I carabinieri del Reparto Operativo di Como stanno dando esecuzione, nelle provincie di Como e Milano, ad un provvedimento applicativo di misure cautelari nei confronti di 6 persone e stanno procedendo al sequestro di autocarri, macchine di scavo e terreni per più di 4,7 ettari. Nel corso del tempo, infatti, gli individui hanno sversato «enormi quantità di rifiuti, almeno 85.000 metri cubi di materiale, in un’area agricola del canturino sottoposta a doppio vincolo, ambientale e paesaggistico, compromettendo l’ecosistema dove si snodano importanti falde acquifere».
Haiti, assassinato il presidente Jovenel Moise
In un agguato contro la sua residenza privata sono stati uccisi a colpi d’arma da fuoco il presidente di Haiti, Jovenel Moise e sua moglie Martine Moise. Non vi sono al momento rivendicazioni dell’attacco, secondo quanto riferito condotto da un commando di uomini. L’aeroporto della capitale Port-au-Prince è stato chiuso e il governo ha decretato lo stato di emergenza.
Emirati Arabi: con la scusa del Covid il governo istituzionalizza il riconoscimento facciale
Il governo di Abu Dhabi sostiene di aver elaborato un software di riconoscimento facciale capace di rilevare la positività al Covid attraverso onde elettromagnetiche, che rilevano la presenza di particelle di RNA nel corpo di una persona infetta. In caso di positività, al passeggero è vietato l’ingresso e nell’arco di 24 gli viene prescritto un tampone molecolare. Non è ovvia la veridicità di queste notizie: quel che è certo che il governo ha preso la palla al balzo per istallarli nei luoghi pubblici, ovviamente “per la sicurezza dei cittadini”.
Il software di screening è stato già introdotto in aeroporti e centri commerciali e sarà presto presente anche in aree residenziali, porti e frontiere, teoricamente per controllare la diffusione del virus e creare zone “covid free”. Secondo i promotori, la tecnologia è stata testata su un campione di 20.000 persone ed ha dimostrato grande efficienza: sarebbe capace di identificare il volto di una persona affetta da Covid con una precisione pari al 93.5%. Il software è una creazione dell’EDE Research Institute di Abu Dhabi, che è parte dell’azienda International Holding.
Gli Emirati Arabi, in fatto di riconoscimento facciale, sono all’avanguardia, e la pandemia non ha fatto che facilitarli. A marzo del 2021, il paese ha introdotto un’altra tecnologia, in grado di identificare i passeggeri in aeroporto attraverso uno screening delle iridi dei loro occhi. Questa futuristica modalità di controllo prometteva di ottimizzare i tempi di imbarco ma anche di evitare contatti sociali superflui, una promessa piuttosto allettante in tempi di Covid.
Che queste tecnologie così invasive siano accettate in nome dell’emergenza sanitaria è un fatto che dovrebbe preoccupare. Gli Emirati Arabi non sono, da questo punto di vista, un caso isolato. In giro per il mondo, tecnologie di sorveglianza, rilevazioni biometriche e intelligenza artificiale sono stati diffusamente utilizzati per combattere il virus. In Russia, decine di migliaia di telecamere sono state installate in giro per la capitale per controllare i residenti. Anche la Francia ha implementato un programma di monitoraggio che ricorreva all’uso di telecamere di sorveglianza per controllare il distanziamento sociale e l’uso di mascherine. Certo, il caso di Abu Dhabi è particolarmente inquietante perché si tratta di dati biometrici e quindi particolarmente sensibili.
Il problema non è l’uso di queste tecnologie per affrontare una situazione obiettivamente emergenziale. Il problema è la mancanza di garanzia che da questa situazione si possa poi tornare indietro. Una volta installati dei sistemi di sicurezza fantascientifici, si sceglierà di disinstallarli solo perché il Covid, si suppone, sarà andato via? E cosa si farà di tutti i dati accumulati nel frattempo?
[di Anita Ishaq]
Amsterdam, il giornalista Peter de Vries ferito a colpi di pistola
Con un agguato in pieno centro di Amsterdam stato gravemente ferito con un colpo di pistola alla testa Peter de Vries, giornalista d’inchiesta che si occupava di crimine e casi di cronaca nera. De Vries ha 64 anni e nel 2019 era stato informato dal ministero della Giustizia di essere sulla “lista nera” di almeno un gruppo criminale. Il giornalista è ora ricoverato all’ospedale di Amsterdam e le sue condizioni sarebbero molto gravi.
Patrick Zaki: Camera approva mozione per cittadinanza italiana
La Camera dei deputati ha approvato con 358 voti a favore, 30 astenuti e nessun contrario la mozione con cui viene chiesto al governo di concedere la cittadinanza italiana a Patrick Zaki, lo studente dell’Università di Bologna detenuto in Egitto. Il governo non solo dovrà «avviare tempestivamente mediante le competenti istituzioni le necessarie verifiche al fine di conferire a Patrick Zaki la cittadinanza italiana», ma anche «continuare a monitorare, con la presenza in aula della rappresentanza diplomatica italiana al Cairo, lo svolgimento delle udienze processuali a suo carico e le sue condizioni di detenzione». Inoltre, il testo impegna l’esecutivo a «continuare a sostenere l’immediato rilascio di Zaki».
Frode fiscale: Gdf sequestra beni per 128 mln di euro
Più di 200 militari della Guardia di Finanza stanno effettuando, nelle province di Salerno, Napoli, Potenza, Roma, Chieti, L’Aquila, Mantova e Milano, una quarantina di perquisizioni e stanno dando esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo di beni per un valore di oltre 128 milioni di euro. Gli interventi riguardano sia persone fisiche che società coinvolte a vario titolo in frodi fiscali collegate a: contrabbando internazionale di prodotti petroliferi, autoriciclaggio ed intestazione fittizia di beni. Grazie alle indagini, infatti, sono state ricostruite le attività di due associazioni criminali, operanti nell’Agro nocerino-sarnese, che commercializzavano carburante adulterato importato dall’estero eludendo il pagamento delle imposte.
6 anni fa Draghi guidava la repressione della democrazia in Grecia
Sei anni fa, il 5 luglio 2015, il popolo greco affermava la propria sovranità democratica con un referendum storico che vide la larga vittoria di coloro che non volevano cedere la propria libertà e dignità ad un sistema incentrato a conservare e incrementare gli interessi del grande capitale industriale e finanziario. La risposta del popolo greco fu netta e rigettava la prepotente volontà della Trojka (Commissione europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale), portatrice d’istanza di paesi quali Germania e Francia, personalmente esposti con le proprie banche, che intendeva porre la Grecia sotto un rigido controllo economico tramite una profonda ristrutturazione dell’economia. In tutto questo però, ebbe un ruolo importante, sebbene sotto traccia, la Banca Centrale Europea capitanata dall’attuale Primo Ministro italiano, Mario Draghi.
Come ricorderete, in quei concitati giorni di luglio, colui che annunciò il referendum, il Primo Ministro greco Alexīs Tsipras, finì per disattendere il risultato espresso dalla consultazione popolare nazionale che aveva rifiutato il piano proposto dalla Tojka in cambio di un nuovo programma di supporto finanziario.
Dopo il referendum, l’11 di luglio, Tsipras presentò ai creditori un diverso programma che prevedeva la mitigazione di alcune delle richieste fatte dalla Trojka, spalmandone l’adozione in più anni o limando alcuni punti percentuali, e rifiutando la selvaggia privatizzazione richiesta (anche dei pubblici servizi come acqua e energia elettrica). Il governo di Tsipras proponeva anche soluzioni nuove come il taglio della spesa militare. Il giorno seguente, la Trojka rifiutò la proposta greca e mise all’angolo il governo del Paese ponendo due sole opzioni: accettare la ristrutturazione proposta dalla Trojka oppure procedere con l’uscita della Grecia dall’Eurozona. Alla fine il governo guidato da Tsipras si piegò e Syriza, partito di maggioranza vittoriosa alle elezioni di quell’anno, si divise. La sera del 20 agosto 2015, dopo aver perso la maggioranza parlamentare, Tsipras rassegna le dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica, Prokopīs Paulopoulos.
Questo fu l’epilogo dell’attacco sferrato alla Grecia, iniziato già il 4 febbraio 2015, nove giorni dopo la vittoria elettorale di Syriza, partito di sinistra radicale che aveva raccolto la maggioranza alle elezioni promettendo di disobbedire alle imposizioni europee. Infatti, la BCE decise di togliere al governo greco una delle sue principali linee di credito: le banche greche non avrebbero più potuto accedere alla “normale” liquidità della BCE. Da quel momento in poi, le banche avrebbero dovuto fare affidamento sul più costoso Emergency Liquidity Assistance (ELA). Questa decisione dette alla Grecia pochi giorni di vita se non fosse stato raggiunto, in appena tre settimane, un nuovo accordo con i creditori. Iniziò un estenuante trattativa che ebbe una svolta negativa il 28 giugno del 2015, quando la BCE rifiutò alla Banca centrale greca il diritto di aumentare la propria liquidita nel quadro dell’ELA. Sull’orlo improvviso del fallimento, il governo dovette chiudere le banche e imporre un controllo sui capitali e le persone si affrettarono agli sportelli per prelevare denaro per un massimo di 60 euro al giorno. Tre giorni prima, il 25 giugno, Tsipras aveva annunciato la volontà di sottoporre la decisione al popolo greco.
La BCE pose un macigno sulle spalle della Grecia, in preda al mare agitato delle acque finanziarie ed economiche a cui Syriza voleva rispondere con un programma economico-politico non gradito dall’Unione Europea, in particolar modo da Francia e Germania, e dal FMI.
[di Michele Manfrin]








