domenica 13 Giugno 2021

Gli Usa hanno stanziato oltre un miliardo per influenzare i media cinesi

Il 21 aprile scorso, la Commissione relazioni esterne del Senato statunitense ha approvato all’unanimità lo “Strategic Competition Act” che ha come obiettivo principale la Cina. Sostanzialmente, la nuova legge pone la Cina come nemico numero uno degli USA e fornisce un quadro complesso e globale della portata della sfida. Nel documento si può leggere come gli USA intendano contrastare, in tutti i campi, la crescita cinese: nell’economia e nella produzione, nelle questioni diplomatiche e politiche, nel campo tecnologico e della sicurezza come anche nell’info-sfera. Insomma, gli USA definiscono l’intero globo terrestre, fisico e digitale, come il terreno di scontro con la potenza cinese.

Tra le moltissime cose che si possono trovare nel documento, al sottotitolo “D” – “Countering Chinese Communist Party Influence” – si può leggere di una mastodontica operazione di propaganda anticinese finanziata al costo di 300 milioni di dollari l’anno per il periodo 2022-2026, definita di contrasto «alle attività e all’influenza maligna del Partito Comunista Cinese». Al riguardo, al punto “E” si può leggere cosa gli Stati Uniti intendano fare in tale ambito: promuovere trasparenza, responsabilità e ridurre la corruzione; sostenere la società civile e mezzi di comunicazione indipendenti sull’impatto negativo della Nuova via della Seta; contrastare l’influenza indebita della Repubblica popolare cinese esponendone la disinformazione e la propaganda.

Alla sezione 136 del documento si specifica come si intende raggiungere gli obiettivi sopra esposti. L’Agenzia degli Stati Uniti per i media globali (USAGM) e le entità federali e non federali affiliate dovranno formare giornalisti e fornire servizi di supporto tecnologico e tecnico. Ad esempio, si delinea l’espansione della copertura nazionale e dei servizi di Radio Free Asia, aumentandone i finanziamenti per servizi linguistici in mandarino, tibetano, uiguro e cantonese. L’Open Technology Fund deve invece continuare ad espandere il lavoro per aggirare la censura e la sorveglianza del Partito Comunista cinese, dentro e fuori la Cina, fornendo strumenti tecnici e tecnologici di supporto. Il Bureau of Democracy, Human Rights, and Labor continuerà a supportare i programmi di libertà di Internet e di contrasto alla violazione dei diritti umani.

Non può mancare un riferimento anche alla Russia per cui «Voice of America istituisce uno strumento di tracciamento della disinformazione in tempo reale simile a Polygraph per la propaganda e la disinformazione in lingua russa», come scritto nel documento. Come fa notare William Jones, analista politico del Chongyang Institute for Financial Studies della Renmin University of China, il documento riporta anche l’esigenza di orientare l’opinione pubblica interna statunitense in funzione anti-cinese visto che questa non sembra essere così in linea con il sentimento dell’establishment USA, operando dunque anche all’interno del proprio territorio.

L’analista britannico di politica e relazioni internazionali, Tom Fowdy, sottolinea invece l’enorme ipocrisia del doppiopesismo americano: «Il giornalismo finanziato da Cina e Russia è “disinformazione”, ma quando Washington spende milioni in agenzie di stampa “indipendenti” e compra giornalisti per ottenere una copertura favorevole delle sue politiche, si chiama “diffusione di informazioni”».

Sentiamo spesso parlare di disinformazione e propaganda russa o cinese, o di qualsiasi altro paese scomodo all’Occidente, ma mai sentiamo parlare delle PSYOPS condotte dai paesi occidentali, Stati Uniti su tutti, portate avanti con l’impiego di think thank, media e social network, ONG e con tutto ciò che asserisce al cosiddetto “softpower”, che certamente non hanno niente da invidiare agli altri paesi e l’atteggiamento posto con tale legge ne è una fulgida dimostrazione. Come sempre, può essere interessante riflettere su una semplice domanda: come reagirebbero gli Usa se la Cina mettesse nero su bianco l’intenzione di influenzare l’opinione pubblica americana e i suoi media?

[di Michele Manfrin]

 

 

1 commento

  1. Mi sono meravigliato infatti quando gli USA parlano di “informazione indipendente”, credo che si possa tranquillamente sostituire con “informazione sotto il controllo USA”.
    Di recente ho seguito su youtube i servizi, quasi sempre senza commento vocale, di Sputnik Italia che viene finanziato con fondi pubblici russi, e l’ho trovato diretto, semplice e interessante. Nessuna opinione spacciata per fatto.
    Al contrario, ho visto qualche volta NTD Italia, che credo si possa definire uno strumento di propaganda anti-cinese. Se è a questo tipo di informazione che si riferisce il provvedimento, quando parla di “mezzi di comunicazione indipendenti” beh, tutto torna.
    NTD Italia è nella mia blacklist su youtube.

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