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Covid: farmaco antivirale blocca il virus in 24 ore nei furetti

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Il Molnupiravir (MK-4482/EIDD-2801), nuovo farmaco antivirale sviluppato contro l’influenza, blocca la trasmissione del SarsCoV2 nei furetti in sole 24 ore. Attuale è ancora in fase di sperimentazione, è facilmente assumibile per via orale. In base allo studio pubblicato sulla rivista Nature Microbiology dai ricercatori della Georgia State University, nel caso in cui venissero confermate le potenzialità del farmaco anche nell’uomo, potrebbe diventare uno strumento per frenare la progressione della malattia, ridurre il tempo di isolamento dei pazienti e spegnere rapidamente i focolai locali.

“Avevamo già notato che MK-4482/EIDD-2801 ha un ampio spettro d’azione contro i virus respiratori a Rna e che la somministrazione per via orale negli animali infetti riduce di diversi ordini di grandezza la quantità di particelle virali liberate, diminuendo drasticamente la trasmissione”, spiega il coordinatore dello studio, Richard Plemper. I ricercatori hanno pensato di testarlo sui furetti, modelli animali perfetti per studiare la trasmissione dell’infezione “perché diffondono facilmente il virus SarsCoV2 anche se la maggior parte non sviluppa sintomi severi, proprio come accade nelle persone giovani adulte”, precisa il co-autore dello studio, Robert Cox.

I furetti sono stati quindi infettati con SarsCoV2 e appena hanno iniziato a emettere particelle virali dal naso, sono stati trattati con Molnupiravir. “Quando li abbiamo messi in gabbia con furetti sani, non si è verificata alcuna infezione“, afferma il ricercatore Josef Wolf. Al contrario, i furetti infettati e trattati con placebo hanno contagiato tutti i compagni di gabbia sani.

 

Egitto, nessuna giustizia: Patrick Zaki resta in carcere

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Patrick Zaki dovrà restare in carcere altri 45 giorni. È questa la sentenza pronunciata oggi dal giudice della terza sezione del tribunale antiterrorismo del Cairo, in Egitto. La decisione è stata resa nota su Twitter dall’EIPR, l’organizzazione non governativa per cui lo studente lavora come ricercatore. L’udienza si era tenuta ieri, domenica 6 dicembre. L’EIPR riporta che il caso di Zaki è stato esaminato durante una sessione che includeva circa 700 detenuti: sono stati rinnovati gli ordini di detenzione per tutti tranne uno. Gli avvocati di Zaki avevano chiesto la scarcerazione del ragazzo, adducendo come motivazione anche le torture che avrebbe subito durante gli interrogatori da parte dei servizi segreti egiziani. Lo stesso Zaki è apparso in aula, dichiarandosi innocente e chiedendo al giudice di verificare l’autenticità dei post su Facebook, sulla base dei quali è accusato di propaganda sovversiva. All’udienza hanno preso parte anche i delegati diplomatici di Italia, Germania, Olanda, Canada e l’avvocato dell’Unione europea.

Patrick George Zaki è detenuto da febbraio nel carcere di Tora in Egitto. Più di un anno fa si era trasferito in Italia, per conseguire un Master in Women and Gender Studies presso l’Università di Bologna. È stato arrestato all’aeroporto del Cairo il 7 febbraio, mentre tornava nella sua città natale Mansoura.

 

 

In Colombia c’è una continua strage di leader indigeni di cui non si parla

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In Colombia c’è stata un’altra sparatoria ai danni di un gruppo di indigeni della comunità Nasa. Non si tratta del primo attacco, e probabilmente non sarà neppure l’ultimo. L’assalto è avvenuto nel comune di Santander de Quilichao, nel sud-ovest del Paese, per mano di un commando armato. Il bilancio dei morti è per ora di 4 persone uccise, diversi feriti e altri due indigeni ricoverati in ospedale.

A cosa sono dovuti questi scontri? Perché gli indigeni vengono ammazzati? Secondo l’Istituto di Studi per lo Sviluppo e la Pace (Indepaz), ogni 27 ore un “leader sociale” indigeno è assassinato. Già a metà dello scorso anno ne sono stati uccisi 36 appartenenti alla comunità Nasa. L’espressione “leader sociale”, in Colombia, non ha una connotazione unica e specifica. Comprende, in generale, qualsiasi individuo abbia a cuore la difesa dei diritti umani, civili e politici. Indigeni, contadini, afro colombiani, giornalisti e tutte le categorie esistenti, a patto che dietro ci sia una lotta per la restituzione delle terre usurpate, ad esempio, l’opposizione alle multinazionali o alle deforestazioni. Ad opporsi alla loro leadership, però, ci sono gruppi di interesse economico e politico, che spesso utilizzano i paramilitari per garantire i propri interessi,  quasi sempre collegati al traffico illecito di droga ed allo sfruttamento del territorio. A questo si aggiunge lo storico conflitto tra il governo colombiano e i ribelli delle Farc (gruppo armato attivo dagli anni ’70) gruppo ormai in smobilitazione, che ha lasciato molti dei territori un tempo controllati – specie nelle zone indigene – in balia della malavita.

L’Onu ha chiesto al governo maggiore protezione nei confronti dei leader sociali, per evitare morti come quella di Gloria Ocampo, uccisa a 37 anni, mentre era impegnata in un programma di riconversione delle coltivazioni illecite di coca. Al suo, si aggiungono circa 400 omicidi commessi negli ultimi tre anni, a fronte dei quali la giustizia colombiana ha emesso appena 22 sentenze di condanna. Anche i media colombiani contribuiscono a far scivolare questi omicidi nell’indifferenza, parlando spesso di morti accidentali. Una delle cause è l’assenza dello Stato nelle zone più ai margini del paese. Si aggiunge l’alto tasso di disoccupazione e la difficoltà nell’attuare un piano educativo e sanitario. In questo modo i gruppi criminali hanno di fatto la strada spianata.

Clima, novembre da record: in Europa è stato il più caldo di sempre

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Le temperature medie globali di novembre 2020 sono state le più alte mai registrate. Lo ha riferito il Copernicus Climate Change Service, che si occupa di monitorare la terra dell’Unione Europea. Secondo i dati novembre era vicino a +0,8 ° C rispetto al periodo di riferimento standard del 1981-2010, e più di 0,1 ° C al di sopra dei precedenti novembre più caldi: quelli del 2016 e del 2019. Temperature che, in Europa, eleggono ufficialmente questo novembre 2020 come il secondo più caldo di sempre (insieme al 2009). Anche negli Stati Uniti, in Sud America, in Africa meridionale, Antartide orientale e gran parte dell’Australia le temperature sono state elevate. Al contrario, l’Asia centrale si è mantenuta al di sotto della media. In sintesi, possiamo dire che l‘Europa ha appena vissuto il suo autunno più caldo.

Venezuela, sconfitta dei golpisti Usa: Maduro vince nuovamente le elezioni

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Con il 67% dei voti il Partito Socialista Unito del presidente Nicolas Maduro ha vinto le elezioni riconquistando la maggioranza nel Parlamento del Venezuela. Le votazioni si sono svolte senza incidenti ma sono state segnate dalla forte astensione, con l’affluenza ferma al 31% degli aventi diritto. Parte dell’opposizione aveva invitato al boicottaggio sostenendo che non ci fossero garanzie che le elezioni si sarebbero svolte senza brogli, un’idea sostenuta anche dagli Usa. Tuttavia le elezioni sono state monitorate da un gruppo di circa 300 osservatori indipendenti guidati dall’ex premier spagnolo Zapatero e al momento non sono stati rilevati brogli. Nonostante questo il segretario di stato statunitense Mike Pompeo ha definito le elezioni “una frode e una farsa”. Da ormai 20 anni gli Usa cercano di rovesciare il sistema di governo costruito dalla sinistra in Venezuela, il cosiddetto chavismo (dal nome di Hugo Chavez primo presidente socialista del Venezuela, morto nel 2013), che si basa su nazionalizzazioni, gestione sovrana delle ricchezze del paese (innanzitutto petrolio) sottratte al controllo delle multinazionali e accesso gratuito dei cittadini a educazione e sanità.

Nicolas Maduro nel suo primo messaggio dopo le elezioni ha chiesto alle opposizioni di tornare a collaborare per chiedere al nuovo presidente Usa, Joe Biden, di revocare le sanzioni economiche che colpiscono il Venezuela e che stanno mettendo a dura prova l’economia del paese. Difficile che ciò accadrà. Di certo, per ora, le elezioni segnano la probabilissima fine politica di Juan Guaidò, il leader dell’opposizione sul quale gli Usa (e gli alleati europei) avevano scommesso per rovesciare Maduro. Guaidò si era autoproclamato presidente nel 2018 e aveva ripetutamente cercato di organizzare manifestazioni di massa e invitato senza mezzi termini i vertici militari ad attuare un colpo di stato violento contro Maduro, fallendo in modo evidente in entrambi i propositi.

Smartphone ricondizionati: cresce l’alternativa economica che fa bene all’ambiente

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Il settore degli smartphone ricondizionati, dispositivi di seconda mano sottoposti ad una cura ringiovanente, sta conquistando il mercato della telefonia. Nel 2019 hanno registrato un giro di affari pari a 206,7 milioni di euro e le stime di settore prevedono che entro il 2023 ne saranno venduti per oltre 332 milioni (dati di Idc, International data corporation).  I vecchi smartphone, esaminati e ringiovaniti, sono rivenduti ad un prezzo ribassato e con una speranza di vita maggiore: chi li compra li tiene più a lungo, inserendo meno dispositivi nel circolo, spesso criminale, dei rifiuti elettronici: 44,3 milioni di tonnellate solo nel 2019. Con un ricondizionato si riduce anche l80% del debito ambientale legato alla sua produzione, soprattutto di materie prime: per ogni pezzo nuovo si estraggono più di 200 kg di materiali rocciosi, favorendo lo sfruttamento criminale e distruggendo gli ecosistemi locali. La ricerca di metalli preziosi come il coltan o il cobalto, necessari per ottimizzare il consumo della corrente elettrica e per realizzare la batteria, ricorre ad una forza lavoro in condizioni di schiavitù, spesso anche di minori. Altri materiali come lo zinco, il piombo ed il rame, sono controllati da milizie armate, che acquistano armi con il ricavato ottenuto. Il risultato è che ogni cellulare ricondizionato emette l’84% in meno di CO2 e 185 grammi in meno di rifiuti tecnologici.

“Ogni anno in Italia cambiamo circa 10 milioni di smartphone, che contengono una serie di materiali che devono essere riciclati”, spiega Giorgio Arienti, direttore dell’Erion Compliance Organization. Lo smartphone ricondizionato si pone come valida alternativa non solo in termini ambientali, ma anche economici: riciclare una tonnellata di smartphone porta un valore di oltre quattromila euro.

Presto potrebbe esserci un vaccino antimalarico

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Il team di Oxford dell’istituto Jenner, sta per entrare nella fase finale delle sperimentazioni sull’uomo, nella sua ricerca di un’inoculazione contro la malaria. Il direttore dell’Istituto, Adrian Hill, ha dichiarato che il vaccino sarà testato su 4.800 bambini in Africa il prossimo anno ed i test inizieranno in Burkina Faso, Kenya, Tanzania e Mali. In caso di successo, il vaccino sarà disponibile entro il 2024 in quantità elevate, ad un prezzo molto basso.

Più di 400.000 persone all’anno muoiono a causa della malaria che in Africa, ogni due minuti, uccide un bambino sotto i 5 anni. La scoperta di un vaccino antimalarico darebbe una svolta enorme, poiché nessuno di quelli creati fino ad ora, è specificatamente autorizzato per la malaria. GSK è l’unica azienda farmaceutica ad essersi avvicinata, finora, tuttavia il suo prodotto è risultato efficace al 30%

Israele, migliaia in piazza contro il governo Netanyahu

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La scorsa notte, a Gerusalemme, migliaia di persone hanno manifestato presso la residenza ufficiale del primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu. I manifestanti hanno chiesto le dimissioni del primo ministro, in quanto incriminato per corruzione, frode e abuso di potere. Il processo è attualmente sospeso per la pandemia e riprenderà a febbraio, anche se Netanyahu sta cercando un modo per garantirsi l’immunità. La polizia ha compiuto circa trenta fermi. Negli ultimi mesi, le manifestazioni hanno assunto carattere settimanale. La situazione del Paese è molto delicata: in Israele rischia di cadere il governo.

Il 2 dicembre il Parlamento israeliano – la Knesset – ha approvato in forma preliminare la prima delle mozioni di sfiducia al governo di Benyamin Netanyahu. Hanno votato a favore 61 parlamentari, 54 contro. Per entrare in vigore, la mozione dovrà essere approvata altre tre volte dal Parlamento. A supportare la fine del governo è soprattutto Benny Gantz, leader del partito Blu e Bianco, che attualmente si trova al governo insieme al Likud del primo ministro Benjamin Netanyahu. Il governo di Netanyahu e Gantz si è formato circa sette mesi fa, dopo l’ennesima elezione in cui non era emersa una chiara coalizione di maggioranza. In realtà, Gantz è stato avversario di Netanyahu fin dal suo ingresso in politica, circa due anni fa. A spingerlo a formare una coalizione con Netanyahu è stata la richiesta di quest’ultimo di creare un governo stabile per affrontare la pandemia, e la promessa che nel novembre del 2021 avrebbe lasciato l’incarico di primo ministro allo stesso Gantz. Tuttavia, negli ultimi mesi Netanyahu ha preso decisioni in autonomia, scontrandosi con Gantz su ogni questione importante. Ultimamente, non sono riusciti a trovare un accordo sulla nuova legge di bilancio per il 2021. Se non dovessero riuscirci prima di marzo, la Knesset si scioglierà automaticamente e il presidente Reuven Rivlin dovrà indire nuove elezioni: sarebbe il quarto voto in circa due anni.

L’aviazione inglese ha fotografato il più grande iceberg del mondo

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Un aereo della RAF (aereonautica militare reale britannica) ha fotografato il più grande iceberg del mondo. Noto come A68a, l’enorme blocco di ghiaccio ha una superficie di 4.200 km². Le immagini rivelano una superficie irregolare con molteplici crepe, fessure e quelli che sembrano tunnel estesi sotto la linea di galleggiamento. Le immagini satellitari, inoltre, hanno suggerito che i bordi di A68a si stanno sgretolando. 

L’iceberg, che si muove attraverso l’Atlantico meridionale, si sta dirigendo verso il territorio d’oltremare britannico della Georgia del Sud. A68a è ora a soli 200 km dall’arcipelago e potrebbe rimanere bloccato in acque costiere poco profonde. Se ciò accadesse, potrebbe causare notevoli difficoltà alla fauna dell’isola (foche, pinguini…), durante la caccia in mare di pesci e krill.

Traffico di migranti con la barca a vela: 19 arresti in tutta Italia

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Esiste un nuovo modo di far arrivare illegalmente i migranti in Europa: in barca a vela, su navi ben attrezzate, per dare meno nell’occhio. Lo hanno scoperto le squadre mobili di diverse parti d’Italia, che hanno arrestato 19 trafficanti con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. L’indagine, che ha avuto inizio circa due anni fa, ha portato al fermo di italiani, curdo-iracheni, afgani, che si appoggiavano a gruppi sparsi in tutta Italia (Bari, Milano, Torino e Ventimiglia) , a cui venivano affidati precisi compiti.

Al gruppo di Bari, ad esempio, spettava fornire assistenza ai nuovi arrivati, trovargli una sistemazione, documenti e permessi di soggiorno per consentirgli di potersi muovere liberamente. A quelli di Torino e Milano toccava accogliere i migranti e indirizzarli verso Ventimiglia. Da qui un altro gruppo li avrebbe aiutati ad oltrepassare la frontiera per arrivare in Francia.

Ai migranti, invece, afgani, pachistani, iraniani, iracheni, bastava solo pagare 6000 euro e intraprendere il viaggio, di certo più confortevole e sicuro di quello su barconi o gommoni. La squadra mobile di Siracusa e i magistrati della Direzione antimafia di Catania che più di tutti si sono impegnati a stanare il traffico illecito hanno raccontato che non si tratta di episodi isolati. Negli ultimi anni il “trend” della barca a vela sta registrando numeri da non sottovalutare. Lo dimostra il fatto che gli arrestati disponevano di moltissima disponibilità di denaro con cui acquistavano le imbarcazioni e ripagavano, con circa 1000 euro, chi si assumeva il rischio di mettersi alla guida del veliero.