martedì 10 Febbraio 2026
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Uruguay: giudice ordina a Pfizer di presentare entro 48 ore i dati sui vaccini

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In Uruguay, il giudice del Tribunale per il Contenzioso Amministrativo (TCA), Alejandro Recarey, ha ordinato all’azienda farmaceutica Pfizer nonché alla Presidenza della Repubblica ed al ministero della Salute Pubblica (MSP) di presentare una serie di dati ed informazioni relativi ai vaccini anti Covid entro 48 ore, il tutto nell’ambito di un’udienza che si terrà alle ore 9:00 della giornata di oggi. È questa la notizia riportata da diversi quotidiani uruguaiani, i quali fanno sapere che il giudice ha adottato tale risoluzione in seguito ad un’azione legale intentata con il fine di sospendere la somministrazione dei vaccini anti Covid nei bambini.

Il provvedimento con cui è stato intimato alle parti sopracitate di fornire i dati, nello specifico, contiene un elenco di 16 richieste, tra cui la presentazione dei contratti di acquisto dei vaccini, le informazioni sulle eventuali clausole “di indennizzo civile o di impunità penale per i fornitori in merito al verificarsi di possibili effetti avversi dei farmaci acquisiti”, le informazioni sulla composizione biochimica dei vaccini nonché sulla eventuale presenza di ossido di grafene negli stessi. Spiccano poi anche le richieste relative alla presentazioni dei dati – relativamente a quanto “scientificamente noto e non noto” – sull’efficacia dei vaccini e sui possibili effetti della vaccinazione a “breve, medio e lungo termine (compresi i possibili effetti negativi)”, che dimostrano la volontà della giustizia di venire a conoscenza in maniera precisa del rapporto rischi-benefici dei vaccini. Volontà confermata anche dalla richiesta di avere i dati ufficiali che dimostrino l’incidenza negativa o positiva della vaccinazione sul “numero dei contagi e dei decessi con diagnosi di Covid dall’inizio della campagna ad oggi”.

“A tutte le citazioni deve essere data risposta entro 48 ore o, a seconda dei casi, prima dell’udienza fissata”: questo si legge dunque nel documento, che tuttavia per adesso pare non aver ancora prodotto i dati richiesti. Al momento non vi sono infatti notizie relative ad una eventuale avvenuta comunicazione delle informazioni sopracitate che però, quantomeno da parte del governo, dovrebbero essere fornite proprio nella giornata di oggi, ovverosia il giorno dell’udienza. Il segretario della Presidenza della Repubblica, Álvaro Delgado, ha infatti fatto sapere che il governo metterà a disposizione le risposte questo mercoledì, affermando che l’esecutivo «fornirà tutte le informazioni» basandosi sulla trasparenza e sul supporto scientifico.

[di Raffaele De Luca]

Si dimettono due ministri del governo di Boris Johnson

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Il governo inglese guidato dal premier conservatore Boris Johnson è sull’orlo di una crisi governativa: si sono, infatti, dimessi il ministro dell’economia Rishi Sunak e il segretario alla Salute Sajid Javid a causa di scandali che coinvolgono alcuni membri del partito. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la vicenda del vicecapogruppo del Partito Conservatore, Chris Pincher, che, mercoledì scorso, dopo essersi ubriacato in un club, ha molestato sessualmente due uomini in pubblico. I comportamenti di Pincher sarebbero noti da anni nell’ambiente politico e al Primo ministro inglese, accusato di avere coperto il collega di partito. Le scuse del Premier britannico sono arrivate in ritardo, quando i due ministri avevano già deciso di dimettersi. Per Johnson ora si paventano due strade: o le dimissioni o le elezioni anticipate.

In Sardegna i cittadini hanno salvato i pini marittimi, attraverso l’arte

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In Sardegna stavano per essere abbattuti ben cinquanta pini marittimi, presenti da oltre sessanta anni e con una lunga prospettiva di vita (di circa altri 250 anni). A salvarli, è stata l’originale idea di un artista sardo pronto a combattere per i diritti della natura senza armi, ma con l’arte. Il 28 giugno 2022 è stato così inaugurato il MACCAB, Museo d’Arte Contemporanea a Cielo Aperto dedicato ai Bambini, in cui le opere d’arte presenti, sono gli alberi.

È accaduto a Torregrande, località marittima in provincia di Oristano dov’è in atto un progetto per il rifacimento del lungomare. Peccato però che l’effettiva realizzazione del piano per rinnovare il lungomare di Torregrande abbia anche previsto l’abbattimento di cinquanta pini marittimi. Alla notizia che gli alberi sarebbero stati uccisi, i cittadini hanno reagito com’è recentemente accaduto in Francia e hanno costituito un comitato per chiedere al Comune di rivedere il progetto. Al comitato a difesa dei pini hanno aderito anche l’agronomo Carlo Poddi, l’ex assessora regionale e vicepresidente nazionale di Confagricoltura Elisabetta Falchi, la responsabile del WWF Oristano Franca Patta e l’artista padre dell’iniziativa che ha infine salvato la vita ai pini marittimi, Salvatore Garau.

Se da un lato urbanisti e architetti proponevano l‘abbattimento degli alberi giustificandone l’urgenza per problemi causati dalle radici, come il dissesto dei marciapiedi ma anche possibili danni alle case private, dall’altra c’è stato chi ha reputato più importante la libera espressione della natura piuttosto che la difesa di elementi artificiali umani, che per primi hanno invaso i luoghi della Terra. Salvatore Garau si è inoltre fatto portavoce del comitato esplicando quanto ad oggi, la “giustificazione” delle radici invadenti sia infondata vista l’esistenza di tecniche che permetterebbero di limitare il danno senza attaccare la natura. C’è poi l’importanza degli alberi per l’ombra, essenziale in località tanto calde e ancora di più come luogo in cui tante specie di uccelli hanno nidificato.

Danneggiare il paesaggio, privare specie di uccelli dei loro nidi piuttosto che salvaguardarli, abbattere pini quando non ce n’è alcun reale motivo solo per rinnovare il lungomare, è stata subito riconosciuta come una manovra insensata e che ha stimolato una reazione, pacifica ed efficace.

Così è stata l‘arte a cambiare le sorti dei pini di Torregrande, espressione creativa che a quanto pare non solo emula la natura ma alle volte, può anche salvarla. A Salvatore Garau è venuto in mente di rendere i pini intoccabili, in quanto opere d’arte. L’artista nato a Santa Giusta (Oristano) ha letteralmente fondato un museo a cielo aperto in cui sono ospitate vere e proprie opere d’arte viventi: proprio quegli alberi il cui destino, senza l’intervento dell’artista, sarebbe stato ben diverso.

Il museo battezzato appunto MACCAB si occupa di salvaguardare gli alberi presenti sul lungomare di Torregrande. Garau ha dapprima dato a un gruppo di 37 alberi un titolo, certificandoli come sculture viventi di arte contemporanea. Presto anche i restanti 13 alberi saranno intitolati dall’artista, e non solo. Durante i prossimi mesi tra i pini del lungomare verranno installate 40 opere di artisti proveniente da tutto il mondo, dedicate alla natura e ai bambini.

[di Francesca Naima]

Martedì 5 luglio

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9.00 – Mosca, schierate nel Mar Nero tre navi da guerra con oltre 30 missili da crociera pronti al lancio: lo riporta agenzia stampa ucraina Ukrinform.

9.30 – Roma, sgomberato e posto sotto sequestro preventivo l’immobile occupato dal collettivo ecologista Berta Caceres.

11.15 – Australia, 50 mila persone evacuate nell’area di Sidney per inondazioni.

12.45 – NATO, firmati protocolli di adesione di Finlandia e Svezia.

13.30 – Mosca, creati corridoi per export grano nel Mar Nero e Mar d’Azov.

14.00 – Nigeria, liberato prete italiano preso in ostaggio domenica nello stato di Edo.

18.00 – Marmolada, scendono a 5 i dispersi dopo il crollo ghiacciaio.

19.10 – Turchia, Erdogan e Draghi firmano 9 accordi per “rafforzare la cooperazione”.

Migranti: 22 morti al largo della Libia

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22 migranti provenienti dal Mali hanno perso la vita al largo delle coste libiche: a riportarlo è l’agenzia di stampa Reuters, la quale fa sapere che a comunicarlo sarebbe stato proprio il governo del Mali. Le vittime, tra cui anche tre bambini, avrebbero fatto parte di un gruppo di 83 migranti bloccati su una imbarcazione di fortuna dal 22 giugno. Tra questi ultimi, inoltre, in 61 sarebbero stati soccorsi con l’aiuto dell’agenzia per l’immigrazione delle Nazioni Unite, l’OIM.

La tragedia della Marmolada e la questione ambientale

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È di 7 vittime, 8 feriti e 5 dispersi il bilancio provvisorio della tragedia della Marmolada, il massiccio delle Alpi orientali (Dolomiti) che domenica è stato investito da un violento distacco di un seracco. Intorno alle 13.40, una valanga di neve, pietre e ghiaccio ha così travolto a 300 km/h tutto ciò che ha trovato lungo il fianco della montagna, coprendo una distanza di due chilometri: investita anche la via normale, uno dei percorsi più usati per raggiungere la cima. Dopo il blocco parziale di domenica, il sindaco di Canazei Giovanni Bernard ha disposto in un’ordinanza la chiusura della Marmolada, così da agevolare i lavori dei soccorritori, resi difficili dalle alte temperature, le stesse che – unitamente alle ridotte precipitazioni nevose dello scorso inverno – risultano colpevoli nel distacco del seracco.

Il cambiamento climatico ha spinto, nel 2020, Legambiente e Comitato Glaciologico italiano a lanciare la campagna Carovana dei ghiacciai, con l’obiettivo di monitorare lo stato di salute dei ghiacciai alpini. Tra questi anche la Marmolada, che tra il 1905 e il 2010 ha perso più dell’85% del suo volume acquoso, arretrando verso la parete rocciosa e avvicinandosi alla scomparsa (prevista entro i prossimi 15-20 anni). «Senza neve, ma coperto di detriti e pietre, il ghiacciaio non si presenta più bianco, ma di una colorazione scura, che aumenta ancora di più la quantità di radiazione solare che viene assorbita dalla superficie», ha dichiarato Antonello Pasini, fisico climatologo del CNR, in riferimento alle scarse precipitazioni nevose dello scorso inverno, un fenomeno alimentato dal cambiamento climatico. A questo punto, il ghiaccio e la neve che ritornano allo stato liquido scivolano verso valle ma non solo, andandosi a infiltrare alla base del ghiacciaio e lubrificando il contatto con la roccia. Questo fenomeno, a lungo andare, provoca inevitabilmente un distacco, come accaduto domenica scorsa alla Marmolada. Segnali utili a mappare il territorio e a monitorare le situazioni a rischio sono la mancanza di neve, il ghiaccio fuso, la caduta di pietre e il suono dell’acqua che scorre al di sotto del ghiaccio.

Segnali che c’erano sulla Marmolada e che aprono alla necessità di un monitoraggio concreto e diffuso, ricordando allo stesso tempo l’importanza della lotta al cambiamento climatico, che è imprevedibile e può manifestarsi in qualsiasi momento, anche di domenica, il giorno per eccellenza delle escursioni. «È chiaro che non si può prevedere il momento esatto in cui eventi del genere avverranno, ma siamo assolutamente in grado di riconoscere le situazioni meteo-climatiche a rischio, così come si fa per le valanghe, attraverso i bollettini», ha dichiarato Antonello Pasini, per poi ammonire: «non dobbiamo dimenticare che questi fenomeni sono legati ai cambiamenti climatici. Potremo adattarci e difenderci fino a un certo punto». Anche i dati lo dimostrano: è necessaria un’inversione verso un modello di sviluppo sostenibile, che ponga in risalto la salute umana e del pianeta. Nel 1989, stando al catasto World Glacier Inventory, la superficie dei ghiacciai italiani era pari a 609 chilometri quadrati. Oggi si è passati a 368 chilometri quadrati, segnando una perdita del 40%. I ghiacciai – complici le alte temperature e le precipitazioni nevose irregolari – si sciolgono e si frammentano, riducendo sistemi glaciali complessi a singoli ammassi più piccoli, che per le leggi della fisica sono maggiormente esposti al cambiamento climatico.

Ciò che le associazioni ambientaliste chiedono alle istituzioni italiane è un doppio impegno: mitigazione e adattamento. Nel primo caso, si tratta di abbattere le emissioni di gas climalteranti (anidride carbonica, metano, idrofluorocarburi, PFC), mentre nel secondo l’attenzione è rivolta all’adozione di misure che fronteggino il danno e gli impatti già in atto. Soluzioni che – al netto di dichiarazioni di rito – appaiono oggi lontane. L’Italia ha deciso infatti di sostituire le importazioni energetiche russe con contratti simili in Algeria, Egitto, Congo, Angola e con l’installazione – al centro di proteste – di due nuovi rigassificatori, che permetteranno l’approvvigionamento di gas naturale liquido da Washington. Nei giorni scorsi, la Corte Suprema statunitense ha limitato l’abilità dell’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente (EPA) di imporre direttive vincolanti per diminuire l’emissione di gas serra, una delle cause del cambiamento climatico. Una vittoria per l’industria fossile e una sconfitta, l’ennesima, dell’amministrazione Biden, che puntava a dimezzare le emissioni entro il 2030, passando da 5 miliardi di tonnellate di CO2 equivalenti (che rendono gli Stati Uniti il secondo produttore al mondo di anidride carbonica dopo la Cina) a 2,5.

[di Salvatore Toscano]

Governi, FMI e aziende stanno già progettando l’Ucraina del futuro

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Mentre l’esercito russo ha quasi raggiunto il pieno controllo dell’area del Donbass e la guerra sembra non voler volgere al termine, a Lugano – in Svizzera – si conclude oggi una conferenza di due giorni dedicata alla ricostruzione postbellica dell’Ucraina che prevede un piano da circa 750 miliardi di dollari. L’evento, programmato sin da prima dell’inizio dell’operazione militare russa, aveva come oggetto la discussione di riforme e la lotta alla corruzione, ma si è trasformato, successivamente, nella prima Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina. Non si tratta, tuttavia, di una conferenza dei donatori, ma come ha affermato il presidente svizzero, Ignazio Cassias, di una riunione per stabilire «le priorità, il metodo, i principi» della ricostruzione.

All’evento, co-organizzato dai governi di Svizzera e Ucraina, hanno partecipato il primo ministro ucraino Denys Schmygal, accompagnato da altri sei ministri del governo, parlamentari e politici regionali, oltre ai rappresentanti di 38 Paesi. Il presidente Volodymyr Zelensky, invece, è intervenuto in videocollegamento, affermando, tra le altre cose, che «la ricostruzione dell’Ucraina è il contributo più importante alla pace nel mondo». Presenti anche le organizzazioni internazionali, il settore privato (350 aziende) e la società civile (250 organizzazioni).

Il piano – che alcuni hanno già denominato il Piano Marshall per l’Ucraina – prevede finanziamenti provenienti dalla Commissione europea, sia nella forma di sovvenzioni che di prestiti, aiuti dagli Stati Uniti e l’utilizzo delle risorse confiscate alla Federazione russa e agli “oligarchi” russi. Si tratta di un progetto pensato su 10 anni – dal 2023 al 2032 – da attuarsi in due fasi: la prima, che va dal 2023 al 2025, prevede la realizzazione della maggior parte dei progetti (580) e costerà più di 350 miliardi di dollari. La seconda prevede un numero minore di progetti, ma con un costo superiore pari a oltre 400 miliardi di dollari.

Secondo il presidente svizzero, Ignazio Cassis, la ricostruzione «durerà anni, addirittura decenni» e le cifre da impiegare sono enormi: solo per i danni alle infrastrutture, il ministero delle finanze ucraino parla di 270 miliardi di dollari. Il primo ministro Schmygal stima i costi di ricostruzione in 750 miliardi, mentre il presidente della Banca europea per gli investimenti (BEI), Werner Hoyer, parla addirittura di 1000 miliardi di euro. L’FMI ha calcolato, inoltre, che per il funzionamento dell’economia di Kiev sono necessari 5 miliardi al mese, per un totale di 40-50 miliardi entro fine anno. Si tratta di cifre ingenti che, a detta del primo ministro ucraino Schmygal, proverranno soprattutto dai beni confiscati alla Federazione russa e agli oligarchi russi, «che sono stimati tra i 300 e i 500 miliardi di dollari». Altre fonti di finanziamento proverranno poi dalle Istituzioni finanziarie internazionali e, come accennato, dall’Unione europea che ha già versato finora 6,2 miliardi a Kiev. La Commissione pensa anche a un progetto simile a quello del Next Generation EU per il quale è prevista l’approvazione degli Stati membri. Non sarà, dunque, un progetto realizzabile nel breve periodo.

L’idea di Bruxelles è quella di mettere insieme donatori UE e internazionali per quanto riguarda la prima parte del finanziamento e di utilizzare l’emissione di eurobond per raccogliere fondi sul mercato per le fasi successive. Ciò significa che l’UE si impegna a diventare uno dei principali promotori e finanziatori della ricostruzione con tutte le conseguenze che ciò comporta in termini economici per gli Stati membri. Il fine principale sembra quello di attirare l’Ucraina nell’orbita finanziaria occidentale, così da poterne influenzare le scelte politiche attraverso il controllo economico, attuando una sorta di commissariamento tipico degli organismi finanziari internazionali occidentali come l’FMI e che, del resto, caratterizza anche l’architettura istituzionale europea.

Tuttavia, la fase di ricostruzione appare, purtroppo, ancora lontana, considerato che la guerra è destinata a non finire nel breve termine e che il territorio ucraino potrebbe venire suddiviso in più parti con rapidi cambiamenti che andrebbero a riguardare anche gli assetti politici della nazione est europea. C’è inoltre da considerare che quello della ricostruzione potrebbe essere un modo, da parte delle imprese, di speculare: la ONG Public Eye, infatti, ha denunciato l’ipocrisia della Svizzera – dove si è tenuta la riunione – sostenendo che le aziende usano il Paese come «centro commerciale di materie prime non regolamentato» e sfruttano la mancanza di trasparenza sulle operazioni finanziarie.

[di Giorgia Audiello]

Australia, 50 mila evacuati per inondazioni

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Oltre 50.000 persone sono state invitate a lasciare le loro case per le inondazioni che hanno colpito Sydney per la terza volta dall’inizio dell’anno. Le strade della città sono interrotte e circa 20.000 abitazioni sono senza corrente, con il maltempo che sta colpendo anche le vicine regioni di Hunter e Illawarra. Secondo il Servizio di meteorologia, in alcune zone del Nuovo Galles del Sud sarebbero caduti 800 mm di pioggia in 4 giorni, quasi 1/3 in più della media delle precipitazioni annuali sulla città.

Dolcificanti senza calorie e bibite light: zero dimagrimento, molti problemi

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I dolcificanti, chiamati anche edulcoranti, sono degli additivi alimentari approvati dall’Unione Europea e aggiunti agli alimenti o venduti singolarmente per sostituirsi allo zucchero. Si tratta di sostanze con potere calorico molto basso o addirittura nullo, hanno cioè poche calorie o zero calorie, a seconda del tipo di dolcificante. Il fatto che si tratti di sostanze con meno calorie dello zucchero tradizionale o di altri zuccheri classici come il miele, è il motivo per cui l’industria alimentare, che li ha creati in sostituzione dello zucchero, ha sempre presentato i dolcificanti come alternative salutari allo zucchero e prodotti che favoriscono il dimagrimento anche con un utilizzo frequente e quotidiano. Il classico utilizzo di un dolcificante è infatti l’aggiunta nella tazzina di caffè, l’impiego nelle bevande gassate come la cola e simili (bibite light), o l’uso nella preparazione di dolci e biscotti. Da questo punto di vista si conoscono diversi tipi di dolcificanti come l’aspartame, l’acesulfame K, la stevia, l’eritritolo, il maltitolo e altri, incluso il fruttosio.

Si distinguono due categorie di dolcificanti: quelli naturali e quelli artificiali. I dolcificanti naturali sono composti estratti e derivati dalle piante, da dei vegetali come il mais o dall’azione di batteri che fermentano lo zucchero, cioè il glucosio. Ad esempio l’eritritolo, oggi ampiamente usato come dolcificante alternativo allo zucchero, deriva dalla fermentazione del glucosio derivato dall’amido di mais OGM, ad opera di alcuni batteri, oppure dalla fermentazione della paglia sempre ad opera di batteri particolari. Non deriva quindi direttamente dalla frutta, come spesso viene fatto credere dalla pubblicità e dalle aziende che impiegano questo dolcificante nei loro prodotti. Anche il maltitolo, che oggi è usato in maniera massiccia nella produzione di biscotti, brioche e merendine varie, deriva dall’amido di mais o di grano, è un dolcificante con calorie, fa alzare la glicemia e stimola la produzione di insulina, esattamente come fa lo zucchero, solo in maniera leggermente inferiore, come dichiarato anche sulle confezioni di biscotti o prodotti in vendita al supermercato. Ciò nonostante, l’industria è riuscita a far credere ai consumatori che questi dolcificanti siano più salutari dello zucchero e ad apporre sulle confezioni dei prodotti la dicitura “senza zuccheri aggiunti”, con l’avvallo delle autorità europee che regolano l’etichettatura degli alimenti e quindi risulta tutto perfettamente a norma di legge, anche se in realtà è un vero e proprio inganno agli occhi del consumatore, che pensa di consumare prodotti alimentari più dietetici e meno nocivi di quelli con lo zucchero.

I dolcificanti artificiali sono invece delle sostanze ottenute per sintesi chimica di laboratorio, a elevato potere dolcificante. Esempi di questa categoria sono l’aspartame o il sucralosio. 

I dolcificanti sono sicuri?

La sicurezza dei dolcificanti in termini di salute sull’essere umano è stata ampiamente rivista e valutata da una varietà di autorità competenti tra cui l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) e altre autorità nazionali quali la Food and Drug Administration degli Stati Uniti. Tutti i dolcificanti esaminati sono approvati e considerati sicuri nell’Unione Europea. Tuttavia, il fatto che siano sicuri e approvati nella loro sicurezza alimentare non significa che siano raccomandati.

A tal proposito è stata recentemente pubblicata una revisione scientifica sul British Medical Journal che ha valutato oltre cinquanta lavori pubblicati proprio per dimostrare se l’introduzione dei dolcificanti in sostituzione allo zucchero potesse avere qualche impatto benefico sulla salute. Tale revisione ha mostrato come non ci siano risultati significativi in termini di salute qualora vi sia la sostituzione di zucchero con dolcificante. In questo studio sono stati analizzati diversi parametri: sono stati valutati i dolcificanti in relazione alla pressione arteriosa, in relazione al peso, in relazione ad alcuni parametri correlati al diabete e la conclusione generale fatta dagli autori è che la sostituzione dello zucchero con dolcificanti non apporta benefici in termini di salute nel nostro organismo quindi i dolcificanti sono prodotti sicuri, ma non sono salutari.

Non si sono evidenziate significative differenze sul controllo del peso. Comparando il peso corporeo di soggetti adulti a cui è stato somministrato lo zucchero o un dolcificante non si sono evidenziate differenze sulla perdita di peso nonostante un apporto calorico minore. Inoltre, non si è osservata differenza alcuna utilizzando dolcificanti naturali o artificiali o combinazioni di entrambi. Per tali motivi i dolcificanti non possono essere consigliati con lo scopo di perdere peso.

Anche sul diabete e sul controllo glicemico non sono state osservate differenze significative tra l’utilizzo o meno del dolcificante. Tali studi hanno avuto l’obiettivo di valutare i livelli di insulina plasmatici, resistenza all’insulina e funzione delle cellule beta e l’utilizzo dei dolcificanti non ha mostrato cambiamenti in tali attività, a dimostrare come i dolcificanti abbiano lo stesso effetto dello zucchero sui livelli glicemici. Pertanto, il consumo di dolcificanti non ha dimostrato alcun beneficio in termini di salute sul controllo dei livelli di glicemia. Fin qui gli studi scientifici che non hanno mostrato alcun beneficio rispetto all’uso dello zucchero, ma ci sono poi anche numerosi studi scientifici pubblicati in letteratura che dimostrano invece la nocività di queste sostanze dolcificanti, in termini di salute. Ad esempio un lavoro importante, pubblicato sulla rivista Nature, delinea con chiarezza che i dolcificanti producono un’azione diabetogena e obesizzante perché modificano fortemente la flora batterica intestinale (microbiota). Addirittura i ricercatori di questo studio hanno dimostrato che i batteri intestinali (microbioma) di animali che usavano dolcificanti a basso contenuto calorico, trasferiti nell’intestino di animali magri e sani, inducevano anche in questi ultimi le stesse reazioni facendoli diventare grassi. 

I dolcificanti naturali sono migliori di quelli artificiali?

I dolcificanti naturali hanno conquistato una certa popolarità a causa di una maggiore domanda di ingredienti biologici e naturali oggi diffusa tra i consumatori. Pertanto, quando si parla di naturale oggi si pensa che sia sempre qualcosa di sicuro e salubre (aromi naturali, coloranti naturali, dolcificanti naturali ecc.).

Nell’ambito dei dolcificanti, tuttavia, bisogna specificare che l’estrazione di composti con lo scopo di dolcificare è un processo industriale che di naturale ha ben poco. Basti pensare ai polioli come il maltitolo, lo xylitolo o lo stesso eritritolo di cui abbiamo parlato pocanzi, che si definiscono naturali perché la stessa sostanza è naturalmente contenuta in alcuni alimenti come la frutta o il mais, eppure quelli che si trovano in commercio vengono estratti dall’amido di mais attraverso un processo industriale con molteplici trasformazioni chimiche e con utilizzo talvolta di solventi chimici molto tossici.

Uno studio recentemente pubblicato sull’European Journal of Clinical Nutrition ha studiato l’effetto di zucchero, dolcificanti artificiali e naturali sui profili glicemici delle 24 ore. I dolcificanti utilizzati nello studio sono stati due dolcificanti naturali, un dolcificante artificiale quale l’aspartame e infine il saccarosio (zucchero da tavola tradizionale).

Tale studio ha evidenziato come la sostituzione di zucchero nelle bevande con dolcificanti artificiali o naturali non apporta differenze significative sui profili glicemici delle 24 ore. Inoltre, la concentrazione di glucosio non era significativamente differente neanche nelle due ore successive e nel monitoraggio del giorno seguente.  

Pertanto, i dolcificanti potrebbero essere utilizzati in termini di sicurezza, stando attenti a non superare le dosi consigliate affinché non risultino tossici (infatti esiste una soglia limite massima, per legge, oltre la quale non possono essere impiegati nei prodotti alimentari), ma in termini di salubrità è bene tenere a mente che non esistono a oggi evidenze scientifiche per poter escludere dei problemi in termini di salute nel lungo termine.

Allo stato attuale esistono delle linee guida che ci raccomandano un basso consumo di zucchero, mentre per quanto riguarda i dolcificanti non vi è nessuna raccomandazione di consumarli. Per tali motivi rimane valida la raccomandazione di evitare ove possibile lo zucchero aggiunto, ma è meglio consumare zucchero rispetto al dolcificante poiché ad oggi non vi è nessuna prova del fatto che sostituire lo zucchero con il dolcificante sia benefico per la nostra salute.

Il consumo di zucchero in maniera sporadica e non quotidiana, all’interno di uno stile alimentare sano e variato, è possibile e non è ciò che danneggia la salute (molto peggio ad esempio l’uso quotidiano di cereali raffinati, specie se si svolge una vita sedentaria). Un’occasione importante da festeggiare o un’uscita con gli amici sono validi motivi per concedersi ogni tanto l’utilizzo di zucchero in totale serenità. 

[di Gianpaolo Usai]

Mosca crea due corridoi per l’export di grano

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La Russia ha realizzato due corridoi nel Mar Nero e nel Mar d’Azov per facilitare l’esportazione di grano: lo ha reso noto il ministro della Difesa russo Sergei Shoigu, citato oggi dall’agenzia russa RIA Novosti. «Stiamo adottando una serie di misure per garantire la sicurezza della navigazione nelle acque del Mar Nero e del Mar d’Azov. Il pericolo di mine nelle acque del porto di Mariupol è stato completamente eliminato» ha asserito Shoigu. Il presidente Putin ha ribadito più volte che la Russia non impedisce l’esportazione di grano dall’Ucraina e che se Kiev libera i porti, le navi sono libere di partire.