sabato 14 Febbraio 2026
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Trieste, tentativo di sgombero del presidio al Porto (aggiornamenti in diretta)

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[Protesta dei portuali di Trieste al Molo 17]

La polizia sta usando gli idranti per disperdere i manifestanti radunati nel porto di Trieste (qui le immagini e qui la diretta). I manifestanti si trovano davanti al Varco 4 e stanno protestando da diversi giorni contro la misura di obbligo del green pass obbligatorio a partire dal 15 ottobre.

I mezzi della polizia sono giunti di fronte al Varco 4 ed hanno aperto gli idranti contro i manifestanti, che stanno manifestando pacificamente. I poliziotti si sono mostrati in tenuta antisommossa, e i manifestanti, seduti per terra e in piedi, hanno risposto con cori come “la gente come noi non molla mai”. Dai video si vede la folla non reagire e un manifestante chiedersi “ma chi sta provocando?”.

Aggiornamento 9.57: I poliziotti usano gli idranti per disperdere la folla, ci sono i primi scontri tra poliziotti e manifestanti. I poliziotti avanzano poi lentamente, in tenuta antisommossa. I manifestanti rispondono con cori come “pace, amore e libertà” e “la gente come noi non molla mai”.

Aggiornamento 10.10: secondo quanto riportato dall’Agi, un dirigente delle Forze dell’Ordine avrebbe confermato il fermo di alcuni manifestanti dopo gli scontri con la polizia.

Aggiornamento 10.34: le Forze dell’Ordine continuano ad avanzare lentamente, costringendo i manifestanti ad indietreggiare. Molti manifestanti siedono in terra tenendosi per mano, molti di loro in lacrime. Altri rimangono in piedi con le braccia sollevate. I poliziotti chiedono a tutti di spostarsi nel parcheggio: in caso contrario, sembra che le Forze dell’Ordine avrebbero riferito che passeranno alla carica. Vengono nuovamente messi in funzione gli idranti contro la folla.

Aggiornamento 10.40: le Forze dell’Ordine avanzano contro i manifestanti. Un manifestante ha un malore e si accascia a terra.

Aggiornamento 10.58: le Forze dell’Ordine continuano con l’uso degli idranti, e lanciano gas lacrimogeni sulla folla. Parte poi la carica contro i manifestanti. Il Varco 4 viene sgomberato.

Aggiornamento 11.19: la polizia continua ad avanzare contro il muro di manifestanti, costringendoli ad indietreggiare sul Passeggio di Sant’Andrea. Continua il lancio di lacrimogeni, sul posto interviene anche un’ambulanza.

I manifestanti, dopo essersi dispersi in seguito alle cariche della polizia, hanno improvvisato un corteo e si sono diretti verso il centro di Trieste. Qui si sono fermati di fronte al Comune, protestando contro le violenze della polizia avvenute poco prima, intonando ancora lo slogan “La gente come noi non molla mai”.

Birmania, oltre 5000 detenuti rilasciati

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La giunta birmana rilascerà 5636 detenuti che erano stati incarcerati per aver protestato contro il colpo di stato che, a febbraio, aveva deposto il governo civile. La decisione è giunta dopo che L’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN) ha deciso di escludere l’attuale primo ministro birmano Min Aung Hlaing da un summit che si terrà dal 26 al 28 ottobre. Il governo di Min Aung Hlaing giustificò il colpo di stato accusando il partito di Aung San Suu Kyi di brogli elettorali (mai dimostrati). Nelle carceri birmane sono rinchiusi ancora 7300 prigionieri politici tra i quali il giornalista statunitense Danny Foster.

64 anni fa nasceva Cosa Nostra: una storia “troppo” italiana

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Esattamente 64 anni fa veniva alla luce Cosa Nostra palermitana, la più famosa e potente organizzazione mafiosa del 20’ secolo, ancora oggi in piena attività. Una creatura che ha attraversato la storia repubblicana, evolvendosi e trasformandosi dal punto di vista strutturale, politico, economico e strategico. La cornice della sua fondazione è costituita da una serie di incontri, avvenuti tra il 12 e il 16 ottobre 1957 all’hotel delle Palme di Palermo, fra uomini d’onore di alto calibro provenienti dagli Stati Uniti d’America, tra cui Lucky Luciano, Frank Carrol e Joseph Bonanno, ed i mafiosi c...

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Indonesia: 11 ragazzi annegano durante gita scolastica

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In Indonesia, undici studenti di una scuola media sono annegati nelle acque del fiume Cileueur, situato nella provincia di Giava Occidentale. Lo riportano alcuni media locali, i quali precisano che 150 studenti stavano partecipando alla bonifica del fiume e che ad un certo punto 21 di loro, per motivi ancora non totalmente chiari, sono caduti in acqua. Di questi ultimi, 11 hanno appunto perso la vita, mentre altri 10 sono stati tratti in salvo dai soccorritori. Le autorità, inoltre, hanno fatto sapere che nessuno di loro indossava dispositivi salvagente.

Yemen, una petroliera abbandonata è a rischio sversamento

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Nel mar Rosso, non lontano dalle coste dello Yemen, c’è una petroliera abbandonata dal 2015. Contiene 1,1 milioni di barili di greggio e si sta progressivamente corrodendo. Se lo sversamento dovesse avvenire, l’85% della pesca yemenita sarebbe a rischio, così come il commercio a causa dell’inevitabile chiusura dei porti. Inoltre, circa 10 milioni di persone potrebbero trovarsi senza acqua potabile. A lanciare l’allarme, uno studio pubblicato su Nature Sustainability. La petroliera in questione ha anche un nome: Safer. Esattamente, si trova a poco meno di 9 km dalla costa yemenita ed è lì, oltre a tenerci sulle spine, anche per ricordare quello che è stato definito uno dei peggior disastri umanitari della storia. La nave cisterna, infatti, è lasciata a se stessa nel Mar Rosso proprio come diretta conseguenza della Guerra Civile yemenita del 2015.

La possibilità di una fuoriuscita è sempre più probabile. La Safer, visibilmente in rovina – avvertono i ricercatori – è a scafo singolo, il che significa che anche una singola rottura causerà lo sversamento del combustibile direttamente in mare. Gli scienziati hanno quindi simulato come potrebbe evolvere un’eventuale fuoriuscita, nonché i suoi possibili impatti. Premesso che lo Yemen importa tra il 90 e il 97% del suo carburante e il 90% delle sue scorte di cibo, in primo luogo, la vicinanza delle petroliera ai principali porti di Hudaydah e Salif comprometterebbe il 68% degli aiuti umanitari destinati al paese. Se il greggio dovesse sversarsi, infatti, sarebbe inevitabile la loro chiusura. Pertanto, l’ingresso di rifornimenti verrebbe gravemente limitato. La fuoriuscita prevista, inoltre, minaccia anche l’approvvigionamento di acqua potabile. Il petrolio potrebbe infatti contaminare gli impianti di desalinizzazione allineati lungo la costa a nord della Safer, interrompendo così la fornitura di acqua all’intera regione.

Ma anche la pesca yemenita, da cui dipendono oltre 1,7 milioni di persone, sarebbe a rischio. Il settore ittico, fino a prima dell’inizio del conflitto, era la seconda maggiore esportazione dello Yemen. Ed ancora oggi, per un paese sull’orlo della carestia, continua a rappresentare una fonte di reddito e sicurezza alimentare. Inoltre, l’inquinamento che ne deriverebbe, minaccerebbe l’ecosistema marino, oltreché la salute pubblica. Gli sversamenti di petrolio, direttamente e indirettamente, causano infatti una serie di complicazioni, variabili dai sintomi psichiatrici a quelli respiratori. Un ulteriore fattore aggravante, in particolare, considerando le risorse insufficiente del sistema sanitario yemenita. Inutile dire poi che tale sempre più probabile fuoriuscita causerebbe un vero e proprio disastro ecologico. Già nel 2020, un altro gruppo di ricerca, aveva sottolineato come lo sversamento della Safer, se si verificasse, riverserebbe 4 volte più greggio della petroliera Exxon Valdez. Ovvero, più di quanto accaduto nel peggior disastro ambientale legato a perdite di petrolio. In questo caso a preoccupare, in particolare, è la vulnerabilità cui sono esposte le barriere coralline del Mar Rosso settentrionale e del Golfo di Aqaba: tra gli ultimi ecosistemi di questo tipo che potrebbero prosperare oltre la metà del secolo. Per scongiurare il peggio urge un coordinamento globale ma, come al solito, la politica internazionale sembra fare orecchie da mercante.

[di Simone Valeri]

Roma: iniziata manifestazione dei sindacati contro i fascismi

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È iniziata a Roma, a Piazza San Giovanni, la manifestazione denominata “Mai più fascismi”, indetta dai sindacati Cgil, Cisl e Uil in seguito all’assalto alla sede della Cgil verificatosi sabato scorso. La piazza è piena di gente, ed in tal senso il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, ha affermato: «Siamo oltre 100mila». «Questa è una manifestazione per la democrazia nel nostro paese, quindi di tutti e non di parte», ha dichiarato il segretario della Cgil Maurizio Landini.

Birmingham ha un piano per azzerare il traffico automobilistico

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Il ministro dei trasporti di Birmingham ha stilato un piano per ridurre il traffico automobilistico della città. Essendo la seconda metropoli più grande del Regno Unito, con 1,2 milioni di residenti – di cui si stima un aumento di 150mila entro venti anni -, il consiglio ritiene indispensabile agire ora, per essere pronti ad affrontare una così importante espansione, anche in relazione all’emergenza climatica. L’obiettivo, quindi, è quello di iniziare a trasformare gradualmente Birmingham in un ambiente più salubre, invogliando le persone ad adottare uno stile di vita e specialmente di spostamenti più sostenibile.

Una bozza del piano era già stata stilata nel 2020 e prendeva spunto da quello di Gand, lanciato nel 2017. La città belga ha dimostrato che cambiare abitudini, anche improvvisamente, è possibile. Questa, infatti, aveva chiuso in una sola notte l’accesso ai mezzi inquinanti, eccetto quelli di soccorso e i veicoli elettrici, dopo aver appurato che la congestione del traffico derivasse da un’eccessiva quantità di brevi spostamenti in auto. Grazie al piano sui trasporti, i veicoli – che a Gand costituivano il 55%-, oggi costituiscono il 27%, e questo ha portato a una rilevante diminuzione dell’inquinamento: dal 2017 i livelli di ossido di azoto si sono abbassati del 20%. Inoltre, impostare e attuare un piano del genere è costato solo 4 milioni di euro, se si considera che la costruzione di un solo miglio di autostrada vede oscillare la spesa tra i 23 e i 35 milioni di euro.

Oggi, il piano per il traffico di Birmingham contiene una serie di principi che guideranno degli investimenti atti a trasformarla in una città migliore per tutti, indipendente dall’età, dalla disabilità e dal reddito. Riassumendole, le misure che verranno adottate riguarderanno la riduzione dell’impatto dei trasporti sull’ambiente, affinché Birmingham possa diventare una città a emissioni zero entro il 2030; la creazione di un contesto fatto di interazione, fornendo alle persone nuove opportunità di lavoro e formazione; dare priorità ai cittadini e non più ai trasporti, con la rivitalizzazione del centro città, grazie alla chiusura di alcune strade al traffico automobilistico, l’introduzione di autobus a emissioni zero e il miglioramento delle piste ciclabili.

 

[di Eugenia Greco]

Indonesia: terremoto di magnitudo 4.8 a Bali, 3 morti e 7 feriti

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Una scossa di terremoto di magnitudo 4.8 nella giornata di oggi ha colpito l’isola di Bali, in Indonesia, ed ha provocato la morte di tre persone, mentre altre sette sono rimaste ferite. È questo dunque il bilancio attuale del sisma, riferito dalla Protezione civile del Paese. Inoltre, nello specifico la scossa è stata registrata nella parte est dell’isola, a circa 10 chilometri di profondità.

Gettare le reti, la scienza e il governo

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Ogni grande teoria scientifica, ogni grande filosofia contiene una cosmologia, un modo di ripensare il mondo: questo valeva per Parmenide come per Platone, per Tommaso d’Aquino come per Galileo, per Kant come per Einstein. Anche i nostri interessi, le nostre aspettative si possono rimodellare con una coraggiosa visione che superi il clima delle polemiche contingenti e disegni orizzonti di alto profilo, che delinei vaste panoramiche insieme a osservazioni minuziose.
Karl R. Popper, uno dei massimi filosofi della scienza dell’ultimo secolo, ha affermato che non dobbiamo credere nella scienza ma che “possiamo sostenere razionalmente una preferenza per una certa teoria, alla luce degli attuali risultati della ricerca e della nostra discussione”. E ancora: “Le teorie scientifiche si distinguono dai miti in quanto sono criticabili” (da K. R. Popper, Breviario, a cura di M. Baldini, Rusconi 1998).
Il mito della scienza, questo allora è il peggiore di tutti, trasforma in oligarchia chi produce un discorso a suo nome, trasforma gli ascoltatori in obbedienti passivi sprovvisti di un linguaggio adeguato.
Non è di questa scienza servile e utilitaristica che abbiamo bisogno ma di una teoria delle compatibilità, di una nuova “armonia del mondo” di memoria umanistica. L’uomo compie ricerche contraddittorie, aumenta il traffico nei cieli e si batte per la limitazione degli inquinamenti, spreca e consuma reclamando l’efficienza energetica, aspira alla pace ma governa con la repressione, sa che ci sono bisogni elementari ma impone che molti non li possano soddisfare se non guadagnandoseli.
Principalmente chi governa non è all’altezza dei suoi governati, li vuole scolaretti ignoranti, gli offre la libertà scambiandola con la sicurezza decidendo però lui da chi e da che cosa I cittadini devono difendersi.
Armonia del mondo significa restituire dignità ad ogni vivente, insegnare a tradurre pensieri in parole adeguate, mostrare gesti di comprensione, superare i malintesi, offrire possibili soluzioni a chi non è in grado di afferrarle, gettare insieme le reti perché la navigazione è difficile, perché qualcuno sulla barca bestemmia e altri pregano con fede ma la barca è la stessa e il pesce tutti sperano che ci sia.
Al timone il governante, colui, come dice l’etimologia, che sa tenere la rotta anche perché è autorevole con l’equipaggio, conosce gli strumenti, perché ha scienza e coscienza.
La verità è anche una metafora e quella che nasce sulla barca e sul mare contiene universale l’idea di porto sicuro, Palermo o Lisbona che sia, sempre per parlare di origine delle parole (‘porto ampio’, ‘porto incantevole’ ) .
Ma la capacità di chi sta in mare si vede quando si teme il naufragio.
Armonia del mondo è allora una teoria dell’alleanza e del dono, della tecnica e del coraggio, dello scambio e della lealtà, dell’amore e della ragione, della richiesta di aiuto e sacrificio e della ricompensa, è la sola vera sfida di chi governa. Di chi è degno di governare.
[di Gian Paolo Caprettini – semiologo, critico televisivo, accademico]

Rep. Centrafricana, presidente annuncia cessate il fuoco unilaterale

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Il presidente della Rep. Centrafricana Touadera ha annunciato un cessate il fuoco unilaterale a partire dalla mezzanotte di oggi, nella speranza di avviare un dialogo pacifico con i gruppi armati. La decisione è stata presa per proteggere i civili dalle violenze. La guerriglia tra Stato e milizie a maggioranza islamica, al quale si aggiunsero successivamente combattenti cristiani, cominciò nel 2012. Nonostante l’intervento di forze internazionali per il ritorno alla stabilità, le violenze non si sono mai fermate. Il 29 luglio le Nazioni Unite hanno rinnovato di un anno l’embargo sulle armi e le sanzioni contro la Rep. Centrafricana, introdotti rispettivamente nel 2013 e nel 2014, di un altro anno.