lunedì 26 Settembre 2022

Polli d’allevamento: geneticamente condannati a una breve vita di sofferenza

La condizione biologica dei polli allevati per la carne non è compatibile con alcuna forma di benessere animale: è quanto si apprende da una recente inchiesta condotta da Animal Equality, dalla quale è emerso che i polli Broiler a rapido accrescimento – veri e propri ibridi commerciali che rappresentano la gran parte di quelli allevati nel mondo – sono geneticamente condannati ad una breve esistenza piena di sofferenza a prescindere dalle condizioni di vita a cui sono sottoposti. Per arrivare a tale conclusione gli investigatori di Animal Equality hanno effettuato il campionamento di sette polli Broiler deceduti in un allevamento intensivo del Nord Italia, comparando poi la loro condizione con quella di tre Broiler provenienti invece da un contesto ambientale protetto e salubre. Con l’aiuto di due cliniche veterinarie, dunque, sono state effettuati esami clinici e radiografie, da cui sono emerse tutte le sofferenze a cui questi animali sono destinati semplicemente per la loro genetica.

È stata infatti documentata innanzitutto una crescita innaturale dei polli, il cui peso corporeo si è raddoppiato già tra la prima e la seconda settimana di vita, e sono stati inoltre rilevati gravi danni alle ossa. Dalle radiografie infatti la calcificazione non è risultata essere totalmente avvenuta neppure in quella che generalmente è l’ultima settimana di vita dei Broiler di allevamento, ossia la settima: si sono dunque potuti osservare alcuni casi di deviazione delle ossa sia nei polli vissuti in allevamento intensivo sia in quelli vissuti in un luogo protetto, cosa che con ogni probabilità deriva dal sovraccarico del peso della massa muscolare su ossa non ancora attrezzate anatomicamente. Tra l’altro, poi, sono emerse anche patologie respiratorie causate, nei polli d’allevamento, dall’alto tasso di ammoniaca presente nella lettiera. Tuttavia, patologie delle vie respiratorie sono state individuate anche in un Broiler collocato in una struttura protetta e quindi non a contatto con gli alti tassi di ammoniaca: sono stati infatti rilevati chiari segni di polmonite e versamento di liquido in eccesso attorno al cuore, il che dà forza alla tesi secondo cui sarebbe appunto la linea genetica stessa a predisporre gli animali allo sviluppo di simili patologie con conseguente morte precoce.

Tali risultati rivelano, secondo Animal Equality, la contraddittorietà fra il Decreto Legislativo n.146 del 26 marzo 2001 – per la protezione degli animali negli allevamenti – e la reale condizione dei polli Broiler. All’articolo 2 del decreto, infatti, viene specificatamente richiesto agli allevatori di “adottare misure adeguate per garantire il benessere dei propri animali e affinché non vengano loro provocati dolore, sofferenze o lesioni inutili”: misure che, sostiene l’organizzazione, non possono essere applicate “in nessun contesto e in nessuna condizione ambientale, anche in quella più favorevole”. È proprio per questo quindi che Animal Equality ha lanciato una petizione, rivolta al Ministro per le Politiche Agricole e al Ministro per la Salute, per chiedere di supportare a livello europeo la messa la bando delle razze a rapido accrescimento nonché di disporre l’abbandono totale delle stesse in Italia. «I risultati dell’indagine rivelano che l’industria della carne di una delle razze più consumate al mondo si basa sulla sofferenza deliberatamente imposta dall’essere umano nei confronti di animali selezionati apposta per massimizzare i propri profitti a discapito della loro salute», ha sottolineato a tal proposito la direttrice esecutiva di Animal Equality Alice Trombetta, aggiungendo che «questo sistema nel 2022 è totalmente inaccettabile».

[di Raffaele De Luca]

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