Torture israeliane contro i partecipanti alla Flotilla per Gaza: la Procura di Roma apre un’inchiesta

Non solo sequestro di persona e danneggiamento con pericolo di naufragio: nel caso degli attivisti della Global Sumud Flotilla sequestrati da Israele mentre cercavano di consegnare aiuti umanitari a Gaza, ora la procura di Roma indaga anche per tortura. Le imbarcazioni, sulle quali viaggiavano oltre quattrocento attivisti provenienti da tutto il mondo, erano state intercettate dall’esercito israeliano a inizio ottobre in acque internazionali. Le indagini erano state aperte a seguito delle denunce di 37 partecipanti alla missione, tra i quali alcuni parlamentari italiani. La nota particolarmente di rilievo è che ora i magistrati invieranno ora una rogatoria a Israele, per chiedere a Israele una collaborazione attiva nelle indagini e individuare i militari responsabili del sequestro. È tuttavia improbabile che questa richiesta incontrerà una risposta favorevole a Tel Aviv.

Era il 2 ottobre 2025 quando decine di imbarcazioni della missione Global Sumud Flotilla sono riuscite ad arrivare nelle acque internazionali vicine a Gaza, in quella che viene definita zona “ad alto rischio” proprio per la presenza dell’esercito israeliano. I mezzi erano stati assaltati dalla Marina israeliana ancora prima che toccassero le coste della Striscia, dove avrebbero dovuto consegnare svariate tonnellate di aiuti umanitari alla popolazione ridotta allo stremo dopo oltre due anni di genocidio israeliano. Gli attivisti hanno raccontato di aver subito una lunga serie di trattamenti degradanti, tra i quali umiliazioni, insulti, pestaggi e privazione di cibo e acqua. Israele (le cui operazioni sono avvenute in maniera illegale in acque internazionali) avrebbe anche negato alle persone in carcere di contattare i propri avvocati per svariati giorni. Negato anche l’accesso a medicinali a persone affette da malattie o disturbi cronici, mentre in molti sarebbero stati obbligati a stare chini con ginocchia, gomiti e fronte appoggiati a terra per ore.

Le indagini della procura di Roma erano scattate pochi giorni dopo i fatti e riguardavano tanto ciò che era avvenuto in acque internazionali, quanto gli avvenimenti a terra, tra il porto di Ashdod e la prigione di Ketziot. Arturo Scotto, deputato del PD, ha dichiarato che al momento dell’audizione “spiegammo in maniera approfondita il trattamento che fu riservato da parte delle autorità israeliane completamente fuori da qualsiasi idea dello stato di diritto nel carcere di Keziot” e definito un “fatto davvero rilevante” il fatto che i pm stiano insistendo nella ricerca della verità su quanto accaduto.

Se per quanto avvenuto in mare la procura può agire autonomamente, per quanto accaduto a terra è necessario che sia il ministero della Giustizia a intervenire – eventualità che richiede una volontà politica da parte del governo. Dall’altro lato, Israele sarebbe tenuto a fornire i nomi dei militari che hanno partecipato alle operazioni (dal momento che la responsabilità penale in Italia è personale, motivo per il quale è necessario avere i nomi degli autori materiali dei reati).

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Valeria Casolaro

Classe 1991, prima di iniziare l’attività di giornalista ha lavorato nel campo delle migrazioni e della violenza di genere. Collabora con L'Indipendente dal 2021, occupandosi di diritti, migrazioni e movimenti sociali.

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