Nel 2021 è stato registrato un vero e proprio record relativo agli sfollati interni. Secondo quanto emerso da un rapporto delle ong Internal Displacement Monitoring Centre (Idmc) e Norwegian Refugee Council (Nrc), infatti, a livello globale l’anno scorso vi sono stati oltre 59 milioni di sfollati interni: a determinare tale numero sono stati non solo i disastri naturali ma anche, e soprattutto, i conflitti. “Le cifre senza precedenti presentate in questo rapporto sono alimentate da conflitti sia nuovi che prolungati, in particolare in Africa e in Medio Oriente. Altri milioni di persone sono fuggite dalle loro case in Europa negli ultimi mesi mentre la guerra in Ucraina si evolve nella più grande crisi di sfollamenti al mondo”, si legge a tal proposito nel rapporto.
Sabato 21 maggio
7.00 – La Russia ha bloccato l’erogazione di gas verso la Finlandia, dopo che questa ha rifiutato di effettuare i pagamenti in rubli.
8.00 – Istanbul: la polizia arresta 33 persone per corteo di protesta LGBTQ, in Turchia sono vietati dal 2014.
9.00 – Alcune tra le principali aziende minerarie accettano di ritirarsi dalle aree indigene dell’Amazzonia dopo le campagne internazionali di protesta.
10.00 – Bolzano: un ragazzo si ustiona in officina mentre era impegnato nell’alternanza scuola-lavoro.
11.00 – Di Maio: “l’Italia è al lavoro per costruire un tavolo di pace tra Russia e Ucraina”.
14.00 – Sudan: migliaia di persone in piazza contro la dittatura militare.
15.00 – Vaiolo delle scimmie: gli Usa acquistano 13 milioni di dosi di vaccino da Bavarian Nordic, l’azienda danese unica produttrice.
16.00 – La Russia vieta l’ingresso nel suo territorio a 963 cittadini USA, tra loro il presidente Biden.
17.00 – Roma: operato allo Spallanzani l’ex Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, la prognosi resta riservata.
18.00 – Il Codacons denuncia il fenomeno del caro-aerei in Italia: le tariffe dei voli europei sono quasi raddoppiate rispetto al 2021.
Italia, Codacons: per voli europei tariffe quasi raddoppiate rispetto al 2021
“Chi decide di spostarsi in aereo per raggiungere mete europee dovrà mettere mano al portafogli e pagare tariffe quasi raddoppiate rispetto allo scorso anno”: è quanto afferma tramite un comunicato il Codacons, che denuncia il fenomeno del caro-aerei in Italia. L’associazione dei consumatori, che ha rielaborato gli ultimi dati forniti dall’Istat, fa infatti sapere che “nell’ultimo mese le tariffe dei voli europei hanno subito un incremento del +91% rispetto allo stesso periodo del 2021”. Inoltre, “i voli intercontinentali sono rincarati del +35,7% mentre il prezzo di quelli nazionali risulta in crescita del 15,2%”: si ha dunque a che fare – sottolinea il Codacons – con “un aumento generalizzato delle tariffe aeree che risente anche della crescita dei listini dei carburanti e delle conseguenze del caro-bollette, e si riflette in modo diretto sulle tasche dei consumatori”.
Recensioni indipendenti: Tekoşer, il partigiano Orso (documentario)
Un documentario biografico di 41 minuti, diretto e montato da Dario Salvetti, esponente del Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn di Firenze. Visibile sulla prima piattaforma europea di opere indipendenti Openddb. Ispirato agli scritti di Lorenzo Orsetti, contenuti nel libro “Siria, scritti dal nord est”, il regista si è avvalso anche delle testimonianze di altri volontari internazionali, degli amici e dei familiari nonché delle interviste e dei video messaggi dello stesso Lorenzo, alternando il racconto con le originali illustrazioni di Giulio Peranzoni. Salvetti, con la tecnica del time lapse, prima ci introduce nel quartiere popolare di Rifredi alla periferia di Firenze, dove Lorenzo Orsetti ha vissuto fino all’età di 31 anni, per poi trasportarci nel nord della Siria nel Rojava, passando per la battaglia di Afrin e di Deir el Zor negli ultimi giorni della campagna militare contro l’Isis e poi di nuovo ci riporta a Rifredi.
La storia di Lorenzo Orsetti detto “Orso” nome di battaglia “Tekoşer Piling”, amico combattente nella lingua curda, è la storia di un ragazzo, come tanti della sua età, che cerca qualcosa che possa dare un orientamento alla sua vita, inizialmente prova a inserirsi nell’ambito della ristorazione ottenendo anche qualche soddisfazione, ma non basta. In lui si delinea sempre più una forte radicalità contro le ingiustizie, il sistema capitalistico e consumista. Frequenta attivamente i centri sociali rafforzando sempre di più una consapevolezza che lo spinge alla militanza tanto da indurlo, nel 2017 a partire per il Rojava nel Nord-Est della Siria. Si unisce alla rivoluzione curda e con la milizia dell’ Unità di Protezione Popolare (YPG) combatte l’Isis nella guerra civile siriana. Anarchico e antifascista convinto, passa dall’idealismo all’azione concreta. Ben consapevole dei rischi che questa decisione poteva comportare, a proposito dell’esitazione e dell’incertezza paragonate ad una vera reclusione dell’anima, nel prendere risoluzioni estreme, lui stesso dice: «Per me il problema non è se si possa uscire da questa prigione, ma quanto comodo fa stare in questa prigione».
Quanto questi suoi principi siano stati accettati e compresi a pieno da familiari e amici è difficile dirlo, forse il tempo che passa può far riflettere, forse le manifestazioni di grande stima tributate al suo operato che, sebbene per alcuni non condivisibile, hanno comunque evidenziato una profonda e sincera convinzione nei propri ideali e nel coinvolgimento personale alla causa tanto da fargli affermare: «ogni tempesta inizia con una singola goccia’. Cercate di essere voi quella goccia». Il documentario, così come i principi che hanno mosso le azioni di “Orso” ci porta a riflettere sul significato dell’essere partigiani ai giorni nostri e come l’ideale di un combattente rivoluzionario possa essere lo scopo e il significato della vita stessa.
Le sue convinzioni erano così radicate che prima di morire lascia scritto: «Se state leggendo questo messaggio è segno che non sono più a questo mondo. Beh, non rattristatevi più di tanto, mi sta bene così; non ho rimpianti, sono morto facendo quello che ritenevo più giusto, difendendo i più deboli e rimanendo fedele ai miei ideali di giustizia, uguaglianza e libertà». Nell’ultima operazione con l’Unità Forze Democratiche Siriane, volta al salvataggio di civili usati come scudi umani, il contingente fu sorpreso in un’imboscata del nemico e completamente annientato. Orsetti fu ucciso in quel combattimento nel villaggio siriano di Al-Baghuz Fawqani, nei pressi del confine con l’Iraq, la mattina del 18 marzo 2019.
«Avrei voluto scrivere un finale diverso, uno in cui magari strappavamo il villaggio al nemico senza problemi, ma la realtà non è un bel racconto, e in fin dei conti per questa storia un finale ancora non c’è.» Lorenzo Orsetti (Orso, Tekoşer)
[di Federico Mels Colloredo]
Se la crème dei giornalisti appartiene ad una élite economica e sociale
Per chi non viene da situazioni privilegiate, l’accesso al mondo del giornalismo di livello elevato è difficile. Secondo uno studio pubblicato nel 2018 sul Journal of Expertise, che metteva a confronto il curriculum di quasi 2000 persone, fra collaboratori, reporter, ed editori, solo una manciata di scuole selezionate alimenta l’apice del giornalismo. Quasi tutti i grandi professionisti di New York Times e Wall Street Journal hanno un curriculum studiorum simile, con lo studio all’università di materie diverse rispetto a quella del giornalismo ed una laurea entro la stessa piccola coorte di istituti prestigiosi. E questo a prescindere poi dalla linea editoriale o dalle tendenze politiche dei singoli grandi giornali, in verità sempre più allineate anch’esse all’ideologia liberal-democratica. Lo studio è stato condotto sulla realtà statunitense ma, come vedremo, presenta risultati sempre più sovrapponibili anche la realtà italiana, dove l’iscrizione alle costose Scuole di Giornalismo riconosciute dall’Ordine è diventata pressoché l’unica strada per diventare professionisti.
Secondo Silvio Waisbord alcuni giornalisti d’élite beneficiano della «professionalizzazione del giornalismo» che permette di giungere a una «caratterizzazione» specifica, con competenze, regole e principi appannaggio solo di chi entra nel circuito giusto. Altri vengono invece rigidamente «addestrati» a pratiche e strumenti divulgati solo nelle scuole o nelle redazioni prestigiose. Questo spiegherebbe parzialmente la sovra-rappresentazione di questa categoria di individui nelle redazioni importanti. Daniel Kreiss, professore che studia il giornalismo e i fenomeni dei media, sostiene che col tempo, anche se i ricavati dell’attività sono calati in modo consistente rispetto ad anni fa, a certi livelli lo status del giornalista non ha fatto che crescere. Una «classe sociale» che per risorse economiche, indipendenti dalla mera professione, per mezzi, conoscenze, ecc. è così distante anni luce dalle condizioni poi del lettore medio: «I giornalisti sono élite altamente istruite, urbane e cosmopolite rispetto al pubblico che servono». Ma anche e soprattutto dalle condizioni della stragrande maggioranza degli altri colleghi giornalisti, meno fortunati economicamente.
Come anticipato una realtà simile si sta alimentando anche in Italia. Con la chiusura – causa crisi del settore – di quella che un tempo era la via maestra, ovvero l’ottenimento di regolare contratto di praticantato presso una redazione, l’unica possibilità rimasta ad oggi per diventare giornalista professionista è la “Scuola di Giornalismo”. Sono undici in tutto quelle riconosciute dall’Ordine dei Giornalisti, a numero chiusissimo: solitamente 20 studenti ammessi per ogni biennio. Nonostante la maggior parte siano ospitate in università pubbliche, la retta d’iscrizione è per pochi e non sono previste borse di studio per redditi bassi. Si va dai 16.000 euro a biennio, fino ai 22.000. Questo finisce per tagliare fuori dalla professionalizzazione chi non parte da una base economica solida alle spalle. Una differenza che non solo discrimina l’accesso, ma che provoca anche evidenti problemi di ricchezza dei punti di vista dei giornalisti, visto che giocoforza sono praticamente tutti bianchi, appartenenti alla borghesia e difficilmente provengono dai quartieri popolari.
[di Andrea Giustini]
Russia: vietato ingresso a 963 cittadini statunitensi, tra cui il presidente Joe Biden
Il ministero degli Esteri russo ha pubblicato un elenco contenente i nomi di 963 cittadini statunitensi a cui viene vietato in maniera permanente l’ingresso in Russia. All’interno della lista, predisposta in risposta alle sanzioni anti-russe imposte dagli Stati Uniti, vi sono anche il presidente Joe Biden, il segretario di Stato Antony Blinken ed il capo della Cia William Burns. La pubblicazione della lista ha inoltre fatto seguito a quella relativa a 26 cittadini canadesi diffusa circa un’ora prima, con cui “in risposta alle prossime sanzioni anti-russe annunciate dalle autorità canadesi” che riguardano “non solo i rappresentanti della dirigenza, degli ambienti militari e degli affari”, ma in alcuni casi i “parenti più stretti” degli individui inseriti nella lista, l’ingresso in Russia viene impedito alla medesima categoria di cittadini canadesi.
Come ridurre gli effetti nocivi delle sigarette con l’alimentazione
Malgrado le campagne contro i pericoli delle sigarette, milioni di persone ancora oggi scherzano col cancro e le malattie del cuore, coi danni al fegato e al cervello e con il rischio reale di una morte prematura, continuando a fumare. La ricerca scientifica però indica che certe sostanze nutritive possono almeno ridurre gli effetti negativi di questa cattiva abitudine. La premessa doverosa da fare prima di parlare di queste sostanze in parte protettive contro i danni del fumo, è però che non esistono diete, integratori e neppure farmaci capaci di offrire una protezione assoluta dai danni del fumo. Tutto ciò va sottolineato con fermezza, dato che alcuni fumatori assumono regolarmente integratori pubblicizzati dal marketing come integratori anti-fumo e per questo tendono a ridurre il loro impegno nello smettere di fumare o addirittura pensano di aver neutralizzato del tutto il problema. Ma la verità è che eventuali benefici sono comunque limitati e per tutelare la propria salute si dovrebbe prima di tutto ridurre drasticamente il numero di sigarette fumate, o meglio ancora smettere del tutto di fumare.
Detto questo, vediamo ora alcune sostanze, cibi, o integratori che possono in effetti darci alcuni effetti protettivi contro i danni del fumo.
Vitamina C e acetaldeide
La prima, e più preziosa sostanza per i fumatori è la vitamina C, dal momento che il corpo la consuma in quantità superiore rispetto a come succede per le persone non fumatrici. Alcuni ricercatori hanno stimato che ogni sigaretta consuma nell’organismo una dose pari a circa 20-30 milligrammi di vitamina C. Per dare un’idea considerate che la vitamina C contenuta in 100 grammi di arance è pari a 50 milligrammi. L’organismo usa la vitamina C per combattere i radicali liberi prodotti dal fumo e per smaltire la nicotina dal circolo sanguigno. Inoltre, la utilizza per neutralizzare una sostanza molto tossica chiamata acetaldeide, presente nel fumo e responsabile di molti dei tumori che si presentano nei fumatori. Considerate anche però che la vitamina C nel corpo serve per una miriade di reazioni chimiche e di compiti importanti per la salute, non solo per combattere le sostanze tossiche che arrivano dal fumo, dall’inquinamento, dallo stress ecc. Per esempio serve per assimilare il ferro, per produrre collagene e tenere in salute la pelle, e per molte altre cose di vitale importanza. Da questi dati ne deriva subito che i fumatori hanno un aumentato fabbisogno di vitamina C, rispetto a chi non fuma. Significa che per mantenere in equilibrio tutte le funzioni che questa sostanza svolge nel corpo, c’è bisogno di una dose maggiore rispetto a quella che basta ad una persona non fumatrice. E questa vitamina ha due caratteristiche importanti che dobbiamo ricordare: la prima, è una di quelle che il corpo non produce da sé, ma va quindi introdotta con la nutrizione (cibi, integratori o bevande). La seconda: una volta introdotta, il corpo non fa la scorta, cioè non la trattiene, deposita o accumula, come avviene invece per altre vitamine come la D o la A. Il corpo la utilizza immediatamente, e se per caso ne introduce troppa, la espelle semplicemente con le urine. I fumatori devono quindi introdurre giornalmente dosi più elevate e non possono permettersi di non farlo o trascurare questo fabbisogno, pena una carenza grave che si determina nel giro di poche ore, non giorni. La carenza determinerà più danni e più problemi nel metabolismo.
Soffermiamoci proprio sull’acetaldeide perché merita un’analisi precisa che coinvolge anche l’alimentazione. Si tratta di una sostanza tossica che si produce in grandi quantità anche nei bevitori di alcool e in chi mangia troppi zuccheri o troppi carboidrati in genere (ricordo che i carboidrati, durante la digestione, vengono sempre trasformati in zuccheri e finiscono poi in circolo nel sangue, nello specifico in uno zucchero chiamato glucosio). Sia nella digestione dell’alcol che in quella dello zucchero, il nostro organismo effettua una serie di trasformazioni chimiche in cui l’alcol e lo zucchero diventano acetaldeide. Se poi tutto va bene, come succede in una persona sana che assume moderati quantitativi di alcool e di zuccheri (o carboidrati), l’acetaldeide viene ulteriormente trasformata in acido acetico, una sostanza che è salutare per l’organismo (contenuta nell’aceto di vino, nell’aceto di mele, e in qualsiasi altro tipo di aceto). E se le cose vanno in questo modo diciamo che non ci sono problemi di alcun genere. Ma quando una persona assume alcool e zuccheri (o carboidrati) in eccesso, allora il sistema naturale progettato dalla natura per il nostro corpo, con cui trasformare l’acetaldeide (tossica) in acido acetico (salutare), salta completamente e nell’organismo rimangono elevati quantitativi di acetaldeide. L’abuso di alcool e zuccheri origina dunque molti problemi di salute, in particolare tumori (vi sarà certamente capitato di leggere che “lo zucchero alimenta i tumori” o frasi di simile tenore). La vitamina C, che è contenuta in diversi alimenti oltre agli agrumi (si veda la tabella), e altre sostanze come la tiamina (vitamina B1) e la cisteina (un aminoacido contenente zolfo), hanno mostrato negli studi scientifici un’azione protettiva naturale contro l’acetaldeide e i radicali liberi prodotti dal fumo.
Il meccanismo biochimico attraverso il quale la vitamina C agisce è il seguente: il fegato ha bisogno di questa vitamina per produrre gli enzimi disintossicanti che eliminano dal circolo sanguigno l’acetaldeide. Inoltre la carenza di vitamina C (che il fumo determina) indebolisce le difese immunitarie e rende l’organismo più suscettibile alle infezioni e alle infiammazioni, e in un organismo infiammato la probabilità di sviluppare tumori e malattie cardiache è decisamente maggiore. La cisteina e la tiamina, invece, agiscono legandosi all’acetaldeide e convertendola in una forma non tossica.

Vitamina D e fumo
Per i suoi effetti antiossidanti e antiinfiammatori, la vitamina D è in grado di rallentare l’insorgere di malattie polmonari e migliorare la funzionalità respiratoria. Questo è quanto è emerso da uno studio avvenuto negli Stati Uniti e riportato dalla Fondazione Umberto Veronesi, in cui per 20 anni è stata indagata la correlazione tra le malattie polmonari e i livelli di vitamina D nel sangue di 626 adulti fumatori.
«Noi mostriamo che la vitamina D in quantità sufficiente ha un effetto protettivo sulla funzione respiratoria e che può contrastarne il declino nei fumatori» ha spiegato Nancy E.Lange, autore principale dello studio. Valutando la funzionalità respiratoria, gli studiosi hanno osservato nei fumatori carenti di vitamina D, un’alterazione di tutti i parametri, mentre non presentavano questa situazione i fumatori che non avevano deficit. A parità di consumo di pacchetti di sigarette all’anno, quindi, il declino della funzione respiratoria sarebbe più severo nei soggetti con deficit di vitamina D. Secondo Nancy E.Lange, “gli effetti osservati potrebbero essere legati all’attività antiossidante e antinfiammatoria della vitamina D”.
Per quanto concerne la dieta, purtroppo la vitamina D non è presente in nessun cibo in quantità apprezzabili, ma solo in tracce. La fonte principale e più importante di vitamina D per il nostro corpo rimane l’esposizione alla luce solare. Attraverso l’esposizione infatti l’organismo stesso produce questa sostanze in dosi consistenti. La seconda fonte di approvvigionamento rimane l’integratore di vitamina D, oggi molto diffuso e presente in ogni farmacia, erboristeria, o negli store online.
L’unico alimento che la contiene in quantità significative è l’olio di fegato di merluzzo. L’olio, si badi bene, che è un concentrato trattenuto nel fegato del pesce, ma non ne è ricco il merluzzo mangiato come filetto). In Italia, lo hanno conosciuto i nostri nonni nella loro infanzia quando vi erano dei casi di rachitismo in famiglia o bambini con difficoltà nella crescita. Quest’olio ricco di vitamina D aiutava infatti nella formazione delle ossa e nello sviluppo dell’apparato scheletrico. Nei casi di rachitismo le ossa non riescono a mineralizzarsi, e ciò porta a deformità scheletriche nei bambini, tra cui: gambe storte, polsi e caviglie spesse, sterno proiettato in avanti ecc. La vitamina D, tra le varie funzioni, ha quella di aiutare l’assorbimento del calcio e del fosforo dai cibi che mangiamo, sostanze minerali imprescindibili per la salute delle ossa, come noto. Oggi nei casi di rachitismo si prescrive direttamente la vitamina D in alte dosi e non più l’olio di merluzzo. Ma nei Paesi della Scandinavia l’olio di fegato di merluzzo (o comunque l’olio di pesce in genere, anche derivato da altri pesci grassi), è da sempre consumato a colazione da grandi e piccoli, e per loro è del tutto normale berne un piccolo bicchierino ogni mattina. Il motivo di questo uso comune è dovuto al fatto che in Nord Europa prevalgono durante l’anno il clima freddo e la poca luce solare, pertanto si tratta di una misura di igiene pubblica e sanitaria per la prevenzione della carenza di vitamina D, che fra le altre cose influenza molto anche l’umore. Storicamente dunque l’olio di fegato di pesce era, ed è ancora oggi, una parte importante della dieta nordica. Durante i mesi invernali, quando le giornate erano prive di luce solare ed erano più brevi, i Vichinghi consumavano olio di fegato di pesce. Era però in particolare l’olio di fegato di merluzzo ad essere molto apprezzato per il suo potere curativo, per la forza e l’energia che dava, e, infatti, questo olio puro e grezzo, è stato chiamato dai Vichinghi della Norvegia settentrionale come “l’oro dell’oceano“.

Se siete rimasti sorpresi dalle abitudini a colazione degli scandinavi, è solo perché da noi si è creato il mito della colazione dolce, ma in realtà in molte zone del mondo si mangiano a colazione i cibi più disparati, che fanno parte della cultura gastronomica locale, ad esempio in Giappone si mangia tranquillamente riso, tofu e pesce, in Inghilterra non è vera english breakfast se mancano fagioli, salsicce, bacon, uova, funghi e toast. In Egitto la colazione tipica si chiama Ful Medames: è una purea di fave, ceci, aglio e limone condita con olio d’oliva, pepe di caienna, salsa tahini (alla crema di sesamo). Completano il piatto alcune verdure, pane azzimo e un uovo sodo.
Integratori contro i danni del fumo
Oltre alla vitamina C e alla D, le maggiori evidenze sul possibile ruolo protettivo per la salute dei fumatori si registrano per la N-acetilcisteina, dato il ruolo antiossidante e favorevole per la salute delle vie respiratorie (viene impiegata anche in campo farmaceutico nel trattamento di alcune malattie respiratorie più comuni tra i fumatori, come la BPCO, bronco pneumopatia cronico-ostruttiva, che sfocia poi nell’enfisema polmonare). La N-acetilcisteina non è altro che un preparato particolare, in bustine solubili, dell’aminoacido citato prima, la cisteina. Questo integratore è diffusissimo in commercio e non ha controindicazioni particolari, si usa anche nei casi di asma, allergie respiratorie e raffreddori, per la sua azione lenitiva e antinfiammatoria di tutte le vie respiratorie.
Altri integratori sicuramente utili sono quelli che presentano un mix di vitamine e antiossidanti, oppure quelli a base di soli antiossidanti. Quindi parliamo di multivitaminici di qualità (optate sempre per le vitamine naturali, cioè derivanti da estratti di erbe, piante o frutti, piuttosto che quelle sintetiche preparate in laboratorio, il cui assorbimento nel nostro organismo è molto ridotto). Il multivitaminico dovrebbe avere dosaggi alti (in commercio si trovano a dosaggio normale o ad alto dosaggio) e contenere buoni livelli di almeno le seguenti vitamine: A, C, D, E, B9 (acido folico). Per quanto riguarda gli integratori di antiossidanti, questi contrasteranno il danno dei radicali liberi sulle cellule e tessuti dell’organismo, che nei fumatori è maggiore. Scegliete un prodotto che abbia buoni livelli di betacarotene, polifenoli, flavonoidi ed estratti di frutti in genere, come il resveratrolo che si estrae dall’uva.
Infine anche gli integratori di Omega-3 possono dare un aiuto nel limitare in parte i danni delle sostanze tossiche del fumo e nel contenere i livelli di infiammazione scaturenti dalle tossine e dai radicali liberi. Queste sostanze, per la loro attività anti-infiammatoria, ipo-tensiva e protettiva a livello cardiovascolare, rappresentano nutrienti molto importanti per la salute del fumatore. Scegliete però l’omega-3 giusto, che deve essere a base di EPA e DHA (derivanti dal pesce), in quanto in commercio vi sono anche altri tipi di omega-3, chiamati ALA, che derivano dai vegetali (come le noci, i semi di lino ecc.) e che non hanno la stessa potente azione e degli EPA e DHA. Questo è un aspetto poco sottolineato ma molto importante. Gli unici omega-3 che vengono utilizzati al 100% dal nostro organismo sono quelli derivanti dal pesce, mentre gli altri sono utilizzati in piccolissima percentuale (attorno allo 5-10% secondi gli studiosi) a causa della loro catena chimica diversa, che richiede molti passaggi di trasformazione nel corpo prima di diventare la sostanza realmente utile e antinfiammatoria (EPA e DHA appunto). Il problema è che questi passaggi di trasformazione non sembrano avvenire, se non in piccola percentuale, come detto. Insomma, se usiamo gli EPA e DHA questi sono già in forma pronta e utilizzabile, se compriamo gli omega-3 vegetali (ALA) questi non diventeranno la forma pronta e utilizzabile se non nella misura massima del 5-10%. Inoltre, da alcuni studi emerge che l’utilizzo di un supplemento a base di omega-3 possa aiutare i fumatori a ridurre il numero di sigarette fumate e quindi a smettere. Questo è dovuto al fatto che il cervello (che contiene elevati quantitativi di grassi Omega-3) subisce l’azione distruttiva del fumo nei confronti di questi omega-3 cerebrali, ma gli integratori contrastano tale azione distruttiva e mantengono migliori capacità mentali nel far fronte alla pressione dello stress. La carenza di Omega-3 a livello cerebrale è infatti nota da molto tempo come un fattore predisponente alla depressione e allo stress mentale.
[di Gianpaolo Usai]
USA e Corea del Sud pronti a intensificare esercitazioni militari
Nel corso dell’incontro tra il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e il neoeletto presidente della Corea del Sud Yoon Suk Yeol è stata vagliata la possibilità di aumentare le esercitazioni militari congiunte per scoraggiare la minaccia nucleare della Corea del Nord. L’obiettivo comune dei due Paesi, secondo quanto dichiarato dal presidente coreano nel corso di una conferenza stampa, sarebbe la completa denuclearizzazione della Corea del Nord, opzione che non sarebbe “sottoposta a nessun compromesso”.
Allenarsi ai sogni
“I poliziotti si muovono con rapidità da una parte all’altra come cacciatori di farfalle. I pazzi del principale manicomio della città scorrazzano per le strade e i parchi confinanti con l’ospedale, in un’incredibile rivelazione di libertà. Alcune galline, che passano volando basso come cuscini di piume, decorano la scena. Tra quelli che corrono ci sono molte vecchie conoscenze: quello che si conta le dita, la mezzosoprano, il ciclista immaginario, il povero Venanzio. Il direttore del manicomio si dispera nell’isola spartitraffico del viale”. Per capire origine e seguito di tutto questo bisogna leggersi Sogni in affitto di García Marquez (Giunti 1999), libro che testimonia il lavoro creativo della Scuola internazionale di Cinema di Cuba.
D’altra parte l’incontro del sogno col cinema è costitutivo delle sue origini, a cominciare da Une nuit terrible e Le cauchemar di Méliès, 1896, incubi ipnagogici che impediscono il sonno a un malcapitato. In tal caso, tuttavia, l’uomo che non riesce a dormire è come uno spettatore che assiste al suo sogno.
C’è irregolarità e follia nel sogno, c’è un sentimento di distacco, di capovolgimento, di lontananza, di spostamento, flash e sequenze irragionevoli che non sempre hanno bisogno di spiegazione ma che reclamano comunque una qualche attenzione al risveglio, quando le luci della sala si riaccendono e tu ti chiedi se ti è piaciuto quello che hai visto.
“Noi siamo della stoffa di cui sono fatti i sogni, e la nostra piccola vita è cinta di sonno”, scriveva Shakespeare; e il cinese Chuang-Chou (III sec. a.C.) si chiedeva al risveglio se lui era davvero la farfalla che sognava d’essere stata “svolazzante, contenta del suo destino”.
Il sogno è preso inevitabilmente anche nella sua forza anticipatrice, annunziatrice di qualcosa, come pretendeva il mondo antico, che frugava nelle immagini inconsistenti per svelare la concretezza del dopo, l’annuncio di qualcosa che si sarebbe verificato, attingendo alle indicazioni divine, soprannaturali che il sogno conteneva, chiedendo ad esempio all’aruspice chi sarebbe stato il vincitore della battaglia del giorno seguente.
“È sempre l’alba. Sospesa tra la prima e la seconda venuta; tra la profezia e il compimento; tra la presenza e l’assenza, tra il vedere e il non vedere; tra il sonno e la veglia… Come nella poesia, che è sogno a occhi aperti. In trance, in transito”: così scriveva Norman O. Brown in Corpo d’amore (1966).
Certo, il sogno è veicolo di immagini imprendibili, è fonte di evasione, sfiora, come affermava Foucault, “la trascendenza del delirio”, ha una sua logica sorprendente, mescola le carte di chi si accontenta di vivere alla giornata, è fonte di inquietudine perché è goloso di realtà. Ha perfettamente ragione Oliver Sachs, quando sostiene che tutti noi vorremmo la libertà di spingerci oltre noi stessi: “Non importa se con telescopi e tecnologie in continuo sviluppo, oppure grazie a stati mentali che ci permettano di viaggiare in altri mondi… Noi esseri umani abbiamo bisogno di questo tipo di distacco” (Allucinazioni, trad.it. Adelphi 2013). “D’altra parte, chi agisce nel sogno? La personalità del dormiente è usurpata da una controfigura che egli vede vivere al di fuori del suo controllo… A volte questo attore si sostituisce a lui, divide le sue preoccupazioni, a volte lo sconcerta e lo rende attonito” (R.Caillois).
L’attore prende la mano al regista, ha così caricato nella sua anima quel destino che gli è stato assegnato, il film ormai lo scrive lui, col suo carattere, i suoi tic, la sua follia.
Mi sembra di rivedere qualche sequenza di Marylin ha gli occhi neri, lo splendido film di Simone Godano (2021), popolato da un cast elettrizzante, a cominciare da Stefano Accorsi e Miriam Leone: ognuno ha il suo orizzonte alterato, il suo mondo interno e il suo mondo esterno ma è un contenitore, la vita, che può anche transitoriamente diventare ordinaria, vincere l’indefinitezza dei confini e concentrarsi su un copione. Il terapeuta, nel film, convince i suoi assistiti ad aprire un ristorante. E così la follia, il sogno, la quotidianità del vivere si collegano, all’insegna di una speciale tolleranza. Ognuno ha la sua anima, ognuno ha la sua follia ma per un paio di ore gli spettatori potranno far parte, ammirati e commossi dello stesso sogno.
Bisogna andare a scuola di cinema anche se non te ne farai nulla, bisogna allenarsi a sognare.
[di Gian Paolo Caprettini – semiologo, critico televisivo, accademico]








