Il Brasile ha compiuto passi significativi nella lotta contro i minatori d’oro illegali che minacciano la popolazione indigena Yanomami. Questa comunità, tra le più isolate del Sud America, ha vissuto una grave crisi umanitaria causata dall’invasione di cercatori d’oro, che ha portato malattie e malnutrizione. Tuttavia, grazie all’intervento del Governo brasiliano, la situazione sta lentamente migliorando.
Nello specifico, per riportare alcuni dei dati raccolti dal Centro di Gestione e Operativo del Sistema di Protezione dell’Amazzonia (Censipam), tra marzo e agosto 2024 l’apertura di nuove aree minerarie è diminuita del 96% rispetto allo stesso periodo del 2022, e le aree di estrazione si sono ridotte di 3.400 ettari.
Come riferito da Nilton Tubino, responsabile dell’ufficio governativo istituito dal presidente Lula da Silva per il coordinamento delle operazioni, all’agenzia di stampa Reuters, nell’ultimo anno il Governo brasiliano ha avviato oltre 1.500 operazioni per contrastare l’attività illegale, distruggendo 42 piste d’atterraggio clandestine, 18 aerei utilizzati dai minatori, e sequestrando migliaia di litri di carburante. Sono state affondate 45 chiatte e distrutte 700 pompe per l’estrazione dell’oro. Una mossa particolarmente strategica è stata l’eliminazione di 90 parabole Starlink, che consentivano ai minatori di comunicare e monitorare i movimenti delle forze governative. Inoltre, l’installazione di un radar nella riserva sta aiutando a identificare voli clandestini.
Estirpare completamente i minatori d’oro dalle terre indigene si preannuncia una sfida ardua, dato che la loro presenza è profondamente radicata. A partire dagli anni ’80, circa 40.000 cercatori invasero la regione, infliggendo gravi danni alla popolazione indigena, inclusa la diffusione di malattie come malaria e morbillo. Inoltre, il mercurio utilizzato nell’estrazione dell’oro ha contaminato i fiumi, e ancora oggi molti Yanomami presentano livelli pericolosamente elevati di metalli nel sangue.
Anche gli allevatori di bestiame hanno invaso alcune aree della riserva, aggravando la deforestazione e le difficoltà della comunità indigena. Una situazione pericolosamente vicina al collasso – soprattutto durante il mandato dell’ex presidente Bolsonaro – e che ha portato all’inizio del 2023 il governo brasiliano di Lula a lanciare un massiccio intervento per espellere i cercatori illegali di pietre preziose dalla più grande riserva incontaminata del Brasile. Operazioni congiunte tra militari, l’Ibama (agenzia di protezione ambientale), Funai (agenzia indigena) e il Ministero per i Popoli Indigeni che hanno comunque permesso di chiudere diverse rotte utilizzate dai minatori.
Tubino sottolinea che ad oggi è impossibile determinare con precisione il numero di minatori rimasti nella regione. Sarà fondamentale continuare a colpire le catene di approvvigionamento che alimentano questa attività, come carburante, cibo e la vendita dell’oro estratto illegalmente.
Tuttavia, con il continuo supporto del Governo, si spera di porre fine definitivamente a questa minaccia. L’obiettivo è proteggere la popolazione Yanomami e il loro territorio, evitando ulteriori devastazioni e permettendo un ritorno alla normalità.
[di Gloria Ferrari]



