La maggioranza ha affossato il disegno di legge sul fine vita

È arrivato l’ennesimo stop nell’iter del disegno di legge sul suicidio medicalmente assistito. Con 88 voti favorevoli e 59 contrari, L’Aula del Senato ha infatti approvato una questione sospensiva che rispedisce in Commissione il testo del Ddl Bazoli, interrompendo di fatto l’esame parlamentare. La decisione della maggioranza, maturata nella giornata del 3 giugno, ha di fatto congelato il confronto su una materia che da anni divide politica, giuristi e associazioni, mentre nel Paese continua a restare aperto il problema di una disciplina chiara sul suicidio medicalmente assistito. Nelle stesse ore, la vicenda è tornata ad assumere un peso umano drammatico con la morte in Svizzera di Lucia, 80 anni, costretta ad andare all’estero per accedere a ciò che in Italia non è riuscita a ottenere.

Il confronto in Senato si è concentrato soprattutto sui dispositivi per l’autosomministrazione dei farmaci nel suicidio assistito. Nello specifico, il presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche Andrea Lenzi ha trasmesso un documento in cui ha escluso l’esistenza di strumenti regolarmente autorizzati e dotati di marchio Ce adatti all’uso da parte di persone immobilizzate o comunque impossibilitate ad autosomministrarsi il farmaco letale. Una posizione contestata da più parlamentari, perché pochi mesi prima il Cnr aveva invece realizzato un dispositivo simile, poi utilizzato a marzo per consentire a Libera, una donna toscana, di procedere all’autosomministrazione tramite comando oculare. Sul fronte opposto, il presidente della commissione Sanità Francesco Zaffini ha difeso la linea della prudenza, sostenendo che il ddl sia ancora prematuro e debba restare nei confini fissati dalla Corte costituzionale, senza sconfinare nell’eutanasia. Alla fine, la questione sospensiva presentata da Fratelli d’Italia è stata approvata, bloccando l’iniziativa del Partito Democratico.

Lo stop deciso dall’Aula ha riportato il provvedimento all’esame delle commissioni riunite Giustizia e Sanità, dove era già in corso un confronto articolato. Per la maggioranza, il rinvio serve a evitare un testo considerato ancora incompleto e potenzialmente sbilanciato. Per le opposizioni, invece, si tratta dell’ennesimo freno a una legge attesa da tempo e necessaria per dare risposte certe ai cittadini e agli operatori sanitari. Al centro del dibattito resta un vuoto normativo che si trascina dalla sentenza n. 242 del 2019 della Corte costituzionale, nata dal caso Cappato-Dj Fabo. In quella pronuncia la Consulta ha escluso la punibilità di chi agevola il suicidio assistito solo in presenza di condizioni molto precise: capacità di autodeterminarsi, patologia irreversibile, sofferenze insopportabili e dipendenza da trattamenti di sostegno vitale. La Corte, però, ha anche chiesto con forza un intervento del legislatore per fissare procedure, tempi e garanzie. Quel passaggio non è mai arrivato in forma organica, e il risultato è stato un mosaico di applicazioni differenti da Regione a Regione.

È proprio in questo panorama critico e frammentato che, lo stesso giorno, si è inserita la vicenda di Lucia, triestina di 80 anni affetta da una grave patologia neurodegenerativa. Dopo aver vissuto per anni con dolori, limitazioni motorie e una dipendenza totale dall’assistenza dei caregiver, aveva chiesto di poter accedere legalmente alla morte volontaria assistita in Italia. La sua domanda era stata esaminata dall’azienda sanitaria competente, ma era arrivato un primo diniego, basato sull’interpretazione del requisito della dipendenza da trattamenti di sostegno vitale. Successivamente, assistita dall’Associazione Luca Coscioni, aveva presentato una diffida chiedendo una rivalutazione alla luce delle più recenti indicazioni della Corte costituzionale. Nonostante nuove visite domiciliari e ulteriori passaggi amministrativi, Lucia non ha ricevuto risposte definitive. Dopo mesi di attesa e davanti a una sofferenza che lei e i suoi familiari hanno considerato insostenibile, ha scelto di andare in Svizzera per porre fine alla propria vita.

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Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.

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