domenica 22 Marzo 2026
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Il World Economic Forum si incontra per ridiscutere la globalizzazione

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Dopo più di due anni in cui si è svolto in modalità virtuale a causa dell’emergenza pandemica, dal 22 al 26 maggio prossimi il celebre evento internazionale del World Economic Forum tornerà a svolgersi di persona nell’ormai consueto sito di Davos nelle Alpi svizzere. Al summit è prevista la presenza di più di 2500 partecipanti, tra cui i massimi leader mondiali della politica, dell’economia, degli affari, del mondo accademico e dei media: nel dettaglio, prenderanno parte all’evento 50 capi di Stato e di governo per condividere la loro visione del mondo, 1250 leader del settore privato e 100 “i...

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USA e Corea del Sud pronti a intensificare esercitazioni militari

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Nel corso dell’incontro tra il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e il neoeletto presidente della Corea del Sud Yoon Suk Yeol è stata vagliata la possibilità di aumentare le esercitazioni militari congiunte per scoraggiare la minaccia nucleare della Corea del Nord. L’obiettivo comune dei due Paesi, secondo quanto dichiarato dal presidente coreano nel corso di una conferenza stampa, sarebbe la completa denuclearizzazione della Corea del Nord, opzione che non sarebbe “sottoposta a nessun compromesso”.

Allenarsi ai sogni

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“I poliziotti si muovono con rapidità da una parte all’altra come cacciatori di farfalle. I pazzi del principale manicomio della città scorrazzano per le strade e i parchi confinanti con l’ospedale, in un’incredibile rivelazione di libertà. Alcune galline, che passano volando basso come cuscini di piume, decorano la scena. Tra quelli che corrono ci sono molte vecchie conoscenze: quello che si conta le dita, la mezzosoprano, il ciclista immaginario, il povero Venanzio. Il direttore del manicomio si dispera nell’isola spartitraffico del viale”. Per capire origine e seguito di tutto questo bisogna leggersi Sogni in affitto di García Marquez (Giunti 1999), libro che testimonia il lavoro creativo della Scuola internazionale di Cinema di Cuba. 

D’altra parte l’incontro del sogno col cinema è costitutivo delle sue origini, a cominciare da Une nuit terrible e Le cauchemar di Méliès, 1896, incubi ipnagogici che impediscono il sonno a un malcapitato. In tal caso, tuttavia, l’uomo che non riesce a dormire è come uno spettatore che assiste al suo sogno.

C’è irregolarità e follia nel sogno, c’è un sentimento di distacco, di capovolgimento, di lontananza, di spostamento, flash e sequenze irragionevoli che non sempre hanno bisogno di spiegazione ma che reclamano comunque una qualche attenzione al risveglio, quando le luci della sala si riaccendono e tu ti chiedi se ti è piaciuto quello che hai visto.

“Noi siamo della stoffa di cui sono fatti i sogni, e la nostra piccola vita è cinta di sonno”, scriveva Shakespeare; e il cinese Chuang-Chou (III sec. a.C.) si chiedeva al risveglio se lui era davvero la farfalla che sognava d’essere stata “svolazzante, contenta del suo destino”.

Il sogno è preso inevitabilmente anche nella sua forza anticipatrice, annunziatrice di qualcosa, come pretendeva il mondo antico, che frugava nelle immagini inconsistenti per svelare la concretezza del dopo, l’annuncio di qualcosa che si sarebbe verificato, attingendo alle indicazioni divine, soprannaturali che il sogno conteneva, chiedendo ad esempio all’aruspice chi sarebbe stato il vincitore della battaglia del giorno seguente.

“È sempre l’alba. Sospesa tra la prima e la seconda venuta; tra la profezia e il compimento; tra la presenza e l’assenza, tra il vedere e il non vedere; tra il sonno e la veglia… Come nella poesia, che è sogno a occhi aperti. In trance, in transito”: così scriveva Norman O. Brown in Corpo d’amore (1966).

Certo, il sogno è veicolo di immagini imprendibili, è fonte di evasione, sfiora, come affermava Foucault, “la trascendenza del delirio”, ha una sua logica sorprendente, mescola le carte di chi si accontenta di vivere alla giornata, è fonte di inquietudine perché è goloso di realtà. Ha perfettamente ragione Oliver Sachs, quando sostiene che tutti noi vorremmo la libertà di spingerci oltre noi stessi: “Non importa se con telescopi e tecnologie in continuo sviluppo, oppure grazie a stati mentali che ci permettano di viaggiare in altri mondi… Noi esseri umani abbiamo bisogno di questo tipo di distacco” (Allucinazioni, trad.it. Adelphi 2013).  “D’altra parte, chi agisce nel sogno? La personalità del dormiente è usurpata da una controfigura che egli vede vivere al di fuori del suo controllo… A volte questo attore si sostituisce a lui, divide le sue preoccupazioni, a volte lo sconcerta e lo rende attonito” (R.Caillois).

L’attore prende la mano al regista, ha così caricato nella sua anima quel destino che gli è stato assegnato, il film ormai lo scrive lui, col suo carattere, i suoi tic, la sua follia.

Mi sembra di rivedere qualche sequenza di Marylin ha gli occhi neri, lo splendido film di Simone Godano (2021), popolato da un cast elettrizzante, a cominciare da Stefano Accorsi e Miriam Leone: ognuno ha il suo orizzonte alterato, il suo mondo interno e il suo mondo esterno ma è un contenitore, la vita, che può anche transitoriamente diventare ordinaria, vincere l’indefinitezza dei confini e concentrarsi su un copione. Il terapeuta, nel film,  convince i suoi assistiti ad aprire un ristorante. E così la follia, il sogno, la quotidianità del vivere si collegano, all’insegna di una speciale tolleranza. Ognuno ha la sua anima, ognuno ha la sua follia ma per un paio di ore gli spettatori potranno far parte, ammirati e commossi dello stesso sogno. 

Bisogna andare a scuola di cinema anche se non te ne farai nulla, bisogna allenarsi a sognare.

[di Gian Paolo Caprettini – semiologo, critico televisivo, accademico]

La Russia blocca esportazioni gas verso la Finlandia

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L’operatore finlandese Gasum ha riferito che la Russia ha bloccato le forniture di gas verso il Paese, notizia poi confermata anche da Gazprom. Secondo quanto riferito da Gasum, il blocco sarebbe giunto dopo che la Finlandia ha negato il pagamento in rubli. La compagnia finlandese ha fatto sapere che rifornirà i cittadini tramite altre fonti di approvvigionamento attraverso il gasdotto BalticConnector. Ad aprile la Russia aveva interrotto le forniture anche a Polonia e Bulgaria, dopo che i due Paesi avevano anch’essi rifiutato le nuove condizioni di pagamento.

Venerdì 20 maggio

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9.00 – Nuovi attacchi hacker contro oltre 50 siti internet istituzionali italiani da parte del gruppo russo Killnet.

9.30 – Scioperi in tutta Italia contro “una politica e un’economia di guerra” che “taglia salari e diritti”, organizzati dai sindacati di base.

10.20 – In Italia crolla la produzione di miele, secondo i produttori è causa dei cambiamenti climatici.

10.40 – L’Italia ha proposto un piano di pace in quattro punti a Russia e Ucraina, critico l’Alto Rappresentate UE Borrell: “condizione per trattativa è ritiro russo”.

11.30 – Rapporto Save the Children: in Italia il 51% dei quindicenni è incapace di comprendere un testo.

12.50 – Roma: isolati altri due casi di vaiolo delle scimmie.

13.30 – Netflix chiude il contenzioso con l’Italia versando 55,8 mln di tasse per il periodo 2015 – 2019.

15.00 – Mali: tre italiani appartenenti a un gruppo missionario dei Testimoni di Geova sono stati rapiti da uomini armati.

17.00 – Antartide, scoperto enorme lago sotterraneo: “potrebbe rivelare segreti sull’evoluzione”.

18.00 – Sondaggio La7: il 60% degli italiani boccia l’operato di Europa e NATO nella guerra in Ucraina.

 

 

A San Didero da un anno centinaia di agenti presidiano un cantiere vuoto della TAV

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L’area dove sarebbe dovuto sorgere il cantiere dell’autoporto di San Didero, opera collaterale alla linea TAV, si estende su di una superficie di 68 mila metri quadri tra l’autostrada A32 e la statale 25. Il movimento No Tav di Torino l’ha definita una “piccola Ilva” per via degli altissimi livelli di contaminazione del terreno dovuta agli anni di attività dell’acciaieria Beltrame. Della costruzione dell’autoporto, che avrebbe dovuto consentire la sosta ai camion in transito lungo l’autostrada e diretti verso la Francia, se ne parla sin dal 2020. Dal 2021 l’area è stata delimitata da recinzioni e filo spinato e posta sotto costante controllo da parte delle forze dell’ordine. Tuttavia tale occupazione -e militarizzazione- del territorio è avvenuta senza che l’appalto dei lavori fosse assegnato. Al contrario, Sitaf ha prima sospeso il bando di gara per via di alcune modifiche sostanziali da apportare al progetto, e lo ha poi definitivamente revocato il 6 maggio scorso. Nonostante ciò, l’area continua ad essere zona militarizzata e posta sotto controllo costante.

È la notte tra il 12 e il 13 aprile 2021 quando centinaia di agenti delle forze dell’ordine giungono in Val di Susa, nei pressi di San Didero, per occupare l’area destinata alla costruzione dell’autoporto. La gara d’appalto per la “rilocalizzazione dell’autoporto di Susa” è stata pubblicata da Sitaf il 13 febbraio 2020. Il progetto, del valore di 47,5 milioni di euro, è stato realizzato senza che venisse effettuato uno studio di passaggio che fornisse dei dati chiari sul numero di camion in transito su quel tratto di autostrada: l’unico dato certo è che il quantitativo di merci in transito su gomma è in calo costante dal 1999.

Nessuno si è ancora aggiudicato l’appalto quando le forze dell’ordine occupano l’area. Per di più, di lì a poco Sitaf sarà costretta a ritirare a tempo indeterminato la procedura per via di alcuni sostanziali difetti del progetto, che è ora del tutto da rifare. Nonostante ciò, l’area viene delimitata da recinzioni e filo spinato e sorvegliata giorno e notte da decine di carabinieri e poliziotti. Si è stimato che la spesa per la militarizzazione della zona sia costata oltre 5 milioni di euro.

Di lì a poco Sitaf sarà tuttavia costretta a revocare la sospensione della gara d’appalto, per via del polverone che ne era scaturito in una valle contraria alla realizzazione dei lavori sin dal principio. L’opera è infatti ritenuta dai valsusini inutile (esistono già due autoporti nella valle, uno ad Orbassano e uno a Susa) e ad alto rischio ambientale, per via del sommovimento di terreni con altissimi livelli di inquinamento dovuti all’attività dell’acciaieria Beltrame, chiusa nel 2013. Si rendeva quindi necessario “procedere con tempestività ed urgenza alla ripresa delle operazioni di gara”: ad oggi, tuttavia, nulla è cambiato. Tanto che, il 6 maggio scorso, Sitaf ha ritirato la gara d’appalto, revocando “il summenzionato bando di gara e tutti gli atti precedenti e successivi inerenti alla procedura in oggetto”.

Ad oggi, tuttavia, l’area dell’autoporto rimane sotto vigile controllo delle forze dell’ordine, con costi di gestione altissimi per la cittadinanza. Cosa sorveglino con tanto zelo rimane, ad oggi, ignoto.

[di Valeria Casolaro]

Arrivano i primi casi di vaiolo delle scimmie: in Europa già si ordinano i vaccini

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Il primo caso italiano è stato identificato allo Spallanzani di Roma, lo stesso istituto dove nel gennaio 2020 venne identificato il primo caso di Covid in Italia: un ragazzo di ritorno dalle isole Canarie è risultato positivo al vaiolo delle scimmie. In Europa il primo infetto era stato segnalato dall’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito (UKHSA) il 7 maggio, altri casi sono stati rinvenuti anche in Spagna e Portogallo, per ora una ventina in totale. Fino ad ora tutti i contagiati stanno bene e le istituzioni sanitarie si sono affrettate a comunicare che la situazione non deve destare particolare allarmismo, considerando il fatto che il virus è noto da decenni e non ha mai provocato epidemie diffuse. Tuttavia, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha già convocato un gruppo di esperti per un “meeting di emergenza”, mentre almeno due paesi hanno già ordinato scorte del vaccino, già pronto e approvato nel 2019. Ma procediamo con ordine, innanzitutto: cos’è il vaiolo delle scimmie?

Diffuso principalmente in Africa occidentale, specialmente nel bacino del Congo, il virus delle scimmie fu osservato per la prima volta nel 1958. In natura in realtà il virus colpisce i roditori e può essere trasmesso ai primati (e quindi anche agli esseri umani) dagli animali infetti attraverso uno stretto contatto (sangue o morsi). Secondo l’Istituto Superiore di Sanità: “si tratta di un’infezione causata da un virus della stessa famiglia del vaiolo ma che largamente si differenzia dal vaiolo stesso per la minore diffusività e gravità […] Nell’uomo si presenta con febbre, dolori muscolari, cefalea, linfonodi gonfi, stanchezza e manifestazioni cutanee quali vescicole, pustole, piccole croste […] La malattia si risolve spontaneamente in 1-2 settimane con adeguato riposo e senza terapie specifiche; possono venir somministrati degli antivirali quando necessario”. Ancora non del tutto certe le modalità di trasmissione, secondo il Centro Europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC): attraverso il contatto con un animale infetto o, da uomo a uomo, attraverso “grandi goccioline respiratorie” (contatto viso a viso prolungato) e scambio di fluidi corporei. Il fatto che i primi casi in Gran Bretagna si siano registrati nella comunità gay e bisex maschile ha spinto inoltre il ECDC a raccomandare attenzione “nella comunità di individui che si identificano come MSM (uomini che fanno sesso con uomini, ndr) o che hanno rapporti sessuali occasionali o che hanno più partner sessuali”. Specifica che ha provocato la protesta dei gruppi LGTBQ+ che ricordano lo stigma dell’HIV, a lungo ritenuto erroneamente il “virus degli omosessuali”.

Secondo gli esperti non si tratta di un virus particolarmente insidioso, particolare testimoniato dal fatto che anche precedenti focolai riscontrati in occidente si sono esauriti rapidamente. Inoltre le modalità di trasmissione non sono virali come nel caso dei coronavirus, necessitando di scambi di fluidi corporei o grandi gocce di saliva. Inoltre il vaccino contro il vaiolo, che in Italia è stato obbligatorio fino ai nati nel 1981, protegge anche contro la variante in questione garantendo l’immunità ai nati dopo quella data, inclusi gli anziani che sarebbero più a rischio in caso di infezione.

Particolari rassicuranti che non hanno frenato alcune istituzioni dal valutare già campagne di vaccinazione. Perché un vaccino contro il virus delle scimmie esiste già, approvato per la prima volta negli Usa nel 2019 e poi in Europa dove ha assunto il nome commerciale di IMVANEX, produttrice un’azienda farmaceutica danese di nome Bavarian Nordic. Il Centro Europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) ha già raccomandato che “la vaccinazione dei contatti stretti ad alto rischio dovrebbe essere presa in considerazione dopo una valutazione del rapporto rischio-beneficio”. E i primi stati europei si sono già mossi. La stessa Bavarian Nordic, società quotata in borsa nel listino NASDAQ di Copenaghen, ieri 19 maggio si è affrettata a rilasciare agli investitori un comunicato nel quale annuncia di essersi già “assicurata un contratto con un paese europeo non divulgato per la fornitura del suo vaccino contro il vaiolo IMVANEX® in risposta ai nuovi casi di vaiolo delle scimmie che si sono evoluti nel mese di maggio 2022″. Nello stesso comunicato Paul Chaplin, Presidente e CEO della società, afferma che “Il controllo delle infezioni è stata una priorità assoluta per le società durante il COVID-19 e questa situazione ci ricorda che non possiamo abbassare la guardia, ma dobbiamo continuare a costruire e rafforzare la nostra preparazione alle malattie infettive per mantenere il mondo aperto”. E fuori dall’Unione Europea ha già ordinato dosi di IMVANEX anche il Regno Unito: secondo quanto riportato dal Telegraph, il governo Johnson ne ha già ordinate 20.000 dosi.

L’Italia avrebbe proposto un piano in 4 fasi per risolvere la crisi in Ucraina

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Un piano di pace in 4 passaggi che porti gradualmente alla risoluzione del conflitto in Ucraina: questo il contenuto del progetto tutto italiano presentato dal ministro degli Esteri Luigi di Maio al segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, nel corso di un vertice svoltosi a New York lo scorso 18 maggio. I vari passaggi sarebbero supervisionati e gestiti da un Gruppo internazionale di facilitazione (GIF) e consterebbero di un cessate il fuoco seguito da un’ipotesi di neutralità dell’Ucraina, lo scioglimento delle questioni territoriali e infine la stipula di un nuovo patto di sicurezza internazionale.

“È la diplomazia a poter mettere fine alle guerre” ha dichiarato il ministro di Maio: sulla base di questo presupposto è stato elaborato il piano italiano in 4 fasi per porre fine al conflitto ucraino. Il primo e fondamentale passo da compiere per poter passare agli step successivi sarebbe il cessate il fuoco, unito alla smilitarizzazione della linea del fronte. Una volta ottenuto questo si potrebbe passare a discutere, nell’ambito di una conferenza di pace, della posizione di Kiev nel panorama internazionale, ipotizzandone la neutralità ma garantendone la possibilità di ingresso nell’Unione europea. A questo punto si potrebbe procedere con il dirimere le questioni territoriali ancora in sospeso tra Russia e Ucraina, in primo luogo Crimea e Donbass, tramite la definizione di un accordo bilaterale. La proposta italiana sarebbe di concedere l’autonomia pressoché totale alle zone contese senza mettere in dubbio la sovranità territoriale di Kiev. Infine, come quarto e ultimo passaggio, si dovrebbe discutere della formazione di un nuovo accordo multilaterale su pace e sicurezza in Europa, le cui priorità dovrebbero essere la stabilità strategica, il disarmo e il controllo degli armamenti, la prevenzione dei conflitti e le misure di rafforzamento della fiducia. Condizione imprescindibile sarebbe il ritiro progressivo della Russia dai territori occupati, cui seguirebbe una progressiva (e condizionata) revoca delle sanzioni occidentali.

Il contenuto del piano è stato anticipato da Repubblica dopo essere stato discusso con i diplomatici del Quint, il gruppo internazionale composto da USA e G4. A supervisionare i vari passaggi sarà il GIF il quale, secondo il parere italiano, dovrebbe essere composto da Paesi e organizzazioni internazionali, in particolare Onu e Ue. Tra gli Stati ritenuti idonei sono già stati inseriti Francia, Germania, Italia, Turchia, Stati Uniti, Cina, Canada, Regno Unito, Polonia, Israele.

[di Valeria Casolaro]

Mali, tre italiani rapiti da “uomini armati”

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Tre cittadini italiani e un togolese sarebbero stati rapiti in Mali da “uomini armati”, secondo quanto dichiarato da fonti locali, citate dall’agenzia di stampa internazionale Agence France Press. Il ministero degli Esteri italiano ha confermato il rapimento e attivato l’Unità di crisi. Si tratterebbe di un gruppo di missionari dei Testimoni di Geova. I fatti sarebbero avvenuti nel distretto di Koutiala, a est della capitale Bamako.

Lo Sri Lanka ha dichiarato ufficialmente bancarotta

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La crisi economica e finanziaria che lo Sri Lanka si porta dietro ormai da diversi mesi, è arrivata ad un epilogo: la banca centrale del paese ha ufficialmente annunciato il default, che si traduce con l’impossibilità di un Governo di ripagare il proprio debito pubblico (sia le obbligazioni che i prestiti concessi da Governi e istituzioni internazionali). Negli ultimi 15 anni lo Sri Lanka ha contratto debiti per il 65% del PIL, e nel 2022 ha in scadenza circa 4 miliardi di dollari di oneri.

D’altronde non poteva andare molto diversamente da così, con un tasso di inflazione che ha superato il 20% (e che ha portato i prezzi di beni essenziali alle stelle), con il governo a corto di riserve di moneta estera (necessarie per pagare le importazioni), carenza di beni primari come cibo, o di carburante e medicinali. La valuta locale, la rupia, si è deprezzata del 60% nell’ultimo anno.

Nella storia del Paese, da quando cioè ha dichiarato l’indipendenza dal Regno Unito nel 1948, non era mai successo che si arrivasse al default. La commistione di diversi fattori e il fatto che siano capitati nello stesso periodo (pandemia, inflazione più alta di 10 volte rispetto alla percentuale consigliata dall’UE e guerra in Ucraina) ha strozzato completamente l’economia, portandola a soffocare nei suoi stessi debiti.

Alla lista dei “colpevoli” se ne aggiunge un altro, giudicato tale dalla popolazione locale: il Governo. La gente ha accusato la dinastia Rajapaksa – a capo del paese da ormai 20 anni- di essere la principale causa del tracollo economico e finanziario che sta mettendo in ginocchio tutto il territorio. Corruzione e disinteresse sarebbero alla base, secondo i cittadini, della politica della famiglia, a cui frega poco della salute del paese. La popolazione, per protesta, ha manifestato per le strade, dando alle fiamme veicoli e abitazioni dei rappresentanti del governo in tutta l’isola, costringendo di fatto il Primo Ministro Mahinda Rajapaksa a presentare le dimissioni. In totale sono state date alle fiamme le case di 40 politici pro-Rajapaksa.

«Il paese non ha più carburante e neanche i soldi per comprarne di nuovo», ha detto il neo-primo ministro Ranil Wickremesinghe nel suo primo discorso alla nazione. «I prossimi due mesi saranno i più difficili della nostra vita».

Gli economisti temono che queste parole possano essere pronunciate da più del 60% dei paesi a basso reddito, ad oggi costretti ad affrontare una forte crisi del debito simile a quella dello Sri Lanka. E se dovesse succedere davvero? «La comunità internazionale non è preparata ad affrontare un incombente problema del debito. Il sistema può affrontare questi problemi solo un paese alla volta» dicono le Nazioni Unite.

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha avviato trattative di salvataggio (oltre che con lo Sri Lanka) anche con Egitto e Tunisia, che dipendono fortemente da Russia Ucraina per il grano e con il Pakistan, che non riesce più a pagare l’import dell’energia. Ma come abbiamo ribadito più volte, questi sistemi non vanno visti come ancore di salvataggio. È bene sottolineare che il denaro concesso dal Fondo monetario non è a costo zero. I paesi che ricevono aiuti dal FMI devono accettare delle clausole molto rigide all’insegna del neoliberismo, compresi tagli ai settori dell’educazione, della sanità e dei servizi pubblici.

In pratica, i paesi debitori sottoscrivono dei “piani di aggiustamento strutturale”, impegnandosi a intervenire duramente sulle proprie politiche economiche con privatizzazioni e riforme di stampo liberista. Delle condizioni che in altri paesi non solo non hanno risolto strutturalmente il problema del debito, ma hanno anzi alla lunga aggravato le condizioni economiche dei paesi interessati.

[di Gloria Ferrari]