mercoledì 25 Marzo 2026
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Guerra in Ucraina, l’Iran si schiera inviando droni alla Russia

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Ieri, martedì 12 luglio, il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Jake Sullivan non ha adoperato mezzi termini nell’annunciare alla stampa che Teheran «si sta preparando entro tempi brevi a fornire alla Russia diverse centinaia di UAV». In altre parole, la guerra in Ucraina potrebbe ricevere il sostegno dei droni iraniani nell’immediato futuro, con i piloti che si starebbero apprestando a iniziare l’addestramento già a partire da questo luglio.

Sebbene l’origine della notizia sia tutto meno che super partes, l’indiscrezione non sembra solamente verosimile, ma anche estremamente probabile. L’Iran ha già ricoperto un ruolo importante nel garantire il traffico di armi irachene alle truppe del Cremlino, in più Teheran sta approfittando delle rivoluzioni in corso nella geopolitica globale per cercare di stabilire dei forti legami con Mosca. La Camera di Commercio Congiunta di Iran e Russia ha segnalato ad aprile che le esportazioni iraniane verso il possibile alleato sono notevolmente aumentate, elemento che evidenzia come il Governo di Vladimir Putin potrebbe dimostrarsi aperto a istituire una relazione commerciale più stabile e longeva.

La lettura dei fatti che aleggia nei dietro le quinte suggerisce che, corrotti ormai i rapporti con gli Stati Uniti, la Russia sia disposta ad accumulare altre sanzioni e altri dazi in favore del consolidamento di un Mercato condiviso con i cosiddetti “Stati Canaglia”. Non a caso, la denuncia di Washington giunge puntualmente a ridosso della visita di Putin e del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan a Teheran, incontro diplomatico in cui si dovrà parlare della guerra in Ucraina, ma che è facile credere fungerà anche da trampolino per discutere eventuali prospettive comuni.

Non che gli Stati Uniti ignorino la concretezza di questa eventualità. Con Putin in viaggio verso l’Iran, il Presidente a stelle e strisce Joe Biden si è organizzato per intrattenere spedizioni diplomatiche a Israele e in Arabia Saudita, Paesi notoriamente antagonisti a Teheran che a oggi non hanno ancora provveduto a prendere parte alle sanzioni a Mosca. Le rivelazioni della Casa Bianca potrebbero dunque essere sfruttate come leva diplomatica con cui spronare il coinvolgimento di quei Governi che a oggi hanno preferito mantenere una posizione più neutrale sulla situazione di Kiev, cosa che ridurrebbe ulteriormente gli spazi di manovra della diplomazia russa.

Con simili premesse, non è improbabile che il Cremlino, affamato di armi utili a portare avanti una battaglia in cui si fatica a vedere la fine, sia propenso ad accettare l’arrivo delle attrezzature belliche iraniane. L’impatto di questi UAV sulla guerra rappresenta non di meno un’incognita d’alto profilo. Qualora la vendita andasse in porto, la Russia si troverebbe probabilmente in magazzino dei Sammad-3, ovvero quegli stessi droni che sono stati più volte visti in Yemen nelle mani degli Huthi. Si tratta di strumenti estremamente economici e che possono essere adoperati in “sciami” al fine di soverchiare le possibilità di difesa dei loro obiettivi. Proprio quest’ultima peculiarità potrebbe dunque spingere alcuni Paesi occidentali a reagire alla minaccia fornendo a Kiev equipaggiamenti ancora più potenti di quelli attualmente già schierati, cosa che andrebbe a fomentare ulteriormente la già pressante escalation militare.

I droni sono attualmente adoperati sul campo da ambo le parti coinvolte, ma su questo frangente la Russia si è dimostrata decisamente meno attrezzata dei propri avversari. I Sammad iraniani potrebbero quindi compensare questa mancanza e fungere da contraltare ai Bayraktar TB2 di fabbricazione turca su cui l’Ucraina può fare costante affidamento.

[di Walter Ferri]

Andrea Soldi morì di TSO: confermate le condanne a vigili e psichiatra

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Sono state confermate le condanne a 18 mesi per i tre vigili e lo psichiatra che il 5 agosto 2015, a Torino, eseguirono con troppa violenza un TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) sul 45enne Andrea Soldi, causandone la morte. Andrea aveva infatti cercato di opporre resistenza ai tentativi delle autorità di effettuare il Trattamento, motivo per il quale è stata praticata su di lui una mossa di soffocamento che si è rivelata fatale in moltissimi altri casi in tutto il mondo e che prevede l’immobilizzazione delle braccia dietro la schiena e l’inibizione della resistenza del soggetto tramite la stretta di un braccio intorno al collo.

Andrea Soldi era affetto da schizofrenia ed era solito trascorrere le sue giornate sedute su di una panchina in piazza Umbria, sulla quale il Comune di Torino ha affisso una targa commemorativa con sopra inciso il monito “che non accada mai più”. La mattina del 5 agosto 2015 Andrea, che si trovava seduto su quella panchina, viene raggiunto da tre vigili urbani e lo psichiatra che lo ha in cura presso l’Asl su segnalazione del padre, preoccupato dal fatto che il figlio da diversi mesi non assumesse gli psicofarmaci prescritti. Alla resistenze opposte dall’uomo al tentativo delle autorità di effettuare un TSO, i vigili lo gettano a terra, gli bloccano le braccia dietro la schiena e lo immobilizzano stringendogli un braccio intorno al collo. Andrea viene poi gettato prono sulla barella dell’ambulanza, nonostante mostrasse già segni di difficoltà respiratorie. Morirà ancora prima di arrivare in ospedale.

Il referto dell’esame autoptico parlerà di decesso “per una violenta asfissia da compressione e ostruzione della parte alta delle vie aeree e per una dissociazione elettromeccanica del miocardio”: Andrea è stato ucciso da una manovra di “strozzamento atipico” la quale “provocava la compressione delle strutture profonde vascolonervose del collo. Di conseguenza perdeva coscienza e veniva in tale stato ammanettato”. A dare il colpo finale all’uomo proprio le modalità di trasporto, poiché quella posizione “data anche la sua mole, era incompatibile con una ventilazione efficace e con il mantenimento manuale della maschera di ossigeno”.

In poche parole Andrea, soggetto fragile, è morto soffocato per mano di quelle stesse istituzioni atte alla sua tutela. «Per noi la condanna è morale» ha commentato la sorella, «un segno perché quello che è accaduto ad Andrea non accada più ad altri», aggiungendo poi «continuerò ad andare in mezzo alle persone fragili, alle famiglie, ai giovani, per dire che i TSO devono cambiare ma soprattutto che è necessario investire più risorse sulla salute mentale, occuparsi di più non solo di chi è malato ma anche delle famiglie, creare centri diurni che non siano solo parcheggi». Come ha commentato anche Amnesty riguardo alla sentenza, ciò che realmente serve è «una riforma dei servizi dedicati alla salute mentale».

«La sentenza della Corte di Cassazione restituisce alla famiglia di Andrea Soldi un minimo senso di giustizia e afferma che a Torino, il 5 agosto 2015, ebbe luogo, e non per la prima volta in situazioni del genere, una grave violazione dei diritti umani: un TSO illegittimo eseguito con una violenza ingiustificata, ingiustificabile e purtroppo letale. L’ennesimo caso in cui lo Stato si è abbattuto sulle fragilità anziché proteggerle» commenta Riccardo Noury, portavoce della ONG.

[di Valeria Casolaro]

Il MITE smentisce gli allarmi sull’emergenza energetica

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Il MITE (Ministero per la Transizione Ecologica) ha annunciato che “gli stoccaggi di gas procedono regolarmente secondo il piano stabilito dal governo in collaborazione con gli operatori e hanno raggiunto il 64% della capacità programmata”. La riduzione di circa il 30% delle forniture di gas annunciate da Gazprom per l’Italia saranno sostituite dalle altre forniture che il governo si è assicurato con il piano di diversificazione portato avanti negli ultimi mesi. Il governo mantiene, dunque, lo stato di pre-allerta, ma non è prevista l’attuazione di piani di emergenza energetici con misure di risparmio straordinarie, come erroneamente riportato da diversi quotidiani.

Francia, l’Assemblea Nazionale boccia la proroga del green pass per i viaggi

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Martedì sera i deputati dell’Assemblea Nazionale francese hanno votato l’eliminazione di un articolo chiave del disegno di legge sanitaria, l’art. 2, che prevedeva la possibilità di ripristinare il green pass per i viaggi da e verso l’estero in caso di necessità. La votazione ha visto 219 deputati favorevoli all’abolizione del pass per viaggiare, contro i 195 che vi si opponevano. Poco prima era stata bocciata anche l’ipotesi del mantenimento del green pass per i viaggiatori minorenni. Il disegno di legge è stato quindi ridotto essenzialmente all’art. 1, che prevede di continuare la raccolta di dati sanitari sui test di screening.

Il nuovo disegno di legge ha incontrato la ferrea opposizione di Rassemblement National (RN), il partito di Marine Le Pen, e di tutti i principali gruppi di sinistra (La France Insoumise, i comunisti e gli ecologisti). La proposta sancisce la scadenza al 1° agosto del “regime giuridico dello stato di emergenza sanitaria” e del “pass sanitario e vaccinale nella vita quotidiana dei francesi”, come sottolineato dal ministro della Salute François Braun, salvo la reintroduzione, in caso di necessità, di misure di contenimento dei contagi quali il green pass per effettuare viaggi al di fuori della Francia. Nel corso dei lavori preliminari in commissione il governo ha anche dovuto accettare la scadenza al 31 gennaio delle misure contenute nel disegno di legge, anziché al 31 marzo come inizialmente previsto. Il dibattito, iniziato lunedì 11 e proseguito nel pomeriggio di martedì 12 luglio, è stato sviaggi viaggi egnato da numerose tensioni e da inaspettati capovolgimenti della maggioranza, che hanno messo in luce le difficoltà di manovra del governo e della maggioranza relativa di cui dispone. RN, LR e numerosi parlamentari di sinistra hanno anche criticato il rifiuto del governo di reintegrare gli operatori sanitari sospesi perché non vaccinati, decisione definita da alcuni un «abuso di potere assurdo e senza precedenti».

[di Valeria Casolaro]

Al via il progetto italiano per ripulire i mari

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Si chiama Mo.Ri.net (Monitoraggio, censimento, raccolta e avvio al Riciclo delle reti fantasma: i pescatori protagonisti della salvaguardia del mare) ed è il progetto coordinato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) volto a contribuire al ripristino degli habitat marini compromessi. Mo.Ri.net ha preso ufficialmente il via a giugno 2022 e si concentra in Sardegna, nello specifico nelle aree marine protette dell’Isola dell’Asinara e di Capo Carbonara così come in alcune zone limitrofe. I rifiuti depositati in mare e che spesso rimangono a occupare i fondali rappresentano una delle problematiche più devastanti e difficili da fronteggiare sia dal punto di vista della prevenzione che della risoluzione. Motivo per cui l’ISPRA non solo intende agire in modo concreto raccogliendo e gestendo i rifiuti marini, ma coinvolgendo in modo diretto i pescatori. Mo.Ri.net prevede  un intenso lavoro di sensibilizzazione sul tema, con svariate attività divulgative. Adottare un approccio “ecosistemico” è alla base del nuovo progetto appena avviato dall’ISPRA con l’università di Siena e il Nucleo Carabinieri Subacquei di Cagliari come partner.

Attraverso campagne a bordo di pescherecci e immersioni subacquee ha preso il via la prima parte del Mo.Ri.net, che con indagini oceanografiche e analisi prevede innanzitutto di monitorare e censire i rifiuti marini. I rifiuti galleggianti e depositati sul fondo marino hanno un grave impatto ambientale e danneggiano l’ecosistema e gli habitat, minacciando specie protette. Quando possibile ne avverrà la rimozione grazie anche all’azione dei pescatori e dei carabinieri subacquei e se idonei al riciclo i rifiuti marini avranno una seconda vita, passaggio in mano al Consorzio PolieCo (Consorzio Nazionale per il Riciclaggio di Rifiuti di Beni in Polietilene). Se impossibili da recuperare invece, i rifiuti raccolti saranno avviati verso un corretto processo di smaltimento. Ora che il progetto è teoricamente strutturato e il primo capitolo pratico ha preso il via, seguiranno azioni concrete di rimozione di rifiuti plastici, reti fantasma, attrezzi da pesca persi o abbandonati, fino ad arrivare alla divulgazione di un efficace piano operativo finalmente in linea con il rispetto ambientale, anche attraverso l’introduzione di misure innovative per la pesca.

Il progetto Mo.Ri.net è interno al Bando del Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e per la Pesca (FEAMP) e vede il finanziamento di 460.600 euro per la durata di 18 mesi. Il FEAMP rappresenta uno dei “Cinque fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE) che si integrano a vicenda e mirano a promuovere una ripresa basata sulla crescita e l’occupazione in Europa”. In quanto uno degli strumenti ideati dalla Commissione Europea nella Strategia Europa 2020, il FEAMP mira alla realizzazione degli obiettivi di crescita intelligente, sostenibile e inclusiva nel rispetto delle linee stabilite dalla Politica Comune della Pesca e dalla Crescita Blu.

[di Francesca Naima]

Sri Lanka, l’ex presidente abbandona il Paese: dichiarato lo stato di emergenza

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Gotabaya Rajapaksa, presidente dello Sri Lanka, è fuggito alle Maldive poche ore prima di annunciare le dimissioni: a renderlo noto è l’ufficio del premier Ranil Wickremesinghe. Ciò non è tuttavia bastato a placare i manifestanti, che nella giornata di sabato hanno preso d’assalto le residenze del premier e del presidente dichiarando che continueranno ad occuparle fino a quando tutti i massimi dirigenti non se ne saranno andati. Il primo ministro, che ha annunciato l’intenzione di rassegnare anch’egli le dimissioni una volta che si sarà insediato il nuovo governo, ha dichiarato lo stato di emergenza in tutto il Paese.

Martedì 12 luglio

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7.00 – Spazio, pubblicate le prime immagini del James Webb Space Telescope: ritratte una Nebulosa e un gruppo di galassie.

10.45 – Kiev, il Consiglio dei ministri dell’Unione europea approva un prestito da un miliardo di euro.

11.30 – Mosca, portavoce Esteri: «Siamo sull’orlo di un conflitto tra potenze nucleari»

12.00 – Taxi, continuano le proteste in tutta Italia in vista dello sciopero del 20 e 21 luglio.

16.30 – Pentagono, ucciso il capo dell’ISIS in Siria.

16.45 – Draghi: “Stiamo lavorando sul salario minimo”.

19.00 – Violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, i 105 imputati sono stati rinviati a giudizio.

Taxi, continuano gli scioperi in Italia

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Cinque rappresentanti dei tassisti si sono incatenati davanti a Palazzo Chigi per protestare contro l’articolo 10 del disegno di legge Concorrenza, che secondo le organizzazioni sindacali aprirebbe alla liberalizzazione del trasporto pubblico, a vantaggio delle multinazionali. A Napoli, circa 500 taxi hanno occupato piazza del Plebiscito, mentre a Milano il servizio è risultato introvabile per tutta la mattinata. Ieri, le associazioni dei lavoratori hanno annunciato un ulteriore sciopero da 48 ore, previsto per il 20 e 21 luglio.

In Argentina esplode la rabbia contro il governo e il Fondo Monetario Internazionale

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Sabato scorso migliaia di manifestanti sono scesi nelle strade di Buenos Aires contro il caro-vita, l’inflazione e gli accordi firmati dal governo con il Fondo Monetario Internazionale (FMI). L’intesa, raggiunta lo scorso marzo, prevede il rifinanziamento del debito nazionale in cambio di una serie di misure di austerità, tra cui il congelamento del salario statale, la riduzione della spesa pubblica e del disavanzo. A queste si aggiunge poi l’aumento dei tassi di interesse, che nelle intenzioni governative dovrà contenere l’inflazione, arrivata nel 2022 al 60% (record degli ultimi trent’anni). Il pacchetto di misure – non definito nei dettagli a marzo – è stato annunciato ieri da Silvina Batakis, il nuovo ministro dell’Economia che la scorsa settimana ha sostituito il dimissionario Martín Guzmán, tra i più attivi nell’accordo di marzo. Gli argentini temono la ripetizione di una storia vissuta tra la fine del XX secolo e l’inizio del XXI secolo, quando il paese subì un collasso economico e sociale e si indebitò con il FMI.

Negli ultimi anni, l’Argentina ha vissuto diversi default – la condizione in cui si trovano gli stati che non riescono a ripagare i debiti contratti – e crisi economiche. Nel 2018, l’ex presidente Mauricio Macri ha chiesto al Fondo Monetario Internazionale un prestito da 57 miliardi di dollari. La pandemia da Covid-19 ha aggravato il già precario equilibrio dell’economia argentina, portando il governo e il nuovo presidente Alberto Fernández a chiedere la ristrutturazione del debito, cioè la modifica delle condizioni per la sua restituzione. Così a marzo 2022, dopo quasi due anni di trattative, è stato raggiunto un accordo col Fondo Monetario Internazionale: la sospensione della rata da 700 milioni di dollari che il governo avrebbe dovuto restituire da lì a poco e il congelamento dei pagamenti futuri (che dovranno avvenire tra il 2026 e il 2034) in cambio della riduzione del rapporto tra deficit pubblico, il disavanzo annuale tra entrate e uscite di uno stato, e Prodotto Interno Lordo (PIL), passando dall’attuale 2,5% a 0,9% entro il 2024. Capendo la natura delle misure da realizzare per raggiungere gli obiettivi tracciati dall’organizzazione internazionale nata nel 1945, diversi funzionari pubblici, gruppi di manifestanti e membri del Congresso – appartenenti alle fila dell’opposizione e non – hanno protestato.

«Questo è un accordo che significa veramente consegnare, adeguare e sottomettere il paese. E quando diciamo il paese, in realtà, intendiamo i lavoratori, i settori popolari, le baraccopoli e le persone che saranno colpite per molti anni», ha dichiarato Guillermo Pacagnini, segretario generale dell’Associazione sindacale dei professionisti della salute della provincia di Buenos Aires, in seguito alla conclusione dei lavori del Congresso a marzo. Dopo le proteste della popolazione nella capitale, avvenute sabato scorso, il nuovo ministro dell’Economia Silvina Batakis – dal profilo tecnico e non politico – ha ribadito in conferenza stampa la volontà dell’Argentina di onorare l’accordo col Fondo Monetario Internazionale e pertanto ha presentato un pacchetto di misure volto a raggiungere gli obiettivi tracciati dall’organizzazione. Tra queste, c’è il congelamento dei nuovi incarichi nel settore pubblico e un controllo delle spese del Tesoro «secondo la reale proiezione della cassa». La riduzione della spesa pubblica allarma i cittadini soprattutto per il futuro delle tariffe dei servizi pubblici, congelate di fatto dal 2018: ad oggi, gli argentini pagano in media per il consumo mensile di gas il costo di tre litri di latte confezionato. Al riguardo, Batakis ha annunciato che in settimana entrerà in vigore una segmentazione delle tariffe in base al reddito, proposta in passato dal suo predecessore e bloccata dalle forze di sinistra del governo.

[di Salvatore Toscano]

Coprifuoco e più carbone: Draghi mette a punto il piano di emergenza per l’energia

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Sull’onda del crescente timore di un eventuale stop definitivo all’erogazione del gas verso l’Europa da parte della Russia, il governo Draghi starebbe lavorando ad un piano di emergenza da attivare in inverno in caso di chiusura dei rubinetti. A riportare l’indiscrezione sono diversi quotidiani nazionali, secondo cui il piano prevedrebbe non solo interventi sul riscaldamento domestico e sull’illuminazione nelle città, ma anche un maggiore utilizzo delle centrali a carbone e l’ipotesi coprifuoco per uffici pubblici, negozi e locali.

L’Italia al momento è in stato di pre-allarme, il primo di tre livelli emergenziali. Come sottolineato dal quotidiano La Repubblica, però, se si dovesse entrare effettivamente in fase d’emergenza, fino a quando il gas russo non dovesse essere sostituito da forniture provenienti da altri paesi produttori verrebbero attuate tutta una serie di misure. Tra queste, innanzitutto il maggior utilizzo delle centrali a carbone per la produzione di elettricità – la cui chiusura era prevista per il 2025 e che nelle ultime settimane hanno già coperto l’8% di fabbisogno di energia elettrica – oltre alla interruzione per un periodo limitato delle forniture alle industrie più energivore, come cementifici ed acciaierie.

Da citare poi la riduzione dei consumi: ai limiti già imposti alle temperature negli uffici pubblici, che non potranno essere superiori ai 19 gradi di inverno e inferiori ai 27 d’estate fino al 30 aprile 2023, potrebbero aggiungersi quelli relativi alle abitazioni e agli uffici privati, cui si potrebbe chiedere di ridurre di 2°C la temperatura dei termosifoni. Vi sarebbe poi la fissazione di paletti relativi alle ore di accensione durante la giornata, mentre per quanto concerne la questione illuminazione pubblica dovrebbero essere spenti i lampioni sulla rete stradale cittadina ed extra-urbana, così come dovrebbe scattare il “coprifuoco” per l’illuminazione di monumenti ed edifici storici.

Il concetto di “coprifuoco” dunque sembrerebbe tornare ad essere al centro delle misure imposte dal governo, e non consisterebbe solo in uno stop all’illuminazione ma anche in vere e proprie chiusure anticipate. Secondo quanto riportato dal quotidiano Il Messaggero, infatti, in casi estremi gli uffici pubblici potrebbero dover chiudere alle 17:30, i negozi alle 19:00 ed i locali alle 23:00. I fantasmi del passato quindi sembrano riaffiorare, con alcune delle restrizioni già imposte durante l’emergenza sanitaria che potrebbero tornare ad essere attuali sull’onda di una nuova emergenza, quella energetica.

[di Raffaele De Luca]