mercoledì 30 Novembre 2022

La spirale inflazionistica minaccia la recessione delle economie occidentali

Non si arresta la morsa dell’inflazione che tiene ormai sotto scacco i Paesi occidentali da ben prima dell’avvio delle operazioni militari in Ucraina e che ha visto solo un inasprimento con l’inizio del conflitto in est Europa. Secondo i dati dell’Eurostat, nel mese di maggio 2022 l’inflazione nell’area euro ha registrato un incremento annuale dell’8,1%, rispetto al 7,4% del mese precedente e al 2% dello stesso mese del 2021. L’aumento dei beni energetici è stato quello che ha registrato la crescita più elevata con un aumento del 39,2% rispetto a maggio 2021 e del 2% rispetto ad aprile 2022. M...

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3 Commenti

  1. Cara Giorgia, grazie per il tuo articolo, come sempre molto istruttivo.

    Purtroppo non posso condividere la tua spiegazione sulle cause dell’inflazione in Europa.

    È stato proprio il vertiginoso aumento della massa monetaria messo in moto dalla Bce, sotto l’egida dell’ex presidente della BCE (un certo Mario Draghi), con la sua famigerata frase “whatever it takes” ad avviare la polveriera dell’inflazione.

    Seguirono un aumento di sette volte dell’offerta di moneta, il finanziamento di tre quarti della crescita del debito degli stati dell’euro da parte delle banche centrali in quasi 13 anni di crisi, un’erosione del sistema bancario attraverso tassi di interesse zero e negativi, una fredda espropriazione dei risparmiatori, enormi squilibri nella bilancia dei pagamenti dell’Eurosistema e una BCE che detta il predominio monetario ai parlamenti e li costringe ripetutamente a condurre nuove campagne di salvataggio dei paesi sull’orlo del fallimento.

    La BCE si è manovrata in un vicolo cieco dal quale è quasi impossibile trovare una via d’uscita. C’è quindi il rischio che l’eurozona si unisca alla lunga storia di inflazione che ha afflitto l’umanità più e più volte.

    Senza la politica del tasso di interesse zero, l’Italia avrebbe subito svalutazioni reali maggiori attraverso la disinflazione, se non la deflazione, di quanto non abbia effettivamente fatto. Questi adeguamenti sarebbero stati dolorosi, ma una volta completati, avrebbero avuto un effetto stimolante duraturo perché la competitività dei prezzi della forza lavoro sarebbe nuovamente aumentata.

    In questo contesto, suggerisco di leggere “Il miracolo della moltiplicazione dei soldi” del noto economista tedesco Hans Werner Sinn, purtroppo non tradotto in italiano.

    Si consideri che in una situazione così squilibrata, anche la più piccola fluttuazione, molto inferiore all’attuale guerra in Ucraina, è sufficiente per accendere la polveriera dell’inflazione.

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