Le ultime truppe russe, che erano state inviate in Kazakhstan per fornire aiuto al presidente Kassym-Jomert Tokayev in relazione alle proteste scoppiate nel Paese e sfociate in rivolte di massa con il saccheggio degli edifici governativi in diverse città, sono partite dal Kazakistan alla volta di Mosca. A riportarlo è l’agenzia di stampa russa Tass, la quale sottolinea che le autorità kazake hanno affermato che l’ordine pubblico è stato infatti ripristinato in tutte le regioni del Paese. Il contingente in questione faceva parte di una forza congiunta dei Paesi membri del Trattato di sicurezza collettiva (Csto), il quale comprende oltre che la Russia diverse ex repubbliche sovietiche.
Israele valuta di abbandonare il green pass: non ha logica sanitaria
In Israele si sta valutando di cancellare il sistema relativo al Green Pass: il ministro delle Finanze, Avigdor Liberman, nelle scorse ore ha infatti comunicato tramite un tweet che non vi sia alcuna «logica medica ed epidemiologica nel Green Pass» e che ciò sia condiviso da «molti esperti». «Quello che c’è, invece, è un impatto diretto sull’economia, sul funzionamento quotidiano (del Paese) e un contributo significativo alla diffusione del panico tra i cittadini», ha precisato il ministro, il quale ha altresì aggiunto di star lavorando «con tutte le parti per eliminare il green pass e preservare una routine di vita normale per tutti».
La notizia è stata riportata anche dal quotidiano israeliano Jerusalem Post, il quale non solo ricorda che tali dichiarazioni sono arrivate in seguito alle affermazioni fatte da Liberman insieme al primo ministro Naftali Bennett e al ministro della Salute Nitzan Horowitz – i quali hanno fatto sapere che più di 25 milioni di test antigenici da fare a casa sarebbero stati distribuiti gratuitamente agli israeliani nei prossimi giorni – ma anche che il sistema attuale relativo al Green Pass prevede che solo le persone vaccinate, guarite o testate il giorno precedente – o 72 ore in determinati casi – possono accedere a determinate attività e luoghi e, in alcuni casi, al loro posto di lavoro. Tuttavia il numero individui che contraggono il virus nonostante siano vaccinati o guariti è salito alle stelle con la variante Omicron, e tale sistema dunque potrebbe essere cancellato.
Ad ogni modo, la sua eventuale abolizione non può essere ancora data per certa: alcuni funzionari ed esperti sanitari tra cui il direttore generale del ministero della Salute Nachman Ash – sottolinea il Jerusalem Post – sostengono infatti che la vaccinazione e la guarigione offrano ancora un certo grado di protezione e che dunque il sistema relativo al Green Pass dovrebbe essere mantenuto in vigore. Nonostante ciò, però, questi ultimi hanno anche riconosciuto che ad un certo punto potrebbe essere necessario riesaminare la questione.
Detto ciò, il ministero della Salute non ha rilasciato dati aggiornati completi sull’andamento della pandemia in Israele dalla scorsa domenica a causa di problemi tecnici, ma ad ogni modo come si può facilmente constatare in Israele nell’ultimo periodo vi sono stati decine di migliaia di casi al giorno. Ad ammettere il diffondersi del contagio è stato lo stesso Ash, il quale ha affermato che «il gran numero di casi verificati e di isolamenti è molto gravoso per l’economia». Proprio per questo sono state adottate «diverse precauzioni che, per quanto implementate, ridurranno i rischi, come l’introduzione di un test necessario per uscire dalla quarantena», del quale fino ad ora non c’era bisogno dato che «il settimo giorno, le persone potevano semplicemente uscire». Insomma, come affermato dal ministro della Salute Nitzan Horowitz il governo si sta impegnando a «fornire tutti gli strumenti per salvaguardare la salute di ogni persona in Israele, oltre a preservare l’economia, l’istruzione e la vita»: in tal senso, stando a quanto dichiarato dal ministro delle Finanze, non è detto che ciò non possa determinare l’abbandono dell’attuale sistema del green pass.
[di Raffaele De Luca]
PeWEC: l’innovativo progetto italiano per ricavare energia dal mare
L’Italia è sulla buona strada per arrivare a produrre elettricità dalle onde del mare, grazie a un sistema innovativo e a basso costo che si candida per dare energia alle tante piccole isole del Belpaese, dove la fornitura elettrica è garantita da costose e inquinanti centrali a gasolio. L’iniziativa viene portata avanti dall’ENEA e dal Politecnico di Torino che hanno dato vita al progetto Pendulum Wave Energy Converter (PeWEC), un vero e proprio convertitore di onde marine.
L’innovativo strumento è stato testato per la prima volta a Roma nel 2016, oggi viene presentata la versione avanzata del sistema. L’apparecchio è composto da uno scafo galleggiante di forma semicircolare – da posizionare in mare aperto ormeggiandolo sul fondale -, e da un pendolo collegato all’albero di un generatore elettrico. L’oscillazione del pendolo, grazie allo sfruttamento delle onde di piccola altezza e alta frequenza, permetterebbe di produrre elettricità. PeWEC è stato sottoposto a diversi test, tra cui quello atto a verificare la sua prestazione in caso di situazioni critiche, come le tempeste. Un prototipo in scala 1:25 è stato testato presso la Vasca Navale dell’Università Federico II di Napoli, generando artificialmente onde alte ed estreme, e ha dimostrato un’ottima capacità di tenuta e di produzione elettrica.
Altra caratteristica molto importante di questa tecnologia è la sua economicità. I ricercatori, infatti, non solo hanno sviluppato avanzati codici numerici in previsione della riproducibilità del dispositivo, ma continuano a sperimentare la riduzione dei costi con l’adozione di materiali economici e l’integrazione di pannelli fotovoltaici, anche al fine di rendere il dispositivo competitivo rispetto alle altre tecnologie rinnovabili più mature. Si stima che una decina di PeWEC potrebbe produrre energia elettrica per un paese di 3mila abilitanti. Un dato rilevante, se si considera che in Italia si contano più di 50 isole minori con una popolazione media di circa 2.500 abitanti, un consumo medio pro-capite di 6kWh/g e un costo dell’energia molto elevato.
L’utilizzo dei “convertitori di onde” nel Mediterraneo, contribuirebbe notevolmente a contrastare l’inquinamento e i fenomeni di erosione, attraverso la riduzione della forza d’impatto delle onde che si infrangono sulla costa. Senza tralasciare il fatto che PeWEC può essere utilizzato non soltanto nella fornitura di energia elettrica per usi domestici o civili, ma anche in campo industriale (ad esempio nell’acquacoltura). Ora ENEA e Politecnico di Torino stanno lavorando alla realizzazione del progetto preliminare del PeWEC in scala 1:1 da installare lungo le coste “più movimentate” del Mediterraneo, come ad esempio quella occidentale della Sardegna e il Canale di Sicilia. Il dispositivo da 525kW sarà lungo 15 metri, largo 23 e alto 7,5, per un peso di oltre 1.000 tonnellate.
[di Eugenia Greco]
Calabria: ordinanza Occhiuto, niente super green pass per attraversare Stretto
Il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Ansa, ha firmato un’ordinanza riguardante la possibilità di utilizzare i mezzi di trasporto pubblico e collegamento marittimo tra Calabria e Sicilia anche con il semplice green pass base, ottenibile tramite l’avvenuta guarigione, la vaccinazione o con un tampone negativo. I non vaccinati, durante la traversata, dovranno però non scendere dai rispettivi veicoli, mentre i pedoni dovranno stazionare negli spazi comuni aperti delle imbarcazioni mantenendo il distanziamento ed indossando una mascherina FFP2. L’accesso ai locali chiusi, inoltre, resta consentito ai soli possessori della certificazione “rafforzata” o “booster”. Tale ordinanza fa seguito a quella firmata ieri dal presidente della Sicilia Nello Musumeci, con cui è stato stabilito che anche ai passeggeri privi di super green pass possono attraversare lo Stretto con i traghetti.
Europa, le tasse green non valgono per i ricchi: esclusi yacht e grandi navi
Nel mese di luglio 2021 la Commissione Europea ha pubblicato una serie di proposte per decarbonizzare il settore marittimo, tuttavia «il proposto sistema di tariffazione del carbonio (ETS) e lo standard per combustibili a basse emissioni di gas a effetto serra (FuelEU Maritime) si applicheranno solo alle navi di stazza superiore a 5.000 GT (stazza lorda)», e verranno escluse determinate tipologie di navi come quelle offshore, i pescherecci e gli yacht. È quanto si legge all’interno di un rapporto di Transport & Environment (T&E), secondo cui le «esenzioni arbitrarie minano l’integrità delle leggi navali».
È questa dunque la conclusione a cui si è arrivati tramite il report, nel quale si sottolinea che l’enorme importanza di queste proposte per il futuro del settore marittimo richieda uno sguardo dettagliato sull’impatto delle stesse. Proprio a tal proposito è stato redatto il documento, che basandosi sui dati relativi alle emissioni marittime in Europa nel 2019 ha indagato su quelle derivanti dalle navi inferiori a 5.000 GT e legate ai «segmenti non coperti dal MRV, il regolamento di monitoraggio, rendicontazione e verifica dell’UE». Ebbene, dal report è emerso che l’impatto a livello di emissioni carboniche delle navi esentate non è assolutamente irrilevante: basterà ricordare che «le emissioni totali di CO2 delle navi esentate ammontano a 25,8 Mt», un dato «paragonabile a quello delle emissioni totali di CO2 della Danimarca nel 2020, ossia 26,2 Mt». Nello specifico, poi, le navi inferiori a 5.000 GT «costituiscono un totale di 19,7 MtCO2» mentre «16,1 MtCO2» derivano dalle «navi di tutte le dimensioni nei segmenti non coperti dall’MRV», tra cui le navi offshore e gli yacht.
Alla luce di ciò, Transport & Environment raccomanda ai responsabili politici dell’UE di «modificare la soglia in tutte le proposte relative al trasporto marittimo a 400 GT» e di mettere fine alle esenzioni per determinati tipi di navi quali yacht e quelle per la pesca. I responsabili politici dovrebbero però porre fine alle esenzioni «soprattutto per le navi offshore», la cui esenzione risulta essere «sorprendente data l’alta media di emissioni per nave». Infine, un’altra ipotesi che essi potrebbero prendere in considerazione sarebbe quella di introdurre una «soglia di carbonio per cui le navi di stazza superiore a 400 GT sarebbero obbligate a rispettare l’ETS dell’UE solo se fossero responsabili di più di 1.000 tCO2 (il contenuto totale di anidride carbonica) nel MRV dell’anno precedente», così da «ridurre ulteriormente gli oneri amministrativi su navi che non operano molto ogni anno».
In maniera certamente non velata viene infine criticata la Commissione Europea, che ha motivato la scelta della soglia dimensionale sostenendo che sa da un lato «esonererebbe il 45% delle navi che operano in Europa», dall’altro ciò riguarderebbe «solo il 10% delle emissioni». Un dato a quanto pare non corretto in base a ciò che emerge dal report, in quanto esso «ha rilevato che le esenzioni totali inferiori a 5.000 GT equivalgono al 15% del totale delle emissioni di tutte le navi, con emissioni totali esentate pari a quasi il 20% del totale delle emissioni marittime».
[di Raffaele De Luca]
Italia: 11,8% lavoratori in situazione di povertà
L’11,8% dei lavoratori in Italia si trova in una situazione di povertà, ossia vive in una famiglia il cui reddito netto è inferiore al 60% della mediana. Un tasso elevato soprattutto se confrontato con il dato europeo, pari al 9,2%. A rivelarlo è il Rapporto della Commissione del ministero del Lavoro sulla povertà lavorativa, il quale si basa sui dati Eurostat 2019 e quindi precedenti alla pandemia. In tal senso il ministro del Lavoro Andrea Orlando, intervenendo alla presentazione del rapporto, ha ricordato che «non c’è ancora il dato sul 2020», tuttavia, egli crede che «ci sarà una accentuazione del
fenomeno». Inoltre, il ministro ha altresì affermato che nei confronti del lavoro povero «non si può rimanere senza fare niente».
La Sicilia sfida il Governo: accesso ai traghetti senza super green pass
Anche ai passeggeri privi di super green pass, diretti verso la Penisola, dalle ore 14:00 della giornata di oggi possono attraversare lo Stretto di Messina con i traghetti: è quanto disposto da un’ordinanza firmata dal presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci. Il provvedimento è stato adottato «al fine di garantire e salvaguardare la continuità territoriale, l’accesso e l’utilizzo dei mezzi marittimi di trasporto pubblico per l’attraversamento dello Stretto di Messina nonché per i collegamenti da e per le Isole minori siciliane». A tal proposito la disposizione riconosce la stessa facoltà anche agli abitanti delle Isole minori siciliane e, inoltre, resterà vigente fino alla cessazione dello stato di emergenza.
Per l’accesso ai mezzi di trasporto marittimo per l’attraversamento dello Stretto di Messina e per il movimento dalle Isole minori, tuttavia, benché non sia necessario il possesso del super green pass, è consentito soltanto a chi può esibire il referto negativo di un tampone antigenico o molecolare. Inoltre, nell’ordinanza si legge che «ai soggetti che si avvalgono delle navi aperte per i collegamenti marittimi nello Stretto di Messina a bordo di autovetture o di altro mezzo di trasporto è fatto divieto di abbandonare il mezzo medesimo per tutto il tempo della traversata». Se, invece, si tratta di pedoni, questi ultimi «sono obbligati a permanere negli spazi comuni aperti delle imbarcazioni, restando al contrario inibito l’accesso ai locali chiusi». In ogni caso, viene poi precisato che «è fatto obbligo per tutti i passeggeri di mantenere indossata, per tutto il periodo di permanenza a bordo dei suddetti mezzi di trasporto marittimo, una mascherina Ffp2».
Tale ordinanza, con cui Musumeci si è schierato contro quanto disposto dal governo centrale, mette fine all’efficacia della norma dello stesso, che aveva stabilito recentemente l’estensione del super green pass ai mezzi di trasporto prevedendo – tramite un’ordinanza del Ministero della Salute – una deroga a tali regole solo per determinati spostamenti da e per le isole minori fino al 10 febbraio. «Poniamo fine così ad un’assurda ingiustizia ai danni soprattutto dei passeggeri siciliani. Una norma discriminatoria del governo centrale al quale abbiamo fatto appello già da due settimane, affinché si rimediasse» ha affermato Musumeci, il quale ha sottolineato di voler sperare che «anche il collega Occhiuto della Calabria – al quale ha preannunciato la sua iniziativa – intenda adottare lo stesso provvedimento».
[di Raffaele De Luca]
Un documento ufficiale della NATO lancia l’alleanza spaziale
La NATO parte all’assalto dello spazio avendo riconosciuto in esso un nuovo dominio operativo che si aggiunge ai precedenti, terra, aria, acqua e cyberspazio. Lo delinea il documento NATO’s overarching Space Policy, pubblicato ieri. La politica spaziale dell’alleanza atlantica mira a fornire sostegno alle operazioni e alle missioni dell’Alleanza in settori quali le comunicazioni, la navigazione e l’intelligence oltre che fornire una mole di dati gigantesca su molte cose che accadono sul nostro pianeta. Oggi, spiega il documento, l’accesso e l’uso del dominio spaziale non è più soltanto prerogativa di poche nazioni con grandi capacità economiche e tecniche. Oltre a Russia e Cina, con chiare capacità di agire nel dominio spaziale, anche paesi come Iran, Corea del Nord e India sarebbero in grado di accedere al dominio con tecnologie più semplici in grado di svolgere, quantomeno, attività contro-spaziali (in sostanza, difendersi dagli attacchi provenienti dal dominio spaziale).
«Lo spazio è sempre più importante per la sicurezza e la prosperità dell’Alleanza e degli Alleati. Lo spazio porta benefici in molteplici aree dal monitoraggio meteorologico, all’ambiente e all’agricoltura, ai trasporti, alla scienza, alle comunicazioni e alle banche (Sic!). L’uso dello spazio ha notevolmente migliorato la capacità degli alleati e della NATO di anticipare le minacce e rispondere alle crisi con maggiore velocità, efficacia e precisione. L’evoluzione negli usi dello spazio e i rapidi progressi nella tecnologia spaziale hanno creato nuove opportunità, ma anche nuovi rischi, vulnerabilità e potenzialmente minacce per la sicurezza e la difesa dell’Alleanza e degli Alleati», si legge nell’introduzione del documento, ove si chiarifica che «la maggior parte delle capacità spaziali sono a duplice uso, al servizio di scopi civili/commerciali e militari, spesso allo stesso tempo». Quest’ultimo passaggio conferma la commistione di interessi e la collaborazione tra il grande capitale privato e il settore militare, come confermato dalle decine di miliardi di dollari di commesse e appalti che i governi conferisco alle multinazionali ma anche da progetti di più ampia portata strategica, come il Progetto DIANA di cui vi abbiamo parlato nel novembre scorso, che legano in maniera interdipendente vari settori tecnologici con gli sviluppi del settore militare. Inoltre, nel documento si afferma: «Gli alleati dovrebbero anche esplorare le opportunità per promuovere la cooperazione con l’industria spaziale e il settore commerciale attraverso quadri prontamente disponibili (ad esempio il Gruppo consultivo industriale della NATO e il Forum dell’industria della NATO)»
Viene anche spiegato che il dominio spaziale è intrinsecamente legato agli altri domini militari. Inoltre, si fa riferimento al fatto che lo spazio è, e lo sarà sempre di più in futuro, di cruciale importanza per il funzionamento dei sistemi terrestri utilizzati quotidianamente su cui si sta strutturando la società ipertecnologica. Dunque, lo spazio rappresenta la nuova frontiera del dominio geostrategico sulla terra. La NATO ritiene quindi di dover prendere le contromisure necessarie ad assicurarsi un libero accesso (leggasi, supremazia) al nuovo dominio. «Un certo numero di nazioni sta sviluppando sistemi anti-spaziali e anti-satellite. I potenziali avversari, in particolare, stanno perseguendo lo sviluppo di una vasta gamma di capacità, da quelle non cinetiche (come l’abbagliamento, l’accecamento e l’inceppamento delle risorse spaziali) ai sistemi distruttivi cinetici (come i missili anti-satellite ad ascesa diretta, i sistemi anti-satellite in orbita e le capacità laser ed elettromagnetiche) [..] Alcune minacce, come il blocco dei segnali e gli attacchi informatici, possono potenzialmente essere causate anche da attori non statali, comprese le organizzazioni terroristiche. Molte minacce ai sistemi spaziali degli alleati hanno origine nel dominio cibernetico e sono destinate ad aumentare». La NATO non intende per il momento creare un attore spaziale autonomo bensì intende sfruttare tutte le conoscenze, le capacità, i dati, i prodotti e i servizi a disposizione dei paesi dell’Alleanza.
La NATO mette dunque un altro tassello nel percorso di costruzione di un ramo di azione spaziale congiunta tra i paesi dell’Alleanza, iniziato nel novembre 2019 con la dichiarazione dello spazio come «nuovo dominio operativo», e che ha visto l’istituzione del Centro spaziale NATO presso l’Allied Air Command di Ramstein, Germania, nell’ottobre 2020.
D’altronde, anche il World Economic Forum, nel suo The Global Risks Report 2022, ha dedicato una sezione all’affollamento della competizione spaziale in chiave commerciale e militare come uno dei punti cardine degli aspetti geopolitici mondiali. E non molto tempo fa, il Pentagono ha affermato di voler iniziare un programma di utilizzo dei satelliti commerciali per scopi militari, ovvero per ottenere maggiori informazioni e dati utili agli scopi dell’esercito, Space Force compresa, nelle innumerevoli missioni e operazioni militaresche.
[di Michele Manfrin]
Colombia: 145 attivisti uccisi nel 2021
Sono almeno 145 i leader sociali o difensori dei diritti umani che sono stati uccisi in Colombia nel 2021: lo ha reso noto tramite un comunicato stampa l’ente pubblico che vigila sul rispetto dei diritti umani nel Paese. Il bilancio delle vittime del 2021 è stato inferiore a quello del 2020, quando sono state registrate 182 uccisioni. Tuttavia, secondo l’ufficio del Difensore del popolo, si tratta di una cifra che conferma la recrudescenza della violenza nel Paese dall’accordo di pace con i guerriglieri delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) del 2016. «Condanniamo questi fatti, principalmente dovuti alle azioni criminali di gruppi armati illegali», ha comunicato il difensore Carlos Camargo, che però non ha fornito ulteriori dettagli riguardo gli autori degli attacchi.









