lunedì 23 Marzo 2026
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Berlino, auto sulla folla: 1 morto e 8 feriti

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A Berlino, nel quartiere di Charlottenburg, un veicolo ha travolto la folla uccidendo una persona e ferendone altre otto, prima di finire sul marciapiede e schiantarsi contro un negozio. Ne danno notizia i media locali, il bilancio delle persone coinvolte è stato confermato dai pompieri. Il conducente del veicolo è stato arrestato, ma non è ancora chiaro se si tratti di un gesto intenzionale o accidentale.

Morire di sedazione profonda per l’incompetenza delle istituzioni: la storia di Fabio Ridolfi

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Fabio Ridolfi, 46enne immobilizzato per quasi la metà della sua vita a causa di una tetraparesi (una forma di paralisi che coinvolge contemporaneamente la muscolatura volontaria di tutti e quattro gli arti) ha diffuso un video in cui descrive il perché della sua ultima scelta, quella di adottare la sedazione palliativa: «da due mesi la mia sofferenza è stata riconosciuta come insopportabile. Ho tutte le condizioni per essere aiutato a morire. Ma lo Stato mi ignora. A questo punto scelgo la sedazione profonda e continua anche se prolunga lo strazio di chi mi vuole bene». La scelta di Fabio arriva dopo una lunga battaglia per una morte dignitosa e dopo che le istituzioni – in particolare il Servizio Sanitario della Regione Marche – hanno ignorato anche una sentenza della Corte Costituzionale ha stabilito il suo diritto a ottenere il suicidio assistito.

Con la sedazione palliativa (che fa diminuire dolore e sofferenza), profonda (volta ad annullare la coscienza del paziente) e continua (quando lo scopo è portare il paziente alla morte) si riduce gradualmente la coscienza del paziente fino al suo possibile annullamento, così da alleviare i dolori fisici e psichici. Una pratica, quella che ha scelto di adottare Fabio Ridolfi evitabile, visto che egli avrebbe il diritto alla morte volontaria come previsto dalla sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale. Il suicidio assistito dovrebbe ormai essere garantito per l’uomo originario di Fermignano senza ulteriori indugi, ma gli insopportabili ritardi degli organi competenti mostrano il contrario.

Il Servizio Sanitario Regionale delle Marche non ha assicurato all’uomo l’effettiva messa in pratica del suicidio assistito, da lui richiesto e al quale avrebbe accesso libero. Non solo, ma per avere conferma del via libera per l’eutanasia Fabio Ridolfi ha dovuto attendere ben più del previsto: il Comitato Etico si è degnato di dare risposta al paziente con quaranta giorni di ritardo. Dopodiché l’Azienda sanitaria unica regionale non ha mai risposto all’uomo nemmeno dopo la diffida che egli ha deciso di muovere il 27 maggio scorso, visti i continui ritardi e il silenzio adottato sul farmaco e le modalità di somministrazione dell’ultimo.

Il suicidio assistito avviene infatti con la somministrazione di farmaci mirati o la soppressione di qualsivoglia sistema vitale del paziente. La sedazione palliativa che invece Fabio, malato da diciotto anni e che peggiora ogni giorno di più è stato “costretto” ad adottare, è un atto terapeutico che mira ad alleviare o eliminare lo stress e la sofferenza nel paziente a fine vita, senza incidere sui tempi di vita residua, motivo per cui è ben diversa dall’eutanasia, procedura che spetterebbe di diritto a Fabio Ridolfi.

[di Francesca Naima]

Maxi sequestro di pesci e coralli in via d’estinzione in 8 regioni italiane

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I Finanzieri del Comando Provinciale di Roma, insieme ai funzionari del Ministero della Salute e della Transizione Ecologica, hanno intercettato 17 mila animali acquatici tropicali e 246 coralli protetti dalla Convenzione di Washington introdotti illegalmente in Italia e destinati ad allevatori, importatori, commercianti al dettaglio e fabbricanti di acquari. Gli animali erano stati prelevati dalla barriera corallina indo-australiana e introdotti sul territorio senza le necessarie certificazioni e autorizzazioni sanitarie prescritte dalla normativa europea e nazionale. L’operazione ha riguardato 8 regioni italiane e ha portato alla segnalazione in via amministrativa di 50 società operanti nel settore degli acquari.

Documento FDA: anche il vaccino NOVAVAX potrebbe causare miocarditi

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Il vaccino che “convincerà gli indecisi”: così i media avevano descritto il NOVAVAX, prodotto che la Commissione Europea già nel mese di agosto 2021 si era assicurata tramite un accordo relativo a 100 milioni di dosi – con un’opzione per altri 100 milioni – acquistabili dai Paesi dell’Unione. Ora però la FDA, l’organo statunitense che regola i prodotti farmaceutici, tramite un documento recentemente pubblicato si è detta preoccupata per un possibile rischio di infiammazione cardiaca legata al vaccino NOVAVAX. Dal rapporto infatti sono emersi 6 casi di miocardite/pericardite, la maggior parte dei quali nei giovani di sesso maschile, su circa 40.000 partecipanti alla sperimentazione relativa al vaccino. Tra i casi, inoltre, quattro eventi di miocardite si sono verificati entro i 20 giorni successivi alla vaccinazione. “Questi eventi sollevano preoccupazione per un’associazione causale con questo vaccino, simile all’associazione documentata con i vaccini Covid19 ad mRNA”, ha affermato a tal proposito la FDA, il cui comitato consultivo nella giornata di ieri ha però raccomandato l’autorizzazione del vaccino da parte delle autorità di regolamentazione, che potrebbero prossimamente dare il via libera alla sua somministrazione.

Nel frattempo NOVAVAX, in risposta ai possibili problemi di sicurezza segnalati dalla FDA, ha cercato di parare il colpo tramite una nota nella quale sostiene che ci si può aspettare di trovare “eventi di fondo naturali di miocardite in qualsiasi database sufficientemente ampio”, aggiungendo di ritenere che “non vi siano prove sufficienti per stabilire una relazione causale”. Ad ogni modo, ad essere certo è però il fatto che questi dubbi sollevati dalla FDA gettano inevitabilmente ombra sul vaccino della società di biotecnologie statunitense NOVAVAX che, essendo il primo vaccino ad utilizzare la tradizionale tecnologia delle proteine ricombinanti, si riteneva potesse convincere le persone scettiche nei confronti dei vaccini anti Covid ad m-RNA ed a vettore virale.

[di Raffaele De Luca]

Liste proscrizione Copasir: sindacato giornalisti chiede chiarezza

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Il sindacato unitario dei giornalisti, il FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana), ha chiesto che sia fatta chiarezza riguardo l’elenco di nomi pubblicati dal quotidiano Corriere della Sera e che rientrerebbero nell’ambito dell’indagine del Copasir sulla diffusione di fake news e di propaganda filorussa in Italia. Raffaele Lorusso, presidente del sindacato, ha infatti dichiarato inaccettabile il fatto di stilare liste di questo tipo sulla base di opinioni espresse e ha aggiunto che “non si può schedare chi la pensa diversamente perché significherebbe tornare ai tempi più bui della storia d’Italia”.

Martedì 7 giugno

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4.00 – Israele, il parlamento respinge la legge che avrebbe dovuto rinnovare le norme civili per i residenti negli insediamenti ebraici in Cisgiordania. Sconfitta per il governo Bennett.

7.00 – UE, trovato l’accordo sul salario minimo. Prima il Parlamento e poi il Consiglio europeo si esprimeranno sulla direttiva.

8.30 – Guardia di Finanza di Trieste, sequestrate 4,3 tonnellate di cocaina ed eseguite 38 misure cautelari tra Europa e Colombia.

10.00 – Salvini annuncia ricorso contro l’obbligo di mascherina ai seggi per le amministrative e i referendum.

10.50 – Napoli, blitz della DIA porta a 25 arresti. Tra le accuse, anche il reato di l’associazione per delinquere di tipo camorristico.

11.30 – Calendarizzata la legge che legalizzerebbe l’autoproduzione di cannabis: arriverà alla Camera il 24 giugno per la discussione.

12.30 – FDA, dubbi sull’autorizzazione per il vaccino NOVAVAX: possibile rischio di miocardite nei giovani.

16.15 – Ue annuncia standard universale USB-C per caricabatterie di telefoni, tablet, macchine fotografiche e altri apparecchi elettronici a partire dal 2024.

17.20 – Visita al Quirinale della presidente della Georgia Salomé Zourabichvili: rinnovata richiesta di ingresso nell’Ue.

18.45 – Liste di proscrizione del Copasir, il sindacato dei giornalisti chiede chiarezza: “inaccettabile stilare liste sulla base di opinioni espresse”.

 

 

 

Banca Mondiale riduce stime crescita globale: “il rischio di stagflazione aumenta”

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“La crescita globale dovrebbe crollare dal 5,7% nel 2021 al 2,9% nel 2022, una cifra significativamente inferiore al 4,1% previsto a gennaio”: è quanto si legge all’interno di un comunicato della Banca Mondiale. Ai danni causati dalla pandemia di Covid-19 si sono infatti aggiunti quelli della guerra in Ucraina, la quale ha “amplificato il rallentamento dell’economia globale, che sta entrando in quello che potrebbe diventare un lungo periodo di debole crescita e inflazione elevata”. Ciò “aumenta il rischio di stagflazione”, si legge dunque nel comunicato, ovverosia di avere una situazione in cui sono contemporaneamente presenti nello stesso mercato sia un aumento generale dei prezzi sia una mancanza di crescita dell’economia in termini reali.

Esplode la rabbia dei pescatori italiani contro il caro gasolio

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[Gallipoli. Foto di Gloria Ferrari.]

Proseguono ormai da settimane gli scioperi dei pescatori in tutta Italia per protestare contro il rincaro dei prezzi del carburante. Già lo scorso marzo si erano verificate le prime proteste che si sono poi intensificate da fine maggio coinvolgendo tutta la costa Adriatica – dalle Marche alla Puglia – la città di Napoli, la Sicilia e la costa del Tirreno. Sono molti i problemi che da tempo affliggono la pesca italiana oltre all’aumento dei prezzi del gasolio: tra questi la concorrenza straniera e l’alta pressione fiscale. Per questo ad Ancona a fine maggio gli armatori hanno protestato sotto la prefettura e al porto dorico hanno impedito lo scarico di tre tir che trasportavano pescato straniero fino alle quattro di mattina.

È chiaro che ora a gettare benzina sul fuoco su un settore già precario e in forte difficoltà è il caro carburante innescato dalle tensioni geopolitiche e da politiche poco lungimiranti che hanno favorito la speculazione finanziaria su materie prime essenziali. I costi per i pescatori sono così diventati insostenibili, costringendoli a lavorare in perdita. Apollinare Lazzari, a capo dell’Associazione produttori e pescatori di Ancona, ha spiegato chiaramente la situazione: “Ora paghiamo il carburante 1 euro e 20 centesimi al litro. Una barca consuma sui 3000 litri al giorno. Ed è chiaro che così non si può andare avanti. Noi, a differenza di altre imprese, non possiamo scaricare il costo sul prodotto. A noi serve un aiuto diretto, immediato. Non chiediamo sconti o altre agevolazioni, ci occorre solo che il gasolio non superi un certo prezzo, così da poter lavorare”.

 

Ieri è stato dunque il turno dei pescatori siciliani che hanno ormeggiato le loro barche nei porti di Portopalo Siracusa, Marzamemi, Scoglitti, della provincia di Ragusa, Cefalù e Sciacca. Anche una parte della marineria di Catania ha aderito allo sciopero e l’altra parte lo farà a breve. Fabio Micalizzi, presidente della Federazione armatori Sicilia ha chiesto che venga messo un tetto massimo al prezzo del gasolio e che venga aperta un’indagine dalla Procura per stabilire eventuali responsabilità di speculazioni. Ha dunque asserito che “Se prima c’erano barche che spendevano 2-3 mila euro di carburante ora ne spendono ben più del doppio. Non è più tollerabile. Il sistema pesca in Sicilia e nel resto d’Italia va verso il fallimento. La pesca è un settore ormai ko”. Sono affermazioni forti e particolarmente allarmanti che richiederebbero immediate iniziative politiche, in quanto il settore ittico rappresenta una componente importante non solo del commercio, ma anche della cultura gastronomica italiana e incide sul settore della ristorazione con forti ripercussioni anche sull’indotto turistico. Si rischia così di creare una spirale negativa che si aggiunge a un’inflazione già galoppante riguardante ormai la maggior parte delle materie prime.

Il ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli, su Radio Anch’io ha affermato che il governo ha già provveduto ad erogare due fondi da 20 milioni di euro, uno quest’anno e uno l’anno scorso: “Le azioni sia in Europa che in Italia ci vengono riconosciute come le migliori possibili” ha dichiarato. Tuttavia, alla luce dei fatti, queste misure paiono prive dell’impatto necessario per risollevare le sorti del settore, in quanto i pescatori continuano ad essere impossibilitati a svolgere il loro lavoro, schiacciati dall’esponenziale aumento dei costi. È lecito, dunque, domandarsi se e come siano stati effettivamente erogati tali fondi.

Per non parlare poi della spietata concorrenza estera da parte di Paesi come Spagna, Grecia e Nordafrica, dove il carburante costa meno della metà, e resa possibile anche dalla mancanza di qualunque misura protezionistica tesa a difendere i nostri mari e a rendere competitivi i nostri prodotti ittici: mentre, infatti, le flotte italiane sono state costrette a fermarsi, aumentano esponenzialmente le importazioni di pesce dall’estero. Secondo le stime di Coldiretti Impresa pesca, sarebbero otto su dieci i pesci arrivati da fuori Italia sui mercati della penisola. Sempre Coldiretti denuncia che questo stato di cose ha portato la flotta peschereccia pugliese a perdere oltre un terzo delle imprese e 18.000 posti di lavoro, “con un contestuale aumento delle importazioni dal 27% al 33%”.

Per pronta risposta, alle comprensibili proteste delle associazioni di categoria in tutta Italia non solo i rappresentanti di governo non hanno ricevuto alcun delegato del settore, ma si sono anche registrati episodi di tensione con la polizia, la quale ha impedito a un gruppo di pescatori riunitosi pacificamente a Roma di dirigersi verso il ministero dell’Economia.

Al momento nessuna iniziativa è stata presa per attenuare il rincaro dei prezzi ed è prevedibile che, se non verranno presi immediati e concreti provvedimenti, si rischia la serrata totale delle marinerie, con conseguenze che si ripercuoteranno sull’intero sistema economico italiano. Quest’ultimo già seriamente provato da una ripresa incerta, ulteriormente indebolita da scelte politiche che si stanno rivelando contrarie agli interessi nazionali.

[di Giorgia Audiello]

La spirale inflazionistica minaccia la recessione delle economie occidentali

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Non si arresta la morsa dell’inflazione che tiene ormai sotto scacco i Paesi occidentali da ben prima dell’avvio delle operazioni militari in Ucraina e che ha visto solo un inasprimento con l’inizio del conflitto in est Europa. Secondo i dati dell’Eurostat, nel mese di maggio 2022 l’inflazione nell’area euro ha registrato un incremento annuale dell’8,1%, rispetto al 7,4% del mese precedente e al 2% dello stesso mese del 2021. L’aumento dei beni energetici è stato quello che ha registrato la crescita più elevata con un aumento del 39,2% rispetto a maggio 2021 e del 2% rispetto ad aprile 2022. M...

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Ue: trovato accordo su caricabatterie universale per dispositivi mobili

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I negoziatori del Consiglio e del Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo relativo all’introduzione di un caricabatterie universale per i dispositivi elettronici mobili di piccole e medie dimensioni. Lo si apprende da un comunicato della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori del Parlamento europeo (Imco), la quale comunica che entro l’autunno 2024 l’USB-C diventerà la “porta di ricarica comune” nell’Ue per cellulari, tablet, fotocamere digitali ed altri dispositivi elettronici. “Dopo la pausa estiva, Parlamento e Consiglio dovranno approvare formalmente l’accordo prima che venga pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Ue”, si legge inoltre nel comunicato.