Opposizione

Nei giorni scorsi abbiamo visto una opposizione che avrebbe voluto approfittare di una caduta della maggioranza in una votazione. No. Un’opposizione si dovrebbe avvalere di tutta un’altra logica: una politica fiscale più equa, una reale autonomia sul piano internazionale, il rifiuto della sudditanza nelle scelte economiche.

Un’opposizione che dovrebbe incarnare una vera alternativa e non può farlo perché la logica è stringente, unilaterale. E con l’antifascismo, ad esempio, si può fare una battaglia morale ma ci vuole ben altro.

E allora non abbiamo paura di sentirci soli. Non abbiamo paura di dire, fra l’altro, che Israele ha tradito la sua missione di protettorato delle tende di Mosè, di definitiva sosta meritata sul cammino dell’esilio, conforme al Salmo di David che reclama per Gerusalemme una pace che regni fra le sue mura.

Israele che vuole diventare una potenza mondiale. È un abominio, voglio una opposizione che lo urli e che sveli questa ingiuria.

Una genia poi di falsi filantropi che studiano la diminuzione violenta e programmata della popolazione mondiale e poi si atteggiano, forti dei loro miliardi, a fondatori di una nuova umanità, annientata sul piano spirituale, prona e ubbidiente a qualsiasi potere, del tutto passiva al volere di una oscura elite. Una umanità nevrotica e insicura, sfiduciata e insieme illusa, logorata nei suoi valori da un subdolo progetto demoniaco. Tutto questo va denunciato come verità anche nelle aule del Parlamento.

Nello stesso tempo in cui si parla di resilienza e di ecologia, ogni giorno per responsabilità della stessa logica vanno ad esempio al macero, tranne rare eccezioni, i cibi non venduti nella grande distribuzione. No. C’è gente che ha fame, che vede le risorse irraggiungibili come una propria colpa, come una indegnità irreparabile. No.

Vogliamo che una opposizione lo urli, una opposizione che voglia governare magari per un breve periodo, ma un periodo di resa dei conti di queste luride ipocrisie.

Chi non paga le tasse nel Paese in cui produce la sua ricchezza potrà farlo legittimamente su un piano strettamente giuridico ma deve perdere il diritto di parola, non ha la facoltà di comparire sui media, non può avere il diritto di voto. Equità in campo fiscale significa rispettare la Costituzione.

Mentre rimangono intatti i paradisi fiscali non cessa l’inferno tributario e il piacere di contribuire con le proprie forze al benessere comune viene vanificato da una amministrazione troppe volte inadeguata.

Vorremmo una sanità e una scuola pubblica almeno dignitose ma bisogna essere inflessibili con gli amministratori corrotti. Una opposizione reale che diventa governo dovrebbe introdurre pene molto più severe per chi è disonesto nel campo della amministrazione pubblica.

E sul piano internazionale? Dov’è la nostra identità, dov’è finito il paese di Marco Polo e di Cristoforo Colombo, esploratori del lontano e dell’ignoto?

La pace è figlia della conoscenza, della prontezza mentale, delle soluzioni difficili e inattese, la pace è figlia dell’apertura delle porte dei mercati, delle soluzioni tecniche innovative, del desiderio di giustizia e di dialogo.

Le armi? Ricordo Primo Levi quando diceva di tenere ben distinta la necessità di difendersi senza progettare complicità negli attacchi, nella volontà di potenza. Senza inventarsi nemici per il puro gusto di incrementare la produzione di ordigni.

Gli USA appaiono per quel che non sono anche perché i loro Presidenti vengono eletti non dai cittadini ma dal potere di chi finanzia le campagne elettorali.

Una democrazia fondata sul denaro produce inevitabilmente, sfiducia, disillusione, odio.

Potrei elencare ancora molti aspetti contradditori, molte sconnessioni della logica del profitto ma ognuno può incrementare l’elenco dei desiderata.

Nell’attesa di un interlocutore/ una interlocutrice attendibile, coraggioso/a, che si dimostri affidabile nel correre il rischio di una, cento, mille svolte per la dignità, la convivenza e tutti i cambiamenti necessari per sostenere il servizio del bene comune.

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Gian Paolo Caprettini

Ha insegnato all'Università di Torino dal 1975 al 2013, dove è stato professore ordinario di Semiotica e Semiologia del Cinema, ha diretto Extracampus, la TV dell'Università, e il Master di Giornalismo. I suoi libri più recenti: Complice la poesia (L'Indipendente), Dizionario della fiaba italiana (Meltemi), Fatti non foste (Meltemi), San Francesco, il lupo, i segni (Cartman).

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