giovedì 5 Febbraio 2026
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Perché l’idea di sostituire il gas russo con le estrazioni in Italia non ha senso

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Nelle scorse settimane il Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee (il PiTESAI) ha visto la sua definitiva approvazione dopo 3 anni di attese. A che serve? Si tratta di una specie di documento guida che in più di 200 pagine evidenzia le zone dove in Italia è possibile riprendere a trivellare. Proprio quando si comincia a parlare di fonti rinnovabili e ed energia pulita, il Governo tira fuori con estremo ritardo alcune dritte su come e dove reperire più fonti fossili possibili. Gas in particolare. Un atteggiamento reso ancor più forte dall'inizio della guerra in Ucraina...

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Perù: stop al proibizionismo, via al patto sociale con i “cocaleros”

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In Perù, il governo di Pedro Castillo dimostra di voler imporre una concreta rottura con il passato e adotta una nuova politica di lotta alle coltivazioni di droga, basata su un nuovo tipo di patto sociale piuttosto che sulla repressione. Castillo si era già dimostrato una figura innovativa nel panorama politico peruviano degli ultimi decenni per le posizioni di “zero tolleranza” nei confronti delle multinazionali dopo il caso Repsol, non lasciandosi intimidire dalla minaccia di ripercussioni da parte della multinazionale. Ora il presidente approva una politica in netta rottura con il modello americano di contrasto alla droga con il quale si è perseverato in Perù e altre zone di produzione dell’America Latina negli ultimi decenni e i cui risultati sono stati nulli, portando anzi ad un incremento del traffico e dello spaccio di stupefacenti.

Quella proposta da Pedro Castillo, presidente del Perù da giugno 2021, e Ricardo Soberón, nuovo capo delle politiche antidroga in Perù e presidente esecutivo della Commissione nazionale per lo sviluppo della vita senza droghe (Devida) è una soluzione del tutto innovativa, che cambia del tutto l’approccio alla lotta allo spaccio di sostanze stupefacenti, guardando al fenomeno da tutt’altro punto di vista. Il patto sociale con i cocaleros, ovvero i coltivatori della pianta di coca, vuole infatti favorire una “eradicazione volontaria, pacifica e progressiva” delle coltivazioni di coca, offrendo ai contadini mezzi alternativi di sostentamento.

In Perù sono infatti 150 mila le famiglie contadine che vivono della coltivazione di piante di coca, per un totale di 61 mila ettari di terreno coltivati e circa 600 tonnellate di cocaina prodotte ogni anno (stime ufficiali del Governo, di molto inferiori a quelle stilate dagli Stati Uniti). L’80% della cocaina prodotta in Perù è destinata allo smercio in Europa, il 20% agli Stati Uniti, i quali si riforniscono soprattutto di cocaina prodotta in Colombia. La repressione violenta e la criminalizzazione dei cocaleros non ha fornito ad oggi alcuna soluzione concreta al problema della vendita di cocaina, perché alla criminalizzazione dei contadini non è seguita alcuna iniziativa per favorirne il transito ad nuovi mezzi di sostentamento.

«La politica di criminalizzazione dei cocaleros ha fallito e deve cambiare» spiega Soberón: «Continuare con una eradicazione come fino ad ora senza verificarne la sostenibilità porta a perdere denaro e generare conflitti e nuovi focolai di produzione di coca. Fino ad ora non vi è stata una sincronizzazione tra eradicazione e sviluppo alternativo per gli agricoltori, ora la vogliamo ottenere». L’idea alla base del patto sociale, quindi, è sostituire l’intervento sociale a quello poliziesco e repressivo, dopo che quest’ultimo si è dimostrato del tutto inefficace perché non in grado di offrire alternative ai contadini per il proprio sostentamento, portando quindi le dinamiche a ripetersi dopo ogni intervento.

Come dimostrano decenni di studi del settore, il proibizionismo costituisce una politica del tutto inefficace per la lotta allo spaccio di sostanze stupefacenti. Come denunciato dal rapporto della Global Commission Drug Policy pubblicato nel dicembre 2021, il piano d’azione estremamente semplificato dell’usare il pugno duro contro la delinquenza non ha portato all’eradicazione della problematica delle droghe, ma ha anzi diretto la tendenza del mercato verso una sempre maggiore diversificazione ed espansione. Nel 2019, 329 ONG hanno approvato un rapporto per chiedere ai leader mondiali una riforma integrale delle politiche antidroga, dopo che i dati rilevati hanno constatato come nel decennio 2009-2019 i decessi per droga fossero aumentati del 60% arrivando a un numero di 450 mila all’anno, circa 50 ogni ora.

In Perù, le questioni legate alla droga sono state definite, fino al 2021, dal CORAH, il Progetto speciale per il controllo e la riduzione della coltivazione di coca. Tale progetto fu creato nell’Ambito dell’Accordo di Cooperazione del 1981 tra Perù e USA e, per quanto dipenda dal Ministero dell’Interno peruviano, è sempre stato interamente finanziato dai NAS (la Sezione narcotici) dell’ambasciata statunitense in Perù. Il CORAH, sotto probabile spinta degli Stati Uniti, di imporre le proprie politiche anche a Castillo, il quale tuttavia ha dimostrato di voler seguire ben altra linea. Come fa notare Hugo Cabieses, economista esperto di questioni legate alla cocaina in Perù, “l’approccio criminale-poliziesco eradicante e repressivo non ha funzionato in nessun luogo del pianeta e lo stesso vale per altri crimini: l’ONU, l’UE e gli studiosi in materia lo riconoscono, ma gli USA no”.

Castillo, uscito per un soffio vincitore dalle elezioni del 2021 che lo vedevano concorrere con la candidata conservatrice Keiko Fujimori, figlia dell’ex dittatore Alberto Fujimori, dimostra ancora una volta di voler rappresentare una rottura con decenni di politiche neoliberiste e filoamericane, offrendo un importante cambio di rotta nella politica peruviana.

[di Valeria Casolaro]

Ucraina: ok del Senato a risoluzione bipartisan

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A conclusione delle comunicazioni sugli sviluppi del conflitto tra Russia e Ucraina rese dal Presidente del Consiglio, Mario Draghi, l’Aula del Senato ha dato il via libera alla risoluzione bipartisan con 244 voti favorevoli, 13 contrari e 3 astenuti. Il testo approvato – si legge sul sito del Senato – impegna, tra l’altro, il Governo ad “esigere l’immediata cessazione delle operazioni belliche e il ritiro delle forze militari”, a sostenere ogni iniziativa “utile alla de-esclation militare e alla ripresa di un percorso negoziale”, ad “assicurare sostegno al popolo ucraino con azioni di assistenza umanitaria e finanziaria e – tenendo informato il Parlamento e in coordinamento con altri paesi europei e alleati – con la cessione di apparati e strumenti militari per la difesa dell’Ucraina” e ad “attivare strategie di diversificazione degli approvvigionamenti energetici”.

Diritto alla casa contro Airbnb: la proposta di legge dei cittadini veneziani

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Il 6 marzo verrà presentata una proposta di legge che possa finalmente salvaguardare il diritto all’abitare, riequilibrando il mercato immobiliare. Le amministrazioni locali si sono trovate disarmate quando, soprattutto nei comuni ad alta tensione abitativa, gli affitti brevi sono aumentati in maniera esponenziale. La conseguenza è stata un’ovvia crescita dei canoni mensili e sono state riscontrare difficoltà sempre maggiori a trovare abitazioni dove risiedere. Allora, a partire dalla mobilitazione nella città di Venezia, comitati e associazioni hanno ora intenzione di agire a livello nazionale per proporre un iter legislativo volto a difendere e regolamentare la residenzialità. L’obiettivo principale è quello di arrivare a un equilibrio tra l’incontrollata diffusione delle locazioni brevi turistiche e il diritto all’abitare, venuto meno quasi completamente per un vuoto normativo esistente in tutta la Penisola.

Motivo per cui c’è la volontà di creare uno strumento efficace per ridisegnare e finalmente moderare gli effetti dell’improvviso boom delle locazioni brevi turistiche, che ha avuto conseguenze importanti sul mercato immobiliare, pesando non poco ai residenti. Anche a causa della diffusione di appositi siti, in molti hanno optato per rendere case di proprietà abitazioni praticamente solo ricettive, rendendo quasi impossibile trovare alloggi a prezzi accessibili. Una situazione che è letteralmente sfuggita di mano alle amministrazioni italiane e dove si sente la mancanza di un’azione legislativa volta a tutelare il sacrosanto diritto alla casa. In Italia manca una reale regolamentazione del fenomeno, eppure non è impossibile prendere provvedimenti, tanto a livello statale quanto cittadino. Basti guardare altri Paesi in Europa, come la Francia o l’Olanda. Un’azione simile c’era stata con la proposta di un emendamento al “Decreto Milleproroghe”. L’emendamento, che risale al 2020, è però stato bocciato. Rimane comunque l’esigenza di avere giusti strumenti per controllare e ridisegnare il rapporto tra residenzialità ed economia turistica, altrimenti continuerà a verificarsi quel che poi ha portato all’urgente dialogo e necessaria azione a Venezia.

Per riportare alcuni dati dell’Osservatorio Civico sulla casa e la residenza – Venezia (OCIO), a Venezia su 76.347 posti letto totali, circa 26.793 sono per locazioni turistiche (novembre 2021 settore alberghiero ed extra-alberghiero). Seguendo poi i dati della Regione Veneto, gli alloggi privati costituiscono il 92% delle strutture ricettive della Venezia insulare. Nonostante abbiano una capacità di accoglienza inferiore a un albergo, gli alloggi di privati adibiti per i turisti coprono la maggior parte dei posti letto dell’offerta ricettiva complessiva (ovvero il 56%). Il problema è che in Italia la locazione breve non è considerata una vera struttura ricettiva, anche se costituisce parte dell’offerta ricettiva del territorio ed è chiaro quanto ormai sia centrale nell’ospitalità turistica. Ecco come la nuova proposta di legge cerchi di “Colmare un vuoto normativo con una regolamentazione nazionale”, cosicché ci siano i giusti modi per arrivare a un rapporto equo e bilanciato tra casa, città e turismo. 

[di Francesca Naima]

Anche l’Italia invierà armi all’Ucraina

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Negli ultimi giorni l’Unione europea ha varato diverse sanzioni nei confronti della Russia, in risposta all’invasione dell’Ucraina. Dopo la chiusura dello spazio aereo, Ursula Von der Leyen ha annunciato che «per la prima volta in assoluto l’Unione europea finanzierà l’acquisto e la consegna di armi ed equipaggi per un Paese sotto attacco». «Questo è un momento di svolta» ha poi aggiunto. I diversi Paesi membri si sono subito allineati alla linea tracciata dall’Ue, tra cui l’Italia, dove il Consiglio dei ministri ha approvato all’unanimità il decreto-legge per fornire sostegno militare e aiuti umanitari all’Ucraina. Nel decreto è specificato che l’invio di “mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari” al Governo ucraino potrà avvenire “fino al 31 dicembre”, data in cui terminerà lo stato di emergenza appena dichiarato, ma “previa risoluzione delle Camere”.

In mattinata Mario Draghi ha dunque comunicato al Senato gli sviluppi sul conflitto tra Russia e Ucraina, affermando la necessità che «il Governo democraticamente eletto sia in grado di resistere all’invasione e difendere l’indipendenza del Paese. A un popolo che si difende da un attacco militare e chiede aiuto alle nostre democrazie, non è possibile rispondere soltanto con incoraggiamenti e atti di deterrenza». «Questa è la posizione italiana, dell’Unione europea, dei nostri alleati» ha poi aggiunto il Presidente del Consiglio. Tra le misure annunciate, l’Italia invierà in Ucraina “missili terra-aria Stinger, missili anti-tank, mitragliatrici MG 42/59” e raddoppierà le forze aeree presenti in Romania «in modo da garantire copertura continuativa, assieme agli assetti alleati». Infine, chiedendo al Parlamento di appoggiare queste decisioni, Mario Draghi ha citato Alcide De Gasperi: «Il cuore del popolo italiano è pronto ad associare la propria opera a quella di altri Paesi, per costruire un mondo più giusto e più umano».

L’Italia si allinea così all’Ue e ai suoi membri, che in queste ore stanno dichiarando l’appoggio alla causa Ucraina. Tra questi, la Norvegia ha appena confermato la volontà di “fornire armi e assistenza umanitaria al Paese per un valore di 226 milioni di dollari”; la Finlandia ha abbandonato il suo status neutrale e il suo Ministro della difesa, Antti Kaikkonen, ha affermato che «saranno inviati 2.500 fucili d’assalto, 150.000 munizioni, 1.500 lanciarazzi, vista la situazione estremamente difficile in Ucraina a causa dell’attacco militare russo». Nel frattempo la risposta del Cremlino non si è fatta attendere: il suo portavoce, Dmitry Peskov, ha dichiarato nella giornata di ieri che «la consegna di armi e munizioni all’Ucraina da parte dell’Ue diventerà un fattore estremamente pericoloso, che potrebbe portare a critiche conseguenze a lungo termine».

[Di Salvatore Toscano]

Cisgiordania, forze israeliane uccidono due palestinesi nel campo di Jenin

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Le forze armate israeliane hanno ucciso due palestinesi nel corso di un raid nel campo profughi di Jenin, in Cisgiordania. L’incursione, secondo quanto affermato da Reuters, è stata riportata da testimoni presenti sulla scena, i quali avrebbero visto le forze israeliane sotto copertura entrare nel campo per arrestare un uomo ricercato per “attività terroristiche”. Il Ministero della Sanità ha confermato che due giovani palestinesi sono stati uccisi nel corso degli scontri: Abdullah al-Husari, 22 anni, e Shadi Najm, 18 anni. Almeno altri tre sarebbero rimasti feriti.

Sentenza del Tar Lombardia: No alla sospensione dei medici non vaccinati

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Secondo i giudici del Tribunale amministrativo regionale (TAR) Lombardia, i professionisti legati al mondo sanitario che rifiutano il vaccino anti-Covid non possono essere sospesi dall’Ordine ma, anzi, devono essere messi in condizione di poter svolgere il proprio lavoro da remoto. Se da un lato il TAR, in linea con la Corte costituzionale, sembrerebbe giustificare il “temporaneo sacrificio dell’autonomia decisionale degli esercenti delle professioni sanitarie” in ordine alla somministrazione del vaccino, dall’altro pare aprire uno spiraglio all’alternativa telematica.

La sentenza n. 109/22 del primo grado della giustizia italiana fa leva sulla discrezionalità relativa all’interpretazione dell’articolo 4, comma sesto, del decreto legge 44/2021, convertito poi nella legge 76/2021. Secondo la norma, la vaccinazione gratuita per la prevenzione dell’infezione da SARS-CoV-2 costituisce requisito essenziale per l’esercizio del lavoro da parte “degli esercenti di professioni sanitarie e degli operatori di interesse sanitario”. La sentenza del TAR reinterpreta parte della disposizione alla luce di un principio di matrice europea, secondo cui fra le scelte necessarie a soddisfare l’interesse pubblico bisognerebbe adottare “l’opzione meno gravosa per i soggetti interessati, evitando sacrifici inutili” e mantenendo dunque una certa proporzione fra il fine e i mezzi, fra l’interesse pubblico e le misure impiegate per il suo perseguimento.

Secondo quest’interpretazione, ad esempio, il titolare non vaccinato di uno studio medico potrebbe continuare a esercitare la propria professione, non in presenza, ma in telemedicina, garantendo ugualmente tutta una serie di attività rese possibili dalla tecnologia, tra cui fornire prime diagnosi o comunque seguire lo stato di salute dei propri pazienti.

[Di Salvatore Toscano]

Piemonte, restrizioni uso acqua in 13 comuni per allarme siccità

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Nella Valsesia, in Piemonte, sono state emesse ordinanze per la limitazione dell’uso dell’acqua in 13 comuni, dopo che la portata delle sorgenti in ingresso ai serbatoi comunali è visibilmente diminuita a causa della siccità protratta di questo inverno. Le ordinanze riguardano la limitazione dell’uso dell’acqua ai solo scopi alimentari e igienici e per i trasgressori sono previste multe tra i 51 e i 258 euro. Secondo i dati dell’Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente), nel gennaio di quest’anno le precipitazioni sono state di oltre il 90% inferiori agli standard stagionali.

Vendita di green pass falsi su Telegram: 25 indagati in tutta Italia

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La Procura di Termini Imerese ha disposto perquisizioni della polizia in tutta Italia a seguito della scoperta dell’esistenza di un’organizzazione che vendeva green pass falsi tramite diversi canali Telegram. Sono 25 gli indagati in 15 diverse province italiane, tra i quali anche diversi minori i cui genitori avevano procurato la certificazione falsa. Il rilascio del green pass, che certificava la somministrazione anche della dose booster, avveniva previa consegna della copia della tessera sanitaria e il pagamento di 300 euro, solitamente in criptovalute.

“I danni si stanno intensificando”: nuovo rapporto sul cambiamento climatico

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Secondo quanto riportato nel Sesto rapporto dell’IPCC, il Gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite specializzato nello studio del cambiamento climatico, gli anni che verranno saranno segnati dall’aumento delle temperature. Queste, in base alla loro portata, determineranno danni ambientali più o meno profondi. Nello specifico, nel report si legge che con un +1,2°C (aumento che potrebbe verificarsi nel raggio di pochi anni), gli alberi comincerebbero a morire molto più rapidamente, così come la barriera corallina. I ghiacciai potrebbero letteralmente scomparire a causa di ondate di caldo improvvise. A questo, ovviamente, seguirebbero i rischi derivanti dall’innalzamento del livello del mare che potrebbero moltiplicarsi rapidamente (fino a 10 volte) prima del 2100. Se le cose dovessero andare peggio di così, e il pianeta dovesse essere sottoposto ad un aumento delle temperature di 4°C entro il 2100 gli incendi aumenterebbero del 30%.

Ad oggi già più di 3 miliardi di persone vivono in contesti fragili e soggetti a rapidi mutamenti e “gli attuali modelli di sviluppo insostenibili aumentano l’esposizione degli ecosistemi e delle persone ai rischi climatici”.

Nello specifico, qual è lo scenario previsto per l’Europa? In merito al nostro continente, il rapporto elenca quattro categorie di rischio. La prima si identifica con le ondate di calore dovute ad un innalzamento della temperatura di 3 gradi, che porterebbe ad un raddoppio (o forse più) di persone a rischio stress (oltre che a molti più decessi). La seconda categoria prevede grosse perdite per il settore agricolo, mentre la terza preannuncia scarsità di risorse idriche, soprattutto nella parte meridionale dell’Europa. L’ultima categoria di rischio prevede un’inevitabile maggiore frequenza e intensità delle inondazioni. In generale, sommando tutti questi fattori e stimando appunto un aumento attorno ai 3 gradi, 170 milioni di persone vivrebbero in estrema siccità. Se riuscissimo a contenere l’innalzamento attorno agli 1,5°C, le persone che subirebbero maggiormente la mancanza d’acqua in Europa sarebbero circa 120 milioni.

Un appunto particolare merita la regione mediterranea, che secondo l’IPCC continuerà a riscaldarsi un po’ più velocemente della media, comportando un rapido innalzamento del mare. I dati ci dicono che il livello del Mediterraneo è aumentato di 1,4mm l’anno durante il XX secolo, cifra che potrebbe sfiorare il metro attorno al 2100. Soprattutto se le emissioni continuano a viaggiare ai ritmi di oggi.

I rischi non riguardano solo il pianeta. Le città sono molto vulnerabili, in particolare quelle costiere. Molte zone sono state urbanizzate anche infrangendo divieti e nel totale disinteresse della salvaguardia ambientale. Mancano soprattutto dei piani urbani che siano sensibili al tema e che tengano conto del rischio climatico. Eppure, per citare un solo esempio, nei prossimi 100 anni il rischio di inondazione aumenterà del 20%. E riguarderà tutti.

[di Gloria Ferrari]