In Gran Bretagna le aziende stanno aumentando il salario minimo dei lavoratori a basso reddito

Dal prossimo aprile, migliaia di lavoratori britannici riceveranno un aumento di stipendio. Ma non per effetto di una legge. A riconoscere loro un salario più alto saranno oltre 16.000 aziende che hanno aderito volontariamente al programma del Real Living Wage, una forma di retribuzione alternativa al salario minimo legale, calcolata ogni anno in base al costo reale della vita. La tariffa salirà da 12,60 a 13,45 sterline l’ora nel resto del Paese (circa il 6,7% in più) e da 13,85 a 14,80 sterline a Londra, dove il costo della vita è più alto. Un incremento che riguarda circa mezzo milione di impiegati e che punta a coprire spese quotidiane come cibo, affitto, trasporti e servizi essenziali. Per un lavoratore a tempo pieno, questo si traduce in circa 2.400 sterline lorde in più all’anno rispetto al minimo legale nazionale, e oltre 5.000 in più per chi lavora nella capitale.

Il programma, promosso dalla Living Wage Foundation, si fonda su un principio semplice: nessuno dovrebbe guadagnare meno di quanto serve per vivere dignitosamente. Non è una misura imposta dal governo, ma un impegno volontario che molte grandi aziende scelgono di sottoscrivere, sia per responsabilità sociale che per attrarre lavoratori in un mercato sempre più competitivo.

A differenza del National Minimum Wage, stabilito per legge e uguale in tutto il Paese, il Real Living Wage viene aggiornato ogni anno in base ai reali costi della vita. E riflette non solo l’andamento dei prezzi, ma anche le aspettative sociali minime: dal tempo libero in famiglia alla possibilità di far fronte a spese impreviste. Secondo la Fondazione, il numero di aziende accreditate è in crescita, anche se l’incremento si è rallentato nell’ultimo anno. A pesare sono i costi del lavoro più alti, accentuati dall’aumento dei contributi previdenziali a carico dei datori.

In ogni caso, l’organizzazione sostiene che l’aumento del salario minimo reale non avrà effetti positivi solo per i lavoratori delle aziende che aderiscono formalmente al programma. Anche chi lavora per imprese non accreditate potrebbe beneficiarne indirettamente. Questo perché molte realtà utilizzano la soglia del Living Wage come parametro interno per stabilire le retribuzioni di ingresso. Inoltre, la cifra viene spesso adottata come punto di partenza nelle trattative sindacali, influenzando le dinamiche salariali anche al di fuori del circuito ufficiale. 

Il governo britannico ha comunque annunciato che il salario minimo nazionale, cioè quello obbligatorio per tutti i lavoratori sopra i 21 anni, aumenterà ad aprile dell’anno prossimo a circa 12,71 sterline all’ora, con un incremento del 4,1%

Secondo alcuni analisti invitano alla cautela: aumentare troppo in fretta il salario minimo legale, soprattutto per i lavoratori più giovani, potrebbe mettere a rischio posti di lavoro, soprattutto nelle piccole imprese. Tuttavia, la Living Wage Foundation difende l’incremento delle sue tariffe, spiegando che riflette non solo l’inflazione, ma anche il cambiamento delle aspettative delle persone in fatto di tenore di vita: oggi, ad esempio, una famiglia con figli considera essenziali anche spese come le attività extrascolastiche o i week-end all’aria aperta.

In Italia, intanto, il dibattito sul salario minimo prosegue. Alcuni Comuni, come Livorno, Firenze e Napoli, hanno già introdotto soglie minime di 9 euro all’ora per i lavoratori coinvolti in appalti pubblici. Ma a livello nazionale, la proposta di legge per introdurre un salario minimo legale è stata respinta nel novembre 2023 dalla maggioranza parlamentare dell’attuale governo. 

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Gloria Ferrari

Laureata in Culture e Letterature del mondo moderno a Torino. Scrive di diritti umani e ambiente per diverse testate giornalistiche italiane. Collabora con L’Indipendente dal 2021.

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2 Commenti

  1. Non hanno la BCE, per forza.

    La Banca d’Inghilterra (BoE) è attualmente un’istituzione pubblica indipendente, di proprietà del governo britannico, ma con autonomia decisionale in politica monetaria. È stata privata fin dalla sua fondazione nel 1694 e nazionalizzata nel 1946.

    Periodo iniziale (1694-1946): È stata fondata come istituto privato, di proprietà di azionisti.

    Nazionalizzazione (1946-1997): È stata nazionalizzata e divenne di proprietà del tesoro britannico.
    Indipendenza (1997-oggi): Nel 1998 è stata riorganizzata come un’organizzazione pubblica indipendente, rimanendo interamente di proprietà del Tesoro, ma con autonomia nella definizione della politica monetaria.

    ci siamo CAPITI!! la BCE è totalmente in mano ad istiturti bancari privati!!!!

  2. L’ economia reale non aspetta gli Stati, soprattutto quello (ridicolo) italiano. Nella mia Regione, molte aziende sia nel campo manifatturiero, sia informatico, che nell’ artigianato e nel turismo cercano collaboratori e “devono” retribuirli in modo dignitoso ed attrattivo sia offrendo vari benefit ma soprattutto garantendo la possibilità di avere del tempo per la famiglia e per le attività ricreative pena la fuga verso l’Austria, la Svizzera o la Germania che offrono condizioni migliori. Per analogia, visto che (quasi) tutti i giovani, anche con un titolo non elevatissimo di studio, conoscono l’ inglese, la “fuga” di coloro che rappresentano il futuro del Belpaese è dietro l’ angolo.

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