Assange

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L’estradizione negli Stati Uniti di Julian Assange non dovrebbe essere autorizzata a causa dell’impatto che tale decisione avrebbe sui diritti umani e in particolare sulla libertà dei media di svolgere il loro compito, ovverosia quello di fornire informazioni liberamente. È questo, sostanzialmente, quanto sottolineato dalla Commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatović, all’interno di una lettera inviata al Ministro degli Interni del Regno Unito, Priti Patel, in vista della sua imminente decisione sull’estradizione del fondatore di WikiLeaks. “La natura ampia e vaga delle accuse contro il signor Assange, e dei reati elencati nell’atto di accusa, sono preoccupanti poiché molti di essi riguardano attività al centro del giornalismo investigativo in Europa e oltre”, si legge infatti nella lettera, in cui viene affermato che “consentire l’estradizione di Assange su questa base avrebbe un effetto raggelante sulla libertà dei media e, in ultima analisi, potrebbe ostacolare la stampa nello svolgimento del suo compito di fornitore di informazioni e di guardia pubblica nelle società democratiche”.

In pratica, secondo la Commissaria del Consiglio d’Europa (organizzazione internazionale da non confondere con il Consiglio europeo essendo estranea all’Ue) l’estradizione di Assange non dovrebbe essere consentita non solo a causa delle ovvie “preoccupazioni sollevate da esperti indipendenti sul trattamento che gli verrebbe riservato al momento dell’estradizione” ma anche in virtù delle “implicazioni più ampie” che tale scelta determinerebbe. Si tratta, tra l’altro, di concetti che erano già stati espressi pubblicamente nel 2020, quando tramite una dichiarazione la Commissaria si era già schierata contro l’estradizione del giornalista d’inchiesta sottolineando che la stessa avrebbe avuto ripercussioni sui diritti umani che sarebbero andate “ben oltre il suo caso individuale”.

Evidentemente però tali preoccupazioni non hanno finora influito minimamente sulla possibile estradizione di Julian Assange, che potrebbe presto divenire realtà. Nelle scorse settimane la Corte dei Magistrati di Westminster ha infatti emesso un ordine formale di estradizione nei confronti del fondatore di WikiLeaks, autorizzandone il trasferimento negli Stati Uniti. Adesso la parola spetta appunto al ministro dell’Interno Priti Patel, che a breve dovrà autorizzare o meno la decisione. Se il trasferimento venisse definitivamente confermato, Assange rischierebbe una condanna a 175 anni di carcere in una prigione di massima sicurezza per aver contribuito a diffondere documenti riservati contenenti informazioni sui crimini di guerra commessi dalla forze armate americane in Iraq e in Afghanistan.

Non è un caso dunque che diversi cittadini, soprattutto in Inghilterra, stiano cercando di fare pressione sulle istituzioni esprimendo il loro dissenso a riguardo. Ad esempio, negli scorsi giorni centinaia di persone si sono riunite davanti al ministero dell’Interno britannico, a Londra, ed hanno protestato contro l’estradizione di Assange. Non solo, perché anche in Italia si è recentemente svolta una manifestazione convocata da Amnesty International di fronte all’ambasciata del Regno Unito, a Roma, con cui i partecipanti hanno ribadito che “il giornalismo non è un reato”.

[di Raffaele De Luca]

Truppe, armi e basi americane in Italia: una mappa difficile da ricostruire

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In occasione del recente viaggio del presidente del Consiglio, Mario Draghi, negli Stati Uniti, tra le varie personalità incontrate sull’altra sponda dell’Atlantico c’è stata Nancy Pelosi, speaker della Camera del Congresso degli Stati Uniti. In quel frangente, Pelosi ha detto a Draghi: «Grazie all'Italia per l'ospitalità che dà alle truppe americane». In effetti il nostro Paese di «ospitalità» alle truppe americane ne concede parecchia: al punto da avergli concesso il comando esclusivo di alcune basi, nelle quali nemmeno le autorità italiane sanno cosa succede, e la possibilità di tenere nel ...

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