Home Blog Pagina 1919

Otto ragazzi su dieci trascorrono 2 mesi all’anno sui social network

0

Otto ragazzi su dieci, tra gli 11 e i 18 anni, trascorrono 2 mesi all’anno sui social network, cioè 4 ore al giorno. Il 52% di loro ha tentato di ridurre il tempo di permanenza sulle piattaforme, ma senza risultati e il 33% definisce l’utilizzo che fa dello smartphone “eccessivo”. Questo è quanto emerso dalla ricerca, condotta durante la pandemia, dall’Osservatorio scientifico della no profit ‘Social Warning-Movimento Etico Digitale’. Secondo lo studio, inoltre, i ragazzi sbloccano lo smartphone in media 120 volte al giorno per utilizzarlo ed un ragazzo su due dichiara che gli capita di rispondere male o alzare la voce se disturbato. Il 40% degli intervistati dichiara di perdere ore di sonno perché connesso, anche di notte, tramite smartphone, console o pc.

Per curare la dipendenza digitale, spiega Davide Dal Maso, fondatore della no profit autrice della ricerca, le soluzioni sono due: sviluppare consapevolezza e promuovere progetti di educazione digitale, che permettano spunti di riflessioni e azioni pratiche nelle famiglie (controllo del tempo di utilizzo, stabilire in casa delle ‘no smartphone zones’…). L’associazione, in 2 anni di lavoro e con 150 volontari, ha raggiunto oltre 35.000 ragazzi e 13.000 genitori, sensibilizzandoli sul tema.

Clima, il futuro del nostro pianeta è in mano a Usa e Cina

0

Se Pechino e Washington rispetteranno alla lettera l’Accordo sul Clima di Parigi, il riscaldamento globale nel 2100 sarà di 2.1°C. Questo lo scenario più ottimista previsto dal Climate Action Traker, il team composto da Climate Analytics e New Climate Institute che monitora il grado di ambizione climatica dei paesi aderenti alla Cop21. Se così fosse, l’aumento della temperatura media del pianeta sarebbe di appena un decimo di grado superiore alla soglia critica fissata dall’Accordo (2°C).

I presupposti fanno ben sperare. La Cina, infatti, ha promesso la neutralità climatica del paese entro il 2060 e il Piano Clima annunciato dal prossimo presidente americano, Joe Biden, rappresenta un chiaro segnale di svolta. Un cambio di rotta significativo quindi: lo scorso anno, gli analisti avevano previsto che la soglia dei 2°C sarebbe stata superata entro il 2053 e che la temperatura del pianeta sarebbe aumentata di 3.2°C entro il 2100, lasciando spazio agli scenari più catastrofici.

Covid, l’annuncio di Putin: via alla vaccinazione di massa in Russia

0

Il presidente russo Vladimir Putin ha dato il via dalla fine della prossima settimana alla vaccinazione di massa contro il Covid-19 in Russia. Secondo alcuni risultati precedentemente riportati, il vaccino “Sputnik V” è efficace al 92% nel proteggere le persone dal Covid-19. Sono tuttora in corso prove in Russia per valutarne la sicurezza e l’efficacia, i primi ad essere vaccinati saranno i medici e i docenti.

Il commento di Putin è arrivato poche ore dopo il Regno Unito, il quale sarà il primo paese a sperimentarlo. “Siamo d’accordo, dalla prossima settimana inizieremo la vaccinazione di massa, mettiamoci già al lavoro” ha dichiarato Putin al vice primo ministro Tatiana Golikova.

 

Glifosato in 7 marchi di spaghetti su 20, lo svela un’indagine

0

Trovate tracce di glifosato in sette noti marchi di spaghetti italiani. A rivelarlo, un’indagine condotta da “Il Salvagente”. Le analisi di laboratorio sono state condotte su 20 differenti marche ed hanno portato a rinvenire tracce dell’erbicida nelle seguenti sette: Lidl combino, Divella, Garofalo, Esselunga, Agnesi, Eurospin Tre Mulini e Rummo. 

Il glifosato è un erbicida ampiamente utilizzato in agricoltura intensiva, classificato come probabile cancerogeno dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC). Spesso, ma non sempre, la sua presenza nei prodotti agroalimentari è associata all’import di grano dall’estero, Canada in particolare. La stessa rivista che ha condotto le analisi ha denunciato, infatti, che l’import di grano duro dal Canada toccherà, a fine 2020, la cifra record di 1,1 miliardi di chili. 

L’Onu ha appena riconosciuto il valore medico della cannabis

0

Con un voto storico l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha riconosciuto le proprietà mediche e terapeutiche della cannabis. Il voto si è tenuto questa mattina a Vienna da parte della Commissione sugli stupefacenti, l’organo esecutivo dell’ONU sulla politica delle droghe. Il voto è passato con la maggioranza semplice dei 53 stati membri della Commissione. Quasi tutti gli Stati dell’Unione Europea – con l’eccezione dell’Ungheria – e molti Stati delle Americhe hanno votato a favore, mentre la maggioranza dei Paesi dell’Asia e dell’Africa si è opposta.

La cannabis è stata depennata dalla Tabella IV della Convenzione Unica sugli stupefacenti del 1961, quella all’interno della quale sono inseriti le sostanze stupefacenti “particolarmente dannose e di valore medico o terapeutico estremamente ridotto”, il che significa che l‘utilità medica di questa pianta è ufficialmente riconosciuta.

Nel mondo ci sono ancora più di 40 milioni di persone ridotte in schiavitù

0

Si stima che al giorno d’oggi circa 40,3 milioni di persone vivano in una condizione di schiavitù. Considerando che tra il quindicesimo e il diciannovesimo secolo erano circa 13 milioni, le cifre si sono triplicate. L’Organizzazione internazionale del lavoro ha dichiarato che donne e ragazze rappresentano circa il 71% delle vittime della moderna schiavitù. I bambini, invece, il 25%, per un totale di circa dieci milioni. Di quei 40,3 milioni di individui, quasi 25 milioni sono costretti ai lavori forzati, sotto minaccia e contro la propria volontà. Altre 15,4 milioni di persone, invece, sono costrette costrette a matrimoni forzati. Senza dimenticare che altri 4,8 sono sfruttati sessualmente. La maggior parte di loro è vittima di un lavoro che si svolge nel privato. Dalla pulizia delle case alla produzione di vestiti, dalla raccolta di frutta e verdura alla costruzione di strutture dedicate a giochi sportivi.

Cosa vuol dire parlare di schiavitù nel 2020? Secondo l’organizzazione Anti-slavery international, che lotta per l’abolizione della schiavitù, oggi una persona viene considerata in schiavitù per diversi motivi. Se è costretta a lavorare contro la sua volontà, ad esempio, se deve sottostare alle regole di uno sfruttatore, se è trattata o commercializzata come fosse un oggetto. Geograficamente la schiavitù moderna è più diffusa in Africa, seguita dall’Asia. Secondo il Global slavery index la Corea del Nord detiene il record assoluto: 104,6 persone in schiavitù ogni mille. In Europa, invece, al primo posto c’è la Grecia, con 8 schiavi ogni mille. La schiavitù è un grande affare che genera globalmente 150 miliardi di dollari all’anno di profitti. Quasi la metà provenienti dai paesi più sviluppati, compresa l’Europa.

Il 2 dicembre del 1949 l’Assemblea generale dell’ONU approvava la repressione del traffico di persone e dello sfruttamento della prostituzione. A distanza di più di 70 anni, è sempre più importante ricordare la giornata internazionale per l’abolizione della schiavitù.

Hong Kong: condannato a 13,5 mesi di carcere il leader degli attivisti pro-democrazia

0

Joshua Wong, uno tra i più noti attivisti pro democrazia di Hong Kong, è stato condannato a 13,5 mesi di carcere per aver guidato una manifestazione illegale,  davanti al quartier generale della Polizia della città, nel 2019. Secondo i media locali anche altri due attivisti, Agnes Chow e Ivan Lam, sono stati condannati rispettivamente a 10 e 7 mesi di reclusione. 

La protesta incriminata si è svolta a giugno dello scorso anno ed ha visto migliaia di persone protestare contro l’eccessiva forza usata dalla Polizia sui manifestanti e contro un disegno di legge, successivamente ritirato. L’incarcerazione del trio, noto per la sua difesa della democrazia a Hong Kong, arriva mentre Pechino rafforza il controllo sulla città, dopo mesi di proteste antigovernative. A giugno di quest’anno, infatti, ha imposto una legge radicale sulla sicurezza nazionale per reprimere i dissensi. 

Facebook e YouTube sotto accusa: applicano la censura per compiacere governi autoritari

0

Di recente Amnesty International ha accusato Facebook e YouTube di sottostare al potere dei regimi autoritari. Le due piattaforme sarebbero incriminate di mostrarsi complici della repressione da parte dello Stato vietnamita nei confronti della popolazione. Il Vietnam è un mercato redditizio sia per Facebook che per Google. Nel 2018, il reddito di Facebook dal paese è stato di quasi 1 miliardo di dollari, circa un terzo di tutte le entrate dal sud-est asiatico. È nel loro interesse, quindi, conservare un certo tipo di rapporto con le forze che lo governano. Allo stesso modo Google ha guadagnato 475 milioni di dollari grazie alla pubblicità su YouTube. Nella prima metà del 2020, Facebook ha operato 834  restrizioni contenuti. Un aumento significativo rispetto ai sei mesi precedenti. Secondo Amnesty, ciò è dovuto agli sforzi dell’autorità vietnamita per mettere a tacere qualsiasi tipo di dissenso.

Un atteggiamento di questo tipo potrebbe avere ripercussioni globali: altri governi repressivi potrebbero adottare strategie simili. Come nel caso della Thailandia. Qui, negli ultimi mesi, Facebook ha accolto le richieste del governo di bloccare l’accesso alla piattaforma a un gruppo popolare di 1 milione di membri che aveva criticato la monarchia. Nonostante le importanti riforme economiche in Vietnam, il partito al governo mantiene una stretta presa sui media, collocando il paese al 175esimo posto su 180 nell’indice della libertà di stampa mondiale.

La guerra in Yemen ha già causato 233.000 morti

0

Il conflitto nello Yemen si è intensificato quest’anno ed ha causato circa 233.000 morti, di cui 131.000 per cause indirette (fame, igiene…). Lo ha dichiarato l’OCHA (ufficio Onu per gli affari umanitari) durante la sua ultima panoramica globale.

Il mese scorso il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha avvertito che nello Yemen c’era il pericolo di un imminente carestia. Per questo motivo, l’OCHA martedì, ha lanciato un appello umanitario, chiedendo 35 miliardi di dollari per il Paese. Inoltre, l’inviato speciale, Martin Griffiths, ha mediato tra le parti in guerra, chiedendo loro di “prendere una decisione finale” per attuare un cessate il fuoco a livello nazionale. Verranno adottate misure specifiche per migliorare la vita degli yemeniti e la ripresa del processo politico per raggiungere una pace duratura.

La complessa guerra civile dello Yemen è iniziata nel 2015, portando al collasso una popolazione già impoverita. Nel 2020 la violenza si è intensificata e le difficoltà si sono aggravate: piogge torrenziali, crisi del carburante, Covid-19 e infestazioni di locuste che hanno causato danni e perdite per oltre 222.000 dollari tra colture, animali e bestiame.

Caso Regeni: l’Egitto non collaborerà con la procura italiana

0

L’Egitto non collaborerà con l’Italia sul caso Giulio Regeni, ricercatore italiano scomparso il 25 gennaio 2016, mentre lavorava al Cairo. Lo ha confermato lunedì, un documento congiunto tra il procuratore capo di Roma, Michele Prestipino, e l’omologo del Cairo, Hamada Al Sawi, che spiega le posizioni divergenti delle due procure. Il processo romano si svolgerà quindi senza la collaborazione dei magistrati egiziani, che hanno invece deciso di procedere autonomamente, nei confronti di chi rubò gli effetti personali di Giulio; l’accusa nei confronti dei 5 agenti della National Security (servizio segreto civile egiziano) sarà semplicemente di furto. La procura del Cairo, infatti, ha valutato che non ci fossero «prove sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio».

Roma ha chiuso la sua inchiesta ed i 5 accusati  saranno processati per aver rapito, torturato ed ucciso Giulio Regeni. “Se da un lato apprezziamo la determinazione dei nostri procuratori che hanno saputo concludere le indagini, senza farsi fiaccare né confondere dai tentativi di depistaggio egiziani”, hanno comunicato lunedì i genitori di Giulio, “dall’altro, non possiamo che stigmatizzare di nuovo la costante e plateale assenza di collaborazione da parte del regime». Per questo motivo Paola e Claudio Regeni, insieme al loro avvocato Alessandra Ballerini, continuano a chiedere il ritiro dell’ambasciatore italiano in Egitto.