domenica 21 Luglio 2024

Come cementificazione e ritardi della politica hanno favorito il disastro in Romagna

La somma tra fenomeni meteorologici estremi e cattiva gestione del territorio dà un unico risultato: il disastro, come quello che in Emilia-Romagna ha provocato per ora 14 vittime. Lo scorso anno in Italia si sono verificati 310 eventi estremi, come siccità e alluvioni, segnando un aumento del 55% rispetto all’anno precedente; l’Emilia-Romagna è l’ottava regione europea in questa speciale classifica. Durante l’ultima alluvione sono caduti, nella fascia appenninica che va da Bologna a Cesena, 200 millimetri di pioggia, circa un quinto della quantità annuale. Per contenere l’acqua in eccesso dei fiumi ed evitarne la tracimazione, è stato messo a punto un sistema di stoccaggio temporaneo, chiamato “cassa di espansione”. Tuttavia, come evidenziato nel Monthly Report n.19, in Italia la messa in sicurezza del territorio procede a rilento. Nonostante gli studi e i progetti, in Romagna e dunque nella zona più colpita dalle ultime esondazioni non esiste nemmeno una cassa di espansione.

Secondo l’ultimo bollettino rilasciato dall’Agenzia regionale prevenzione ambiente (ARPA), in Emilia-Romagna sono esondati 22 fiumi e 37 Comuni sono stati interessati da allagamenti, registrando 14 vittime e migliaia di sfollati. Si tratta dell’ennesimo evento meteorologico estremo, un fenomeno in crescita a causa dei cambiamenti climatici. Uno dei fiumi che ha rotto gli argini durante l’ultima alluvione è stato il Savio a Cesena. Nel 2020, è stata presentata una relazione idraulica nell’ambito della “messa in sicurezza di un tratto particolarmente a rischio dell’abitato di Cesena”. Nel documento vengono citate le casse di espansione e il loro “contributo fondamentale” per ridurre “i picchi di piena” del Savio. Nonostante il monito, la prima riunione relativa alla progettazione dell’opera si è tenuta soltanto due anni dopo.

Il consumo di suolo ha come conseguenza l’impermeabilizzazione del terreno che così non riesce più ad assorbire l’acqua. Un fenomeno alimentato anche dalla siccità, sempre più frequente nel nostro Paese. Come risultato, le piogge non riescono a penetrare nel suolo, allagando le città e lasciando a secco le falde acquifere. Nel 2017, la giunta di Stefano Bonaccini ha adottato, contro il consumo di suolo, una legge che si è rivelata essere vuota e dunque inutile, al punto da attrarre le critiche di geografi, architetti e associazioni ambientaliste. Nel triennio 2017-2020 ogni abitante ha perso oltre 3 mq di campagna, per un totale di quasi 1500 ettari complessivi. Su Altreconomia, il docente di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano Paolo Pileri ha dichiarato che si è continuato a costruire «nelle aree protette (più 2,1 ettari nel 2020-2021), nelle aree a pericolosità di frana (più 11,8 ettari nel 2020-2021), nelle aree a pericolosità idraulica dove l’Emilia-Romagna vanta un vero e proprio record essendo la prima Regione d’Italia per cementificazione in aree alluvionali». In generale, si tratta della terza regione più cementificata d’Italia: 8,9% di suolo impermeabilizzato contro il 7,1% nazionale.

In un rapporto del 2020, il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici ha dichiarato: «i dati disponibili sull’Italia in merito alle precipitazioni suggeriscono che le condizioni di rischio geologico, idrologico e idraulico risultino esacerbate in conseguenza di un aumento del numero degli eventi di precipitazione estrema (caratteristica attesa dagli studi di cambiamento climatico) e una crescente urbanizzazione del territorio che ha portato, da un lato, a un incremento dei deflussi e ad una riduzione della capacità di smaltimento da parte degli alvei (tombamenti, riduzione dell’estensione delle aree golenali, ecc.), dall’altro lato, a un aumento dell’esposizione al rischio». L’Italia resta l’unico tra i grandi Paesi europei a non disporre di un Piano di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, al di là dei progetti incompleti pubblicati dal governo Meloni.

[di Salvatore Toscano]

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8 Commenti

  1. Nessuno nega la presenza di un cambiamento climatico: neanche i cosiddetti “complottisti”: la verita’ e ‘ che i cambiamenti climatici ci sono sempre stati da quando esiste la terra, o meglio il sole, indipendentemente dalla presenza dell’uomo. Che dire dei Walser che in tempi remoti hanno attraversato le Alpi ove ora c’e’ il ghiacciaio del Monte Rosa (senza ovviamente l’uso di abbigliamenti tecno per i climi estremi)? E che dire di Annibale che con gli elefanti africani attraverso’ le Alpi?
    Noi umani, almeno sul clima , facciamo e possiamo fare molto meno di quel che gli economisti “green” ci raccontano.
    E’ sulle conseguenze, invece, cioe’ sulla gestione materiale del suolo che possiamo intervenire.
    A proposito poi di quanto successo in Romagna c’e’ chi sostiene che sia stata determinante l’apertura improvvisa di invasi con conseguente alluvione a valle…altro che piogge…ma forse e’ solo una voce… se qualcuno avesse documentazione in proposito sarebbe una gran cosa…

  2. Darwin sosteneva quando parlava di selezione naturale, che non sono le specie più forti che sopravvivono, ma quelle con la maggiorre adattabilità al cambiamento, è ovvio quindi che a causa della sua ingordigia e stupidità, l’uomo è destinato ad una sicura estinzione.

  3. Concordo. È, tra l’altro, anche l’opinione del Prof. Zichichi, che sostiene che i “cambiamenti climatici” sono da attribuire per il 95% fenomeni naturali legati al Sole. Le attività umane incidono per il 5%.
    Attribuire all’attività dell’uomo il surriscaldamento globale è senza fondamento scientifico. L’emergenza climatica è un’altra invenzione per tenerci prigionieri di altre regole assurde che inventano per altre assurde emergenze

  4. Ricordo la famosa inondazione del novembre1966, da bambino, quando l’acqua limacciosa, violenta e maleodorante del fiume in piena sfiorò il ponte della ferrovia…e poi, da giovane filatelico dei primi anni Settanta, la serie di francobolli (1974) sull’acqua alta che si sarebbe inghiottita Venezia… Ora rileggo con attenzione gli articoli riguardanti i ritrovamenti di pini cembri secolari sui ghiacciai austriaci a 2700 metri di quota, datati 8-9 mila anni a. C., cresciuti in un lasso di tempo di duemila anni dalla fine dell’ ultima glaciazione, durante la quale la Pianura Padana era ricoperta dal ghiaccio e mi meraviglio (non più di tanto) di come ci sia stata un’ impennata “naturale” della temperatura globale con “crisi” climatica. Senza combustibili fossili e con pochi Umani che girovagavano per il pianeta. A meno che la causa non sia stata provocata da una civiltà avanzatissima, belligerante, affamata di energia, in possesso di tecnologie raffinate, andata infine incontro all’autodistruzione e di cui non abbiamo più alcun sentore…

  5. Alberto Prestininzi, docente di geologia applicata alla Sapienza, sostiene che dal 1901 al 2023, consultando dati Istat, l’alternanza tra esondazioni di corsi a carattere torrentizio e periodi di siccità si sia svolta pressochè regolarmente. E che di conseguenza i disastri relativi sembra siano attribuibili a cattiva (o assente) gestione del territorio da parte dei soliti politici e non al cosiddetto ‘cambiamento climatico’. La posizione di Prestininzi sembra corroborare la mia idea che il ‘cambiamanto climatico’ sia solo un pretesto (avrei voluto veramente scrivere fesseria, ma non l’ho fatto) per scatenare nuove emergenze.

    • Che periodi di piogge e di siccità ci siano sempre stati “pressoché regolarmente” non è certo una notizia sconvolgente. E’ con l’attività umana (cementificazione, deforestazione, colture intensive, sovrappopolazione, inquinamento ecc..) che le cose, come sappiamo tutti, sono peggiorate e di molto, in pochi decenni.
      Ma non vedere il cambiamento climatico, con i propri occhi e con la propria memoria (ameno che non si abbia solo venti anni), oltre a decine di studi, statistiche che lo confermano, è da “complottista a tutti i costi”. Il cambiamento climatico è evidente (e non parlo di surriscaldamento globale). Il cambiamento è nella natura del pianeta. E’ la folle attività umana che ne ha estremizzato gli effetti. Mi spiace, ma è così. Scientemente l’elité (criminale) mondiale, manipola i fessi o compiacenti governanti per scatenare emergenze (vere o inventate). Verissimo. Non dirlo a me. Il perché qui, ora, non è importante.
      Ma negare il cambiamento climatico, o meglio la sua estremizzazione (ampia casistica di esempi personali dagli anni 70 in poi, e di dati in agricoltura, meteorologia, geologia ecc..) è come dire che la Terra è piatta. Si sputtana tutto un movimento in lotta per la libertà e la verità.
      Con la speranza che anche il pensiero e le idee possano vivere di cambiamenti dolci e di rinnovamento. E che si possa vivere tutti più in armonia ed a contatto con la natura (sorgente di verità, libertà e risveglio).
      Saluti cordiali.

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