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lunedì 20 Settembre 2021

La corsa al turismo spaziale dei miliardari è devastante per l’ambiente

«Voglio ringraziare ogni impiegato di Amazon e ogni cliente di Amazon perché, ragazzi, siete voi che avete pagato per tutto questo». Questa è la frase paradossale pronunciata dal miliardario fondatore di Amazon Jeff Bezos al termine del suo viaggio a bordo di New Shepard, il sistema di volo spaziale suborbitale completamente controllato da un computer di bordo, progettato da Blue Origin, la società di proprietà dello stesso imprenditore americano. Azienda aerospaziale finanziata dalla vendita delle azioni di Amazon, dalla NASA e dall’esercito americano. Quando il capitale privato, le agenzie indipendenti del governo federale e le forze armate vanno a braccetto. I ringraziamenti di circostanza ai dipendenti sono stati liquidati molto severamente dalla democratica Ocasio-Cortez: «sì, i lavoratori di Amazon hanno pagato con salari più bassi, il blocco dei sindacati, un posto di lavoro disumano. E i clienti hanno pagato perché Amazon danneggia le piccole imprese abusando del suo potere di mercato».

Ma, come è noto, per accaparrarsi il monopolio del turismo spaziale c’è una vera e propria gara. Il principale competitor di Bezos, oltre ad Elon Musk, è Sir Richard Branson, miliardario fondatore del gruppo Virgin, anche lui sparato nello spazio ben 9 giorni prima del presidente di Amazon. Ma qual è la vera posta in palio? L’obiettivo dei lanci a favore di camera è veramente il progresso tecnologico a fini umanitari e universalistici così come dichiara questo manipolo di CEO? Pare di no. Musk e Bezos competono per arraffare contratti da istituzioni pubbliche come la Nasa e il Dipartimento della Difesa in modo da avere più satelliti e maggiori vantaggi aziendali derivati dal dominio della corsa allo spazio. Al netto della retorica, l’espansione a dismisura nel settore aerospaziale è il reale obiettivo. Per fare questo i miliardari espansionisti fanno leva sull’antica volontà di supremazia del governo statunitense, che adesso deve dimostrare di saper resistere al sorpasso tecnologico della Cina. E questi lanci dimostrativi e scenografici sono esercizi di pubbliche relazioni con cui guadagnare credibilità per la propria azienda.

Le critiche piombate su queste passeggiate suborbitali degli uomini più ricchi del pianeta hanno riguardato per lo più aspetti legati all’etica e al senso della misura. A tutti, tranne che ad una ristretta minoranza ultra-privilegiata, sembra immorale investire miliardi per portare 3 civili fuori dall’atmosfera quando catastrofi sanitarie, economiche e ambientali flagellano il pianeta, a spese soprattutto della parte più povera della popolazione mondiale. Ma ci sono anche ragioni scientificamente testabili per cui la corsa al turismo spaziale è stata condannata. Infatti, nonostante Jeff Bezos abbia dichiarato che l’esperienza del viaggio suborbitale ha rinforzato in lui l’impegno a risolvere il cambiamento climatico, è stato notato che i razzi sono estremamente inquinanti. Essi emettono una quantità di anidride carbonica per passeggero cento volte superiore a quella dei voli di linea. Propellenti ibridi composti da idrogeno e ossigeno liquido, cherosene liquido, combustibili solidi a base di carbonio, polibutadiene con terminazione idrossile (HTPB), ossidanti liquidi e protossido di azoto (gas esilarante). Quasi tutti rilasciati nell’atmosfera. Durante il lancio, un razzo può emettere una quantità di ossido d’azoto (responsabile dell’inquinamento dell’aria più vicina al suolo) tra le 4 e le 10 volte superiore a quelle della più grande centrale termica del Regno Unito. Nella stratosfera, gli ossidi di azoto e le sostanze chimiche formate dalla scomposizione del vapore acqueo convertono l’ozono in ossigeno, impoverendo lo strato di ozono che protegge la Terra dai raggi UV.

[di Jacopo Pallagrosi]

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