Nel week end, precisamente nella giornata di sabato, in Austria si è svolta una grande manifestazione contro contro l’obbligo vaccinale e le restrizioni solo per i non vaccinati: secondo le stime della polizia, notoriamente al ribasso, 44mila persone sono scese in piazza a Vienna per protestare contro la politica sanitaria adottata nel Paese. L’obbligo vaccinale, infatti, scatterà il 1° febbraio 2022. Inoltre, il nuovo cancelliere austriaco Karl Nehammer la scorsa settimana aveva annunciato che a partire dalla giornata di oggi il lockdown introdotto a fine novembre per tutta la popolazione avrebbe riguardato solo le persone non vaccinate.
Serbia, terzo week end di proteste per stop estrazioni litio
A Belgrado e in altre città della Serbia gli ambientalisti sono scesi in piazza per il terzo finesettimana consecutivo per impedire l’inizio dei lavori di estrazione del litio, attività estremamente dannosa per l’ambiente. Si tratta di una sostanza comunemente utilizzata per fabbricare i motori delle auto elettriche, ma anche diversi tipi di dispositivi bellici. I manifestanti protestano in particolare contro le attività del Governo, che ritengono agisca soprattutto nella speranza di attrarre investitori esterni. La Serbia, che fa i conti con un’elevato tasso di inquinamento dell’acqua e dell’aria, deve ridimensionare la portata dei propri problemi ambientali per poter entrare a far parte dell’UE.
Cosa contengono i trucchi? Una indagine di laboratorio svela quelli pericolosi
I cosmetici utilizzati quotidianamente sul viso possono nascondere ingredienti estremamente nocivi per la salute. Tra questi vi sono microplastiche, sostanze altamente irritanti, allergeni e interferenti endocrini, che possono condizionare il normale funzionamento ormonale. Alcune di queste sostanze sono inoltre anche estremamente inquinanti. È quanto rivela un’inchiesta svolta di WECF France, la sezione francese dell’associazione Women engage for the future, rete internazionale ecofemminista, che ha rivelato come su 47 diversi prodotti cosmetici esaminati vi siano almeno 37 sostanze pericolose.
I prodotti cosmetici sono utilizzati quotidianamente sul viso, in genere più di uno alla volta contemporaneamente. Spesso vengono acquistati per essere utilizzati nel lungo termine, prevedendo quindi un uso giornaliero sulla pelle. L’inchiesta di WECF France, che ha analizzato 47 diversi cosmetici di marchi popolari sul mercato, ha rivelato l’esistenza di sostanze altamente nocive per la salute all’interno di buona parte dei prodotti. In particolare sono state analizzate 17 BB cream, 15 correttori e 15 mascara.
Tra le 37 sostanze potenzialmente tossiche individuate all’interno dei prodotti esaminati sono 13 quelle da “bollino rosso”, ovvero in grado di causare gravi problemi di salute. Si tratta, in particolare, di interferenti endocrini (PE), sostanze che modificano il normale funzionamento ormonale “di un organismo intatto e della sua progenie”. Sono coinvolti in problematiche quali cancro, diabete, obesità, problemi riproduttivi, respiratori e molti altri. L’inchiesta di WECF ha riscontrato la presenza di 7 diversi PE all’interno dei prodotti esaminati, spesso presenti in miscele. Tra questi: benzil salicilato, BHT, butylphenyl methylpropional, ethylhexyl methoxycinnamate, ethilparaben, methilparaben e octocrilene.
Altre sostanze particolarmente nocive sono le fragranze, utilizzate per conferire un odore accattivante ai prodotti ma che possono fungere da potenziali allergeni o irritanti. Alcune fragranze tra quelle usate comunemente in cosmesi sono dannose al punto che l’utilizzo è stato vietato a partire dal 23 agosto 2021. Anche le microplastiche sono presenti in ingenti quantità all’interno dei prodotti: nilon, polietilene, poliuretano, siliconi e così via. Tali sostanze conferiscono l’illusione di una miglior qualità del prodotto e della sua capacità d’azione, fungendo da agenti filmogeni, regolando la viscosità del prodotto, stabilizzando altri ingredienti e conferendo un effetto opacizzante, sfruttato soprattutto nelle BB cream e nei correttori. Si tratta di sostanze incredibilmente dannose per l’ambiente dal momento che, una volta disperse nell’acqua, si accumulano anche per decenni. Numerosi studi scientifici hanno manifestato preoccupazione per le conseguenze sull’organismo umano dopo averne riscontrato la presenza in alcuni alimenti e nel nostro corpo. All’incirca 36 microplastiche sono state individuate, in diverse concentrazioni, all’interno dei cosmetici esaminati da WECF.
Dopo quanto riscontrato dalla ricerca, il team di WECF ha tratto le conclusioni che, in linea generica, i cosmetici con indicazione “bio” contengono sostanze meno tossiche, nonostante la presenza diffusa di fragranze e allergeni. Quanto viene richiesto dai ricercatori è di porre fine all’utilizzo in cosmetica dei potenziali PE, apporre loghi sui prodotti che contengano sostanze pericolose (simili a quelli posti sulle bevande alcoliche) per evitarne l’uso da parte delle donne incinte e lo sviluppo di ulteriori indagini per identificare il maggior numero di sostanze tossiche possibile.
I consumatori, al momento dell’acquisto, possono consultare l’etichetta presente sui prodotti, la quale riporta l’INCI, ovvero l’elenco degli ingredienti presenti in ordine di quantità. Ad oggi sono disponibili diverse app che aiutando a decifrare l’INCI e individuare immediatamente gli ingredienti potenzialmente nocivi. Tra queste vi sono Inci Beauty ed EcoBio Control.
[di Valeria Casolaro]
Esplosione palazzina nell’Agrigentino, tre vittime
Intorno alle 20.30 di sabato sera una palazzina è esplosa nel centro di Ravanusa, in provincia di Agrigento. Al momento si contano tre vittime e sei dispersi, mentre due donne sono già state trasferite in ospedale. Una cinquantina di persone sono state evacuate per sicurezza dagli edifici circostanti. L’esplosione sembra essere stata causata da un malfunzionamento del metanodotto e le tubature, rese irraggiungibili dal crollo, starebbero continuando a emettere gas. Il sindaco ha lanciato un appello sui social per chiedere mezzi di soccorso e invitando i cittadini a rimanere in casa per agevolare le attività dei soccorritori.
Bielorussia: dal primo gennaio embargo sui prodotti alimentari dell’Ue
Dal primo gennaio 2022 la Bielorussia introdurrà l’embargo sui prodotti alimentari dell’Unione europea: si tratta di una decisione che riguarda, in generale, le merci provenienti dai Paesi considerati ostili dalla Bielorussia, all’interno dei quali ci sono appunto anche quelli dell’Unione europea, che ha varato nei suoi confronti un pacchetto di sanzioni. A riportalo è l’agenzia di stampa Ansa, secondo cui in seguito a tale decisione il presidente Alexander Lukashenko, parlando al consiglio supremo dell’Unione Economica Euroasiatica, ha invitato gli alleati a contare solo sulle proprie forze sostituendo l’import.
Ferrovie dello Stato: giovedì sciopero del personale
Uno sciopero nazionale del personale delle Ferrovie dello Stato Italiane è stato proclamato dalle organizzazioni sindacali Filt-Cgil e Uiltrasporti. Lo sciopero si terrà giovedì prossimo dalla mezzanotte alle 21.00: a renderlo noto sono state le Ferrovie dello Stato. Si tratta di un’adesione allo sciopero generale dei lavoratori, indetto dai sindacati CGIL e UIL per giovedì prossimo con lo scopo di protestare contro la legge di bilancio 2022 elaborata dal governo Draghi.
La Turchia usa armi chimiche contro i curdi? Nessuno ha intenzione di verificarlo
Non si fermano le denunce dei curdi riguardo l’utilizzo di armi chimiche da parte della Turchia, l’ultima durante una manifestazione venerdì scorso di fronte l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) all’Aia, Paesi Bassi. Il Partito dei lavoratori curdi (PKK) ha invitato più volte le organizzazioni internazionali ad indagare sulla questione. Secondo rapporti dell’HPG (ala militare del PKK) sarebbero oltre 300 i casi in cui la Turchia avrebbe utilizzato armi chimiche contro le forze curde nella regione del Kurdistan Iracheno. Dall’inizio dell’anno, nei combattimenti oltre 100 guerriglieri dell’HPG sono rimasti uccisi, di cui 38 come diretta conseguenza dell’utilizzo di gas chimici da parte dei turchi. Il PKK, a conferma delle accuse, ha pubblicato tramite l’agenzia di stampa Firat News Agency (ANF) video di gas che fuoriescono da tunnel utilizzati come protezione dai raid aerei turchi, autopsie e testimonianze di sopravvissuti. Inoltre, secondo fonti locali, negli ultimi mesi oltre 500 civili nella regione di Behdînan, una delle zone più colpite dai combattimenti, sono dovuti ricorrere a cure mediche a causa di questi gas.
A giugno, Malin Björk, eurodeputato del Partito della sinistra svedese, per portare attenzione sulla questione aveva presentato un’interrogazione scritta a Josep Borrell, vicepresidente della Commissione europea e alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la sicurezza. Borrell, che aveva risposto all’interrogazione ad ottobre, ha ribadito l’ostilità dell’UE al PKK (ostilità utile, probabilmente, a non infastidire il presidente turco Erdogan, e comodamente accantonata quando i curdi combattevano contro i terroristi dello Stato Islamico – ISIS – in Siria e Iraq), affermando che l’Europa considera il partito come “un gruppo coinvolto in atti terroristici nell’ambito delle misure restrittive dell’UE”. Sebbene Borrell, abbia confermato che la Turchia sia militarmente attiva nel nord dell’Iraq, ha comunque respinto le accuse, dichiarando: “che non erano state presentate segnalazioni di attacchi chimici confermati.”
Civil disobedience action #OPCW (Organization for Prohibition of Chemical Weapons) in #DenHaag against chemical weapons used by the Turkish fascist state against the #Gerila!
We #StandWithGerîla#DelistPKKnow#SmashTurkishFascism #TurkeyUsesChemicals
1/Xpic.twitter.com/xa9VaIPkxf— RiseUp4Rojava (@RiseUp4Rojava3) December 5, 2021
I Curdi sono una popolazione di origine iranica. La loro regione storica è il Kurdistan (“terra dei Curdi”), il cui territorio è attualmente diviso tra Turchia, Iran, Iraq, Siria, Armenia e Azerbaigian. La parte più estesa del Kurdistan si trova però in Turchia, dove vivono circa 13 milioni di Curdi. Le tensioni tra il governo di Ankara e il PKK risalgono alla metà degli anni ’80 quando il partito decise di intraprendere la lotta armata per ottenere l’indipendenza della regione. Il conflitto da allora non si è quasi mai fermato, ad eccezione di brevi periodi in cui le parti erano riuscite a sottoscrivere un cessate il fuoco. Dal luglio 2015, le ostilità tra il PKK e il governo di turco sono riemerse a causa dei bombardamenti turchi che colpirono le posizioni del PKK in Iraq, nel mezzo della battaglia dei curdi contro l’ISIS. Le pressioni politiche da parte della Turchia hanno fatto sì che il PKK venisse inserito nell’elenco delle organizzazioni terroriste prima dagli Stati Uniti (nel 1997) e poi dall’Unione Europea (nel 2001). Con il pretesto della lotta al terrorismo negli anni, la Turchia ha potuto reprimere la resistenza curda nel quasi totale silenzio della comunità internazionale.
È preoccupante infatti che queste denunce non abbiano ancora dato origine a un’indagine indipendente da parte della comunità internazionale. Considerando che l’uso di armi chimiche è vietato dal Protocollo di Ginevra del 1925. Mentre la Convenzione sulle armi chimiche entrata in vigore nel 1997 e di cui la Turchia è firmataria, richiede a tutte i paesi che hanno firmato la convenzione, di distruggere le proprie armi chimiche e di consentire agli altri Stati firmatari la possibilità di richiedere un’ispezione in qualsiasi momento. Da qui appunto nasce l’invito del partito curdo alla comunità internazionale di richiedere l’apertura delle indagini. 
Tuttavia, è risaputo, che l’utilizzo di armi chimiche – come altri aspetti delle relazioni internazionali – dipendono non tanto da che utilizzo ne fai, ma da chi sei. Quando il regime siriano nel dicembre 2012 fu’ accusato di utilizzare armi chimiche la notizia fece velocemente il giro del mondo. Mentre le accuse contro la Turchia difficilmente vengono menzionate nei media. Le prime segnalazioni riguardo all’utilizzo di tali armi da parte del governo turco risalgono alla fine degli anni ’80. Nel 2010, anche la nota rivista tedesca Der Spiegel aveva investigato sulla questione. Mentre nel 2018, segnalazioni simili erano pervenute da parte dell’Osservatorio siriano per i diritti umani (SOHR), organizzazione non governativa con sede nel Regno Unito che monitora il conflitto in Siria. Secondo SOHR, ad Afrin, proiettili utilizzati dalla Turchia e dalle fazioni sue alleate avevano lasciato (stando ai referti medici) diverse persone con difficoltà respiratorie e altri sintomi riconducibili all’utilizzo di armi chimiche. Accuse che vennero poi semplicemente respinte dagli Stati Uniti come “estremamente improbabili”.
Appare quindi evidente la volontà politica da parte della comunità internazionale di non voler investigare tali accuse per non infastidire il governo di Ankara. La Turchia è un membro strategico della NATO (è infatti nell’alleanza atlantica il secondo esercito in termini numerici dopo gli Stati Uniti) ed anche un importante partner commerciale per molti paesi europei. Inoltre non si può non menzionare l’uso politico fatto dal presidente Erdogan dei migranti siriani. Il governo turco non ha avuto remore nell’utilizzare persone che scappavano dalla guerra in Siria come uno strumento politico con cui ottenere concessioni e mettere pressione all’Europa.
[di Enrico Phelipon]
Il CTS continua a rifiutare un confronto scientifico sulle vaccinazioni
Il Comitato tecnico scientifico (CTS), il gruppo di esperti del governo che fornisce consulenza e supporto in ottica superamento dell’emergenza Covid, continua a rifiutare un confronto scientifico sulle politiche sanitarie e, in particolare, sulle decisioni prese in merito alle vaccinazioni anti Covid. Negli scorsi mesi, infatti, la CMS (Commissione Medico Scientifica) – una sorta di CTS alternativo nato dal basso e composto da sei personalità di alto profilo – ha chiesto al CTS un incontro istituzionale, un tavolo di confronto scientifico durante il quale gli esperti del CTS avrebbero dovuto fornire delle risposte – basate sulle evidenze scientifiche – ai dubbi ed alle perplessità dei membri della CMS. Tale incontro però non è mai avvenuto in quanto fino ad ora non è arrivata alcuna risposta alla richiesta della CMS. Fatta questa breve premessa, nelle prossime righe ripercorreremo cronologicamente gli eventi che hanno portato alla creazione della CMS per poi illustrare nel dettaglio alcuni delle numerose domande che i suoi membri avrebbero voluto porre al CTS.
È il 2020 quando viene lanciata l’idea di raggruppare persone competenti (ricercatori, professori e medici) ma perplesse riguardo le scelte prese in Italia per contrastare l’emergenza Covid. Viene così formato un gruppo composto da 30 esperti che per circa un anno si confrontano, leggono e confrontano ricerche, e sviluppano una serie di dubbi prettamente scientifici su alcune linee ufficiali. Questo gruppo di esperti entra poi in contatto con “ContiamoCi!”, un’associazione composta da sanitari, socio-sanitari ed affini il cui scopo è quello di tornare alla «medicina di sempre» dove, tra le altre cose, «la ricerca scientifica deve essere libera da interessi speculativi».
Mentre il gruppo stringe rapporti con l’associazione “ContiamoCi!” il dottor Dario Giacomini – fondatore della stessa – inizia a collaborare con l’ex leader dei portuali di Trieste Stefano Puzzer dando vita al Coordinamento 15 ottobre. Quest’ultimo chiede di formare appunto una sorta di CTS alternativo al gruppo di esperti, i quali accettano pretendendo, però, di inserire al suo interno personalità di alto profilo. Nasce così la CMS (Commissione Medico Scientifica) formata – come anticipato in precedenza – da sei esperti con un curriculum di alto livello, ossia: il Presidente Alberto Donzelli, specialista in Igiene e Medicina preventiva e in Scienza dell’Alimentazione nonché ex membro del Consiglio Superiore di Sanità, Paolo Bellavite, già professore di Patologia Generale all’Università di Verona e autore di oltre 250 pubblicazioni scientifiche, Marco Cosentino, docente di Farmacologia all’Università Insubria, Giovanni Frajese, Professore Associato di Scienze Tecniche Mediche Applicate presso l’Università degli Studi di Roma “Foro Italico”, Patrizia Gentilini, medico oncologo ed ematologo nonché membro ISDE (Associazione Medici per l’Ambiente) ed Eugenio Serravalle, medico specializzato in Pediatria Preventiva, Puericultura e Patologia Neonatale.
La CMS decide dunque di chiedere il sopracitato incontro istituzionale al CTS. Non un incontro mediatico, ma una riunione scientifica e istituzionale, pensata per porre domande ed ottenere risposte basate sui dati. La richiesta viene fatta presente al ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli, il quale si dice favorevole all’incontro e promette di organizzato. Tuttavia, il tavolo di confronto non viene pianificato e nessun esponente del governo fornirà aggiornamenti a riguardo. Proprio per questo, tramite alcuni avvocati, i membri della CMS effettuano una richiesta scritta per chiedere nuovamente di predisporre tale incontro, ma anche questa volta non arriva loro alcuna risposta.
A distanza di quasi due mesi, all’interno della CMS ci si interroga sulle motivazioni del diniegho. Dopotutto, gli esperti del CTS non dovrebbero essere ampiamente interessati a partecipare a questo incontro, che permetterebbe di eliminare i dubbi della CMS? Le ipotesi avanzate dai suoi membri potrebbero infatti essere smentite definitivamente in base alle evidenze scientifiche in possesso del CTS. Insomma, la domanda che adesso si pone la CMS è la seguente: per quale ragione non ci può essere – anche tenendo conto delle tante persone che ancora sono scettiche sui vaccini anti Covid – un incontro istituzionale tra scienziati di livello che permetterebbe di fornire una risposta chiara ed inattaccabile ad alcuni dubbi sulle vaccinazioni e sulle linee politico-scientifiche adottate durante l’emergenza pandemica? Se abbiamo sbagliato qualcosa nella lettura e nell’interpretazione dei dati – si chiedono i ricercatori membri della CMS – il Comitato Tecnico Scientifico non dovrebbe avere tutto l’interesse a smentirci e magari farci fare anche una bruttissima figura? Ad ora, però, tutto tace.
Le tematiche sulle quali la Commissione alternativa chiede un dibattito scientifico franco e risposte sono le seguenti: andamenti della mortalità totale 2021 contro quella 2020 e precedenti; mortalità totale negli studi di controllo randomizzato con vaccini a mRNA; dati precisi sulla prevenzione dell’infezione da parte dei vaccini anti-Sars-CoV-2; opportunità della vaccinazione in età pediatrica; rischi relativi di infezione per la comunità causati da bambini e adulti non vaccinati; sorveglianza attiva vs sorveglianza passiva e nesso di causalità nella stima degli eventi e delle reazioni avverse e relative implicazioni.
Riportiamo inoltre di seguito alcune dei punti sui quali la CMS vorrebbe poter esprimere rilievi e avanzare dubbi, scientificamente argomentati, dinnanzi al CTS durante questo ipotetico incontro istituzionale.
- Andamenti della mortalità totale 2021 vs 2020 e precedenti (EuroMOMO). Mortalità totale nei RCT con vaccini a mRNA. Implicazioni.
- Vaccini anti-Sars-CoV-2 e prevenzione dell’infezione. Implicazioni.
- Opportunità della vaccinazione in età pediatrica.
- Bambini e adulti non vaccinati (vs vaccinati) e rischi relativi di infezione per la comunità.
- Sorveglianza attiva vs sorveglianza passiva e nesso di causalità nella stima degli eventi e delle reazioni avverse. Implicazioni.
[di Raffaele De Luca]








