sabato 21 Marzo 2026
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Sabato 14 maggio

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7.00 – Colloqui tra Ucraina e Russia per evacuare i combattenti asserragliati nell’acciaieria di Mariupol.

8.00 – India, grave incendio in un palazzo di Delhi: almeno 27 i morti.

8.40 – La Corte d’Appello di Brescia ordina la riapertura del processo per la strage di piazza della Loggia del 28 maggio 1974.

10.00 – Georgia: le autorità della regione indipendentista dell’Ossezia del Sud annunciano che il 17 luglio terranno un referendum l’annessione alla Russia.

11.00 – L’India vieta ogni esportazione di grano per proteggere la sicurezza alimentare a causa dell’aumento dei prezzi.

14.00 – Dopo lo scandalo provocato dalle immagini dell’aggressione al corteo funebre palestinese, la polizia israeliana annuncia un’indagine interna.

15.50 – Kiev annuncia di aver lanciato una controffensiva vicino alla città russa di Izium, nell’Ucraina orientale.

17.00 – La città di Londra vara un piano per reintrodurre reintrodurre uccelli e castori nei parchi urbani.

 

Israele: polizia apre inchiesta su incidenti ai funerali della giornalista uccisa

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In seguito alla protesta internazionale sviluppatasi a causa delle immagini che mostrano le cariche degli agenti di polizia durante i funerali, svoltisi a Gerusalemme, della giornalista palestinese Shireen Abu Akleh recentemente uccisa dai proiettili israeliani, la polizia israeliana ha reso noto che aprirà un’inchiesta. “Il commissario di polizia israeliano, in coordinamento con il ministro della pubblica sicurezza, ha ordinato un’indagine sull’incidente”, ha infatti comunicato la polizia, aggiungendo che “i risultati dell’indagine saranno presentati al commissario nei prossimi giorni”.

La lotta dei cittadini di Kabwe contro la devastazione causata dall’estrazione di piombo

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In Sudafrica i gruppi per la difesa dei diritti umani sono intervenuti per aiutare donne e bambini a portare avanti una storica class action contro il gigante dell’estrazione mineraria Anglo American per l’avvelenamento da piombo conseguente all’estrazione nella zona di Kabwe, in Zambia. Le attività estrattive hanno infatti causato gravi danni alla salute del 95% dei bambini di Kabwe. A 30 anni di distanza dalla chiusura del sito, inoltre, il terreno non è stato ancora bonificato, prolungando così gli effetti dell’intossicazione da piombo.

La class action era stata intentata nell’ottobre 2020 da avvocati zambiani insieme ad alcuni residenti della zona nella quale si trovava la miniera di piombo di Kabwe. L’accusa lanciata contro il colosso minerario Anglo American South Africa Ltd era di non aver adottato misure adatte a prevenire l’avvelenamento da piombo e tutelare i residenti locali durante il periodo di attività della miniera, tra il 1925 e il 1974. La miniera di piombo di Kabwe era infatti una delle più grandi al mondo ed era situata nei pressi di villaggi che contano circa 230 mila abitanti. Ad oggi, un rapporto delle Nazioni Unite stima che circa il 95% dei bambini di Kabwe soffra di elevati livelli di piombo nel sangue. Le conseguenze sulla salute possono essere di gravità estrema, potendo causare deficit neurologici e cognitivi permanenti, oltre a danni a reni, fegato e stomaco, anemia, perdita dell’udito, convulsioni, coma e morte.

Secondo le accuse di coloro che hanno aderito alla class action, Anglo American avrebbe svolto un ruolo chiave nel controllo, nella gestione, nella supervisione e nella consulenza sugli aspetti tecnici e di sicurezza della miniera, senza tuttavia garantire un adeguato livello di protezione per la comunità. Kabwe è quindi divenuta una “zona di sacrificio”, ovvero una di quelle aree nelle quali le comunità locali subiscono un’esposizione estrema a sostanze chimiche tossiche parallelamente alla compromissione dei loro diritti, in particolare quello alla salute, il tutto per favorire la crescita economica di qualche agente esterno. A lungo Kabwe è stato definito uno dei luoghi più inquinati al mondo: ad oggi, a quasi 30 anni di distanza dalla chiusura della miniera, i terreni non sono ancora stati bonificati, permettendo così che la polvere di piombo continui a disperdersi nelle comunità vicine.

Nel maggio di quest’anno Amnesty International e il Southern Africa Litigation Centre (SALC) sono intervenuti in supporto della popolazione zambiana, fornendo analisi sugli standard internazionali dei diritti umani e sulle protezioni costituzionali del Sudafrica, affinché la Corte di Johannesburg possa valutare come procedere. Nel caso in cui la Corte dovesse decidere di certificare questa azione collettiva, donne e bambini potrebbero testimoniare in tribunale, creando così un importante precedente per la regolazione della condotta delle grandi aziende al di là dei confini nazionali e per l’accesso alla tutela dei diritti delle comunità locali.

“Questa class action ha il potenziale per colmare un’enorme lacuna in termini di responsabilità e creare un potente precedente per la responsabilità delle aziende. Questo caso è un’opportunità per il Sudafrica di inviare un segnale forte alle multinazionali che i loro obblighi di non violare i diritti umani non finiscono al confine del Paese” ha dichiarato il dr. Atilla Kisla, del SALC.

[di Valeria Casolaro]

Querele bavaglio: l’UE si muove in difesa della libertà d’informazione

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La Commissione europea ha recentemente adottato misure a protezione dei giornalisti e della loro attività di informazione. Con una direttiva ed una raccomandazione, ha posto sul tavolo europeo la lotta al fenomeno delle “SLAPP” (Strategic Lawsuits Against Public Participation), le azioni legali “bavaglio”. Si tratta questa volta di una iniziativa importante, perché indirizzata a fermare una subdola forma di molestia giudiziaria attuata con l’obbiettivo di intimidire e quindi fermare i giornalisti che hanno il coraggio di trattare tematiche di interesse pubblico che spesso vanno a ledere importanti interessi privati. In Italia, l’esempio tipico dell’azione legale “bavaglio” è la querela che colpisce, spesso in modo pretestuoso, non solo giornalisti, ma anche cittadini che divulgano informazioni su questioni di interesse generale, attivisti e organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti. Lo scopo della Commissione è duplice: tutelare la libertà d’espressione e di informazione, e assicurare che le vittime di SLAPP abbiano un adeguato accesso alla giustizia, in equilibrio con i diritti alla vita privata.

La direttiva proposta dalla Commissione riguarda la materia civile e fornisce concreti strumenti di contrasto al fenomeno, innanzitutto il rigetto anticipato. Gli organi giurisdizionali competenti potranno tempestivamente rigettare un procedimento avviato contro un giornalista, una persona o un’organizzazione, se chiaramente privo di fondamento o abusivo. E la medesima cosa potrà avvenire anche fra Stati, poiché la direttiva ha valore transfrontaliero. Se la sentenza di uno stato terzo origina da un procedimento abusivo contro una persona anche solo domiciliata in UE, gli Stati membri dovrebbero rifiutarne il riconoscimento.

Le SLAPP si caratterizzano per il profondo squilibrio di potere e risorse finanziarie fra le parti. Coloro che le mandano avanti non di rado prendono di mira i giornalisti anche con più di un’azione contemporaneamente, facendogli perdere a poco a poco tutte le risorse economiche. Per questo la Commissione ha proposto che se l’azione legale risulta abusiva, chi l’ha intentata dovrà provvedere a tutte le spese processuali, comprese quelle per gli onorari degli avvocati del convenuto. Inoltre la vittima dell’azione bagaglio avrà il diritto di richiedere un risarcimento integrale dei danni: sia materiali che immateriali. Sempre sul fronte economico si inserisce poi lo strumento delle sanzioni dissuasive, che gli organi giudiziari potranno infliggere per dissuadere dal mettere in atto le SLAPP.

La raccomandazione della Commissione funge invece da integrazione alla Direttiva. Ha lo scopo di incoraggiare gli Stati membri ad adeguare i propri quadri giuridici, in modo da affrontare le SLAPP anche a livello nazionale. In particolare, oltre all’introduzione nell’ ordinamento interno dello strumento del rigetto anticipato, chiede agli Stati membri di curare le proprie leggi in materia di diffamazione. È necessario verificare e garantire che non abbiano un impatto ingiustificato sulla libertà di espressione, sull’ambiente mediatico, che deve essere aperto, libero e pluralistico, e sulla partecipazione alla res publica. La raccomandazione richiede agli Stati anche di formare sulle SLAPP, sia i professionisti del diritto che i giornalisti. Ma anche i cittadini. Sottolinea l’esigenza di attuare campagne di informazione e sensibilizzazione, nonché di garantire forme di sostegno individuale e indipendente alle vittime. I dati sul fenomeno delle azioni legali bavaglio a livello nazionale dovranno essere raccolti e aggregati, e poi divulgati alla Commissione a partire dal 2023.

La Raccomandazione è uno strumento direttamente applicabile ed è già entrata in vigore il 27 aprile scorso. I singoli Stati membri dovranno riferire alla Commissione sulla sua attuazione nei 18 mesi a venire. La direttiva invece, prima di diventare atto legislativo UE a tutti gli effetti, dovrà essere discussa da Parlamento europeo e Consiglio, e poi adottata.

[di Andrea Giustini]

Ucraina, G7: aumentare pressione economica sulla Russia

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“Riaffermiamo la nostra determinazione ad aumentare ulteriormente la pressione economica e politica sulla Russia, continuando ad agire in unità”: è ciò che avrebbero comunicato, secondo quanto riportato dal quotidiano The Guardian, i ministri degli Esteri dei Paesi del G7. Dopo tre giorni di colloqui nel nord della Germania, infatti, i ministri avrebbero fatto sapere di avere intenzione di estendere le sanzioni nei confronti di Mosca, affermando altresì che non avrebbero mai riconosciuto “i confini che la Russia ha tentato di cambiare con l’aggressione militare”.

 

Acrilammide: la sostanza cancerogena che mangiamo tutti i giorni

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Per quanto riguarda la qualità e sicurezza degli alimenti, c’è una sostanza che desta molta preoccupazione già da alcuni anni tra gli studiosi. Si chiama acrilammide. Ha effetti neurotossici (danni al sistema nervoso centrale e periferico), citotossici (azione lesiva sulle cellule) e cancerogeni. L’Europa ha introdotto anche un Regolamento per ridurne i quantitativi nei cibi, ovvero per indirizzare le aziende alimentari produttrici di alimenti verso tecniche di preparazione e cottura che limitino la formazione di questa sostanza che può favorire i tumori in ogni fascia di età. L’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) già nel 2015 infatti pubblicò la sua prima valutazione di rischio sull’acrilammide dichiarandone la correlazione col cancro a qualsiasi età. Ma vedremo che tra le categorie più esposte e a rischio ci sono addirittura i bambini.

Quali sono gli alimenti con acrilammide?

L’acrilammide è una molecola che si forma quando cibi contenenti amidi (o zuccheri) e aminoacidi (in particolare un aminoacido chiamato asparagina), vengono cotti al forno, con frittura o sulla griglia superando la temperatura di 120°C. Quindi i cibi più soggetti a questa sostanza sono tutti i carboidrati da forno, specialmente a base di cereali, come: pane, pizza, crackers, biscotti, fette biscottate, cornflakes. Ma non solo i cereali, anche le patate al forno, le patatine fritte, e anche il caffè contiene acrilammide perché la tostatura la produce nella reazione con la piccola quota di carboidrati e di aminoacidi che il chicco di caffè contiene. Quando i cibi, a seguito della cottura, iniziano a virare il colore dal bianco al marroncino e ad assumere un aspetto più scuro, si ha un alto contenuto di acrilammide. Più l’alimento scurisce e più ne contiene. È buona regola non acquistare alimenti troppo cotti, come il pane con la crosta molto scura.

Non bisogna mangiare i bordi anneriti della pizza, e occorre fare attenzione ai biscotti per bambini e neonati, che subiscono cotture eccessive e che proprio di recente sono stati oggetto di forti preoccupazioni a seguito di uno studio italiano pubblicato a Novembre 2021 sulla rivista scientifica Foods. Lo studio, condotto dall’Università Federico II di Napoli e San Raffaele di Roma su 90 campioni di baby food indicati per lo svezzamento dei bambini da 4 a 36 mesi, ha indagato proprio i livelli di acrilammide in questi alimenti per bambini.

I più esposti ai rischi sono i bambini

Secondo gli studiosi la categoria più esposta al pericolo dell’acrilammide è quella dei bambini, in quanto la sostanza (come ogni altra sostanza tossica del resto) fa più danni in un organismo che pesa meno, rispetto a quello dell’adulto. Questo perché la sostanza tossica è meno tollerata e viene eliminata dall’organismo con minor efficacia, in quanto i meccanismi di eliminazione e disintossicazione non sono ancora perfetti durante l’età dello sviluppo.

“I risultati hanno mostrato che la probabilità di un’esposizione cancerogena è del 94%, 92% e 87%, rispettivamente, per i bambini di 6, 12 e 18 mesi, suggerendo la necessità di ritardare l’introduzione dei prodotti da forno nella dieta di bambini svezzati. “A questo proposito è opportuno ridurre l’assunzione di questi alimenti, in quanto non indispensabili ai fini nutritivi né per la crescita né per lo sviluppo dei lattanti svezzati che dovrebbero invece seguire un’alimentazione equilibrata e varia, comprensiva anche di abbondante frutta e verdura come cereali semplici, diminuendo il numero di biscotti e prodotti da forno”.

I ricercatori si augurano anche una revisione del Regolamento europeo del 2017 sull’acrilammide, ai fini di ridurre ulteriormente le soglie attuali di residuo della sostanza nella produzione industriale dei cibi, anche se va tenuto presente che lo sviluppo dell’acrilammide è un processo inevitabile nei cibi cotti, ma è possibile attenuarne gli effetti. 

Come ridurre gli effetti nocivi dell’acrilammide

È utile notare che la vitamina C blocca l’azione dell’acrilammide nel causare danni al nostro organismo. Se mangiate cibo fritto di qualsiasi tipo, per esempio, assicuratevi di assumere contestualmente nello stesso pasto anche tanta vitamina C, sotto forma di arance o succo di arance, limone spremuto o verdure ricche di vitamina C come cavoli, spinaci o peperoni, sia prima che durante il pasto e anche dopo il pasto. Questo aiuta molto nell’abbassare l’azione nociva dell’acrilammide in quanto la sostanza trova nel sangue già presente il suo “antidoto”, costituito dalla vitamina C e dalle sostanze antiossidanti in genere, contenute anch’esse in gran parte nella frutta e nella verdura. 

Alcuni consigli sul taglio delle patate nella preparazione casalinga: siccome la formazione di acrilammide avviene in massima parte nelle zone di superficie, dove si raggiungono le temperature più alte nella cottura, nel caso delle patatine fritte i tagli di spessore inferiore risulteranno più contaminati rispetto a patatine tagliate più “grosse”. Cuocete le patate al vapore o al forno ma con la loro buccia, che eliminerete dopo cottura, anziché farle sempre fritte. Nel caso delle patatine a sfoglia, quelle che si acquistano confezionate in busta al supermercato, lo spessore molto fine caratteristico del prodotto porta inevitabilmente ad una elevata formazione di acrilammide. Queste sono proprio il genere di patatine da evitare, se possibile.

Aggiunta di asparaginasi: tale enzima, aggiunto agli impasti delle farine usate per la preparazione del pane o della pizza, è in grado di idrolizzare (trasformare ad altra sostanza chimica) parte dell’aminoacido asparagina presente negli amidi. Questa è una tecnica auspicabile soprattutto nelle preparazioni più industriali e nei laboratori e forni di trasformazione professionali, in quanto anche l’enzima asparaginasi comporta costi di produzione superiori che difficilmente nella panificazione casalinga o amatoriale si possono affrontare. Inoltre questo enzima non si trova facilmente nel commercio al dettaglio.

Anche il caffè, come detto, contiene un certo quantitativo di acrilammide. Ciò è dovuto all’inevitabile processo di tostatura dei chicchi, durante il quale l’acrilammide si produce. È bene dunque non assumere più di uno o due caffè al giorno. Anche l’orzo solubile e il caffè solubile contengono acrilammide, evitare quindi di assumere elevati quantitativi di questi alimenti.

Consigli generali: puntiamo ad avere una dieta molto varia e non basata sulla assunzione quotidiana di prodotti da forno come biscotti, crackers, pane e pizza. Includere sempre ad ogni pasto delle verdure e della frutta, cibi ricchi di vitamine e antiossidanti che mitigano l’effetto tossico di tanti composti presenti nei cibi industriali.

[di Gianpaolo Usai]

Somalia, annunciato coprifuoco per elezioni presidenziali

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In Somalia è stato annunciato un coprifuoco di 33 ore nella capitale Mogadiscio in occasione delle elezioni presidenziali che si terranno domenica. La misura avrà effetto a partire dalle 21 di sabato 14 maggio e durerà fino alle 6 di lunedì 16 e riguarderà sia il traffico che le persone. Gli unici autorizzati a spostarsi saranno i legislatori, incaricati di scegliere il nuovo presidente, il personale di sicurezza e i funzionari coinvolti nel voto. La votazione si svolgerà in un hangar vicino all’aeroporto protetto da muri a prova di esplosione, per tutelare i soggetti all’interno da eventuali attacchi terroristici, in particolare di al-Shabaab.

Viaggio all’interno della coscienza

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A un certo punto, nello svolgersi, anche imprevedibile, della letteratura, delle arti della parola, della cultura dell’immaginazione, ecco presentarsi, in epoche diverse e assai lontane, in testi di varie contrade, il viaggio all’interno della coscienza. Nel Novecento, circa un secolo fa, nei primi anni Venti, numerosi sono i grandi esempi, ma almeno due fondamentali: Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust e Ulisse di James Joyce, ai quali dovremmo aggiungere La coscienza di Zeno di Italo Svevo. Prima che titoli di opere, questi sono orizzonti della scrittura, sogni e vertigini di un viaggio interiore.

Proust canta sussurrandola l’epopea sentimentale di un’età lontana, e pur tuttavia presente, nella condizione di una sopravvivenza densa, caleidoscopica. Scrive ascoltando la sua memoria, che è molto minuziosa, sensibile alle sfumature come in un quadro impressionista. “E allora lo scrittore si accorge che se il suo desiderio d’essere un pittore non era realizzabile in modo cosciente e intenzionale, codesto desiderio viene peraltro ad essere egualmente realizzato… Pensare in forma universale, scrivere, è per lo scrittore una funzione sana e necessaria, che a compierla rende felici, come, per gli uomini dediti alla vita fisica, la ginnastica, il sudore e il bagno” (Il tempo ritrovato).

Joyce invece lavora soprattutto con la visione e lancia occhiate feroci a un mondo dove gli stereotipi pesano enormemente e condannano alle conferme meno consolanti. Celebre soprattutto la sua opera per aver dato raffigurazione al flusso di coscienza, quella voce fuori campo che entra nel film del racconto senza un montaggio, quasi come in un incubo: “Aveva la mania di far sempre i soliti discorsi di politica e i terremoti e la fine del mondo divertiamoci prima Dio ci scampi e liberi tutti se tutte le donne fossero come lei a sputar fuoco contro i costumi da bagno e le scollature che nessuno avrebbe voluto vedere addosso a lei si capisce dico che era pia perché nessun uomo  si è mai voltato a guardarla spero di non diventare come lei… Ogni anno lassù in cima alla rocca gli dissi era cascato un fulmine e quella storia delle vecchie scimmie di Barberia…lei Mrs Rubio, andava a rubar polli alla fattoria degli Inces e ti tirava sassi se t’avvicinavi”.

Italo Svevo, poi, commisura la vita all’urto tra privato e pubblico, tra ragioni personali e sentimento della storia corrente, uscendone malconcio: “La vita attuale è inquinata alle radici. L’uomo s’è messo al posto degli alberi e delle bestie ed ha inquinata l’aria, ha impedito il libero spazio. Può avvenire di peggio. Il triste e attivo animale potrebbe scoprire e mettere al proprio servizio delle altre forze. V’è una minaccia di questo genere in aria… Forse traverso una catastrofe inaudita… ritorneremo alla salute”. Zeno, l’ultimo uomo del mondo, come ha notato splendidamente Sandro Briosi nel suo Commento a La coscienza di Zeno (èdito da Carocci, per cura di Marco Gaetani, nel 2020), segna la fine della storia come vicenda di singole individualità per aprire a una visione complessiva del genere umano, a una coscienza collettiva e condivisa, di cui ciascuno è testimone e  interprete.

Tutto questo, ovviamente, sarebbe impensabile senza la ricerca che dobbiamo al movimento psicoanalitico, alla speciale consistenza che era stata riconosciuta ai sogni e al loro racconto. Le interferenze di sonno e veglia mostrano, nelle più varie epoche e culture, che coscienza e realtà possono opporsi ma anche diventare complici, complementari, come era per gli antichi Greci, ùpar la veglia, ònar il sogno. Il sogno è la scrittura stessa, è la coscienza di un altro, in cui poi il lettore si perde e si riconosce.

La scoperta, e l’invenzione dell’inconscio, rappresentano una svolta nella conoscenza stratificata, plurale della soggettività umana, mostrano le contraddittorietà del suo operare, la forza che deriva dai sentimenti contrastanti, le trappole delle norme e le gioie del desiderio.

Ma, prima di Freud e Jung, sarà bene tornare alle Memorie del sottosuolo (1864) di Dostoevskij, perché lì la coscienza si carica, nell’atmosfera della prigionia e dell’esilio, di una sua forza di libertà: “E perché voi siete così fermamente, così solennemente sicuri che soltanto quello che è normale e positivo, in una parola, soltanto la prosperità sia vantaggiosa all’uomo? La ragione non s’inganna nei vantaggi? Può darsi che l’uomo ami esattamente altrettanto la sofferenza… La cosa principale non è dove vada la strada, ma che abbia una direzione”.

La letteratura diventa così profetica, non si incarica più di rappresentare semplicemente le vicende di qualcuno, perché questo qualcuno ragiona dentro di sé a nome di tutti, pone interrogativi che riguardano l’universo dei lettori, cioè del mondo. Sollecita a riflettere perché la lettura è questo esercizio insostituibile di viaggio nel possibile, nella mente e nei territori di altri.

Mi permetto un salto logico, entro a capofitto nel cuore di Furore (1939) di John Steinbeck, dove le vicende umane mostrano l’esistenza di una volontà comune, di riscatto, di crescita, di coscienza appunto: “Una famiglia era stata cacciata dal posto dove viveva. Erano in dodici e non avevano una macchina. Si sono costruiti una roulotte con dei rottami di ferro e ci hanno caricato tutto quello che avevano. L’hanno portata sul ciglio della 66 e si sono messi ad aspettare. E dopo un po’ si è fermata una berlina e li ha presi su. Cinque di loro sono saliti sulla berlina, sette sulla roulotte e anche un cane sulla roulotte. Sono arrivati in California in un lampo. L’uomo che li ha trainati gli ha dato anche da mangiare. Ed è tutto vero. Ma come si può avere un coraggio simile, e così tanta fede nel prossimo? Sono poche le cose che possano insegnare una fede simile”. 

Insomma, come è possibile smettere di sperare, di costruire quando abbiamo avuto esempi così coraggiosi, così forti, di immaginario? Leggere, dico spesso, continua ad essere importante. Aiuta anche a sottrarsi, sia pure parzialmente, all’agenda dei fatti imposta da chi vuole condizionarci.

[di Gian Paolo Caprettini – semiologo, critico televisivo, accademico]

India, crisi del grano: imposto blocco dell’export

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Il governo indiano ha comunicato di aver bloccato tutte le esportazioni di grano con effetto immediato a causa del “picco improvviso dei prezzi globali” del cereale, che “mette a rischio la sicurezza alimentare dell’India, dei vicini e di altri Paesi vulnerabili”. In questo modo le autorità punterebbero a diminuire i prezzi nel mercato interno, che hanno raggiunto in queste settimane livelli record. Come spiega Reuters, dopo il calo delle esportazioni dalla regione del Mar Nero dovuto allo scoppio della guerra in Ucraina molti tra gli acquirenti globali facevano affidamento sulle forniture dell’India, secondo produttore di grano al mondo.

Kaliningrad, la base militare russa nel cuore d’Europa

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Dopo essere rimasta a lungo nell’oblio, Kaliningrad – oblast russo nel cuore dell’Europa – è tornata sotto i riflettori a causa dell’importante ruolo tattico-strategico che può assumere negli equilibri militari del Vecchio Continente, specie dopo le dichiarazioni di Svezia e Finlandia su un possibile ingresso nella NATO. Corrispondente all’antica città prussiana di Konigsberg che ha dato i natali al filosofo tedesco Immanuel Kant, dopo essere stata bombardata da Alleati e Armata rossa durante la Seconda guerra mondiale, fu annessa all’Urss nel 1945 con il nome di Kaliningrad. Così, ancora oggi costituisce una parte di territorio russo in piena Unione Europea: vasto 15000 chilometri quadrati e incastonato tra Lituania e Polonia, l’oblast rappresenta anche un importante avamposto militare russo che dista 1400 kilometri da Parigi e Londra, 530 da Berlino e 280 da Varsavia.

Se con la presidenza di Boris Eltsin l’enclave era stata pensata come una zona economica di libero scambio, con Vladimir Putin ha assunto una rilevanza strategica soprattutto in risposta all’adesione delle Repubbliche Baltiche e della Polonia all’Alleanza Atlantica e all’Unione Europea. Kaliningrad si trova, infatti, in una posizione chiave per due ragioni: da una parte, il porto sul Mar Baltico che ospita la base della flotta navale russa si trova in una delle poche zone dove il mare non ghiaccia e da qui sottomarini e missili di vario tipo possono colpire ovunque in Europa; dall’altra, attraverso il controllo del corridoio di Suwalki – che collega l’oblast alla Bielorussia e, contemporaneamente, unico passaggio via terra tra la Polonia e i Paesi baltici – Mosca con una sola mossa potrebbe isolare Lettonia, Estonia e Lituania e imporsi facilmente su Varsavia.

Le recenti dichiarazioni di Svezia e Finlandia su una possibile adesione alla NATO hanno suscitato la prevedibile reazione del Cremlino che in risposta a tale decisione intende potenziare il proprio arsenale di Kaliningrad dotandolo di testate nucleari. Il presidente del Consiglio di Sicurezza della Russia, Dmitrij Medvedev, citato dall’agenzia russa Tass, aveva reso noto che sarebbe stato necessario “rafforzare seriamente il gruppo di truppe di terra e il sistema di difesa aerea e schierare consistenti forze navali nel Golfo di Finlandia. In questo caso, non si può più parlare dello status non nucleare dei Baltici, l’equilibrio deve essere ripristinato. Fino ad oggi, la Russia non ha intrapreso tali misure e non aveva intenzione di farlo”.

La Lituania e altre fonti occidentali sostengono che già da tempo Mosca possieda ordigni nucleari nell’enclave. Sebbene ciò non sia confermato, la regione risulta una delle più militarizzate d’Europa: già nel 2016, infatti, la Russia cominciò a spostare a Kaliningrad sistemi Iskander, ossia missili balistici tattici ipersonici a corto raggio in grado di portare testate nucleari, con una gittata massima di 500 chilometri.

Nonostante, dunque, la regione fosse già armata, solo ora le recenti dichiarazioni di Medvedev hanno messo in allarme i Paesi europei e in particolare la Germania: avendo una portata dichiarata di 500 chilometri, infatti, gli Iskander potrebbero colpire Berlino e altre capitali europee come Varsavia, Copenaghen, Vilnius e Riga. Inoltre, risulta che la Germania non sia dotata di uno scudo antimissile valido per proteggersi dai vettori russi, sia da quelli posizionati a Kaliningrad, che al ridosso del confine orientale della NATO.
Da ciò risulta evidente come la continua espansione dell’Alleanza Atlantica verso est sia causa di una drammatica escalation di tensione e di corsa agli armamenti che danneggia la stabilità e la sicurezza di tutta l’Europa: le basi NATO ai confini della Federazione rappresentano, infatti, per Mosca una minaccia alla sicurezza della Russia – fatto noto agli USA e sottolineato più volte dal Presidente Vladimir Putin ben prima dello scoppio del conflitto in Ucraina – e l’adesione di determinati Stati nell’alleanza militare guidata da Washington rischia ogni momento di sfociare in un conflitto aperto tra Russia e NATO su cui grava lo spettro dell’uso di armi nucleari. Nonostante ciò, proprio ieri la Finlandia ha ribadito la sua intenzione di aderire velocemente e “senza indugi” alla NATO.

Il caso di Kaliningrad mostra come l’adesione di nuovi Stati all’Alleanza Atlantica non possa certo considerarsi senza indugio una garanzia di stabilità e sicurezza per gli altri paesi membri – come richiesto dall’articolo 10 dello stesso trattato della NATO – ma, al contrario, possa comportare una minaccia. L’esercitazione russa nell’enclave risalente allo scorso 4 maggio, quando sono stati simulati attacchi con missili balistici nucleari, ne appare conferma. Infatti, oltre ad essere una risposta alle esercitazioni NATO nell’est Europa, costituisce motivo di allarme e di monito per tutta l’area e in particolare per le principali capitali europee.

[di Giorgia Audiello]