mercoledì 18 Maggio 2022

Ottomila ettari di foreste italiane sono diventate patrimonio dell’umanità

Quando si parla di patrimonio forestale, si pensa subito a territori esotici, dall’altra parte del mondo. Eppure anche il nostro paese detiene migliaia di ettari di verde importantissimi per la diversità ecosistemica che, infatti, per la loro unicità e l’efficacia delle azioni di conservazione, sono stati proclamati Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco. È stata la 44° sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale a riconoscere i caratteri ecologici peculiari delle faggete vetuste mediterranee italiane. Si parla di ben 8mila ettari, vale a dire uno dei più grandi e articolati siti forestali a livello continentale. Inoltre, l’Italia risulta essere uno dei pochi paesi ad avere ottenuto un giudizio pienamente favorevole su tutte le iniziative, senza particolari raccomandazioni per quanto concerne la gestione e la relativa conservazione.

L’importantissimo riconoscimento rende effettiva l’iniziativa seguita dal Mite (Ministero della Transizione Ecologica) con il coordinamento del Parco Nazionale del Lazio, Abruzzo e Molise e la cooperazione di altri paesi europei (Bosnia-Erzegovina, Francia, Macedonia del Nord, Montenegro, Polonia, Repubblica ceca, Serbia, Slovacchia, Svizzera), di estendere il sito transnazionale naturale delle Antiche faggete dei Carpazi e di altre regioni d’Europa all’area del Pollinello, estensione di quella di Cozzo Ferriero (Parco Nazionale del Pollino) già facente parte del sito; alla foresta “Valle Infernale” nel Parco nazionale dell’Aspromonte; e all’area Pavari-Sfilzi nella Foresta Umbra (Parco Nazionale del Gargano).

Sono dunque 13 le faggete italiane riconosciute dall’UNESCO: Valle Cervara, Selva Moricento, Coppo del Morto, Coppo del Principe e Val Fondillo nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise; Cozzo Ferriero e Pollinello nel Parco Nazionale del Pollino; Falascone e Pavari-Sfilzi nella Foresta Umbra, nel Parco Nazionale del Gargano; Monte Cimino (Viterbo); Monte Raschio (Oriolo Romano, Viterbo) e Sasso Fratino, nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi; Valle Infernale nel Parco Nazionale dell’Aspromonte. Questa peculiare vegetazione, grazie alle azioni di tutela attuate dalle riserve integrali dei parchi nazionali e dai Carabinieri forestali, conserva inalterati i cicli naturali della vita degli alberi, rendendo le foreste più forti e resistenti ai cambiamenti climatici. Nonostante il predominio di una singola specie arborea, la faggeta – specialmente se con un’elevata quantità di alberi vetusti – essendo un ambiente ombroso e riparato anche nelle stagioni più calde, è l’habitat preferito di moltissime specie di flora, fauna e funghi.

[di Eugenia Greco]

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