La messa celebrata dal Papa ha coinciso con il centesimo anniversario della morte dell’ideatore della Sagrada Familia, Antoni Gaudí. Nella figura dell’architetto catalano risiede l’eredità morale di un progetto avveniristico che fin dall’inizio raccolse stupore e critiche e cheda 144 anni continua a ospitare i cantieri della costruzione. Iniziato ufficialmente nel marzo del 1882, il progetto, che originariamente prevedeva l’edificazione di una chiesa neogotica, fu abbandonato dall’architetto Francisco de Paula del Villar e passò nelle mani di Gaudí, che lo trasformò radicalmente.
L’idea iniziale di costruire un luogo di culto in linea con la tradizione ecclesiastica venne stravolta attraverso l’ideazione di un piano che prevedeva, tra le altre cose, dodici torri, tre facciate e un “bosco” di colonne all’interno della basilica: tutti elementi finalizzati al racconto simbolico della vita di Gesù Cristo, della Sacra Famiglia e alla rappresentazione della bellezza della Creazione attraverso opere ispirate all’armonia della natura.
In seguito alla morte dell’architetto, i lavori hanno subito varie battute d’arresto a causa del contesto sociopolitico della città: i modelli originali e i laboratori sono stati incendiati durante le rivolte scoppiate in seno alla guerra civile spagnola e, nel corso degli anni, intellettuali cattolici ed esponenti del clero hanno criticato l’eccessivo avvenirismo del progetto, considerato troppo distante dai canoni tradizionali.
Negli anni recenti la Chiesa, ormai divenuta simbolo della città, ha ottenuto nel 2010 da Papa Benedetto XVI lo status di “basilica minore” e, dopo otto anni di lavori, nella giornata di ieri è stata ufficialmente inaugurata e benedetta la torre principale della struttura, quella dedicata alla figura di Gesù Cristo. Con i suoi 172,5 metri d’altezza, la Torre de Jesucrist rende, di fatto, la Sagrada Familia la chiesa più alta al mondo: nonostante il record, inimmaginabile ai tempi della progettazione, Gaudí decise che l’altezza dell’edificio non dovesse superare quella della natura creata da Dio, nel caso di Barcellona, rappresentata dalla collina del Montjuïc, alta 177 metri.
L’inaugurazione della torre centrale, però, non rappresenta la fine della costruzione: il progetto prevede l’edificazione dell’ingresso principale, la Facciata della Gloria, varie decorazioni e la Scalinata monumentale. Quest’ultimo punto è indubbiamente il più delicato e complesso per l’impatto che avrà sui residenti, già asfissiati dal turismo, e sui piani urbanistici. Per realizzare il progetto, infatti, è previsto radere al suolo edifici e strade urbane, secondo le stime circa 3.000 case e 50 locali commerciali, per arrivare infine alla conclusione definitiva dei lavori intorno al 2034.
La Sagrada Familia è indubbiamente una gallina dalle uova d’oro per il Comune di Barcellona. Nel 2025 il complesso ha attirato circa 4,9 milioni di turisti, in crescita dell’1% rispetto al 2024, con una media giornaliera di 13.500 persone per un guadagno pari a 134,5 milioni di euro. Nonostante il monumento rappresenti il fiore all’occhiello del turismo per l’amministrazione cittadina, l’indotto proveniente dalla basilica non ricade sul contesto sociale che circonda l’edificio. L’intera area ha vissuto la trasformazione comune nei contesti ad alto afflusso turistico e quei luoghi essenziali per la vita del quartiere sono stati sostituiti dalle tipiche “oasi” per il turismo: ristoranti, catene multinazionali e negozi di souvenir sono oramai i protagonisti che fanno da sfondo alla chiesa più famosa della Spagna. Secondo La Vanguardia, intorno al recinto della Sagrada Familia figurano più di quaranta negozi di souvenir «ma una sola pescheria» e, chiaramente, questo paradigma colpisce un numero sempre maggiore di aree e quartieri: la cittadinanza che abita nell’area che circonda Park Güell, ad esempio, ha più volte denunciato l’inaccessibilità del parco, mentre i vicini del quartiere della Barceloneta hanno manifestato contro eventi come la America’s Cup, responsabili di gentrificare ed escludere la comunità residente stabile.
A questo si aggiungono le proteste che si sono verificate in occasione della visita dello stesso pontefice nella città condale: in occasione delle manifestazioni in difesa dell’istruzione pubblica catalana, il corpo docente e i sindacati hanno indetto uno sciopero per protestare contro l’ingente spesa economica, superiore a 2 milioni di euro, effettuata dalle istituzioni catalane per accogliere e organizzare la visita del Papa. I collettivi denunciano lo spreco di risorse pubbliche per l’evento, mettendo in evidenza il rifiuto da parte del Governo catalano di ascoltare le ragioni del settore in lotta. Ad attirare l’attenzione mediatica è stata anche la “febbre” scaturita dalla visita del Papa: la tappa del pontefice a Barcellona ha fatto schizzare il prezzo degli appartamenti turistici e, inoltre, hanno fatto scalpore annunci nei quali sono stati messi in affitto i balconi per poter osservare il transito della papamobile lungo le vie della città.
La giornata di ieri ha segnato un momento essenziale per la storia della Sagrada Familia. A cento anni dalla morte del suo autore e a 144 dalla posa della prima pietra, questo luogo è divenuto nel corso dei decenni l’emblema della turistificazione cittadina e arma di gentrificazione nelle mani delle istituzioni locali. Niente a che vedere con l’edificio progettato da Gaudí per essere “la cattedrale dei poveri”.




