mercoledì 16 Giugno 2021

Usa, continua la lotta degli indigeni Lakota contro l’oleodotto

Continua la controversia legata al Dakota Access Pipe Line (DAPL) poiché nonostante la decisione di un giudice federale – arrivata lo scorso anno – di sospendere il passaggio del greggio, l’impianto non si è mai veramente fermato. Il 23 aprile, la Corte d’Appello degli Stati Uniti del Distretto di Columbia ha rigettato la richiesta di appello avanzata da Energy Transfer – gestore di DAPL – riguardo la sentenza del giudice James Boasberg che, nel luglio dello scorso anno ne aveva sospeso l’attività. Per maggio è attesa la decisione finale riguardo la chiusura definitiva, o meno, dell’impianto.

Lo scorso anno, il giudice Boasberg – della Corte Distrettuale degli Stati Uniti del Circuito D.C. – ha scoperto che il Corpo degli Ingegneri, nel rilasciare le autorizzazioni necessarie per la costruzione dell’oleodotto, aveva violato il National Environmental Policy Act, ordinando così di redigere una nuova dichiarazione d’impatto ambientale (SIE) e sospendendo le operazioni in attesa del completamento della stessa. Nel frattempo, però, Energy Transfer non ha mai sospeso le proprie attività, come chiesto dal giudice, e il greggio ha continuato a scorrere – non senza incidenti – nelle condutture del DAPL. Lo scorso 9 aprile, tale attività illegale è stata addirittura avallata, con una decisione veramente controversa, dallo stesso Corpo degli Ingegneri che ha dato parere favorevole, in attesa della nuova SIE e della decisione finale, al proseguimento delle attività del DAPL, in piena violazione della sentenza del giudice Boasberg.

«Siamo seriamente preoccupati per il proseguimento del funzionamento di questo oleodotto, che rappresenta un rischio inaccettabile per la nostra nazione sovrana», ha detto il presidente Mike Faith della tribù di Standing Rock, in conseguenza alla decisione del Corpo degli Ingegneri, promettendo ancora dura battaglia.

L’enorme oleodotto che corre per quasi duemila chilometri dal North Dakota fino all’Illinois, completato nell’aprile 2017, fin da subito ha sollevato dure critiche e grandi proteste da parte delle popolazioni indigene per i problemi di tipo politico, sociale ed ecologico che tale infrastruttura pone in rilievo. Il DAPL, in violazione dei trattati, attraversa il territorio sovrano tribale del grande bacino idrico del fiume Missouri, nella riserva di Standing Rock, mettendo in serio pericolo le acque e le terre delle popolazioni native, calpestando i loro diritti e la loro sovranità.

[di Michele Manfrin]

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