venerdì 27 Febbraio 2026
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Altro che Transizione: il gas GNL che importeremo dagli Usa è una bomba ecologica

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Per il Gas naturale liquefatto (GNL) e il suo principale esportatore – gli Stati Uniti – questi sono tempi d’oro. La fonte energetica fossile che abbonda negli Usa, poiché ritenuta una valida alternativa alle importazioni russe di gas, è infatti tornata in auge proprio a causa del conflitto in Ucraina. Per l’Unione europea la scelta è stata semplice e immediata, tuttavia, nonostante una retorica fuorviante, il GNL è tutt’altro che sostenibile: un vero e proprio nemico del clima. Eppure, gli ordini sono già partiti. Così, a regime, gli Stati Uniti potrebbero esportare 14,8 miliardi di metri cubi di gas al giorno. Esportazioni che, nel mese di marzo, hanno già raggiunto il picco più alto di sempre. Del totale, il 65% è arrivato in Europa e il 12% in Asia.

Il GNL, fondamentalmente, non differisce dal gas naturale esportato dalla Russia. Si tratta, infatti, dello stesso idrocarburo fossile (per il 90% è metano) sottoposto, però, ad un processo aggiuntivo: quello della liquefazione per l’appunto. Così, dall’estrazione al trasporto, non c’è fase produttiva in cui il GNL possa definirsi sostenibile. Anzi – secondo un rapporto del Natural Resources Defense Council americano – puntare sul GNL come da previsioni attuali allontanerebbe definitivamente dalla possibilità di limitare il riscaldamento globale entro gli 1,5°C. Nel primo decennio post-utilizzo, tale fonte energetica avrebbe difatti avuto un impatto climatico inferiore a quello del carbone appena del 27%. Certo, quindi, è che non si tratta di una fonte pulita. L’estrazione, negli Stati Uniti, avviene tipicamente tramite la controversa tecnica della fratturazione idraulica (in inglese fracking), alla quale segue la liquefazione, ovvero, la conversione dell’idrocarburo in forma liquida, indispensabile per trasportarlo via mare in modo economicamente conveniente. Giunto a destinazione, il gas allo stato liquido va riscaldato e rigassificato in appositi terminal che tutti i principali Paesi europei – Italia in primis – stanno costruendo in fretta e furia. Rigorosamente, con soldi pubblici. Non che di terminal non ce ne fossero già, ma il fatto che se ne realizzino di nuovi conferma quindi le intenzioni precedentemente citate.

In termini di emissioni, inoltre, il 21% di quelle del GNL derivano dalle fasi di liquefazione, trasporto e rigassificazione, tutti passaggi in più rispetto all’impiego diretto del gas naturale aeriforme. Non a caso – a detta di una valutazione del centro studi francese Carbone 4 – il GNL comporta emissioni equivalenti di CO2 due volte e mezzo maggiori rispetto a quelle emesse dal gas che arriva via gasdotto. Ed è il trasporto via mare, in particolare, a presentare più di una criticità. Basti pensare, intanto, che il 40% delle emissioni del traffico marittimo internazionale dipendono proprio dallo spostamento di fonti fossili. Il viaggio, nel complesso, aumenta poi le probabilità che si verifichino delle perdite di metano: un gas ad effetto serra, sebbene meno permanente in atmosfera, di gran lunga più potente dell’anidride carbonica. Nel caso specifico del GNL, inoltre, si è pensato addirittura di proporlo come carburante green alternativo per le navi. Le emissioni che ne derivano, tuttavia, sono climalteranti al pari di qualunque altra fonte fossile. L’unico vantaggio sarebbe un taglio alle emissioni di ossidi di zolfo che, sebbene dannose in termini di inquinamento atmosferico, al livello climatico non fanno la differenza. In sostanza, al livello ambientale, il GNL non è né una soluzione né una temporanea valida alternativa: per gli Stati Uniti rappresenta però una ghiotta occasione di profitto, tra l’altro, servita su un piatto d’argento dall’Ue. Niente di più.

[di Simone Valeri]

ONU: 20 milioni di persone a rischio fame nel Corno d’Africa

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Quest’anno venti milioni di persone rischiano di morire di fame, soprattutto a causa dei ritardi delle piogge che hanno alimentato la siccità in Kenya, Somalia ed Etiopia. Ad annunciarlo è il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (WFP). Sei milioni di somali (il 40% della popolazione), stanno affrontando livelli estremi di insicurezza alimentare, accompagnati dal “rischio consistente di carestia nei prossimi mesi” se le condizioni attuali persisteranno. Ad aggravare la situazione sono poi le conseguenze del conflitto in Ucraina, tra cui l’aumento dei prezzi di cibo e carburante e l’interruzione delle catene di approvvigionamento globali.

 

Gli straordinari benefici delle frutta secca (e alcuni consigli su come consumarla)

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A colazione insieme ad uno yogurt, come spuntino spezza fame prima di pranzo o nel pomeriggio, oppure nei pasti principali per arricchire insalate o impanare filetti di pesce, la frutta secca è adatta ad essere consumata in qualsiasi momento della giornata. È l’alimento che più di tutti può favorire la sostituzione di merendine confezionate, ricche di zuccheri, grassi nocivi come quelli idrogenati, additivi e calorie senza valore nutritivo. Si presta molto bene anche alla preparazione di pesti e condimenti per la pasta (ad es. il pesto verde con le noci o con i pinoli), inoltre è possibile usare questi frutti per fare delle creme spalmabili sia dolci che salate, i cosiddetti burri di mandorle, arachidi ecc., molto utilizzati dagli sportivi. Con un po’ di fantasia, noci mandorle e pistacchi possono essere integrati anche nella creazione di barrette casalinghe, torte e frullati. Altri usi moderni sono il latte di mandorle, facile da preparare anche in casa, oppure le tisane a base di frutta disidratata come ananas, zenzero, cocco o mango.

Due tipologie di frutta secca

La categoria della frutta secca comprende due tipologie di alimenti facilmente distinguibili per caratteristiche e proprietà: frutta secca a guscio (lipidica, cioè ricca di grassi) e frutta essiccata o disidratata (glucidica, cioè ricca in zuccheri). La prima è chiamata anche frutta oleosa perché ricca di oli o grassi: mandorle, pistacchi, noci, nocciole, anacardi. Anche le arachidi si inseriscono per convenzione in questa categoria di frutti, sebbene da un punto di vista tecnico siano dei legumi. La frutta a guscio è ricca di grassi monoinsaturi e polinsaturi tra cui Omega 3 e Omega 6, contiene anche un’alta percentuale di fibre insolubili e di proteine.

Frutta secca a guscio

La seconda è invece glucidica, quindi ricca degli zuccheri della frutta e di fibre solubili. Questa categoria comprende albicocche secche, prugne secche, datteri, uva sultanina, fichi secchi, ananas, mela e banana disidratate. Dal momento che anche questa tipologia risulta molto calorica e nutriente, l’ideale sarebbe consumarla a colazione per fornire il giusto apporto di energia all’organismo o dopo l’allenamento per aiutare il fisico a ripristinare i livelli di carboidrati, minerali e vitamine. Anche la frutta disidratata (come quella a guscio) è ricca di fibre che aiutano la regolarità dell’intestino (soprattutto prugne e fichi secchi), ed è ricca di vitamine e minerali. Tra questi, acido folico (vitamina B9), fosforo e potassio, sostanze indispensabili per le funzioni nervose che forniscono uno stimolo alla concentrazione.

Frutta essiccata o disidratata

Cosa dicono gli esperti

Gli esperti di alimentazione consigliano il consumo di frutta secca durante tutto l’anno poiché, essendo ricca di sali minerali, vitamine, fibre e grassi insaturi, possiede innumerevoli proprietà che ne fanno un alimento ideale, soprattutto a colazione. I risultati di ampi studi mostrano un’associazione tra il consumo regolare di frutta secca e un minor rischio di malattie del cuore. Uno di questi studi è il PREDIMED (Prevención con Dieta Mediterránea) che ha avuto luogo tra il 2003 e il 2011 e ha esaminato l’effetto di una dieta mediterranea, con olio extravergine di oliva o noci, rispetto a una dieta di controllo, nella prevenzione primaria degli eventi cardiovascolari in 7.447 adulti (di età superiore ai 55 anni) ad alto rischio di malattie cardiovascolari. In questo studio l’adesione a una dieta mediterranea, integrata con olio d’oliva o frutta secca mista per quasi cinque anni, ha comportato un rischio inferiore del 30% di eventi cardiovascolari e nessun aumento di peso. Ci sono anche parecchie prove scientifiche a dimostrazione del fatto che il consumo di frutta secca possa migliorare l’andamento della glicemia negli individui con diabete mellito di tipo 2. Nonostante l’apporto calorico sia alto (circa 600 calorie per 100 g), è stato dimostrato che il consumo di frutta secca a guscio può contribuire alla riduzione del grasso corporeo. Infine molti studi scientifici mostrano che il consumo di questi alimenti è associato a un rischio ridotto di mortalità per tutte le cause e di mortalità dovuta a malattie croniche.

Quali nutrienti preziosi contiene 

Vediamo un elenco sintetico delle principali importanti sostanze contenute all’interno della frutta secca oleosa (a guscio) e di quella disidratata.

  • Fibra alimentare, soprattutto insolubile, con azione antiossidante, formante massa nell’intestino e con dimostrata azione anticancro. Anacardi, mandorle, cocco e noci pecan sono le tipologie di frutta secca più ricche in fibra.
  • Acidi grassi essenziali della serie omega 3 e omega 6. Il giusto equilibrio tra questi due tipi di acidi grassi (presenti in tutta la frutta secca, ma in particolare nelle noci) agendo sul metabolismo del colesterolo e regolando gli stati di infiammazione dell’organismo, diventa uno strumento di prevenzione delle malattie cardiovascolari.
  • Proteine vegetali (in particolare in arachidi e mandorle), ferro (in pistacchi e anacardi), rame (in tutta la frutta secca) e zinco (in anacardi e noci). In virtù di queste sostanze la frutta secca si candida, a fianco dei legumi, a sostituto degli alimenti di origine animale (carne, pesce, uova) nelle diete vegetariane o in chi semplicemente vuole avere una dieta più varia e sana.
  • Vitamina E (in particolare in mandorle e nocciole). Si tratta di una vitamina liposolubile con azione antiossidante e protettiva contro degenerazioni di ogni qualsiasi tipo, siano esse patologie o invecchiamento.
  • Potassio (in tutta la frutta secca; regola l’equilibrio dei liquidi corporei, la pressione arteriosa e la trasmissione nervosa), magnesio (in mandorle e anacardi; partecipa ai meccanismi di mineralizzazione ossea, al metabolismo muscolare, e alla trasmissione nervosa e agisce efficacemente negli stati di stress o sull’umore migliorandolo), calcio (soprattutto nelle mandorle; riveste un ruolo fondamentale nella mineralizzazione ossea), fosforo (in tutta la frutta secca; contribuisce per lo più a garantire la mineralizzazione ossea insieme al calcio, ed è coinvolto in numerosi processi metabolici), niacina (in tutta la frutta secca; è coinvolta nei processi metabolici che riguardano l’utilizzazione dei nutrienti), selenio (in anacardi e noci; è un minerale con funzione antiossidante o, come va di moda dire, antiaging), acido folico (noci, mandorle e nocciole; partecipa a processi che regolano a livello genetico e metabolico varie funzioni dell’organismo).

Consigli pratici per l’acquisto al supermercato

Come sempre occorre fare attenzione a cosa si mette nel carrello, perché la disponibilità di frutta secca nei supermercati e altri luoghi di acquisto è molto ampia e varia, nel senso che la qualità cambia molto a seconda della filiera di provenienza, del metodo di coltivazione, e anche del sistema di confezionamento e conservazione che le aziende produttrici mettono in essere. Il primo consiglio importantissimo è quello di preferire e scegliere la frutta secca italiana, quando è possibile. È chiaro che per acquistare datteri, cocco o ananas disidratato non potremo contare su produzioni italiane, in quanto si tratta di prodotti che arrivano per forza da mercati esteri e lontani. Ma per molti altri frutti abbiamo delle coltivazioni italiane: mandorle, noci, nocciole, prugne secche. Prestate attenzione alla confezione e alla dichiarazione di origine, oggi per fortuna quasi sempre presente. Acquistare la frutta secca italiana significa ridurre l’impatto ambientale e l’enorme inquinamento prodotto da navi cargo, treni e TIR nel trasporto e importazione di questi alimenti che arrivano da lontano. Al supermercato trovate sia le mandorle italiane (di Sicilia e Puglia) che quelle della California, le noci campane e quelle della Turchia. Inoltre è bene evitare la frutta secca che arriva da filiere molto intensive e industriali dove l’utilizzo di pesticidi e fitofarmaci è altissimo, come ad esempio le prugne secche e le mandorle che provengono dalla California. Al supermercato troverete in larga parte questo tipo di prodotto, e poi in un angolino le mandorle e prugne italiane. Dovrete scovarle con molta attenzione, ma ci sono e vale davvero la pena di acquistare queste perché il residuo di pesticidi è molto inferiore. Ovviamente se trovate la versione biologica ancora meglio, in quel caso il residuo di pesticidi sarà pari a zero. In ogni regione italiana poi ci sono piccoli produttori di noci, fate una ricerca sul web e se possibile comprate da loro, l’inquinamento dovuto allo spostamento e stoccaggio delle merci sarà così ulteriormente ridotto. L’uso dei pesticidi usati nelle coltivazioni americane di mandorli è anche un grosso problema per quanto riguarda lo sterminio delle api, un fatto denunciato anche dall’associazione Slow Food.

L’unica attenzione nel consumo di frutta secca va posta al potere allergizzante: è importante essere certi di non avere allergie a qualche tipo di frutta secca come le noci, e comunque variarne la tipologia ingerita per evitare di entrare in contatto sempre con lo stesso allergene, rischiando la sensibilizzazione fino a sviluppare una intolleranza che poi impedirà in maniera più o meno definitiva di assumere questo prezioso alimento. 

[di Gianpaolo Usai]

Cina: firmato patto su cooperazione in materia di sicurezza con Isole Salomone

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La Cina ha firmato un patto sulla cooperazione in materia di sicurezza con le Isole Salomone: a confermarlo è stato il portavoce del ministero degli Esteri Wang Wenbin, il quale, come riportato dall’agenzia di stampa Xinhua, ha dato notizia dell’accordo siglato tra i due paesi. “La cooperazione in materia di sicurezza tra Cina e Isole Salomone è aperta, trasparente, inclusiva e non prende di mira nessuna terza parte”, ha affermato il portavoce, aggiungendo che “le due parti coopereranno per salvaguardare l’ordine sociale, proteggere la sicurezza delle vite e delle proprietà delle persone, fornire aiuti umanitari e far fronte ai disastri naturali”.

Le gang minorili come fenomeno sociale: intervista al sociologo Franco Prina

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La cronaca giornalistica porta spesso all’attenzione dell’opinione pubblica i crimini perpetrati da gruppi di giovani identificati come baby gang. I reati violenti, soprattutto risse e rapine, sono spesso commessi per motivi a prima vista futili e fini a sé stessi. A Torino, in particolare, si assiste piuttosto di frequente a questi fenomeni, ma limitarsi a una trattazione semplicistica ed episodica rende difficile comprenderne la natura. Abbiamo approfondito il tema con Franco Prina, docente di Sociologia giuridica e della devianza presso l’Università di Torino e autore del libro Gang minorili.

All’interno del suo libro lei contesta fermamente il termine baby gang, mi può spiegare perché? 

La definizione di gang giovanili rimanda a gruppi di minorenni e giovani adulti con una struttura stabile e radicata sul territorio che gestiscono attività delinquenziali. In Italia questo tipo di realtà sono molto rare e di breve durata, soprattutto perché da noi molte attività illegali sono gestite dalle mafie. Ci sono stati dei gruppi di latinos un po’ più strutturati, ma non a Torino, dove c’è più un discorso di imitazione esteriore. Qui esistono bande di strada, ma non si tratta di gruppi organizzati con una gerarchia, un leader, riti di ingresso e una razionalità applicata alla gestione di attività illegali. Non sono baby, perché parliamo di adolescenti e giovani adulti tra i 16 e i 19 anni, e non sono gang perché non hanno quel tipo di organizzazione strutturata. Anche parlare di “abbassamento dell’età di chi compie i reati” è inesatto: è molto raro che ragazzini di 14-15 anni siano coinvolti in questo tipo di situazioni.

Che composizione hanno questi gruppi? Sono per lo più stranieri o vi sono anche italiani? 

Nella realtà torinese abbiamo entrambe le cose. Le periferie di Torino sono un mix nel quale convivono fianco a fianco famiglie straniere e italiane che condividono condizioni di precarietà economica e difficoltà lavorativa. I figli di queste famiglie hanno difficoltà a integrarsi e a scuola, e genitori che faticano a svolgere il loro ruolo. Ovviamente chi proviene da altri Paesi ha un surplus di difficoltà: il ricongiunto in età adolescenziale che è diviso tra due mondi, le seconde generazioni che non si vedono riconoscere i propri diritti, chi è soggetto a discriminazioni razziali… Vi possono essere delle similitudini di condizioni in quanto adolescenti e giovani che cercano una prospettiva, ma qualcuno ha qualche difficoltà in più.

Da quali quartieri di Torino provengono questi ragazzi?

Da tutte quelle zone dove c’è un insediamento di case di minore pregio e minore costo, dove si sono insediati gli immigrati anche per effetto delle catene migratorie. Per lo più i quartieri di Barriera di Milano, Aurora e un po’ San Salvario e alcune città dell’area metropolitana, come Nichelino. Le dinamiche sono le stesse di quando qui si insediarono gli immigrati provenienti dal Sud, con la differenza che loro si stanziarono prima nella zona della stazione e del centro e poi, quando furono costruiti i quartieri perché aumentava il bisogno di manodopera, a Falchera, Vallette, ma anche via Artom, Mirafiori Sud, Mirafiori Nord eccetera.

Quali sono le tipologie di reato che vengono commesse da questi gruppi?

I reati sono in genere di tipo predatorio, ovvero io ti vengo a portar via delle cose che non mi posso permettere: il ragazzo che parte da Barriera di Milano per andare in piazza Castello, trovarsi con altri e rubare (spesso in maniera non programmata) un bel giubbotto o l’iPhone di qualcuno. Questi reati sono spesso connotati da caratteristiche di tipo espressivo: sto esprimendo la mia rabbia, il mio poterti umiliare perché tu hai ciò che io non ho, vivi come vorrei vivere io. I reati predatori sono ispirati da un senso comune e valori molto diffusi: non consideriamo mai che l’idea di portarsi via l’ultimo iPhone gliel’ha ispirata il mondo degli adulti, la cultura consumistica più diffusa, per la quale sei qualcuno solo se possiedi quegli oggetti. Quando non hai gli strumenti culturali per difenderti da questa pressione accadono queste cose. I ragazzi, da questo punto di vista, sono devianti solo nei modi, non negli obiettivi. Anche le risse sono un reato tipicamente espressivo: riflettono un bisogno di affermazione, di appartenenza.

Che ruolo giocano i social media nel diffondersi del fenomeno? 

Molti di questi comportamenti possono essere motivati dagli scambi sui social, o possono essere pensati come qualcosa di rilevante perché dà visibilità, consente di farsi vedere, di mostrarsi. Quando i gruppi di Barriera sono andati a Nichelino per picchiarsi con le bande locali, è stata una risposta a una comunicazione via social che ha a che fare con le offese, l’onore e la propria affermazione. L’approvazione sui social oggi è estremamente importante, al punto da arrivare al paradosso di filmarsi mentre si compiono i reati. È di una ingenuità disarmante, perché la polizia vede i video e le persone sono facilmente reperite. Mostrarsi, pur essendo controproducente, è fondamentale. Da questo punto di vista giornali e televisioni, nel raccontare le gesta di questi gruppi, contribuiscono a produrre effetti di rinforzo ed emulativi, perché diventa motivo di vanto il fatto di essere finiti sul notiziario. Il problema non è raccontare i casi di cronaca, ma insistere sulla cronaca senza scavare e cercare di capire.

Che tipo di difficoltà e disagio vivono i giovani che si trovano in queste situazioni?

Si tratta di ragazzi che vivono il tempo presente come tutti gli altri, che presenta delle difficoltà per chi sta crescendo o affrancandosi dalla famiglia. Il lockdown di questi due anni ha compresso la socialità di tutti questi ragazzi, privandoli degli spazi in cui si incontravano. E appena sono stati liberati sono accaduti fatti come le risse tra i gruppi di Barriera e Nichelino. Il bisogno adolescenziale di sfidare il mondo non è nato oggi, né ieri e neanche dieci anni fa, è sempre esistito. Le problematiche espresse sono sempre le stesse: crescere, diventare autonomi, avere un’identità, trasgredire, sfidare gli adulti, sfidare le istituzioni. Essere in banda risponde a bisogni quali lo stare insieme, il fare gruppo, esprimere coraggio e sfida, confrontarsi con gli altri, necessità che purtroppo poche altre proposte aggregative soddisfano. Vi è poi il bisogno di identità, in particolar modo per chi proviene da un Paese straniero. I ricongiunti, cresciuti in un altro Paese e giunti adolescenti in Italia, vivono con particolare intensità questo problema. A questo si accompagna il bisogno di riconoscimento, di sentirsi utili e importanti per gli altri, di sentirsi coraggiosi, di sfidare eccetera. Naturalmente più gli adulti e le istituzioni educative hanno difficoltà a esercitare il ruolo educativo e normativo, più queste cose avvengono in modo estremo ed evidente.

Quindi c’è una certa difficoltà, da parte di scuola e famiglie, a gestire il fenomeno.

Io credo che sia utile spostare il punto di vista dai ragazzi a chi sta loro intorno: è necessario parlare del disagio degli adulti, delle famiglie che devono affrontare problemi come la disoccupazione, che hanno fatica ad essere normative, di insegnanti che si trovano a dover governare gruppi di ragazzi numerosi avendo pochi strumenti. Finché la scuola veniva pensata come luogo in cui si forniva istruzione gli insegnati sapevano cosa fare. Oggi sempre di più devono confrontarsi con le difficoltà dei ragazzi e delle famiglie e ciò richiede competenze che spesso non hanno. Bisogna aiutare molto gli adulti e bisogna creare opportunità di rispondere ai bisogni dei giovani in maniera costruttiva, favorendo l’accompagnamento e la prevenzione prima ancora della risposta repressiva e punitiva.

Quali sono le difficoltà principali delle famiglie? 

Si tratta delle difficoltà generali degli adulti che esercitano la funzione genitoriale, ma che sono maggiori per le persone che sono arrivate da poco in Italia, che hanno difficoltà a comprendere il funzionamento delle istituzioni, a interloquire e via dicendo. Nel caso dei giovani partiti da Torino per andare a Milano a Capodanno e arrestati per violenze sessuali, le famiglie si sono dette del tutto ignare delle problematiche esistenti. Vi è l’idea che il fatto di essere riusciti ad arrivare in Italia costituisca una prospettiva positiva di per sè.

Il disagio di questi ragazzi si esprime in altro modo, oltre che con la violenza?

Oltre allo sfogo violento verso gli estranei o verso le istituzioni, come è accaduto nel caso dei gruppi che sono andati a spaccare le vetrine dei negozi in centro, vi è certo una forma di disagio che si ripiega verso sé stessi. Questo si manifesta nella chiusura del legame solo attraverso i social o con la realtà virtuale, l’anoressia e altre problematiche alimentari. In un periodo come quello del lockdown molti hanno manifestato una sofferenza fisica, ma è stato difficile intercettarli perché erano chiusi in casa.

Vengono fatti interventi a supporto delle famiglie?

Molto poco: sia sul piano educativo che del supporto e nel costruire un rapporto sinergico con la scuola. A Torino vi sono alcune educative di strada che si occupano sia dei giovani che delle famiglie, ma sono poche.

Che tipo di interventi vengono messi in campo con i ragazzi?

A Torino vi sono educative di strada e di territorio che vanno a incontrare i gruppi che si ritrovano ai giardinetti o in alcune strade e piazze. È importante che i giovani incontrino figure adulte non giudicanti, consapevoli, professionalmente preparate ad un dialogo, che offrano loro opportunità di cui essere protagonisti: attività sportive, di cura dell’ambiente, di fare teatro o musica. Penso all’Asai, alle educative di strada del gruppo Abele, alle educative di territorio di Save the Children piuttosto che del comune di Torino. L’oratorio San Luigi per molto tempo ha mandato al Parco del Valentino e dei Murazzi educatori che incontravano i ragazzi che spacciavano e proponendo negli spazi del Valentino la possibilità di fare doposcuola, sport e attività ludiche. Quello che manca a Torino è un maggiore investimento da parte dell’amministrazione comunale, perché negli anni queste iniziative sono state gestite prevalentemente dal privato sociale. Molti di questi gruppi sono sostenuti dalla Compagnia San Paolo, come il progetto Nomis, del quale sono referente scientifico, che da anni raggruppa molte di queste educative per lavorare insieme e fare rete. È necessaria una maggiore assunzione di responsabilità da parte del Comune: per sostenere queste attività e perché possano affiancare anche le famiglie. Significherebbe potenziare la prevenzione.

Quali sono a suo parere gli interventi necessari?

Investire sui servizi sociali di territorio, che in questi anni sono stati depauperati in termini di personale e risorse, è fondamentale. Il Pnrr sembra far ripartire le assunzioni e aumentare le risorse, che vuol dire potenziare la risposta preventiva e le misure alternative al carcere. Rafforzando le educative di strada e di territorio, i servizi sociali e di comunità, gli psicologi che escano dalle NPI [Neuropsichiatrie Infantili, ndr] e vadano nelle scuole a intercettare il disagio psichico di tanti adolescenti, gli etnopsichiatri ed etnopsicologi che hanno un’attenzione particolare per i giovani di origine straniera e le famiglie. Direi che c’è molto da fare, motivo per cui gli operatori devono essere preparati e in numero sufficiente per poter mettere in atto un lavoro di intercettazione e prevenzione del disagio.

[di Valeria Casolaro]

Salmonella nei prodotti Kinder Ferrero: primo caso in Italia, ricoverato un bambino

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Un bambino di 12 anni è finito in ospedale, a Ravenna, dopo aver presentato i sintomi di una intossicazione alimentare. I medici, dopo averlo visitato, hanno confermato la diagnosi di salmonellosi. Il bambino aveva mangiato un ovetto della serie Kinder Sorpresa x6 Pulcini, immediatamente sequestrata dai carabinieri, che li hanno poi consegnati ai colleghi del Nucleo Antisofisticazione (NAS). Gli ovetti verranno analizzati nella giornata di oggi: se confermata la presenza del batterio, si tratterebbe del primo caso di intossicazione direttamente correlata ai prodotti Ferrero in Italia.

L’allerta era stata emanata dalla stessa Ferrero pochi giorni fa, quando in tutta Europa avevano cominciato a verificarsi intossicazioni da salmonella apparentemente connesse con il consumo di prodotti recanti il marchio dell’azienda. Sono già oltre un centinaio le diagnosi in cui è stata confermata una diretta correlazione con i prodotti Kinder, su 150 casi sospetti totali. I sintomi sono per tutti i medesimi: febbre, crampi addominali e diarrea, che si possono presentare con diversi stadi di gravità. Per un bambino di 12 anni di Ravenna è stato necessario il ricovero e una terapia a base di antibiotici, dopo che i medici dell’ospedale dove i genitori lo avevano portato in seguito al malore accusato hanno confermato l’intossicazione da salmonella. La sorellina, che presentava i medesimi sintomi, sarebbe tuttavia risultata negativa all’esame.

Il bambino aveva iniziato a sentirsi male subito dopo aver consumato della cioccolata Kinder, motivo per il quale i NAS esamineranno nella giornata di oggi il restante contenuto della confezione, una scatola da 6 ovetti della serie Pulcini. L’episodio risale ormai a due settimane fa, come riportato dal Corriere di Romagnaproprio nel momento in cui Ferrero comunicava il ritiro dal commercio di alcuni prodotti.

Venerdì 8 aprile scorso l’azienda comunicava infatti la chiusura dello stabilimento di Arlon, in Belgio, imposta dall’Agenzia belga per la sicurezza della catena alimentare (Afsca), per sospetta contaminazione da salmonella. Ferrero avrebbe tuttavia ammesso di essere a conoscenza della contaminazione sin dal 15 dicembre 2021, ma di non averne dato comunicazione all’Afsca in quanto aveva a sua detta già provveduto a ritirare i prodotti a rischio dal mercato. Sull’azienda sono piovute una pioggia di critiche da parte di consumatori e associazioni, che l’hanno accusata di aver sottovalutato e taciuto una situazione che a questo punto risulta potenzialmente fuori controllo.

Il richiamo dal mercato è stato esteso anche ad alcuni prodotti italiani dopo l’allerta emanata dal Ministero della Salute: tra questi vi sono Kinder Sorpresa T6 Pulcini, Kinder Sorpresa Maxi 100g Puffi e Miraculous. Per le uova pasquali Kinder GranSorpresa prodotte interamente nello stabilimento di Alba non vi sarebbe alcun pericolo.

[di Valeria Casolaro]

Kabul, esplosioni in scuola sciita: almeno 6 vittime

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Il portavoce della polizia di Kabul ha riferito che una scuola superiore maschile sita nel quartiere hazara sciita di Dasht-e-Barchi, nella parte occidentale della città, è stata colpita da due esplosioni. Al momento si contano sei vittime, ma il numero potrebbe aumentare. Le esplosioni avrebbero avuto luogo mentre gli studenti stavano uscendo dalle lezioni mattutine, secondo quanto riportato da Al Jazeera. Nessun gruppo ha al momento rivendicato l’attacco.

50 medici hanno querelato il virologo Matteo Bassetti

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Nel corso della puntata televisiva della trasmissione Zona Bianca andata in onda su Rete4 il 19 gennaio scorso il virologo genovese Matteo Bassetti aveva definito i medici del Comitato per le terapie domiciliari precoci Covid «quattro santoni millantatori, fattucchieri e maghi, che hanno curato la gente con la liquirizia e gli infusi d’acqua fredda. Anzi non le hanno curate in quanto è morta un sacco di gente». Per tale motivo cinquanta di questi medici, guidati dall’avvocato Erich Grimaldi, hanno presentato una querela presso la Procura della Repubblica di Napoli contro Bassetti e il deputato dem Andrea Romano, presente alla trasmissione.

Nel corso della puntata, Bassetti aveva aggiunto che dietro alle terapie domiciliari vi fosse “solo un grande business senza alcuna volontà di curare i pazienti, con terapie addirittura paragonate a quelle di stregoni e millantatori”, riportano i medici all’interno della querela. L’avvocato Grimaldi ha anche fatto notare che i video andati in onda nel corso della trasmissione mostravano in maniera evidente il logo del Comitato terapia domiciliare.

La replica del virologo non ha tardato ad arrivare: «Non ho fatto nessuna accusa specifica nei confronti di nessuno» dichiara Bassetti, «ma vedo che sono stato accusato di un comportamento illecito, come se avessi ammazzato qualcuno, secondo l’avvocato Erich Grimaldi, che querelerò». «Attendo con ansia la querela di Bassetti» ha risposto Grimaldi, «così finalmente potremo chiarire, innanzi la magistratura penale, coinvolgendo anche il Ministero della Salute, il motivo per cui nel nostro paese, sia stata utilizzata l’unica arma della vaccinazione, senza considerare le esperienze dei territori».

[di Valeria Casolaro]

Monthly Report n.9: Guerra in Ucraina, farsi luce nel risiko globale

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Ma voi de L’Indipendente con chi state nella guerra in Ucraina? Ce lo hanno chiesto in tanti in queste settimane e la domanda stessa è sintomo della distorsione del nostro sistema mediatico, che tende a dividere sempre in tifoserie. Questa nuova guerra è in realtà un conflitto tra Russia e Stati Uniti, uno scontro che Mosca combatte direttamente mentre Washington ingaggia per procura, riempiendo di armi gli ucraini e lasciando che siano loro a morire. A questo punto, almeno per quanto ci riguarda, la scelta è semplice. Non si può stare con la Russia, non questa volta: l’invasione di uno stato sovrano è sempre da condannare e le bombe stanno colpendo anche civili incolpevoli come in ogni guerra. Ma il discorso non si può interrompere qui. Sarebbe troppo semplice, utile solo a dividere falsamente il mondo in buoni e cattivi come amano fare i governi e i media a loro asserviti. Perché dall’altra parte appunto c’è la NATO, ovvero gli Usa e gli altri 29 stati loro vassalli, Italia inclusa. Le guerre hanno sempre delle cause e la politica imperiale degli Usa, che da sempre cercano di mettere Mosca all’angolo e di circondarla, è la ragione primaria di quella in corso in Ucraina. Biden accusa i russi di genocidio, ma i presidenti americani criminali di guerra lo sono per professione, da Hiroshima ad Abu Ghraib, dal 1945 ad oggi. Nemmeno con gli Stati Uniti si può stare, visto che con i propri disegni di dominio costituisce una minaccia costante alla pace globale e alla sovranità delle nazioni che scelgono di non volersi allineare al suo volere.

Non si può stare neanche con l’Unione Europea, che da questa guerra sta emergendo nettamente per quello che è: un’istituzione utile solamente come cinghia di trasmissione dei desideri economici e politici del capitalismo nordamericano. Kiev e Mosca sono città europee, questa è una guerra europea che mette a repentaglio la sicurezza di tutto il continente. Eppure non un paese del vecchio continente sta cercando di facilitare le trattative. Tutti i governi dell’Unione, Italia in testa, stanno approvando piani per colossali aumenti delle spese militari. Serviranno a proteggere la pace, dicono, ma quella secondo cui la pace si ottiene preparando la guerra è una delle più grandi bugie della storia.

Quindi, in definitiva, con chi sta L’Indipendente? «Le guerre vengono dichiarate dai ricchi e potenti che poi ci mandano a morire i figli dei poveri» ebbe a dire uno che i disastri provocati da ogni conflitto li conosceva bene, Gino Strada. Ecco, qui troviamo una delle poche certezze. Anche se la guerra dovesse diventare mondiale sotto le bombe non moriranno né Putin, né Biden, né i loro figli, né ogni altro leader politico e non moriranno nemmeno gli imprenditori di armi che si stanno arricchendo come in ogni conflitto. Per questi soggetti la guerra è un gioco di potere e ricchezza. Può sembrare banale ma in guerra bisogna stare con chi rischia di morire: con i civili ucraini, così come con quelli siriani e afghani. E bisogna stare dalla parte della verità, la prima vittima di ogni conflitto.

Indice:

  • Siamo di fronte a una guerra per procura tra Russia e USA: intervista al generale Fabio Mini
  • Le parole giuste, cioè la cultura come arma di pace
  • Il disegno degli Usa di fronte al conflitto in Ucraina: intervista all’analista geopolitico Federico Petroni
  • Allargare la prospettiva: il conflitto in Ucraina visto dalla Cina
  • L’inutilità dell’Europa di fronte a una guerra europea
  • Gli effetti della guerra e delle sanzioni economiche in Russia
  • Alle origini del conflitto russo-ucraino: intervista allo storico Franco Cardini
  • Sui laboratori biologici in Ucraina ci sono troppe domande senza risposta
  • Denazificare l’Ucraina? Il reale potere dei gruppi neonazisti sul governo Zelensky
  • Le bufale di guerra confezionate dai media mainstream
  • 11 ex corrispondenti di guerra italiani scrivono contro l’informazione sull’Ucraina
  • I droni sono sempre più protagonisti della guerra in Ucraina
  • Donbass, il documentario sulla guerra ucraina prima che il mondo se ne accorgesse

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È morto lo scrittore Valerio Evangelisti

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Si è spento nella serata di lunedì lo scrittore Valerio Evangelisti, autore dirompente e innovativo nel panorama italiano. La passione per la narrativa lo ha portato a essere estremamente prolifico nel genere horror e fantasy, e molti dei suoi romanzi gli sono valsi premi e riconoscimenti internazionali. Tra i più celebri, la saga di Nicolas Eymerich e quella di Nostradamus sono divenuti dei veri e propri best seller. Parallelamente, Evangelisti nutriva una pulsante passione per la politica, che lo ha portato a scrivere numerosi saggi di carattere storico-politico degni di nota, in particolare riguardo i movimenti operai dell’800 e del ‘900. Accorato antifascista e pacifista, nel 2004 fonda la rivista online Carmilla, che tratta di critica letteraria e politica e della quale è stato direttore editoriale sino alla fine.