India e Malesia hanno rilanciato i propri accordi di partenariato commerciale e annunciato nuove collaborazioni nei settori dei semiconduttori, della difesa e della gestione delle catastrofi. Negli incontri, tenutisi oggi, 9 febbraio, sono stati firmati 11 accordi di cooperazione. Il primo ministro malese Anwar Ibrahim ha ricordato che il partenariato con l’India, siglato nell’agosto del 2024, prevede la collaborazione in molteplici settori, tra cui commercio e investimenti, sicurezza alimentare, difesa, sanità e turismo. L’anno scorso, il partenariato ha fruttato oltre 18 miliardi di dollari agli scambi commerciali tra i due Paesi.
Ghali, Bad Bunny e la ribellione a furia di balletti
E insomma, alla fine l’esibizione del cantante Ghali alla cerimonia delle Olimpiadi invernali a Milano non ha risollevato le sorti del popolo palestinese. Non era tanto una speranza, quanto semmai un timore. Almeno a sentire le parole del governo e degli organizzatori delle Olimpiadi, che avevano assicurato che Ghali, qualsiasi cosa fosse accaduta, non avrebbe mai espresso il suo libero pensiero sul palco. Per la serenità delle Olimpiadi, per il rispetto verso la Patria, per la stabilità del delicato equilibrio globale. La scena è ormai familiare: grande evento mondiale, artista pop con un passato di prese di posizione, dichiarazioni preventive per sterilizzare il messaggio, rassicurazioni istituzionali per tenere tutto “neutro”. E infatti Ghali ha rispettato gli accordi. È salito sul palco, ha letto la poesia di Rodari, ha preso gli applausi, e ha tolto il disturbo ricevendo lo stesso trattamento che si riserva ai bambini durante il cenone di Natale.
Il paradosso è evidente. Mai come oggi la musica è globale, interconnessa, al passo coi tempi e in grado di raggiungere un pubblico vastissimo. Eppure, mai come oggi le viene chiesto di stare zitta. O meglio, di dire qualcosa che non disturbi, che non prenda posizione e che soprattutto non rompa i coglioni il delicato equilibrio tra sponsor, governi e broadcaster. L’artista può esserci, basta che non significhi nulla. Un po’ come Mariah Carey, che infatti ha cantato Volare leggendo un gobbo sul quale c’erano scritti solo versi incomprensibili.
Ci spostiamo di diversi chilometri. Tra poche ore, nella notte tra domenica e lunedì, si svolgerà un altro evento di carattere globale: la finale del Super Bowl negli Stati Uniti, dove durante l’intervallo si esibirà il cantante di origini portoricane Bad Bunny.
Bad Bunny è uno che ultimamente fa molta fatica a non rompere il delicato equilibrio tra sponsor, governi e broadcaster.
Lo scorso 1 febbraio il suo ultimo disco Debí Tirar Más Fotos ha vinto il Grammy come miglior album dell’anno, diventando il primo nella storia del premio a essere interamente cantato in spagnolo. Un risultato che fotografa bene il successo di un album che ha avuto un enorme riscontro di pubblico pur senza mostrarsi particolarmente accomodante verso il mercato statunitense. Non solo per la lingua, ma anche per i temi affrontati: l’immigrazione, l’identità, la condizione di sentirsi sempre ospiti, persino quando si è a casa propria. Bad Bunny racconta tutto questo in modo diretto, personale, spesso quotidiano. Ed è probabilmente qui la chiave del successo del disco: non punta il dito su problemi, ma li attraversa. E chi ascolta, anche senza comprenderne ogni parola, riceve il messaggio.
L’album ha avuto un successo enorme, al punto da rendere Bad Bunny l’artista più ascoltato al mondo su Spotify. Un risultato che ha attirato l’attenzione della NFL, la lega che organizza il Super Bowl, che ha deciso di affidargli il seguitissimo show dell’intervallo. C’è però un problema, tutt’altro che marginale: Bad Bunny odia Trump e ha più volte criticato apertamente le sue politiche migratorie. A settembre ha dichiarato di aver escluso gli Stati Uniti dal suo prossimo tour mondiale per paura che l’ICE potesse compiere una retata contro i suoi fan. Come se non bastasse, durante la cerimonia dei Grammy, al momento di ritirare il premio, è salito sul palco e prima ancora di ringraziare ha detto: «ICE OUT. Non siamo selvaggi, non siamo animali, non siamo alieni. Siamo esseri umani e siamo americani».
La cosa ha suscitato l’indignazione del governo e della galassia MAGA, che infatti per il Super Bowl, forse l’evento più orgogliosamente americano che esista, ha organizzato in tutta fretta una controprogrammazione: un “All American Halftime Show” trasmesso in streaming durante il quale si esibirà Kid Rock, rassicurando gli ascoltatori con la cara vecchia nostalgia reazionaria.
Bad Bunny, dal canto suo, ha promesso una grande festa nella quale “tutto il mondo ballerà”.
Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per garantire al pubblico un grande spettacolo americano. Resta il dubbio che, visto cosa sta succedendo negli Stati Uniti, non basti trasformare la ribellione in uno spettacolo da intervallo per scuotere veramente le coscienze. Se la protesta, o il suo contrario, diventano un contenuto “streamabile” tra uno spot e l’altro, il rischio è che il messaggio finisca per valere quanto un applauso tra una azione di gioco e l’altra. E finché la protesta resterà confinata nell’intervallo, ci ritroveremo sempre lì, a chiederci se quello che abbiamo appena visto era un grido d’aiuto o solo l’ennesimo, perfetto, balletto.
*Rettifica, ore 11:00 del 9 febbraio: Nella versione originaria dell’articolo era presente un passaggio che lasciava intendere che Ghali fosse stato pagato per la partecipazione alla cerimonia olimpica. Tuttavia gli artisti che si esibiscono non avrebbero ricevuto un cachet, ma solo benefici indiretti dati dalla visibilità dell’evento. Ci scusiamo per l’errore.
Haiti, il Consiglio presidenziale cede il potere al premier
In Abruzzo sono stati abbattuti almeno 90 ulivi secolari per il gasdotto SNAM
«Questo è un reato contro la natura, contro le persone, contro la civiltà». Così commenta Vincenzo Virtù lo sradicamento di almeno 90 ulivi secolari, abbattuti nel suo terreno durante i lavori del gasdotto SNAM in Abruzzo. A quanto pare, per un tubo dal diametro di 40cm sarebbe stato aperto un varco largo diversi metri. La temporanea e coatta servitù di passaggio notificata al contadino abruzzese ha così comportato danni irreparabili alla sua proprietà e al paesaggio di Paglieta, nella Val di Sangro. Virtù ha quindi lanciato un appello a istituzioni e società civile, affinché veglino sui territori. Nel frattempo i lavori di potenziamento del gasdotto SNAM fanno discutere anche nelle altre regioni interessate, sollevando non pochi dubbi sul loro impatto ambientale.
«Il permesso ce l’hanno, ma non quello di fare il maggior danno possibile», dice Vincenzo Virtù ai microfoni di Telemax, in riferimento alla coatta servitù di passaggio notificatagli per i lavori di potenziamento del gasdotto SNAM. Quest’ultimo attraversa attualmente la Puglia e termina in Abruzzo. Il progetto della Linea Adriatica prevede un prolungamento fino a Minerbio, in provincia di Bologna. I lavori sono in corso, nonostante la bocciatura della giunta abruzzese, e Paglieta si è ritrovata lungo la strada per Torino di Sangro e Casalbordino, prossimi snodi abruzzesi verso nord. Contrada San Nicola, dove Vincenzo Virtù possiede due terreni, si è vista cambiare volto, con lo sradicamento di almeno 90 ulivi secolari. Di fronte alla vicenda, il presidente dell’associazione ambientalista Nuovo Senso Civico, Alessandro Lanci, ha parlato di schema ricorrente, dove le società «cercano di risparmiare e velocizzano il lavoro a scapito del territorio». Lo spettro di cause risarcitorie milionarie fa il resto, spingendo i proprietari all’inazione mediatica e giuridica. Virtù ha invece deciso di esporsi, denunciando e appellandosi alle istituzioni, affinché vigilino su quanto accade sui propri territori.
L’ampliamento del gasdotto SNAM semina preoccupazione lungo il suo nuovo percorso. Nelle Marche, il comitato Voci dalla Valle ha ad esempio chiesto controlli indipendenti sui lavori della Linea Adriatica, preoccupato dalle modifiche al paesaggio e dalle criticità ambientali. Queste ultime sono diverse, a partire dalle stime che prevedono per la realizzazione della Linea Adriatica l’abbattimento di ben due milioni di alberi. C’è poi la questione del dissesto idrogeologico, col tracciato del gasdotto SNAM in una zona ad alto rischio. Tra le associazioni ecologiste in prima linea contro la grande opera figura il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), che ne mette in discussione persino l’utilità, citando la dotazione italiana di infrastrutture sovradimensionate rispetto al fabbisogno nazionale, sempre più slegato dal gas. A questo punto la Rete Adriatica diventerebbe sì strategica, ma «soltanto per gli interessi economici del Gruppo ENI e del Gruppo SNAM».
Si dimette il CEO del Washington Post
Will Lewis, editore e Amministratore Delegato del Washington Post, noto giornale statunitense, ha annunciato che lascerà il giornale. L’annuncio arriva dopo che l’azienda ha deciso di licenziare circa 300 persone tra giornalisti e altri membri dello staff, che corrispondono a oltre un terzo dei dipendenti del WP. Nel suo comunicato, Lewis scrive di avere scelto di dimettersi «per assicurare un futuro sostenibile» al giornale. Al suo posto subentrerà temporaneamente Jeff D’Onofrio, attuale direttore finanziario del quotidiano.
Sabotaggi, occupazioni e cortei: le proteste travolgono le Olimpiadi invernali
La notizia è di questa mattina: intorno alle 8.30, la circolazione dei treni nella stazione di Bologna è andata in tilt per via di quello che sembrerebbe essere stato un atto di sabotaggio ai cavi lungo la linea. A danneggiarli sarebbe stato un incendio di natura dolosa. Sulla linea Bologna-Padova, poi, è stato ritrovato un ordigno rudimentale, che ha imposto lo stop alla circolazione del traffico. Alla stazione di Pesaro, invece, è andata a fuoco una cabina elettrica. Tutti gli episodi sono molto simili a quelli verificatisi durante le Olimpiadi di Parigi del 2024, quando una serie di incendi danneggiò strutture nevralgiche per la circolazione dei treni della capitale. Per questo, il ministero dei Trasporti italiano ipotizza che dietro ai gesti vi sia, anche stavolta, la volontà di boicottare l’evento in svolgimento a Cortina. E a nemmeno 24 ore dalla cerimonia inaugurale le contestazioni sono già numerose: tra sabotaggi, occupazioni e cortei, una parte di cittadinanza sta cercando di gridare con forza la propria contrarietà ai Giochi e alla presenza, tra gli altri, di delegazioni USA e israeliane e della polizia federale antimmigrazione statunitense (ICE).
Le proteste promettono di essere frequenti e di seguire l’intero svolgersi delle Olimpiadi. Nel pomeriggio di oggi, circa diecimila persone, secondo gli organizzatori, si sono radunate a Milano in piazza Medaglie d’Oro, con direzione Corvetto. Il corteo nazionale ha sfilato per i quartieri a sud-est della città e le zone maggiormente coinvolte dalla «devastazione del grande evento», costeggiando anche la zona dove sorge il Villaggio Olimpico. A partecipare sono stati «movimenti che difendono le montagne dalla cementificazione, reti dello sport popolare, spazi sociali, comitati per l’acqua pubblica che contestano il saccheggio idrico per l’innevamento artificiale, associazioni ambientaliste, comunità locali espulse dal turismo tossico, movimenti per la casa e sindacalismo conflittuale», riferisce il Comitato popolare Insostenibili Olimpiadi (CIO), organizzatore. Nella serata di ieri, sempre il CIO, insieme ad altre realtà, aveva organizzato una fiaccolata di protesta nella zona popolare di San Siro, in concomitanza con l’inizio della cerimonia inaugurale. Per «riportare coi piedi per terra la narrazione di chi vive quotidianamente problemi e difficoltà delle periferie milanesi», scrivono i comitati. Al centro delle proteste anche la presenza dell’ICE, che ha scortato gli atleti statunitensi. Nel mentre, a San Siro, migliaia di spettatori fischiavano l’arrivo del vicepresidente statunitense Vance e della delegazione israeliana. Alcune ore prima, membri dello stesso CIO avevano occupato l’ex Palasharp, struttura milanese ora abbandonata che in passato ha ospitato diversi eventi sportivi. Qui gli attivisti hanno dato il via a tre gionate di Utopiadi, tra sport popolare e iniziative di stampo politico contro le Olimpiadi.
«Crediamo che lo sport sia un patrimonio popolare e che debba avere come prima missione quella accessibilità a tutt*, a prescindere dalla classe, dal genere, dalla provenienza o dalla condizione fisica o sanitaria», riporta un comunicato. «Le Olimpiadi di Milano e Cortina sono il contrario di tutto ciò: costi insostenibili, militarizzazione delle città che ospitano i giochi e un clima che dice chiaramente che questo è un evento esclusivo». In aggiunta a ciò, «un evento sportivo non può di certo giustificare la devastazione dei territori o l’abbattimento e l’allontanamento delle persone che abitano le aree interessate dai giochi».
Da mesi, il CIO denuncia la devastazione compiuta in nome delle Olimpiadi invernali, che, oltre ad avere un enorme impatto sull’ambiente, hanno comportato anche un ingente spreco di risorse pubbliche e fondi – per poi finire con buona parte delle opere fondamentali per l’evento non terminate. Nel frattempo, una grossa parte dei biglietti è rimasta invenduta e molte delle case sfitte (in entrambe i casi per via dei prezzi astronomici), mentre il territorio è stato devastato e militarizzato, le scuole sono state chiuse, gli indigenti espulsi e il traffico per i residenti mandato completamente in tilt.
Valtellina, un morto e un disperso per valanga
Nei pressi del Comune di Albosaggia, sull’alpe Meriggio, in Valtellina, una valanga ha travolto tre scialpinisti: uno di loro sarebbe deceduto, mentre un altro sarebbe riuscito a tirarsi da solo fuori dalla neve e un terzo risulta disperso. Sul luogo stanno operando il Aoccorso Alpino e la Guardia di Finanza, mentre elicotteri dei vigili del fuoco stanno sorvolando l’area.









