”Foglia al vento”, una poesia di Bernard Binlin Dadié (1961)

Sono l’uomo color di Notte,
foglia al vento, vado in balìa dei sogni.
Sono albero che germoglia in primavera
e rugiada che canta nel cavo del baobab.
Sono l’uomo che dà scandalo,
perchè è contro i formalismi.
L’uomo di cui si ride
perchè è contro le barriere.
Sono l’uomo di cui si dice: “ah, quello là!”
Sono l’uomo che non si può afferrare.

Brezza che ti sfiora e sfugge.
Foglia al vento, vado in balìa dei sogni.

Il capitano della nave
che a prua cerca nel turbine delle nubi
l’occhio possente della terra,
la barca senza vela
che scivola sull’oceano.

Sono l’uomo con sogni infiniti
quante sono le stelle
più rumorosi degli sciami d’api
più sorridenti dei sorrisi dei bambini
più sonori di echi nelle foreste.

La libertà raffigurata dal vento è una figura ricorrente nell’immaginario di tutte le contrade del mondo. Nella fiaba bantu sulla contesa tra l’uragano e la brezza, quest’ultima vince perché sa carezzare il viso del contadino e trasportare semi per far nascere nuove vite. L’uragano è più forte ma perde perché ha soltanto la forza e nient’altro.

Sembra la contesa fra l’uomo che ha sogni infiniti e il potere che lo vorrebbe amministrare e limitare. Bernard Dadié, il poeta e intellettuale ivoriano, nella sua lunga vita, ha saputo rappresentare l’uomo imprendibile, fuori dagli schemi, ma anche l’uomo incarcerato per le sue idee, l’uomo contro ogni barriera e il ministro della cultura nel suo paese liberato (dal 1977 al 1986), l’artista scrittore di teatro impegnato a scavare nella dura realtà e altrettanto innamorato delle leggende meravigliose, l’esponente di primo piano di quel sogno africano utopistico, in cui pareva possibile mantenere le tradizioni e assicurare la giustizia sociale, salvaguardando una qualche convivenza con chi era stato colonizzatore.

Qui Bernard è soltanto poeta, cioè è solo con la sua anima e con i suoi sogni, cerca giuste parole, sa trasformarsi nell’eroe “à la merci des rêves”, in balia dei suoi sogni, come una foglia affrancata dal proprio albero e nello stesso tempo come rugiada accolta da una musica nel cavo del baobab.

Echi nelle foreste, sciami di api, sorrisi di bambini risuonano nei suoi versi come stimoli simbolici, come protagonisti di una parabola naturale, come attori di un rito di nascita e rinascita.

Scriveva Nelson Mandela in una sua poesia che «quando ci liberiamo dalle nostre paure,/ la nostra presenza/ automaticamente libera gli altri», e che «quando permettiamo alla nostra luce/ di risplendere, inconsapevolmente diamo/ agli altri la possibilità di fare lo stesso».

C’è sempre dunque una speciale generosità nel poeta, perché per lui (o per lei) è difficile fare calcoli, è inutile fingere facili sentimenti ma è meglio nasconderli in parte tra parole imprevedibili, mettere a disposizione uno spazio interiore, fare germogliare la verità non farla esplodere, creare dissonanze non conferme.  Perché soltanto la violenza dirompe mentre le foglie, come le parole, hanno un gran bisogno di essere portate un po’ più in là, lasciandosi custodire da una barca senza vela che le trasporterà in nuove terre ignote o semplicemente le renderà pronte a entrare in nuove dimore.

A diventare oggetto di un ascolto, cioè di una verità, di una vittoria.

Avatar photo

Gian Paolo Caprettini

Ha insegnato all'Università di Torino dal 1975 al 2013, dove è stato professore ordinario di Semiotica e Semiologia del Cinema, ha diretto Extracampus, la TV dell'Università, e il Master di Giornalismo. I suoi libri più recenti: Complice la poesia (L'Indipendente), Dizionario della fiaba italiana (Meltemi), Fatti non foste (Meltemi), San Francesco, il lupo, i segni (Cartman).

L'Indipendente non riceve alcun contributo pubblico né ospita alcuna pubblicità, quindi si sostiene esclusivamente grazie agli abbonati e alle donazioni dei lettori. Non abbiamo né vogliamo avere alcun legame con grandi aziende, multinazionali e partiti politici. E sarà sempre così perché questa è l’unica possibilità, secondo noi, per fare giornalismo libero e imparziale. Un’informazione – finalmente – senza padroni.

Ti è piaciuto questo articolo? Pensi sia importante che notizie e informazioni come queste vengano pubblicate e lette da sempre più persone? Sostieni il nostro lavoro con una donazione. Grazie.

Articoli correlati

Iscriviti a The Week
la nostra newsletter settimanale gratuita

Guarda una versione di "The Week" prima di iscriverti e valuta se può interessarti ricevere settimanalmente la nostra newsletter

Ultimi

Articoli nella stessa categoria