giovedì 26 Marzo 2026
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La lunga rincorsa dell’Europa alla sovranità digitale

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Gli ostracismi economici, la pandemia, la guerra in Ucraina stanno rivelando al mondo intero come il tradizionale concetto di globalizzazione sia tutto meno che invulnerabile. Gli Stati Uniti hanno dato il via a una guerra commerciale con la Cina, la quale ha istituito la cosiddetta “nuova via della seta” per creare un Mercato che sia in grado di muoversi parallelamente a quello attualmente dominante, nel frattempo le quarantene hanno evidenziato i lati grotteschi sviluppatisi all'interno del settore produttivo, mentre la più recente invasione russa ci ha fatto capire che le nazioni “evolute” ...

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L’Italia ha approvato definitivamente lo stop all’abbattimento dei pulcini maschi

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In Italia, nella seduta di ieri, la Camera ha approvato lo stop definitivo all’abbattimento selettivo dei pulcini maschi negli allevamenti intensivi. Finora, l’industria alimentare ha ritenuto i pulcini di sesso maschile inutili per la produzione sia di uova che di carne. Motivo per cui, ogni anno, vengono uccisi tra i 25 e i 40 milioni di pulcini maschi entro le prime 24 ore dalla nascita. La norma, a favore del benessere animale, dovrà essere pienamente attuata entro il 2026.

Si conclude quindi in modo positivo il lungo iter legislativo iniziato nel giugno 2021 con l’onorevole Francesca Galizia (Movimento 5 Stelle), che presentò l’emendamento all’interno della Legge di delegazione europea 2021 e che ottenne il via libera dalla Camera a dicembre.

Ora servirà un po’ di tempo per l’adeguamento alla normativa delle procedure di lavoro e dello stato tecnologico delle aziende del settore. Il testo prevede anche l’introduzione e lo sviluppo di tecnologie e strumenti per il sessaggio degli embrioni in-ovo. In questo modo, gli allevatori saranno in grado di identificare il sesso del pulcino ancora prima della schiusa. I pulcini maschi infatti, non avendo la capacità di deporre le uova e non potendo essere impiegati per la carne, sono inutili per l’industria delle uova.

Il passo storico raggiunto dall’onorevole pentastellata rappresenta un traguardo anche per Animal Equality, organizzazione internazionale non-profit per la difesa dei diritti degli animali che sin dal 2020 ha combattuto per questo risultato. Fu proprio nel 2020 che Animal Equality lanciò una petizione da 100mila firme per chiedere a Governo e industria di porre fine a questa situazione di triturazione dei pulcini maschi negli incubatoi.

Grazie all’impegno di Animal Equality, già nel 2020 si iniziarono a muovere i primi passi verso lo stop all’abbattimento dei pulcini maschi: in seguito alla petizione, infatti, l’associazione di categoria dei produttori di uova, Assoavi, si era dichiarata favorevole all’introduzione di tecnologie in-ovo sexing e la Coop prese l’impegno di implementare le tecnologie in grado di mettere fine all’uccisione dei pulcini.

[di Iris Paganessi]

Le missioni militari all’estero servono per il petrolio, ora lo ammette il governo

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Le chiamano missioni di pace, ma quelle italiane all’estero sembrano più che altro servire ad occuparsi di fare incetta di fonti fossili. In parte lo spiega la stessa relazione presentata dal Governo sulle missioni internazionali in corso. All’interno di quest’ultima, infatti, si legge ad esempio che l’operazione denominata “Mare Sicuro” serve innanzitutto a sorvegliare e proteggere “le piattaforme dell’ENI ubicate nelle acque internazionali prospicienti la costa libica”. Inoltre, relativamente al Golfo di Guinea, si parla della “presenza militare a protezione degli interessi nazionali in un’area di crescente importanza per l’approvvigionamento energetico”, mentre per ciò che concerne lo Stretto di Hormuz, in Medio Oriente, nel documento viene posta l’attenzione sul “continuo supporto alle iniziative per il mantenimento della sicurezza delle vie di comunicazione marittima, con approccio dialogante verso tutti i Paesi della regione, che continua ad essere vitale per la politica energetica nazionale”. Un linguaggio molto diverso da quello adottato di fronte all’opinione pubblica, quando le stesse missioni vengono presentate come iniziative volte alla salvaguardia dei diritti umani e della pace.

Si tratta di un modus operandi che, inevitabilmente, è stato criticato dagli ambientalisti. Greenpeace infatti, tramite un comunicato, non solo ha sottolineato che “la relazione governativa sulle missioni in corso, approvata dalle commissioni Esteri e Difesa della Camera e ancora all’esame del Senato, insieme alla delibera sulle nuove missioni, rimanda ripetutamente alla sicurezza dei nostri approvvigionamenti di fonti fossili”, ma ha altresì denunciato il fatto che il governo italiano abbia “aumentato la spesa per le missioni militari a protezione delle fonti fossili”. Secondo i calcoli effettuati della Ong e condivisi tramite un recente rapporto, nel 2022 la “militarizzazione della nostra sicurezza energetica ci costerà 870 milioni di euro”: cifra che non solo è “pari al 71% dell’intero budget per le missioni militari del 2022”, ma è anche superiore del 9% a quella del 2021 e del 65% a quella del 2019, con l’organizzazione che quindi denuncia che “nel pieno della crisi climatica e di una guerra finanziata dai proventi di gas e petrolio, il governo italiano ha aumentato la spesa per le missioni militari a protezione delle fonti fossili”.

Le missioni militari legate alla protezione del nostro approvvigionamento energetico, del resto, non rappresentano in realtà una novità, e già negli scorsi mesi si era venuti a conoscenza di tale modus operandi. In un rapporto pubblicato a dicembre 2021, infatti, Greenpeace aveva già etichettato come “fossili” diverse missioni militari italiane, tra cui appunto quelle relative allo Stretto di Hormuz, alla Libia ed al Golfo di Guinea. Tuttavia adesso tale legame sembra essere ormai certificato non solo dai documenti ma anche dalle dichiarazioni degli esponenti di governo: basterà ricordare che il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, confermando ciò che fino a poco fa nessun esponente delle istituzioni aveva mai osato rivelare tramite dichiarazioni pubbliche, ha recentemente fatto sapere che «l’impiego delle Forze armate nelle missioni internazionali» serva tra l’altro a prevenire e gestire «scenari di crisi conseguenti tanto a minacce tradizionali, quanto a quelle ibride» come le «restrizioni all’approvvigionamento energetico».

Detto ciò, l’incremento della spesa per le missioni legate alle fonti fossili si inserisce nell’ambito dell’aumento generale dei costi delle missioni italiane all’estero. Come infatti sottolineato da “MIL€X”, l’osservatorio sulle spese militari italiane, “dall’esame della deliberazione del Governo sulle missioni internazionali inviato al Parlamento – da leggere insieme alle disposizioni del Decreto Ucraina approvato a marzo – emerge che le missioni militari italiane all’estero per il 2022 presentano, rispetto allo scorso anno, un incremento di costi complessivi (da 1,35 a 1,5 miliardi di euro) e di personale impiegato (da circa 9.500 a oltre 12 mila uomini)”.

[di Raffaele De Luca]

USA, il Senato ratifica l’adesione di Svezia e Finlandia alla Nato

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Prosegue l’espansione dell’alleanza atlantica e questa volta è il turno di Svezia e Finlandia. Il Senato americano ha approvato a stragrande maggioranza la risoluzione che ratifica l’accesso dei due Paesi alla Nato con 95 voti favorevoli e un solo voto contrario, quello del senatore repubblicano Josh Hawley.

Svezia e Finlandia avevano presentato la domanda di adesione lo scorso maggio, dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Si tratta dell’allargamento più significativo dell’alleanza atlantica degli ultimi trent’anni.

Mercoledì 3 agosto

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9.30 – Yemen: le parti in guerra raggiungono un accordo per rinnovare la tregua esistente di altri due mesi, lo annunciano le Nazioni Unite.

12.00 – Taiwan: la speaker della Camera dei rappresentanti Usa, Nancy Pelosi, lascia Taipei.

12.30 – Suicidio assistito: Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, si autodenuncia alle forze dell’ordine.

13.30 – Migranti: la Commissione europea assegna a Italia, Cipro, Spagna, Grecia e Polonia 171 milioni di euro per progetti a sostegno dei sistemi di accoglienza, asilo e rimpatrio.

15.30 – L’inflazione nella zona Ocse sale al 10,3% a giugno 2022, contro il 9,7% di maggio: si tratta del maggior incremento dal 1988.

16.30 – Nato: ok definitivo del Senato italiano all’adesione di Svezia e Finlandia.

19.30 – La Russia accusa le forze armate dell’Azerbaigian di aver violato il cessate il fuoco nel Nagorno-Karabakh e si dice pronta a «stabilizzare» la situazione.

Nato: ok definitivo del Senato all’adesione di Svezia e Finlandia

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L’Aula del Senato ha approvato, in via definitiva, il ddl relativo alla ratifica dell’adesione alla Nato di Svezia e Finlandia. Il via libera, arrivato con 202 voti favorevoli, 13 contrari e 2 astensioni, fa seguito all’ok da parte della Camera, avutosi nella giornata di ieri. Per rendere possibile l’ingresso di Svezia e Finlandia nell’Alleanza, la ratifica deve però passare in tutti i Parlamenti dei Paesi che aderiscono al Trattato.

La Procura interroga i membri del CTS: qualcosa non torna sugli open day vaccinali

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Nell’ambito dell’inchiesta relativa al decesso della 18enne di Sestri Levante Camilla Canepa, verificatosi nel giugno 2021 dopo la somministrazione del vaccino anti Covid AstraZeneca, la Procura di Genova ha ascoltato alcuni membri del Comitato Tecnico Scientifico (CTS), il gruppo di esperti del governo che negli scorsi mesi ha fornito consulenza e supporto in ottica superamento dell’emergenza sanitaria. In tal senso, se da un lato i nomi dei tecnici chiamati come persone informate sui fatti restano nel riserbo, dall’altro ad essere certo è l’oggetto degli interrogatori. Questi ultimi, infatti, sono stati incentrati soprattutto su un verbale del CTS, con il quale lo stesso non aveva rilevato “motivi ostativi” all’organizzazione da parte delle “differenti realtà regionali o legate a provincie autonome” di “iniziative, quali i vaccination day, mirate a offrire, in seguito ad adesione/richiesta volontaria, i vaccini a vettore adenovirale a tutti i soggetti di età superiore ai 18 anni”. Una posizione che appare alquanto dubbia, non solo poiché – seppur autorizzati – entrambi i vaccini a vettore adenovirale (AstraZeneca e Johnson&Johnson) secondo le autorità dovevano preferibilmente essere utilizzati negli over 60, ma anche poiché il CTS all’interno del verbale aveva a quanto pare riportato in maniera errata i dati dell’Ema (Agenzia europea per i medicinali) sul rapporto rischi-benefici del vaccino AstraZeneca.

Nel verbale, precisamente relativo alla riunione tenuta presso il dipartimento della Protezione Civile il 12 maggio 2021, il CTS aveva infatti sostanzialmente preso in considerazione solo i dati dell’Ema relativi alla fascia d’età 50-59 anni, generalizzandone i numeri. “Da un’analisi pubblicata in data 23 Aprile 2021 da Ema relativa al rapporto benefici/potenziali rischi di trombosi in sedi inusuali associati a trombocitopenia nel contesto di diversi scenari di circolazione virale, risulta che, in una situazione come quella attuale italiana connotata da circolazione virale media, il numero di casi ogni 100.000 persone che sviluppano i fenomeni trombotici sopra menzionati risulta pari a 1.1, mentre il numero di morti dovute a Covid-19 prevenibili è pari a 8 ogni 100.000 persone”, dato che “scende a 1” in un contesto di bassa circolazione del virus. Tutto esatto, se non fosse che – come anticipato – tali dati si riferiscono alla sola fascia d’età 50-59 anni. Nel gruppo più giovane preso in considerazione – 20-29 anni – sia in caso di circolazione bassa che media del virus, il medesimo rischio di trombosi sale infatti ad 1.9 ogni 100mila persone, mentre il numero di morti da Covid-19 atteso è pari a 0.

Dettagli di non poco conto visto che, come sottolineato negli scorsi mesi dal governatore della Liguria, Giovanni Toti, le Regioni sugli open day di AstraZeneca non erano andate «per conto loro», ma la loro predisposizione derivava proprio dal via libera da parte del CTS. Quest’ultimo, così facendo, non solo non aveva tenuto conto dei dati dell’Ema (e come visto li aveva riportati in malo modo) ma era anche andato contro la raccomandazione dell’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) di non somministrare tali vaccini nelle persone al di sotto dei 60 anni. Sarà probabilmente anche per questo che i pubblici ministeri Stefano Puppo e Francesca Rombolà hanno altresì acquisito documenti e circolari emesse dall’Aifa e dal ministero della Salute. Il tutto con l’obiettivo di fare luce sulla controversa questione degli open day vaccinali e della morte di Camilla Canepa, con la magistratura che dovrà accertare se quest’ultima avrebbe potuto essere evitata.

[di Raffaele De Luca]

L’industria dei chip taiwanese e le controversie tra Cina e USA

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La presenza della politica statunitense Nancy Pelosi sull’isola di Taiwan sta scatenando un putiferio diplomatico che alcuni già identificano come la quarta crisi dello stretto di Formosa. La Cina legge la visita diplomatica come un affronto alla propria autorità, cosa che a sua volta sta esacerbando i già complessi rapporti tra Taipei e Beijing. In questo scenario così complesso l’industria dei microchip si fascia la testa per attutire i timori di una possibile invasione, i quali stanno incidendo non poco sul valore delle azioni connesse al settore tecnologico asiatico. Taiwan conta la produzione di circa il 26% della domanda di semiconduttori mondiali, percentuale che supera il 90% nel settore dei microchip di ultima generazione, il 65% dei chip utilizzati negli Stati Uniti hanno origine sull’isola. Sottolineare che queste fonderie rappresentino un obiettivo sensibile è lapalissiano e il mondo intero è ben consapevole che queste industrie figurerebbero tra i primi bersagli da controllare – o distruggere – nel caso di un’eventuale avanzata cinese.

Risulta improbabile l’esplosione effettiva di una guerra, perlomeno nell’immediato, ma il Mercato ha comunque reagito negativamente all’aumentare delle tensioni. I Composite Index di Taiwan, Shanghai e Hong Kong hanno perso punti, un destino condiviso con molte aziende cinesi. In questo fosco panorama finanziario, il CEO della Taiwan Semiconductor Manufacturing Co. (TSMC), Mark Liu, ha sentito la necessità di intervenire ai microfoni della CNN per esprimere un utilitaristico messaggio di distensione bellica.

«L’interruzione del nostro operato creerebbe molti disagi da ambo le parti», ha dichiarato Liu facendo riferimento al fatto che le fonderie di Taiwan coprono anche il 10% della domanda tech cinese. «Improvvisamente le loro componenti più avanzate scomparirebbero dal mercato. […] Nessuno nel mondo degli affari vuole veder scoppiare una guerra». La posizione del dirigente è condivisa e attuale, tuttavia non è detto che la situazione rappresenti una costante destinata a reggere anche nel futuro.

La pandemia ha contribuito a palesare quanto Europa e Nord America siano dipendenti dalle aziende cinesi, uno shock che ha spinto i Paesi occidentali ad attrezzarsi per costruire entro i propri confini nuove fonderie di semiconduttori. In tal senso, gli Stati Uniti stanno perfezionando i loro progetti facendo affidamento proprio sulla consulenza di TSMC, la quale sta prestando il suo know-how partecipando attivamente ai programmi di Washington.

C’è altresì da chiedersi quale sarà il destino di Taipei una volta che USA e UE potranno sopravvivere senza i suoi microchip. La situazione è dunque ulteriormente complicata dal claudicante clima politico che deve affrontare in questo periodo l’Amministrazione Xi Jinping. Le radicali politiche di lotta al Covid adottate dalla Cina hanno danneggiato l’economia del gigante asiatico, ma l’attuale Presidente deve assicurarsi che il Paese appaia forte e stabile, soprattutto tenendo conto che c’è in ballo un terzo mandato presidenziale.

[di Walter Ferri]

Taiwan: Nancy Pelosi lascia Taipei

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La speaker della Camera dei rappresentanti Usa, Nancy Pelosi, ha lasciato Taipei: l’aereo con a bordo la delegazione del Congresso Usa da lei guidata, infatti, è ripartito dall’aeroporto Songshan alle 18:01, le 12:01 in Italia. Termina così la visita di quasi 20 ore che ha creato non poche tensioni con la Cina. «Questa mossa costituisce una violazione della sovranità della Cina», ha infatti affermato oggi il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, scagliandosi contro la visita di Nancy Pelosi.

L’alleanza neocoloniale tra Musk e Bolsonaro per l’estrazione del Litio

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Elon Musk, l'imprenditore multimiliardario cofondatore e capo di Tesla, SpaceX e Neuralink, ha incontrato il presidente Jair Bolsonaro, ufficialmente per discutere del lancio di un progetto che include Starlink - la rete satellitare di SpaceX - e promette internet veloce in oltre 19 mila scuole rurali brasiliane, oltre a consentire il monitoraggio dell'Amazzonia. Tuttavia è forte il timore che, dietro all'apparente azione filantropica, si nasconda ben altro tipo di interessi che hanno a che fare con il controllo di una delle zone più ricche del pianeta in termini di materie prime, sia sopra ch...

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