«Tutte le potenze nucleari devono attenersi alla logica delineata nei documenti ufficiali volti a prevenire la guerra nucleare», lo ha affermato Vladimir Yermakov, capo del ministero degli Esteri per la non proliferazione nucleare del governo russo. «I rischi di una guerra nucleare, che non dovrebbe mai essere scatenata, devono essere ridotti al minimo, in particolare prevenendo qualsiasi conflitto armato tra le potenze nucleari». Un invito al dialogo e alla moderazione rivolto innanzitutto ai tre paesi occidentali membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu insieme a Russia e Cina: Gran Bretagna, Stati Uniti e Francia. Nei giorni scorsi anche fonti USA avevano ribadito il concetto, specificando inoltre di ritenere che non vi sia una minaccia di uso di armi nucleari da parte di Mosca nonostante alcune dichiarazioni controverse del ministro degli Esteri Lavrov.
Sabato 30 aprile
8.00 – Ucraina: Zelensky si dice pronto a incontrare Putin, ma Mosca accusa la NATO che impedirebbe un accordo.
11.00 – Un caccia ucraino è riuscito a colpire un villaggio russo danneggiando un impianto di petrolio.
12.00 – SpaceX ha lanciato 53 nuovi satelliti nell’orbita bassa della Terra.
13.00 – PNRR: l’Italia destina 450 milioni di euro allo sviluppo della filiera dell’idrogeno verde.
14.00 – La Repubblica Centrafricana (CAR) ha adottato il Bitcoin come moneta a corso legale.
16.00 – La Cina aumenta le città in lockdown, che ormai riguarda oltre 300 mln di persone. Si diffondono le proteste.
17.00 – Germania: avviato procedimento contro l’Italia all’Aia per risarcimenti crimini nazisti.
Ucraina: Russia lascerà Stazione Spaziale Internazionale a causa delle sanzioni
A causa delle sanzioni imposte per l’invasione dell’Ucraina, la Russia lascerà la Stazione Spaziale Internazionale. «La decisione è già stata presa, non siamo obbligati a parlarne pubblicamente», avrebbe infatti affermato – secondo quanto riportato dall’agenzia Ria Novosti – il direttore generale dell’agenzia spaziale russa Roscosmos, Dmitry Rogozin. Quest’ultimo, inoltre, avrebbe fatto sapere che in linea con gli obblighi internazionali i partner saranno informati della fine dei lavori sulla Stazione Spaziale Internazionale con un anno di anticipo.
Mancano le relazioni sui vaccini: querela per Aifa, Ministero della Salute, Iss e Cts
Le istituzioni italiane sembrerebbero non essere in possesso dei documenti necessari a verificare l’efficacia e la sicurezza dei vaccini anti Covid, i quali consentirebbero di mantenere il regime di autorizzazione condizionata: è questo sostanzialmente quanto emerso da un estenuante lavoro di indagine e ricerca effettuato da alcuni legali dell’associazione IDU (Istanza Diritti Umani) e dell’associazione DUS (Diritti umani e salute) nei confronti dell’Aifa (Agenzia italiana del farmaco), dell’Ema (Agenzia europea per i medicinali) e del Ministero della Salute. Una vera e propria ricerca della verità che, sulla base delle risultati emersi, il 4 marzo scorso ha portato l’associazione IDU a depositare presso la Procura di Roma una querela contro l’Aifa, il Ministero della Salute, il Cts (Comitato tecnico scientifico), e l’Iss (Istituto superiore di sanità), accusati di aver commesso i reati di omissione d’atti d’ufficio, abuso d’atti d’ufficio, omicidio colposo, lesioni personali, falsità ideologica, procurato allarme, falso in atto pubblico.
Per comprendere al meglio la vicenda, però, c’è bisogno di fare una breve premessa. I vaccini anti Covid-19 non hanno ricevuto da parte dell’Ema o dell’Aifa l’autorizzazione incondizionata alla commercializzazione, bensì l’autorizzazione condizionata, una procedura subordinata a precisi requisiti che le case farmaceutiche dovrebbero garantire e sottoporre alla verifica delle autorità. Sono gli stessi foglietti illustrativi dei vaccini anticovid-19 a specificarlo, ma non solo. Ciò che probabilmente è ancora più importante è il fatto che a mettere nero su bianco tale concetto è anche la stessa Aifa, che con la determina n.318 del 23 dicembre 2020 ha sostanzialmente chiesto alle aziende di depositare i seguenti documenti: il primo “Psur” (Rapporto periodico di aggiornamento sulla sicurezza) entro 6 mesi successivi all’autorizzazione e le relazioni intermedie di sicurezza, da fornire a partire dal gennaio 2021 fino al dicembre 2023, mese in cui dovrebbe essere messa a disposizione la relazione finale.
È proprio con la volontà di verificare il rispetto di tali requisiti, dunque, che i legali delle associazioni decidono di formulare, in data 29 novembre 2021, l’istanza di accesso agli atti all’Aifa richiedendo la consegna delle “Relazioni Intermedie” e degli “Psur”. Quest’ultima però, in data 28 dicembre 2021 e nella persona del Direttore Generale Nicola Magrini, afferma di non possedere la documentazione richiesta in quanto tali dati avrebbero “natura riservata” essendo di “proprietà esclusiva delle aziende produttrici”. I richiedenti vengono però invitati a rivolgersi all’Ema per reperire le Relazioni intermedie, mentre per consultare gli Psur viene fornito un link di collegamento del sito della medesima, il quale riporta tuttavia ad una pagina non più esistente. Allora in data 29 dicembre viene inoltrata istanza di accesso agli atti al Ministero, richiedendo la consegna degli Psur e delle Relazioni Intermedie di Sicurezza. Anche quest’ultimo però, nella persona del Direttore Generale Dott. Giovanni Rezza, il 2 febbraio 2022 afferma di non essere in possesso della documentazione in questione. Eppure, il regolamento UE 507/2006 all’art. 9 prevede che le relazioni periodiche di aggiornamento sulla sicurezza sono presentate all’Agenzia e agli Stati membri immediatamente su richiesta o almeno ogni sei mesi dopo il rilascio o il rinnovo di un’autorizzazione all’immissione in commercio condizionata, motivo per cui lo Stato Italiano, in quanto Stato membro, avrebbe a quanto pare tutto il diritto di richiedere la consegna.
Ad ogni modo l’indagine prosegue ed il 29 dicembre 2021 l’istanza viene inoltrata all’Ema, che inizialmente afferma di non comprendere quali siano le relazioni richieste, poi sostanzialmente tergiversa, ed infine in data 9 febbraio 2022 oppone il proprio diniego all’accesso agli atti per una serie di motivi tra cui quello per cui l’agenzia non avrebbe individuato nessun interesse pubblico prevalente che giustifichi la divulgazione dei documenti richiesti e che prevalga sulla tutela dell’interesse privato: la diffusione dei documenti, infatti, pregiudicherebbe gravemente il processo decisionale.
È per tutti questi motivi, dunque, che si è giunti al deposito della querela. Per avere però un’idea più chiara riguardo al pensiero di coloro che hanno condotto questa ricerca della verità, abbiamo chiesto un commento ad uno dei legali che ha indagato sulla vicenda, Enzo Iapichino dell’Associazione IDU. «Cosa significa tutto ciò? Significa che in Italia abbiamo la legislazione del ricatto», ha affermato l’avvocato, sottolineando che «se da un lato determinate categorie di soggetti che scelgono di non vaccinarsi non possono essere retribuiti, dall’altro se si decide di chiedere i documenti a sostegno di efficacia e sicurezza dei vaccini essi non vengono forniti, e non si sa neanche se esistono».
[di Raffaele De Luca]
La Commissione europea vuole mettere al bando dodicimila sostanze chimiche
La Commissione europea ha recentemente pubblicato la cosiddetta “Restrictions Roadmap”, una tabella di marcia che potrebbe progressivamente mettere al bando numerose sostanze chimiche, dannose per la salute umana e l’ambiente, e contenute in diversi prodotti di largo consumo tra cui quelli per l’infanzia. Il piano infatti indica un elenco di sostanze, da aggiornare gradualmente, che saranno oggetto di stringenti restrizioni: il tutto con l’obiettivo poter godere di un ambiente privo di sostanze chimiche tossiche, che secondo quanto riportato dall’Ufficio europeo dell’ambiente (EEB) spariranno completamente entro il 2030. Nello specifico, in totale fino a dodicimila sostanze potrebbero essere messe al bando, dato che l‘associazione di settore CEFIC a dicembre ha stimato che siano appunto dodicimila le sostanze chimiche, presenti nel 74% dei prodotti di consumo o professionali, potenzialmente pericolose per la salute o per l’ambiente.
“Se attuata, l’azione sarà la più ampia rimozione regolamentare mai effettuata di sostanze chimiche autorizzate e coprirà le sostanze chimiche contro le quali i gruppi ambientalisti, dei consumatori e della salute hanno combattuto per decenni”, ha inoltre affermato l’EEB, precisando che “la Restrictions Roadmap sia “un impegno politico a utilizzare le leggi esistenti per vietare, ad esempio, tutti i ritardanti di fiamma, sostanze chimiche utilizzate per rendere ignifughi i prodotti e che sono sospettate di essere cancerogene, e tutti i bisfenoli, ampiamente utilizzati nella plastica ma che colpiscono gli ormoni umani”.
Detto questo, non si può non sottolineare che, seppur quelli della Commissione europea siano degli ottimi passi in avanti, andranno ovviamente verificati alla prova dei fatti. In passato, infatti, non sono mancate le occasioni in cui diversi Stati europei hanno preferito mettere le ragioni industriali ed economiche avanti a quelle della salute pubblica. Basterà ricordare che negli scorsi mesi le autorità di Francia, Olanda, Svezia ed Ungheria hanno preparato un rapporto sulla sicurezza dell’erbicida glifosato, nell’ambito del rinnovo dell’autorizzazione Ue, definendolo non cancerogeno, non mutageno né tossico per la riproduzione. Tuttavia, è ormai risaputo che il glifosato costituisca un pericolo per la popolazione umana. La stessa Echa (Agenzia europea delle sostanze chimiche), infatti, si era espressa molto chiaramente sul tema già nel 2017: pur sottolineando la mancanza di prove scientifiche «per classificare il glifosato come cancerogeno, mutageno o tossico per la riproduzione», aveva comunque precisato che si trattasse di una sostanza tossica e pericolosa sia per l’uomo che per l’ambiente.
[di Raffaele De Luca]
Germania: avviato procedimento contro l’Italia all’Aia per risarcimenti crimini nazisti
Un procedimento davanti alla Corte Internazionale di giustizia dell’Onu, con sede all’Aia, è stato avviato dalla Germania contro l’Italia, accusata di non rispettare la sua “immunità giurisdizionale come Stato sovrano”. Lo si legge in una nota pubblicata dalla stessa Corte, dalla quale si apprende che, nello specifico, Berlino ritiene che Roma stia continuando a consentire alle vittime dei crimini di guerra nazisti di chiedere risarcimenti allo stato tedesco nonostante una sentenza della Corte Internazionale di giustizia del 2012, che aveva sancito l’illegittimità di tali richieste.
L’Unione europea ha prorogato il green pass fino a giugno 2023
La Commissione per le libertà civili, afferente al Parlamento europeo, ha approvato l’estensione del certificato sanitario Covid europeo fino al 30 giugno 2023, affinché i cittadini non siano privati del loro diritto alla circolazione “indipendentemente dall’evoluzione della pandemia”. Nonostante l’attenuarsi della pandemia abbia portato diversi Paesi in Europa a non rinnovare lo stato di emergenza, il green pass si profila come uno strumento per il momento destinato a rimanere sul piatto ancora per qualche tempo.
La decisione della Commissione è stata presa, si legge sul sito del Parlamento europeo, “Per garantire che i cittadini dell’UE possano beneficiare del loro diritto alla libera circolazione indipendentemente dall’evoluzione della pandemia Covid-19“. La risoluzione è stata approvata con 48 voti a favore, 16 contro e nessun astenuto. La proposta era al vaglio già dall’inizio dell’anno, con la motivazione che non fosse determinabile “l’impatto di un possibile aumento delle infezioni nella seconda metà del 2022 o dell’emergere di nuove varianti”.
Gli eurodeputati hanno sottolineato che gli Stati membri dovrebbero “evitare ulteriori restrizioni alla libertà di movimento per i titolari dell’EUDCC [il Certificato Covid digitale dell’UE], a meno che non sia assolutamente necessario”. Il provvedimento sarà ad ogni modo riesaminato e “proporzionato” sei mesi dopo la sua estensione, in quanto l’intento sarebbe quello di “abbreviare il periodo di applicazione del regolamento non appena la situazione epidemiologica lo permetta”.
Si conferma così, da parte delle istituzioni europee, una certa riluttanza ad abbandonare le misure adottate durante la pandemia e la cui esistenza era giustificata unicamente dal sussistere dell’emergenza sanitaria. In Italia, d’altronde, il premier Draghi ed il ministro della Salute Speranza non hanno fatto segreto del fatto che quanto è stato studiato come strumento emergenziale diverrà presto ordinario, in previsione di una futura pandemia. I mezzi di controllo e gestione utilizzati, quindi, verranno semplicemente messi nel cassetto, pronti ad essere tirati fuori al bisogno.
[di Valeria Casolaro]
Francia, proteste per aumento prezzi: agricoltori scaricano letame davanti ai supermercati
A Pau, in Francia, gli agricoltori hanno scaricato letame, pneumatici e rifiuti di fronte alla Prefettura e alle sedi dei supermercati Leclerc e Carrefour in segno di protesta contro l’aumento dei prezzi delle materie prime. Un gesto simile è stato compiuto nei pressi del deposito di una raffineria di Tolosa, per contestare l’aumento dei prezzi del carburante. “Se non saremo ascoltati, dovremo tornare” hanno dichiarato, al termine della giornata di mobilitazione.
Lontano da dove
Il quotidiano era composto di 82 pagine e l’unica, piccola, notizia riguardante il Covid bisognava proprio andarla a cercare. Era il 29 ottobre 2021, il giornale era La Vanguardia, pubblicato in Catalogna e in Spagna. Si provava un senso gradevole di straniamento a sfogliarlo, il gusto di una rara normalità. La notizia inquietante era come custodita, ammortizzata, tra i commenti culturali e i soliti dibattiti. Provate a immaginare quel giorno La Stampa o La Repubblica o Il Giornale, abituati al bollettino di guerra della pandemia con i giornalisti alla caccia di nemici ignoranti, di stupidi oppositori. Mentre gli influencer di casa nostra rintronavano le folle dei seguaci che li imitavano come scimmiette addomesticate, adoranti e servili ai trend dominanti, tanto tanto democratici.
5 settembre 2021, parcheggiamo il camper a Neubrandenburg, Germania, ex DDR. La città, cinta da mura antiche, è quasi deserta, in centro si incontrano rari passanti senza mascherina e qualche distributore automatico di specialità alimentari locali. Una occasione simpatica con i prodotti della campagna. Poco prima, nel parco, a un busto di Karl Marx qualcuno aveva portato un mazzo di garofani bianchi, con una devozione politica che esprimeva una qualche lontananza ma anche un senso storico incancellabile. Avevamo lasciato la Germania del Nord, e il mare del Nord. Luci, sensazioni, alternarsi continuo del clima, splendidi panini con aringhe, scorci di pescherecci multicolori, piccoli fantasiosi ristoranti su barche. Flensburg, Warnemunde, l’isola di Rugen, Binz, Fehmarn, Rostock, turisti dappertutto, ristoranti e negozi aperti, nessuna richiesta di particolari certificati. L’unica volta, a Konstanz, Bodensee, prima di passare in Svizzera, facciamo un tampone per prudenza. Rigorosamente gratuito.
Aljubarrota, Portogallo. Agosto 2021, splendida festa medioevale, quest’anno però sotto tono, i portoghesi non sono gente particolarmente espansiva, anche se molto cordiale e corretta. Specialità artigianali di tutti i tipi, cucina rustica all’aperto, qui mi colpisce un tipo che raccoglie rametti in minuscole fascine, con quella concentrazione dei semplici che hanno un senso illimitato del tempo: ciò che li rende, come scriveva Cesare Pavese, custodi del mito. Passano dei cavalieri austeri, Tomar, il paese dei templari, è qui vicino e la gioia di oggi con i suoi canti ci strappa all’umiliante contemporaneità che ci vorrebbe tutti estranei.
Ma che cosa è il potere nel 2021? Uno schema repressivo, fondato sulla paura, che vorrebbe apparire autorevole perché controlla, perché governa le preoccupazioni che esso stesso ha generato. I governati diventano come operai minacciati di licenziamento se pensano con la loro testa. Ma al governo non ci sarebbe anche la sinistra?
Questi poco onorevoli signori esisteranno finché ci sarà un Covid o qualche cosa di simile, utile per opprimere l’umanità che non si allinea, quella troppo povera e/o quella troppo intelligente.
L’orizzonte si è rinnovato recentemente con le battaglie in Ucraina, dove giornali e telegiornali sono seriosamente alle prese con una campagna martellante. Il rischio della guerra atomica è l’attuale scenario inquietante, la paura domina un’altra volta la scena ma la politica non evoca più, come allora, la scienza quale soluzione di ogni male. Ora l’incontrovertibile sapere scientifico è stato sostituito dalla verità dal fronte, e guai a chi non si schiera, a chi non approva o condanna, a seconda dei casi, tutto quello che vede. Chi non sta con l’Ucraina, chi non critica quanto merita la Russia è un nemico della Nato. Non è lecito avere dubbi, farsi domande, confrontare le ipotesi. Dunque, le trattative per la pace sono tragicamente impossibili. La Storia ha finito di esistere.
Politica e teologia ormai sono un tutt’uno. Come Pfizer e la Nato: i più potenti attuali vaccini sul mercato.
[di Gian Paolo Caprettini]








