sabato 21 Marzo 2026
Home Blog Pagina 1344

Riforma Cartabia, oggi sciopero dei magistrati

0

È stato indetto per la giornata di oggi lo sciopero di giudici e pm, che si asterranno dalle udienze per tutta la giornata. La protesta riguarda la riforma dell’ordinamento giudiziario (la cosiddetta riforma Carabia), approvata alla Camera e in attesa di voto definitivo al Senato, e la nuova legge elettorale del Consiglio superiore della magistratura. La categoria non scioperava dal 2010, quando i livelli di adesione raggiunsero il picco dell’85%. La decisione era stata comunicata dall’Associazione nazionale magistrati il 30 aprile.

(Monthly report n.10) Covid: è finita l’emergenza, ora è tempo di risposte

0

È uscito il decimo numero del Monthly Report: la rivista de L’Indipendente che ogni mese fa luce su un tema che reputiamo di particolare rilevanza e non sufficientemente trattato sul mainstream. Il numero di maggio è il primo che è stato reso disponibile anche in formato cartaceo e ricevuto direttamente a casa dai nostri abbonati (tutte le info su come riceverlo a questo link), ma naturalmente rimane disponibile anche in formato digitale. Per l’occasione siamo tornati a parlare di Covid-19, e c’è una ragione molto precisa per la quale lo facciamo ora, appena in Italia è terminata ufficialmente l’emergenza e anche i media sono completamente assorbiti dalla nuova emergenza, quella della guerra.

L’editoriale del nuovo numero: Emergenza scaccia emergenza

Tra le dinamiche storte del mondo dell’informazione ce ne sono due che più di altre hanno conseguenze negative sulle possibilità dei cittadini di comprendere realmente le cose e di costruirsi un’opinione compiuta. La prima è che il sistema dei media è pensato e progettato per non fermarsi mai a ragionare, ad allargare il discorso, ad analizzare in profondità le cause e gli effetti di un determinato fatto. La seconda è che tutta l’informazione gira attorno all’emergenza del momento, in un eterno presente dove l’ultimo accadimento cancella quello precedente. Per due anni si è parlato solo di pandemia, ora si parla solo di Ucraina e l’argomento scomparirà dai radar non necessariamente quando il conflitto sarà terminato, ma quando ci si renderà conto che una nuova emergenza interesserà maggiormente il pubblico. Queste due dinamiche sono in realtà profondamente collegate e si alimentano a vicenda in un circuito perverso per la buona informazione. Un giornalismo del tutto schiacciato sull’emergenza del momento è funzionale a un sistema mediatico che non vuole mai fermarsi a ragionare sulle cause e sugli effetti profondi dei fatti e delle decisioni pubbliche.

Mentre l’emergenza è in corso il popolo è chiamato a stringersi a coorte, il governo ad agire rapidamente e senza esitazione e i media ad essere “responsabili”, ovvero a non alimentare la sfiducia e a non porre domande inopportune. Ogni voce disallineata è messa a tacere e non sono ammessi troppi ragionamenti sulle cause dei fatti e sui possibili effetti delle decisioni: per parlare di queste cose ci sarà tempo, si dice, ora bisogna rimanere uniti e vincere la battaglia contro il nemico, che sia un virus o un esercito. Il problema è che alla fine il momento non arriva mai. Perché finita l’emergenza subito ne comincia un’altra e se non c’è la si fabbrica, come delle volte accade con i migranti o con alcuni fatti di cronaca nera. Il risultato è sempre lo stesso: l’informazione gira su sé stessa, lasciando i cittadini storditi peggio di un criceto sulla ruota.

È per contrastare questo modello nocivo di informazione che torniamo sulla questione della pandemia da Covid-19 e lo facciamo ora che in Italia è ufficialmente terminato lo stato di emergenza. D’altronde è da due anni che i media e le istituzioni ci preparano all’idea che stiamo entrando nell’era delle pandemie, come se dovessimo dare per scontato che questi due anni siano stati l’antipasto di una lunga e pesantissima cena. Sarà quindi il caso che alcune domande trovino una risposta onde evitare di ripetere gli stessi errori: lockdown e mascherine sono serviti sul serio o si sono rilevati inutili restrizioni? Le cure domiciliari precoci alla fine erano una bufala cara ai no vax o sono state ingiustamente non considerate? Di laboratori biologici come quello di Wuhan dal quale (forse) si è diffuso il virus quanti altri ne esistono, cosa si fa al loro interno e con quali rischi? Le autorità che approvano farmaci e vaccini, come Ema e Aifa, sono enti indipendenti dei quali possiamo fidarci? E l’Organizzazione mondiale della sanità come se la passa visto che dovrebbe proteggere la salute mondiale? Sono domande fondamentali da porsi e alle quali cercare una risposta in modo onesto. Così come è fondamentale cercare di capire se la legislazione di emergenza adottata durante la pandemia (dal green pass alle limitazioni al diritto di protestare) sia in via di smantellamento insieme alla fine dell’emergenza o se i governi del mondo, incluse le democrazie occidentali, vogliano solo cambiare nome a certi meccanismi di potere per continuare ad utilizzarli. Troppe sono le domande rimaste sul tavolo, è tempo di cercare (e di pretendere) le risposte.

L’indice del nuovo numero:

  • Il labile confine tra misure di emergenza e abuso di potere
  • Lontano da dove
  • Non solo green pass: gli strumenti del biopotere nell’era delle emergenze
  • La veritа sull’OMS raccontata da un ex capo ricercatore: intervista a Francesco Zambon
  • Tra filantropia e interessi geopolitici: il fallimento del progetto COVAX
  • Gli enti di controllo che approvano i farmaci sono realmente indipendenti?
  • Un mondo sospeso tra biolab e gain of function
  • Cure precoci: tutto quello che sappiamo dopo due anni di pandemia
  • Mascherine e lockdown: le restrizioni anti-covid, in definitiva, hanno avuto senso?
  • Giovani, le vittime dimenticate delle politiche pandemiche
  • Coronation, il documentario che nessuna piattaforma vuole trasmettere

Il mensile, in formato PDF, può essere scaricato dagli abbonati a questo link: lindipendente.online/monthly-report/

La NATO occupa le coste della Sardegna per le prove di guerra: vietato l’accesso a mare

4

Fino al 27 maggio, la Sardegna sarà teatro di una vasta esercitazione NATO, che vedrà coinvolti circa 4.000 militari provenienti da 7 paesi dell’Alleanza a bordo di aerei e navi. L’operazione Mare Aperto 2022 è arrivata senza preavviso, mentre i residenti e i primi turisti si preparavano all’imminente avvio della stagione estiva. Fino al 27 maggio sarà vietato in 17 aree a mare interessate dall’esercitazione “il transito, la sosta, la pesca, la balneazione e le immersioni”. Con un’ordinanza firmata dallo Stato Maggiore della Difesa, a inizio maggio si è deciso infatti di porre “immediatamente” sotto assedio la Sardegna. Nonostante si tratti di un’esercitazione annuale, il rischio di trasformare quanto sta avvenendo nella regione in un elemento che potrebbe destabilizzare il già precario equilibrio diplomatico lungo la direttrice NATO-Mosca non è trascurabile, soprattutto se si considera la discrezionalità da parte delle istituzioni circa il periodo in cui porre in essere Mare Aperto. Si pensi che nel 2021 l’esercitazione si è svolta a ottobre.

Nei giorni scorsi le Capitanerie di Porto di Cagliari e Oristano hanno disposto, con due ordinanze, l’interdizione di 17 aree a mare con “decorrenza immediata”, individuando le zone in cui si svolgerà l’esercitazione militare. Oltre ai circa 21.000 ettari dei tre poligoni di Teulada, Perdasdefogu e Capo Frasca, l’operazione si estenderà anche in aree mai convolte in azioni militari. L’Unione Sarda ha creato una mappa sulla base delle coordinate geografiche contenute nelle due ordinanze, mostrando le zone interessate: si parte dalle acque di Sant’Antioco per arrivare alla costa orientale, passando per Porto Pino (davanti agli stabilimenti balneari già in funzione) Capo Teulada, Villasimius, Muravera e altre località in preparativi per la stagione estiva. “Le forze in campo si eserciteranno nel dominio marittimo”, ma anche “nei contesti aereo e terrestre, e in quelli innovativi dello spazio e della cyber-security, simulando scenari ad alta intensità e in veloce mutamento attraverso cui verificare le capacità di intervento in svariate aree, dalla prevenzione e il contrasto di traffici illeciti, alla lotta contro minacce convenzionali e asimmetriche“, ha dichiarato il ministero della Difesa in un comunicato.

Le aree costiere interessate dall’esercitazione militare [Fonte: L’Unione Sarda]
Nei calcoli e nelle dichiarazioni, il grande assente è risultato essere l’ambiente, nonostante i danni causati periodicamente dalle esercitazioni militari. Nel 2010 il magistrato Domenico Fiordalisi condusse delle indagini incentrate sul disastro ambientale provocato in Sardegna dallo smaltimento illegale di materiale radioattivo all’interno dei poligoni militari. L’indagine, prima di essere “sgonfiata” da una perizia (ritenuta contraddittoria da diversi esperti), accertò l’esplosione di missili Milan contenenti torio, elemento radioattivo, nel poligono di Teulada. Sul poligono di Quirra si sono concentrate invece le analisi del fisico Evandro Rizzini, dalle quali è emerso il collegamento tra l’esposizione al metallo radioattivo e la morte di 167 militari. Con l’allargamento delle aree coinvolte, a partire proprio dai poligoni, il rischio di dover affrontare ulteriori danni per la salute e per l’ambiente non può far altro che aumentare.

[Di Salvatore Toscano]

UE condanna Italia per livelli inquinamento atmosferico

0

La Corte di giustizia dell’Unione europea ha nuovamente condannato l’Italia per il livello di inquinamento atmosferico, accogliendo un ricorso della Commissione europea riguardante il mancato rispetto del valore limite fissato per il biossido d’azoto nell’aria, definito “sistematico e continuativo”. L’Italia sarebbe anche stata bacchettata per non aver preso misure adeguate al fine di garantire il rispetto di tale limite, in particolare in metropoli quali Torino, Brescia, Milano, Bergamo, Genova, Roma e Firenze.

Domenica 15 maggio

0

4.30 – 18enne uccide 10 persone in un supermercato a Buffalo. L’FBI indaga sul “crimine d’odio razziale e estremismo”.

7.00 – In Libano iniziano le elezioni parlamentari, le prime dal 2018.

8.00 – In Italia è l’Overshoot day, giorno in cui il nostro paese esaurisce le risorse a disposizione per l’anno corrente.

9.30 – Il presidente indonesiano Joko Widodo incontra l’ad di Tesla Elon Musk per discutere di possibili investimenti.

12.00 – Migliaia di tunisini protestano contro il presidente Kais Saied chiedendo il ritorno all’ordine democratico.

12.10 – Coldiretti lancia l’allarme carestia in 53 paesi in seguito alla crisi in Ucraina.

13.00 – La Finlandia chiederà ufficialmente di entrare nella NATO. Lo annunciano il presidente e il primo ministro.

15.30 – NATO, Stoltenberg: «L’Ucraina può vincere la guerra. La Russia non sta raggiungendo gli obiettivi prefissati».

18.00 – Anche la Svezia verso l’adesione ufficiale alla NATO. Ad annunciarlo è Magdalena Andersson, primo ministro del paese.

Tunisia, proteste contro il presidente Saied

0

Migliaia di tunisini hanno protestato oggi contro il presidente Kais Saied, chiedendo il ritorno al normale ordine democratico. Dalla scorsa estate, momento del suo insediamento, Saied ha condotto un particolare processo di accentramento del potere, sciogliendo il Parlamento e iniziando a governare per decreto, con l’obiettivo di sostituire l’attuale costituzione attraverso un referendum. «È diventato chiaro che il popolo sostiene un ritorno al percorso democratico», ha detto Samira Chaouachi, vice leader del parlamento sciolto lo scorso marzo.

Meta sta già ridimensionando il suo impegno sul metaverso

1

Nell’ottobre del 2021, Mark Zuckerberg aveva annunciato un importante novità: Facebook è diventato Meta. Il cambio di nome ha evidenziato sin da subito l’intenzione dell’imprenditore di calcare la mano sull’istituzione del “metaverso”, ovvero sulla creazione di uno spazio digitale che ambisce a sostituirsi all’internet odierno. A pochi mesi di distanza, il futuristico entusiasmo dimostrato dall’eccentrico capo d’impresa sembra essersi però grandemente ridimensionato.

Stando ad alcune indiscrezioni raccolte da Reuters, il CFO di Meta Andrew Bosworth avrebbe infatti rivelato ai dipendenti di Reality Labs, punta di diamante della Big Tech nel settore della realtà virtuale (VR) e realtà aumentata (AR), l’abbandono temporaneo di alcuni dei progetti che avevano in mano. In altre parole, l’azienda ha «rimandato» a data da definirsi alcune idee che banalmente non può più permettersi di sostenere.

Stando ai dati fiscali pubblicati da Meta lo scorso febbraio, l’investimento dell’azienda nel metaverso ha raggiunto nel 2021 un costo di circa 10 miliardi di dollari. Una simile “perdita” non sarebbe di per sé anomala, rientra nei finanziamenti per le strategie aziendali del futuro, tuttavia un simile onere finanziario si sta scontrando con una realtà sgradita a Zuckerberg: il pubblico non è particolarmente interessato al metaverso, anche perché le aziende non hanno ancora fornito una definizione precisa e univoca di cosa sia.

Dai discorsi promozionali che sono stati fatti risulta chiaro che le Big Tech avrebbero un interesse diretto a impostare i nuovi servizi, tuttavia non è chiaro come questi mondi digitali potrebbero migliorare la vita della gente comune. Non solo, il metaverso previsto da Meta si appoggia a costosi visori di realtà virtuale e realtà aumentata, cosa che a sua volta va a restringere enormemente il bacino di potenziali clienti a cui può attingere il social.

In tal senso, l’azienda tecnologica sta facendo il possibile per modificare le abitudini dei consumatori e prevede nel prossimo futuro la commercializzazione di caschi VR adatti a diverse fasce di prezzo medio-alte. Il timore dei finanziatori è però che un simile impegno sia debole e tardivo. Al posto di concentrarsi sui servizi tradizionali o di sfruttare la tecnologia in uso per progettarne di inediti, Meta si appoggia a un piano di sviluppo che necessita la diffusione di uno strumento che i più considerano superfluo, inutile e costoso.

La claudicante situazione del metaverso ha contribuito al tracollo in Borsa della Big Tech, in più Zuckerberg ha annunciato che nel 2022 i Reality Labs assumeranno un numero minore di dipendenti rispetto a quelli selezionati l’anno precedente. Tutto suggerisce che la crescita del settore, pur non essendosi arrestata, stia incappando in un forte rallentamento e in altrettanta diffidenza. Ora come ora, il sogno di Meta non sembra essere un sogno condiviso dall’utente medio.

[di Walter Ferri]

NATO, la Finlandia chiederà ufficialmente di entrare

0

La Finlandia chiederà ufficialmente di entrare nella NATO. Lo hanno annunciato in una conferenza stampa a Helsinki il presidente Sauli Niinisto e il primo ministro Sanna Marin. La richiesta dovrebbe essere presentata martedì, giorno in cui è attesa dal parlamento la ratifica della decisione delle alte cariche del paese. «È un giorno storico, una nuova era si apre», ha detto il presidente in conferenza stampa, incalzato dalle parole del primo ministro: «La minaccia nucleare è seria. Essere nella NATO rafforzerà la nostra sicurezza».

Cure Covid: tutto quello che sappiamo a due anni dall’inizio della pandemia

5

Un tema legato al Covid-19 che nei due anni pandemici non è mai stato affrontato in maniera approfondita da parte dei media è senza dubbio quello delle cure domiciliari precoci: infatti, mentre durante l'emergenza sanitaria la stampa nazionale presentava i vaccini come l'unica soluzione, in Italia diversi medici si occupavano di curare i pazienti fin dai primi sintomi. In tal senso non si può non citare il "Comitato Cure Domiciliari Covid", un gruppo di medici che, non seguendo alla lettera le indicazioni governative, è riuscito ad aiutare svariati pazienti. Dall'inizio della pandemia infatti ...

Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati.
Scegli l'abbonamento che preferisci 
(al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo.

Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.

ABBONATI / SOSTIENI

L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni.
Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso.

Buffalo, Usa: sparatoria provoca 10 morti

0

In un supermercato a Buffalo (Stati Uniti) una sparatoria ha provocato 10 vittime in un quartiere a maggioranza afroamericana. Ad aprire il fuoco, sparando almeno settanta colpi, è stato Payton Gendron, uno studente di diciotto anni che nelle ore precedenti alla strage aveva pubblicato online un manifesto suprematista di oltre 100 pagine in cui si affermava “la necessità di cambiare i tassi di natalità dei bianchi, calati negli ultimi anni”. Così Payton Gendron si è presentato prima nel parcheggio e poi all’interno del supermercato imbracciando un AR-15 e colpendo 13 persone. Il tutto mentre era in diretta streaming su Twitch. La polizia e l’FBI indagano per il reato di “crimine d’odio razziale e estremismo”.