Sono ormai passati 25 giorni da quando gli attivisti del Land Convoy diretto a Gaza sono stati arrestati in Libia, nei pressi di Sirte. 10 di loro, tra cui due italiani, Domenico Centrone e Dina Alberizia, risultano ancora detenuti. Le notizie che provengono dalla Libia orientale sono scarse e frammentarie, così come l’interessamento politico alla questione. Di fronte a ciò, la delegazione italiana della Global Sumud Flotilla ha lanciato, insieme ad Amnesty, «una mobilitazione nazionale permanente con presidi in tutta la penisola, da oggi fino al 24 giugno», quando sarà un mese esatto dall’inizio del sequestro. L’appello è rivolto all’intera popolazione: «andiamo sotto le prefetture e i ministeri e facciamoci sentire, non lasciamo che questa prigionia politica duri un giorno di più, non senza lottare, non senza usare il nostro corpo per fermarlo».
Mentre la Global Sumud Flotilla veniva intercettata illegalmente in acque internazionali dalla marina israeliana, un convoglio terrestre iniziava il suo viaggio verso il Valico di Rafah. Migliaia di persone, accompagnate da ambulanze e camion carichi di aiuti umanitari, intendevano attraversare il Nord Africa fino a raggiungere la Palestina e a rompere l’assedio israeliano imposto dal 2007 sulla Striscia di Gaza. Il 24 maggio le autorità della Libia orientale, dipendenti dal generale Haftar, hanno però fermato il Land Convoy e sequestrato parte degli attivisti. Da quel momento 10 persone, tra cui due cittadini italiani, «sono trattenute senza accuse formalizzate, senza garanzie, senza libertà e tutela legale appropriata», come denunciato dagli attivisti della Global Sumud Flotilla.
In un comunicato dell’11 giugno veniva reso noto l’allungamento della detenzione per un altro mese a Bengasi, in attesa del processo. Le fonti diplomatiche citate dalla missione umanitaria parlano di alcuni diritti di base garantiti, come l’accesso al cibo o ai bagni, accompagnati però da un’irregolare comunicazione consolare e da una scarsa chiarezza giuridica, configurando «la proroga di 30 giorni come una grave violazione dei diritti umani fondamentali». Di fronte alla prigionia e al silenzio istituzionale, la delegazione italiana della Global Sumud Flotilla ha lanciato una settimana di mobilitazione, con presidi in tutto il Paese: da Roma a Bari, passando per Bologna, Milano, Lecce e tante altre città italiane.




