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Francia, non si fermano le proteste contro la “legge di sicurezza globale”

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I francesi continuano a protestare contro la controversa proposta di legge sulla sicurezza, nonostante il parlamento abbia assicurato di volerla riscrivere. Le manifestazioni si sono svolte di nuovo ieri in quasi 100 città francesi, tra queste Marsiglia, Montpellier, Parigi, Lione e Nantes. Hanno partecipato circa 130.000 persone (anche i gilet gialli, già manifestanti contro le difficoltà economiche del 2018-2019) ed almeno 22 sono state arrestate. Le proteste sono state generalmente pacifiche, tuttavia alcuni gruppi manifestanti si sono scontrati con la polizia e 23 agenti sono rimasti feriti.

La proposta di legge sulla sicurezza (in particolare l’Articolo 24), da subito molto criticata, vieta di filmare poliziotti e di diffonderne i video “con intenzioni malevole”. È stata approvata all’inizio della settimana alla Camera ed è in attesa di essere ridiscussa. Per cercare di placare le critiche, il governo aveva chiarito che giornali e televisioni avrebbero potuto continuare a mostrare le immagini degli agenti di polizia senza dover oscurarne i volti. Gli aggiustamenti del governo non hanno disinnescato le critiche, poiché negli ultimi giorni, 4 agenti di polizia francesi hanno pestato Michel Zecler, produttore di musica, senza evidente motivazione. I poliziotti sono stati sospesi ed incriminati per il pestaggio e la discriminazione razziale.

Un satellite giapponese sta portando sulla Terra della polvere spaziale

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L’ultima volta che Hayabusa2 – il cui nome significa falco in giapponese – è stata vista ad occhio nudo, Barack Obama era presidente degli Stati Uniti. Sei anni e tre giorni dopo l’inizio della sua missione, la navicella spaziale giapponese lancerà una capsula nell’entroterra australiano trasportando frammenti di asteroidi incontaminati che gli scienziati ritengono potrebbero far luce sulla formazione del sistema solare e sulle origini della vita.

Quando raggiungerà i cieli sopra Woomera, nell’Australia meridionale, nelle prime ore di domenica 6 dicembre, la sonda avrà completato un viaggio di andata e ritorno di circa 6 miliardi di km. “Il velivolo senza pilota rilascerà la capsula da un’altezza di circa 220.000 km”, ha dichiarato la Japan Aerospace Exploration Agency (Jaxa).

La capsula, protetta da uno scudo termico, si trasformerà in una palla di fuoco durante il rientro nell’atmosfera terrestre a 200 km dal suolo. A circa 10 km da terra si aprirà un paracadute e, se tutto va come previsto, la capsula invierà segnali indicanti la sua posizione a terra.

L’operazione di domenica segnerà il culmine di una missione da 30 miliardi di yen iniziata quando Hayabusa2, lasciò il centro spaziale di Tanegashima nel sud-ovest del Giappone nel dicembre 2014. Una delle fasi critiche della missione avvenne a febbraio dello scorso anno, quando atterrò brevemente sull’asteroide chiamato Ryugu e sparò un minuscolo proiettile di tantalio sulla superficie dell’asteroide per sollevare la polvere per la raccolta. Cinque mesi dopo, raggiunse il primato mondiale quando atterrò una seconda volta per raccogliere frammenti di roccia e terreno da sotto la superficie dell’asteroide di 4,6 miliardi di anni.

Jaxa crede che quei campioni sotto la superficie contengano carbonio e materia organica che, essendo stati schermati dalle radiazioni spaziali e da altri fattori ambientali, si trovano nello stesso stato in cui si trovavano quando si è formato il sistema solare.

 

Cina, 18 morti in miniera per fuga di monossido di carbonio

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Diciotto minatori sono stati trovati morti e cinque risultano dispersi. Venerdì 4 dicembre, c’è stata una fuga di monossido di carbonio in una miniera di carbone a Diaoshuidong, nel comune di Chongqing. Per il momento solo una persona è stata messa in salvo. Secondo quanto riferito dalla Bbc, la miniera si trova a sud-ovest della Cina.

In base a quanto rilevato dalle telecamere, la fuga di gas è avvenuta mentre i minatori stavano smontando dei macchinari in profondità. La miniera era già stata chiusa due mesi fa: lo scorso settembre, 16 minatori erano stati trovati morti in una miniera nella periferia di Chongqing a causa di un nastro trasportatore che ha preso fuoco. Nel dicembre del 2019, un’esplosione in una miniera di carbone nella provincia di Guizhou aveva ucciso 14 persone.

Inquinamento, energia e spiagge: l’Italia colleziona procedure d’infrazione UE

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L’Europa rimprovera l’Italia, di nuovo. Tra le procedure d’infrazione ricevute negli ultimi 2 giorni, quella sulle spiagge, sull’energia e quella sull’inquinamento delle acque da nitrati. Ma non è tutto: la commissione sta procedendo anche contro l’abuso dei contratti a tempo determinato nel settore pubblico, la sicurezza delle gallerie e la chiusura del mercato dei telepedaggi.

A proposito delle spiagge, la Commissione ha fatto partire una seconda procedura (la prima fu nel 2016). Secondo Bruxelles gli Stati devono garantire che le autorizzazioni a sfruttare le spiagge, “siano rilasciate per un periodo limitato”, per “fornire a tutti la possibilità di competere”. Tuttavia, l’Italia oltre a non attuare la sentenza della Corte, ha prorogato le autorizzazioni fino al 2033

Quanto all’efficienza energetica, la commissione Ue ha inviato una lettera di messa in mora (primo passo della procedura d’infrazione) per non aver presentato la strategia di ristrutturazione degli edifici per la promozione dell’efficienza energetica. I termini legali per la presentazione dei piani nazionali scadevano il 10 marzo 2020, ora l’Italia ha 2 mesi di tempo per rispondere.

Per l’inquinamento da nitrati la commissione Europea ha inviato una seconda lettera di messa in mora (la prima fu nel 2018), per il mancato rispetto della direttiva che previene l’inquinamento delle acque. In particolare, l’Italia ha accorciato il periodo annuale in cui è vietato l’uso dei fertilizzanti e non ha provveduto a rivedere i programmi d’azione regionali. Anche in questo caso, il nostro Paese avrà 2 mesi di tempo per rispondere.

L’Italia spenderà 5 miliardi di euro per comprare degli aerei spia high-tech

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L’Italia avrà la più grande flotta di aerei da spionaggio elettronico d’Europa. Il governo italiano ha deciso di acquistare altri otto jet Gulfstream G-550 dotati di sistemi di spionaggio da Stati Uniti e Israele, in aggiunta ai due già in servizio. I velivoli saranno in grado di individuare, analizzare e disturbare qualsiasi impulso su un’area vastissima. Il costo di un aereo è di circa 60 milioni di euro, mentre quello dei sistemi di spionaggio supera i 400 milioni per ciascuno. Al momento sono stati stanziati 1.223 milioni, che basteranno per soli due velivoli completi: gli altri sei resteranno in attesa dei fondi per attrezzarli. Il costo finale dell’operazione dovrebbe aggirarsi sui cinque miliardi.

Finora, la politica estera italiana non ha preso posizioni decise nelle crisi del Mediterraneo. Ma il governo ha sottolineato la «trasversalità e imprevedibilità delle future minacce, quella terroristica in primo luogo, ma anche l’utilizzo di armi di distruzione di massa e l’instabilità regionale». Il programma, presentato dal governo Conte due settimane fa, mira quindi a rafforzare l’attività di intelligence nel Mediterraneo in previsione di minacce future.

 

Un terzo dei siti patrimonio dell’umanità sono in grave pericolo

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Il cambiamento climatico, minaccia 11 dei 16 (68%) siti australiani del patrimonio mondiale; più del doppio di una tendenza globale del 33%. Lo afferma l’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) nel suo ultimo rapporto, definendo il cambiamento climatico la minaccia più concreta per il fenomeno marino australiano e non. A seguito degli eventi di sbiancamento dei coralli del 2016, 2017 e 2020, infatti, la Grande Barriera Corallina ha avuto un drastico calo. L’IUCN ha anche abbassato la valutazione di 4 aree del patrimonio mondiale australiano: le Blue Mountains, le foreste pluviali del Gondwana, Shark Bay e la costa di Ningaloo.

L’IUCN è il consulente ufficiale sulla natura del Comitato del patrimonio mondiale dell’UNESCO. Il suo rapporto utilizza le opinioni di esperti internazionali che considerano i valori naturali dei siti del patrimonio mondiale, valutando al contempo quanto siano ben protetti dalle minacce attuali e future.

La Danimarca ha deciso di mettere fine alla ricerca di petrolio e gas

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La Danimarca ha deciso di porre fine all’esplorazione di giacimenti di petrolio e gas. Giovedì sera il Parlamento danese ha votato per cancellare le future concessioni di licenze per l’esplorazione e la produzione di petrolio e gas nella parte danese del Mare del Nord. Le 55 piattaforme petrolifere e gasifere già esistenti in Danimarca, sparse in 20 giacimenti, potranno continuare le operazioni di estrazione. Ma la decisione di terminare la ricerca di nuovi giacimenti è parte di un piano per eliminare gradualmente l’estrazione di combustibili fossili entro il 2050.

Nel 2019 la Danimarca ha prodotto l’equivalente di 103.000 barili di petrolio e gas al giorno. Il Paese è attualmente il più grande produttore di petrolio dell’Unione Europea. Questa è la ragione per cui, secondo il ministro del clima danese Dan Jorgensen, la decisione avrà grande risonanza mondiale.

Facebook, nuova stretta sul Covid: censura per tutte le notizie non verificate

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Facebook ha annunciato che rimuoverà i post contenenti “affermazioni ingannevoli” sui vaccini Covid-19. Saranno eliminati tutti i post che contengono le “affermazioni screditate o contraddette” da gruppi sanitari tra cui lOrganizzazione mondiale della sanità, la Food and Drug Administration degli Stati Uniti e i Centers for Disease Control and Prevention. Saranno inoltre eliminate anche le “false affermazioni secondo cui i vaccini Covid-19 contengono microchip o qualsiasi altra cosa che non sia nell’elenco ufficiale degli ingredienti del vaccino”.

Il social network in passato aveva già adoperato sistemi per screditare le notizie non verificate su altri tipi di vaccino (come quello per l’antipolio in Pakistan o quello contro il morbillo nelle Samoa), declassandole e rendendole meno visibili nei feed di notizie delle persone. Ora per la prima volta ne annuncia l’eliminazione.

 

Suolo, un quarto del territorio italiano è degradato

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Un quarto del suolo italiano è degradato e la tendenza è al peggioramento, lo rivelano dei rilevamenti condotti da Ispra a partire dal 2012. Gli indicatori utilizzati indicano una tendenza negativa, specie in quelle regioni che negli ultimi anni sono state interessate da processi più intensi di crescita urbana. Ad allarmare, la Sicilia, la regione che a Sud riporta gli indicatori peggiori relativamente allo stato di salute dei suoli. A Nord, preoccupa invece il Veneto, “che – come riporta Legambiente – sta scontando gli effetti dell’onda lunga del consumo di suolo dovuto a crescita di infrastrutture e insediamenti”. In generale, la situazione appare critica in tutti quei settori in cui l’agricoltura è condotta in modo intensivo. In tutta Italia il suolo degradato rappresenta il 24,37% del totale, con punte del 26,8% nel nord-ovest del Paese.

I dati sono stati diffusi oggi nell’ambito del progetto europeo Soil4Life, in occasione della Giornata Mondiale del Suolo che si terrà domani 5 dicembre. Un evento commemorativo nato dalla necessità di focalizzare l’attenzione su un problema che attanaglia ormai tutto il pianeta. Il suolo è una risorsa non rinnovabile da cui dipende la qualità della vita delle società umane e l’intera biodiversità. Solo in Italia nel 2019, al ritmo confermato di 2 metri quadrati al secondo, sono stati sigillati altri 57 km quadrati di suolo, e il suo consumo è solo la punta dell’iceberg.

 

Africa, la malaria continuerà ad uccidere molto più del coronavirus

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In Africa si muore più di malaria che di SARS-CoV-2. Lancia l’allarme l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nel suo ultimo rapporto World malaria report. In particolare ha sottolineato che la crisi sanitaria causata dalla pandemia da Covid-19, ha aggravato le difficoltà di fronte alla malattia (prima in calo). Il rapporto rileva, ad esempio, che un‘interruzione del 10% nell’accesso a cure antimalariche efficaci, nell’Africa subsahariana, potrebbe portare a 19.000 decessi aggiuntivi. Una sospensione del 25% e del 50% potrebbe provocarne rispettivamente altri 46.000 e 100.000. Solo nel 2019 la malaria ha provocato 409.000 decessi in tutto il mondo (di cui il 67% bambini con meno di 5 anni), principalmente in Africa.

La malaria umana è una malattia causata da protozoi parassiti, trasmessi all’uomo da zanzare femmine infette, del genere Anopheles. Attualmente risulta diffusa principalmente in zone tropicali e subtropicali. L’Oms la definisce come una malattia seria, ma prevenibile e curabile se diagnosticata tempestivamente e trattata con farmaci adeguati.