mercoledì 25 Marzo 2026
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Curdi, il popolo oppresso che l’Occidente tratta da sempre come moneta di scambio

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Nelle scorse settimane, dopo alcuni tira e molla, la Turchia ha dichiarato di non volersi più opporre all’ingresso di Svezia e Finlandia nella NATO. Il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, da cui era partito il veto, aveva detto di non essere disposto a cedere, a patto che non fossero raggiunte determinate condizioni. Nello specifico Erdogan accusava i due paesi nord europei di essersi schierati dalla parte del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), sostenendo e accogliendo alcuni dei suoi membri (che Erdogan e il suo partito giudicano come terroristi).
Il cambio di rotta della Turchia ...

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Google: Antitrust avvia istruttoria per abuso di posizione dominante

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“L’Autorità Garante della Concorrenza ha avviato un’istruttoria nei confronti di Google ipotizzando un abuso di posizione dominante in violazione dell’articolo 102 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea”. A renderlo noto è la stessa Autorità tramite un comunicato, nel quale si legge che “nello specifico Google avrebbe ostacolato l’interoperabilità nella condivisione dei dati presenti nella propria piattaforma con altre piattaforme, in particolare con l’APP Weople, gestita da Hoda, un operatore attivo in Italia che ha sviluppato una banca di investimento dati”. “Il gruppo Alphabet/Google detiene una posizione dominante in diversi mercati che consentono di acquisire grandi quantità di dati attraverso i servizi erogati (Gmail, Google Maps, Android)”, aggiunge inoltre l’Autorità, precisando che “nel 2021 ha realizzato un fatturato di 257,6 miliardi di dollari”.

 

La Commissione europea ha bocciato la riforma della giustizia italiana

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Nel capitolo dedicato all’Italia all’interno della Relazione sullo Stato di Diritto 2022, documento annualmente redatto dalla Commissione europea che analizza gli sviluppi dei sistemi giudiziari negli Stati membri, rientrano diverse critiche nei confronti delle riforme del processo penale e del sistema giudiziario volute dal ministro Cartabia. Nel primo caso, la Commissione ritiene che il nuovo meccanismo dell’improcedibilità previsto dalla norma – capace di far estinguere i processi penali dopo due anni in Appello e un anno in Cassazione, con eccezione per reati particolarmente gravi – possa mettere a rischio “l’effettività del sistema giudiziario” specialmente “in relazione alla lotta alla corruzione”. Per quanto riguarda, invece, la riforma del Consiglio superiore della magistratura (CSM) e dell’ordinamento giudiziario, si ritiene che questa possa “comportare un’indebita influenza sui giudici”. La Commissione sottolinea come “in base agli standard europei, la ricerca di una maggiore efficienza non dovrebbe compromettere l’indipendenza del sistema giudiziario”.

Il riferimento è alle due riforme proposte da Marta Cartabia, ministro della Giustizia, relativamente al processo penale e al sistema giudiziario. Per quanto riguarda il primo caso, la legge 27 settembre 2021 n. 134 ha delegato all’esecutivo l’attuazione dei principi e criteri direttivi in materia di “efficienza del processo penale e giustizia riparativa”. Ad ogni modo, l’art. 2 della norma contiene disposizioni di immediata applicazione: tra queste, vi è “l’istituto dell’improcedibilità per superamento dei termini di durata massima del giudizio di impugnazione’’. Si introducono, dunque, dei limiti temporali entro cui arrivare alle sentenze: due anni per i processi in Corte d’Appello e un anno per quelli presieduti dalla Corte di Cassazione, al termine dei quali la sentenza impugnata verrà travolta e il caso archiviato. Tra le eccezioni dei reati gravi, non è prevista la corruzione, i cui processi si estingueranno automaticamente, a meno che il giudice non richieda un’estensione. “Le nuove misure rischiano di avere un impatto negativo sui processi penali, soprattutto quelli in corso, che potrebbero essere interrotti in modo automatico” avverte Bruxelles, invitando l’Italia a “uno stretto monitoraggio”.

Lo scorso 16 giugno, il Senato ha approvato in via definitiva la riforma dell’ordinamento giudiziario e del Consiglio superiore della magistratura (CSM) promossa da Marta Cartabia con 173 voti favorevoli, 37 contrari e 16 astenuti. Anche questa misura preoccupa la Commissione europea, che ha condiviso i dubbi del CSM e dei soggetti interessati in materia di “indebita influenza sui giudici“. In particolare, si legge nella Relazione sullo Stato di Diritto 2022, “la legge introduce una valutazione professionale dei magistrati che, tra le altre cose, terrà in considerazione il raggiungimento dei risultati attesi dai dirigenti dei Tribunali, nonché la possibilità di iniziare l’azione disciplinare in caso di mancato adeguamento alle indicazioni dei dirigenti sul modo in cui raggiungerli”. L’obiettivo di queste previsioni è quello dell’efficienza, tuttavia sono state criticate dai soggetti coinvolti per “la tendenza alla gerarchizzazione degli uffici giudiziari e un potenziale uso dei procedimenti disciplinari come strumento per tenere sotto controllo i magistrati”.

[di Salvatore Toscano]

È morto Eugenio Scalfari, fondatore di Repubblica

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È morto il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari. Aveva 98 anni. Nato a Civitavecchia il 6 aprile del 1924, Scalfari è stato il primo direttore-manager dell’editoria italiana, padre di L’Espresso e la Repubblica, nati dal nulla ma che in pochi anni hanno raggiunto una grandissima diffusione e lasciato un’impronta indelebile. Scalfari è considerato da molti uno dei più importanti giornalisti italiani: negli ultimi anni si è dedicato soprattutto alla scrittura, lasciando anche un’autobiografia uscita nel 2014 in occasione dei suoi 90 anni. Moltissime sono state le esternazioni di cordoglio da parte del mondo politico e giornalistico.

La protesta dei tassisti non si ferma e Roma si blinda

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In Italia non accenna a fermarsi la protesta dei tassisti, che chiedono la cancellazione dell’articolo 10 contenuto nel disegno di legge Concorrenza. Secondo le organizzazioni sindacali, la disposizione aprirebbe alla liberalizzazione del trasporto pubblico, a vantaggio delle multinazionali. A Roma, le proteste si sono intensificate nelle ultime 24 ore: i manifestanti, provenienti da tutta Italia, hanno bloccato il centro della capitale, facendo esplodere diverse bombe carta e intonando cori contro il governo e contro Uber, al centro dello scandalo Uber files. Le forze dell’ordine hanno risposto schierando camionette e agenti in tenuta antisommossa per l’intero tratto di strada compreso tra Palazzo Chigi e Piazza Venezia. Le proteste continueranno anche nella giornata odierna, mentre la maggioranza sarà riunita per discutere il nodo dell’articolo 10 contenuto nel Ddl Concorrenza.

Al vertice dovrebbero partecipare anche Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, e Teresa Bellanova, viceministro che nei giorni scorsi ha incontrato i rappresentanti dei tassisti non trovando però alcun accordo. In seguito alla mancata intesa, le associazioni sindacali hanno confermato lo sciopero di 48 ore che ha bloccato la maggior parte delle corse nel paese tra il 5 e il 6 luglio. Nel frattempo, con una mail inviata al ministero delle Infrastrutture, dell’Interno e agli enti locali minori, i rappresentanti dei tassisti hanno comunicato la proclamazione di un nuovo sciopero generale per i prossimi 20 e 21 luglio. Il recente scandalo di Uber files – 124 mila documenti sottratti alla multinazionale che dimostrerebbero l’utilizzo da parte della società di metodi considerati poco etici per affermare il proprio dominio – non fa altro che alimentare il malcontento dei tassisti, che nei giorni scorsi hanno scioperato in tutta Italia. A Napoli, circa 500 taxi hanno occupato piazza del Plebiscito, mentre a Milano il servizio è risultato introvabile per diverse ore.

[di Salvatore Toscano]

Spread, impennata con lo spettro della crisi di governo

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Oggi, la Borsa di Milano ha aperto al ribasso con -1,05%, mentre lo spread vola a 219 punti, contro i 199 dell’ultima chiusura. Allo stesso modo, il rendimento del prodotto del Tesoro è cresciuto al 3,21%. I venti di crisi del governo hanno inciso subito sull’economia italiana: ieri sera, infatti, Giuseppe Conte ha dichiarato che il Movimento 5 Stelle non voterà la fiducia al governo sulla conversione del decreto Aiuti, uscendo dall’Aula di Palazzo Madama. In caso di crisi, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella potrebbe decidere di sciogliere le Camere e far terminare la Legislatura, indicendo elezioni anticipate.

Omicidio Borsellino: il più grave depistaggio della storia non avrà colpevoli

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Nessun colpevole, a livello penale, per il più grande depistaggio della storia repubblicana. È questo il responso della sentenza del Tribunale di Caltanissetta, che ha dichiarato prescritto il reato di calunnia per il funzionario di polizia Mario Bo e l’ispettore Fabrizio Mattei, essendo per loro caduta l’aggravante di aver favorito Cosa Nostra, e ha assolto un altro ispettore, Michele Ribaudo, in merito al depistaggio delle indagini sulla strage di Via D’Amelio. I tre poliziotti, che dopo gli attentati in cui persero la vita i magistrati simbolo della lotta alla mafia in Italia fecero parte del gruppo investigativo “Falcone-Borsellino” come collaboratori del “superpoliziotto” Arnaldo La Barbera, erano stati accusati dai pm di avere imbeccato il falso pentito Vincenzo Scarantino, il quale si auto-accusò di avere portato a compimento la strage in cui furono uccisi Borsellino e i membri della sua scorta ma che, in realtà, non era nemmeno un mafioso e non aveva avuto alcun ruolo nell’organizzazione e nell’esecuzione del massacro.

[Luogo in cui si verificò l’attentato di stampo terroristico-mafioso che causò la morte di Giovanni Falcone, di sua moglie e di 3 agenti della scorta]
Questa verità è stata già sancita, col timbro definitivo della Corte di Cassazione, dalla storica sentenza del processo Borsellino-quater. Sulla base delle affermazioni del reale esecutore dell’attentato, Gaspare Spatuzza, che si pentì soltanto nel 2008 e identificò nei fratelli Graviano, capi del mandamento di Brancaccio, i veri organizzatori dell’eccidio, sono state infatti riconosciute come false le dichiarazioni di Scarantino, le cui parole, frutto delle pressioni di “suggeritori esterni”, avevano portato allo sviamento delle indagini sulla strage, costato l’ergastolo a sette persone innocenti poi scagionate nel processo di revisione. Nelle motivazioni della sentenza in questione, i giudici della Corte d’Assise di Caltanissetta scrissero che “le dichiarazioni di Vincenzo Scarantino sono state al centro di uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana”, che fu il frutto di “un proposito criminoso determinato essenzialmente dall’attività degli investigatori, che esercitarono in modo distorto i loro poteri”. Inoltre, ha illustrato la Corte, “c’è un collegamento tra il depistaggio e l’occultamento dell’agenda rossa di Paolo Borsellino (rimossa dal perimetro della strage poco dopo l’esplosione della bomba, ndr), sicuramente desumibile dall’identità di uno dei protagonisti di entrambe le vicende”. E l’identità dell’uomo in questione è proprio quella di Arnaldo La Barbera, il poliziotto che coordinò le indagini sulla strage di via D’Amelio. Secondo il parere dei giudici, il suo ruolo fu “fondamentale nella costruzione delle false collaborazioni con la giustizia”. Inoltre, egli sarebbe stato “intensamente coinvolto nella sparizione dell’agenda rossa”, che, mettono nero su bianco i giudici, “conteneva una serie di appunti di fondamentale rilevanza per la ricostruzione dell’attività da lui svolta nell’ultimo periodo della sua vita, dedicato ad una serie di indagini di estrema delicatezza e alla ricerca della verità sulla strage di Capaci”. Nel dicembre 2002, però, Arnaldo La Barbera è deceduto a causa di un male incurabile.

Il 28 dicembre 2018 sono stati rinviati a giudizio tre uomini di fiducia del “superpoliziotto”, Mattei, Bo e Ribaudo, accusati dai magistrati di calunnia aggravata dall’aver favorito Cosa Nostra, avendo esercitato un “pressing fatto di minacce, anche psicologiche, maltrattamenti e manomissioni di prove” al fine di indurre il falso pentito Scarantino a depistare le indagini. La Procura aveva chiesto la condanna a 11 anni e 10 mesi per Mario Bo e di 9 anni e mezzo per Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo.

Ma ora, pochi mesi dopo la pronuncia della Corte d’Assise d’Appello di Palermo sulla trattativa Stato-mafia, in cui gli uomini del Ros e Marcello Dell’Utri sono stati assolti dal reato di “violenza o minaccia a corpo politico dello Stato” (i primi “perché il fatto non costituisce reato”, l’ex senatore di Forza Italia “per non aver commesso il fatto”), la storia sembra ripetersi: due prescrizioni e un’assoluzione per i poliziotti di La Barbera. A pochi giorni dal 19 luglio, in cui si celebrerà il 30′ anniversario della strage di Via D’Amelio, Antonino Vullo, l’unico agente sopravvissuto all’attentato, si è così espresso sulla sentenza: «Sono amareggiato… da noi accadono gli eventi, ci sono situazioni comprovate, ma poi alla fine non paga mai nessuno». Ogni commento sarebbe superfluo.

[di Stefano Baudino]

Mercoledì 13 luglio

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8.30 – Regno Unito, al via le primarie dei conservatori per decidere il sostituto di Boris Johnson.

9.00 – Sri Lanka, l’ex presidente abbandona il Paese: dichiarato lo stato di emergenza.

11.30 – Il MITE smentisce gli allarmi sull’emergenza energetica: “gli stoccaggi hanno raggiunto il 64%”.

14.00 – M5S, termina la riunione del Consiglio del partito: non è stato ancora raggiunto l’accordo sul voto alla fiducia del ddl Aiuti.

14.30 – Roma, prosegue la protesta dei tassisti: blindato Palazzo Chigi e le vie di accesso limitrofe.

15.10 – Kaliningrad, UE: “il traffico dei beni sanzionati sarà consentito dalla Lituania solo via ferrovia e non comprenderà la tecnologia a doppio uso”.

18.00 – Iran, Biden apre all’uso della forza armata – come ultima risorsa – per “prevenire lo sviluppo di armi nucleare“.

18.45 – Gas, Gazprom avverte che l’attività del metanodotto Nord Stream è a rischio.

19.00 – Il Tribunale di Napoli rigetta il ricorso sulle votazioni dello statuto: Giuseppe Conte è il legittimo leader del M5S.

Gazprom, a rischio attività Nord Stream

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La multinazionale russa dell’energia Gazprom ha dichiarato di non essere in grado di garantire il corretto funzionamento di Nord Stream, il gasdotto che collega Russia ed Europa, in quanto non sa se riuscirà a recuperare una turbina tedesca in riparazione in Canada. «Gazprom non ha in suo possesso alcun documento che indichi che Siemens è in grado di portare il motore a turbina a gas fuori dal Canada, dove è in riparazione», si legge in una nota. Nei giorni scorsi, il flusso di gas proveniente dalla Russia attraverso il gasdotto è diminuito di diversi milioni di metri cubi.

Il dl Aiuti di Draghi è una scatola vuota

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Il governo Draghi dispone di altre 72 ore per portare a termine la conversione in legge del decreto-legge 17 maggio 2022, n. 50 (decreto Aiuti). Per questo motivo, ha azzerato la discussione parlamentare e posto la fiducia sul provvedimento prima alla Camera dei Deputati – approvata lo scorso 11 luglio con 266 voti favorevoli e 47 contrari – e poi al Senato della Repubblica, che si riunirà domani per il voto. Mancano poche ore e il Movimento 5 Stelle non sa ancora se prenderà parte alla votazione o uscirà dall’Aula. Nel frattempo, ha messo le mani avanti, sostenendo che il non-voto non significhi abbandono della maggioranza. Matteo Salvini ha subito spezzato quest’equazione, dichiarando: «Se i 5S non votano il decreto, allora fine, parola agli italiani. Si va alle urne». Discussioni e ipotesi che non nascondono la natura poco incisiva del provvedimento, così come le incertezze sulle proposte future. Ieri, Draghi ha incontrato i sindacati, rinviando però la discussione su cuneo fiscale, precarietà del lavoro e salario minimo al prossimo vertice, quando dovrebbero aprirsi dei tavoli di lavoro comuni.

Durante l’incontro, il presidente del Consiglio ha promesso, entro fine mese, un nuovo «corposo» decreto-legge riguardante salari e pensioni. Un’azione al limite del possibile e dell’efficienza, dal momento in cui un provvedimento studiato in modo frettoloso potrebbe rilevarsi inutile e alimentare il malcontento generale, in un periodo in cui i cittadini vedono ridursi il proprio potere d’acquisto giorno dopo giorno a causa dell’inflazione, che a giugno ha raggiunto il valore record di +8%. «Numeri non ci sono stati fatti. Ci si è fermati a temi come la difesa del potere d’acquisto, la precarietà, il salario minimo. Al momento non abbiamo risposte e risultati non ce ne sono», ha dichiarato il segretario generale della CGIL Maurizio Landini. Mentre a Roma si promette, a Madrid si annuncia un piano per mitigare le conseguenze dell’inflazione sui cittadini. «Sono perfettamente cosciente delle difficoltà quotidiane della maggioranza della popolazione, dato che il salario vale sempre meno e il paniere diventa ogni volta più caro», ha dichiarato il primo ministro Pedro Sanchez durante il dibattito sullo stato della Nazione. In quest’occasione, Sanchez ha annunciato che verrà rivisto l’uso dei climatizzatori e incentivato lo smartworking, mentre da settembre fino alla fine dell’anno i treni locali e a media percorrenza saranno gratuiti (rimborso del 100% sull’acquisto). A queste misure, si aggiunge poi la previsione di imposte straordinarie sui profitti extra di grandi società energetiche e grandi gruppi finanziari, idea accarezzata anche in Italia dal governo Draghi ma poi fatta sparire nella stesura finale del Decreto Bollette, con buona pace dei cittadini e tanti ringraziamenti da parte di Eni, che nel primo trimestre del 2022 ha registrato un utile netto adjusted di 3,27 miliardi di euro, in crescita rispetto al periodo precedente grazie al «forte scenario prezzi».

In attesa di scoprirne di più sulle promesse fatte dall’esecutivo, domani il Senato voterà la conversione del decreto-legge 17 maggio 2022, n. 50, un provvedimento che stringe sul reddito di cittadinanza, accompagna il Superbonus alla porta e prevede alcuni bonus sociali. Per quanto riguarda la prima misura, il testo introduce delle modifiche in materia di offerte di lavoro congrue proposte ai percettori del sussidio, che potranno essere avanzate anche da datori di lavoro privati. Così, il loro rifiuto entrerà nel calcolo delle tre proposte che comporta la decadenza del beneficio. Relativamente al Superbonus, invece, è stata riaperta (in parte) la cessione del credito, dopo la pressione degli addetti ai lavori. Si aggiungono poi i bonus una tantum dal valore di 200 euro per i lavoratori, pensionati e beneficiari del reddito di cittadinanza e dal valore di 550 euro per una classe ristretta di lavoratori part-time. Infatti, i destinatari sono coloro che nel 2021 hanno avuto un contratto a tempo parziale ciclico verticale, quindi hanno lavorato part time in alcuni mesi dell’anno (e negli altri sono rimasti a casa). Alle imprese verrà, invece, riconosciuto un buono di 10.000 euro in cambio della partecipazione a “manifestazioni fieristiche internazionali di settore organizzate in Italia” entro il 31 dicembre.

[di Salvatore Toscano]