lunedì 9 Febbraio 2026
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Giovedì 9 giugno

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7.00 – Cina, nella provincia di Hunan 10 persone sono morte ed altre tre risultano disperse a causa delle forti piogge verificatesi dall’inizio del mese.

9.00 – Usa: via libera della Camera a diverse restrizioni sull’utilizzo delle armi da fuoco, ma le possibilità di un’approvazione da parte del Senato sono basse.

10.00 – Mar Baltico: circa 60 navi della Flotta russa schierate per un’esercitazione atta a sorvegliare e difendere le infrastrutture marittime e le basi della regione di Kaliningrad.

13.20 – Ascoli Piceno, terremoto di magnitudo 4.1: Trenitalia sospende in via precauzionale il traffico ferroviario sulla linea Ancona-Pescara, nel tratto tra Pedaso e Porto San Giorgio.

14.30 – Ue, la Bce rivede al rialzo le stime sull’inflazione annua: dovrebbe attestarsi al 6,8% nel 2022, per poi scendere al 3,5% nel 2023 e al 2,1% nel 2024.

17.00 – Il premier Mario Draghi nomina i Presidenti Stefano Bonaccini e Eugenio Giani Commissari straordinari per i rigassificatori rispettivamente dell’Emilia-Romagna e della Toscana.

18.30 – L’Associazione Luca Coscioni denuncia: Mario, la prima persona che può legalmente scegliere il suicidio assistito in Italia, dovrà farsi carico di 5000 euro di spese.

Rigassificatori: Draghi nomina Bonaccini e Giani commissari per Emilia-Romagna e Toscana

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“Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha firmato i Dpcm di nomina del Presidente Stefano Bonaccini e del Presidente Eugenio Giani Commissari straordinari per i rigassificatori rispettivamente della Regione Emilia-Romagna e della Regione Toscana”. È quanto comunica Palazzo Chigi tramite una nota, nella quale si legge che “le opere saranno finalizzate all’incremento della capacità di stoccaggio e rigassificazione nazionale mediante unità galleggianti e saranno collegate alle reti di trasporto esistenti a livello regionale”. Inoltre, nella nota viene precisato che “i Commissari Bonaccini e Giani comunicheranno alla Presidenza del Consiglio, al Ministro della Transizione ecologica e al Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili le istanze relative alla realizzazione delle opere nonché i progetti autorizzati”.

Lavorare un giorno in meno a salario pieno: nel Regno Unito parte l’esperimento

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Nel Regno Unito è partito un esperimento storico: 3300 persone lavoreranno un giorno in meno, mantenendo lo stesso salario. Si parla di dipendenti provenienti da settanta aziende britanniche di ogni tipo – da fornitori di servizi finanziari a un ristorante fish-and-chips – che, per sei mesi, proveranno a lavorare per quattro giorni a settimana.

La sperimentazione del nuovo modello lavorativo è stata organizzata dalla ONG 4 Day Week Global assieme al think tank Autonomy e alle università di Cambridge, Oxford e Boston. Si tratta del cosiddetto modello 100:80:100, secondo il quale i lavoratori, continuando a percepire il 100% dello stipendio ma restando in servizio per l’80% delle ore, si impegneranno a mantenere il 100% della produttività. Ovviamente, durante l’esperimento, il team di ricercatori monitorerà costantemente i dipendenti al fine di valutare l’impatto dell’innovativo modello lavorativo sulla salute – sia fisica che mentale-, sulla qualità della vita, sulla soddisfazione professionale, sul consumo di energia e sulle differenze di genere. Saranno studiate e valutate anche le performance lavorative, per verificare se subiranno variazioni rispetto alla tradizionale settimana di lavoro comprendente cinque giorni.

Tutte le aziende coinvolte hanno deciso volontariamente di partecipare perché consapevoli dell’alta probabilità di successo del progetto. Nel 2015, infatti, un esperimento simile è stato effettuato in Islanda e i risultati hanno mostrato come la settimana “corta” riduca in modo significativo il livello di stress nei dipendenti, senza però apportare cambiamenti negativi nella produttività. In generale, con la pandemia, milioni di dipendenti sono passati allo smart working riducendo tempi e costi, e chiedendo una maggiore flessibilità. Le richieste di ridurre la settimana lavorativa si sono così diffuse in molti paesi. Prossimamente, infatti, anche in Spagna e Scozia partiranno sperimentazioni analoghe.

[di Eugenia Greco]

La vicenda oscura dei tre italiani rapiti in Mali

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Il 19 maggio scorso sono stati rapiti tre italiani in Mali, Paese dell’Africa Occidentale. Una notizia di cronaca “scomoda” trattata come spesso accade in maniera molto velata. Perché per questioni simili, alquanto delicate, i piani alti preferiscono non agitare le acque attraverso tempeste mediatiche. Un modus operandi di cui ormai si conosce la trama: un iniziale boom di notizie mai troppo dettagliate che poi finiscono fin troppo presto nel dimenticatoio. Proprio com’è accaduto per i tre cittadini italiani originari di Potenza, Rocco Antonio Langone, Maria Donata Caivano e il figlio 43enne della coppia Giovanni Rangone. Come confermato in una nota da parte della Farnesina i tre connazionali si trovavano in Sincina, nel distretto di Koutiala, nel sud est del Mali. E dal Ministero degli Esteri è stata specificata l’importanza di “Mantenere il massimo riserbo”.

Richiesta talmente rispettata che in pochissimi sanno dei tre italiani rapiti per mano del Fronte Nazionale del Macina (Flm) un gruppo armato conosciuto anche come Katiba Massina. Con i connazionali era presente un uomo togolese, amico dei tre di cui non è certa l’identità, anch’esso rapito dagli uomini armati. Secondo quanto diffuso da Africa Express in contatto con il giornalista francese residente in Mali Serge Daniel, i quattro ostaggi sarebbero stati caricati su una macchina e poi portati al Nord del Paese africano. E nemmeno 48 ore dopo sono stati sequestrati altri due cittadini maliani nel nord del Paese, tra i quali un impiegato di una ONG occidentale.

Eventi simili capitano ormai da anni con una frequenza sempre maggiore, perché per i gruppi neojihadisti i rapimenti rappresentano una delle principali fonti di finanziamento. Attualmente almeno una decina di cittadini occidentali sono detenuti dalle forze jihadiste, oltre a soldati, insegnanti, religiosi e funzionari governativi maliani. Molti paesi occidentali, come appunto l’Italia, sono portati a trattare con i jihadisti, pagando ingenti riscatti. Verità conosciuta ma mai troppo diffusa tantomeno confermata dalle autorità – tantomenl smentita -. In poche parole ciò che succede non è un mistero, ma si il silenzio.

Alcune fonti, come dettaglia il giornale Internazionale, parlano del valore della vita di un italiano sequestrato nel Sahel che sarebbe di circa cinque milioni di euro. Più l’ostaggio vive la prigionia, più aumenta il costo del rilascio. Nel triste mercato di carne umana variano anche le richieste di riscatto a seconda della nazionalità degli ostaggi. Ad esempio i cittadini francesi “valgono” più degli italiani i quali però hanno un “costo” maggiore rispetto ai cittadini spagnoli.

[di Francesca Naima]

Cina: piogge violente provocano 10 morti nella provincia di Hunan

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In Cina, nella provincia di Hunan, dieci persone hanno perso la vita ed altre tre risultano disperse a causa delle violente piogge verificatesi dall’inizio del mese. Lo riporta – citando un funzionario locale – l’agenzia di stampa Xinhua, la quale comunica altresì che un totale di 1,79 milioni di persone nella provincia di Hunan sono state colpite dalle forti piogge e che oltre 2.700 case sono crollate o sono state gravemente danneggiate. Inoltre, sono circa 286.000 le persone che sono state evacuate.

Niente accordo sul grano: Mosca e Kiev giocano al disastro

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Nelle scorse ore si è concluso con un nulla di fatto l’incontro tra i rappresentanti di Ankara e Mosca incentrato sull’obiettivo di trovare un accordo capace di sbloccare gli approvvigionamenti di grano fermi in Ucraina. Kiev non era presente ed è stata informata successivamente dalla parte turca. A riguardo, l’ambasciatore ucraino ad Ankara ha sottolineato l’importanza del ruolo di mediazione ricoperto dalla Turchia tra i due paesi. Nonostante ciò, le posizioni restano lontane, con richieste non accettabili da ambo le parti. Da un lato, Mosca chiede lo sminamento al largo di Odessa (che potrebbe tradursi in un attacco navale da sud); dall’altro, Kiev chiede la presenza delle navi NATO come garante per l’uscita degli approvvigionamenti dai porti. Una strada non percorribile per i russi visti i rapporti con l’Alleanza Atlantica.

Per il momento, dunque, il compromesso resta lontano, così come la sicurezza alimentare per milioni di persone nel mondo, che dipendono dal grano esteuropeo per il sostentamento. Il segretario delle Nazioni Unite António Guterres ha chiesto ai leader europei e non solo di contribuire a trovare un accordo «che consenta l’esportazione sicura di alimenti prodotti in Ucraina attraverso il Mar Nero e l’accesso ai mercati globali per alimenti e fertilizzanti russi». Si tratta di «una misura essenziale per centinaia di milioni di persone nei Paesi in via di sviluppo, anche nell’Africa subsahariana». Attualmente, sono gravemente esposti alla crisi 94 paesi, dove vivono circa 1,6 miliardi di persone. Prima dell’invasione russa, l’Ucraina esportava circa 6 milioni di tonnellate di cereali (soprattutto grano) al mese, soddisfacendo la domanda crescente di decine di paesi nel mondo attraverso la rotta commerciale del Mar Nero, attualmente bloccata dalla marina russa. L’obiettivo dei paesi occidentali, su spinta delle Nazioni Unite, è di sbloccare almeno 20 milioni di cereali entro la fine di luglio, ma le posizioni restano lontane. Oltre all’export alimentare, il piano in lavorazione all’ONU riguarda anche la sicurezza delle rotte mercantili sul Mar Nero, perché in Ucraina sono bloccati cereali, ma anche metalli, acciaio. L’idea è creare un meccanismo di cooperazione coordinato dalle Nazioni Unite con la marina di Ankara a fare da scorta alle navi e un centro di comando a Istanbul.

Nell’attesa di un compromesso generale, qualcosa si starebbe muovendo sugli approvvigionamenti provenienti dalle zone di territorio ucraino occupate dall’avanzata russa. Nella giornata di ieri, stando alle dichiarazioni dell’agenzia Interfax, sarebbe infatti partito da Melitopol un primo treno carico di grano (definito “grano rubato” dagli ucraini) verso la Crimea. Si tratta tuttavia di un passo insufficiente sotto diversi punti di vista, che sottolinea la distanza fra le parti e non risolve la ormai dilagante insicurezza alimentare.

[Di Salvatore Toscano]

Caos al Parlamento europeo, rimandate tre leggi sul clima

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Con lo stupore di molti, il Parlamento dell’Unione europea ha respinto la proposta di riforma del meccanismo Emission Trading Scheme (ETS) per le emissioni di anidride carbonica (CO2). Di riflesso, sono stati bocciati anche altri due documenti relativi a tematiche simili: il meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere e quello per un fondo sociale per il clima. L’Aula di Strasburgo, con 340 contrari, 265 favorevoli e 34 astenuti, ha quindi sonoramente rimandato al mittente la legge che avrebbe imposto di pagare, sempre e comunque, per la produzione e il rilascio dei gas a effetto serra. La norma, difatti, avrebbe eliminato, a partire dal 2026 ed entro il 2030, le quote gratuite, nonché incluso anche le emissioni dal trasporto marittimo e dall’incenerimento dei rifiuti.

Il sistema ETS di scambio delle emissioni obbliga le industrie a richiedere un permesso (quote di carbonio) per ogni tonnellata di CO2 che emettono. In sostanza, un meccanismo secondo cui meno si inquina, meno si paga: le industrie devono infatti acquistare dette quote mediante la partecipazione a delle aste il cui prezzo di partenza segue le regole del mercato. Al principio alcune quote, per scoraggiare il trasferimento di alcune industrie in Paesi con norme ambientali più blande, sono state concesse gratuitamente. La riforma bocciata ieri a Strasburgo, firmata dall’esponente tedesco del Partito popolare europeo, Peter Liese, avrebbe previsto una riduzione progressiva di queste quote fino ad un loro completo azzeramento entro la fine del decennio. Con la bocciatura, tuttavia, potrebbero però venir rivisti anche altri paragrafi della legge recentemente introdotti, quali quelli relativi all’inclusione, nel sistema ETS, dei settori trasporto marittimo ed incenerimento dei rifiuti.

A ribaltare la proposta difesa dai Verdi è stato un emendamento congiunto redatto dai popolari e dai liberali, i quali hanno chiesto l’estensione al 2034 del sistema dei certificati gratuiti per l’industria. A sostenere la proposta di modifica anche i conservatori, i sovranisti di ID e perfino una parte dei socialisti. La riforma, ad ogni modo, non verrà definitivamente affossata: il Parlamento ha deciso di riportare i dossier all’esame della commissione Ambiente per trovare un nuovo equilibrio nel testo e andare avanti. Certo è che dell’ulteriore tempo prezioso verrà perso. L’Europa così, che della sostenibilità ne ha fatto un baluardo politico, non ne esce a testa alta.

[di Simone Valeri]

Referendum sulla giustizia: le ragioni del sì e del no

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Tra pochi giorni, domenica 12 giugno, i cittadini italiani saranno chiamati alle urne per esprimere la propria preferenza su cinque quesiti referendari a tema giustizia. Gli aspetti affrontati sono tanti e il rischio di confusione al momento del voto non è trascurabile, vista anche la quasi assente campagna di pubblicizzazione da parte delle istituzioni. Per questo motivo, dopo aver fatto chiarezza sui quesiti, abbiamo deciso di raccogliere dagli enti ufficiali le ragioni del sì e del no, ricordando che, per essere validi, i referendum incentrati sull’abolizione dell’obbligo della raccolta fir...

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È stato eseguito il primo trapianto di fegato rigenerato fuori dal corpo umano

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intervento chirurgico
intervento chirurgico

È andato a buon fine il primo trapianto di fegato rigenerato fuori dal corpo umano. Lo riporta un team di ricercatori di Zurigo: l’organo malato è stato recuperato e conservato per tre giorni in una macchina, per poi essere trasferito in un paziente oncologico che, ad un anno dall’intervento, sta bene e non presenta sintomi di rigetto. Il 19 maggio 2021 il team di ricercatori ha ricevuto un fegato malato proveniente da una donatrice di 29 anni, il quale era stato scartato da molti centri a cui era stato offerto. Nei tre giorni successivi l’organo è stato sottoposto a dei trattamenti con numerosi farmaci per recuperarne lo stato di salute, e il 22 maggio è stato trapiantato in un paziente con un cancro aggressivo e invasivo al fegato. L’intervento è durato quasi sei ore e l’uomo è stato dimesso dopo 12 giorni: dopo due mesi è tornato a condurre una vita normale. Oggi, a un anno dal trapianto, il paziente presenta condizioni di salute buone e non ha sofferto alcun rigetto.

Si tratta del progetto Liver4Life che, sviluppato da un team di medici, ingegneri e biologi di Zurigo, può essere definito un vero e proprio “corpo in miniatura”. Questo, infatti, riproduce le funzioni dell’organismo nel modo più accurato possibile, affinché vengano fornite le condizioni necessarie al fegato umano. Andando nello specifico, la macchina è caratterizzata da una pompa che sostituisce il cuore, un ossigenatore che sostituisce i polmoni e un’unità di dialisi per riprodurre le funzioni dei reni. Inoltre, numerose infusioni di ormoni e nutrienti svolgono le funzioni dell’intestino e del pancreas. Infine, proprio come avviene nel nostro organismo grazie al diaframma, la macchina muove il fegato al ritmo della respirazione.

Con le normali macchine da perfusione e le procedure tradizionali, un fegato viene conservato in una soluzione fredda statica a 2-5 gradi per 12 ore al massimo, un tempo non sufficiente a consentire la crescita e la rigenerazione. La Liver4Life, invece, non solo dilata i tempi dando la possibilità di conservare il fegato più a lungo, ma permette di considerare anche organi meno sani per il trapianto, poiché li sottopone a una serie di trattamenti per recuperarli. Considerando che i tessuti del fegato sono in grado di rigenerarsi spontaneamente, la macchina offre la possibilità di prelevare porzioni di organo sane da un paziente malato e trapiantarle nuovamente nello stesso, aggirando i rischi di rigetto.

Gli studi pre-clinici avevano dimostrato fosse possibile, mediante questo sistema, mantenere in vita e in salute un fegato fino a dieci giorni, ma l’esito di un successivo trapianto dell’organo non era ancora stato verificato. Il successo dell’esperimento rende ovvia la possibilità di testare la prassi su altri organi (quali reni, polmoni o cuore). Il passo successivo nel progetto Liver4Life sarà infatti quello di replicare la procedura su altri pazienti e dimostrarne l’efficacia e la sicurezza. In questo modo, in futuro, il trapianto di fegato, che solitamente costituisce una procedura d’urgenza, si trasformerebbe in una procedura pianificabile.

[di Eugenia Greco]

Usa, la Camera favorevole alla stretta sulle armi

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La Camera statunitense, a maggioranza democratica e quindi sostenitrice di Joe Biden, ha approvato il Protecting Our Kids Acts, un ampio pacchetto di misure sulle armi da fuoco che prevede diverse restrizioni sul loro utilizzo nel paese, a partire dall’aumento dell’età per l’acquisto di armi semiautomatiche. La norma, approvata con 223 voti a favore e 204 contrari, passerà al giudizio del Senato, dove i democratici non hanno i numeri sufficienti. Per questo motivo, le possibilità di un’approvazione definitiva restano basse.