lunedì 9 Febbraio 2026
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Mercoledì 8 giugno

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7.00 – Iran, deraglia treno passeggeri: 10 morti e almeno 50 feriti.

10.00 – Ucraina, Banca mondiale concede ulteriori 1,49 miliardi di dollari di aiuti a Kiev.

10.30 – Maxi sequestro pesci e coralli in via d’estinzione in 8 regioni italiane, segnalazione amministrativa per 50 società del settore degli acquari.

11.30 – Berlino, auto su folla: un morto e otto feriti, arrestato il conducente. Ancora non è chiaro se sia trattato di un incidente o un atto volontario.

12.00 – Grano, Lavrov: pronti a mettere in sicurezza uscita navi dai porti ucraini.

12.30 – Merkel, nessun ripensamento su accordi con Russia del 2015, “provare la strada diplomatica non è un errore nemmeno se fallisce”.

15.30 – Draghi: “Il governo intende riportare l’Ilva a quello che era quando era competitiva, era la più grande acciaieria d’Europa”.

17.30 – L’Algeria sospende il Trattato di Amicizia con la Spagna conseguentemente all’appoggio di Madrid a Rabat in merito al conflitto del Sahara Occidentale.

18.20 – Ue, Parlamento vota stop a vendita auto benzina e diesel dal 2035.

19.30 – Bulgaria, crisi di governo. Petkov perde la maggioranza.

Gli alberi attorno alla Tour Eiffel sono salvi grazie alla battaglia dei cittadini

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Gli alberi attorno alla Tour Eiffel sono salvi grazie ai cittadini. Una battaglia che ha visto moltissimi manifestanti lottare e riuscire a non fare abbattere più di quaranta alberi, uno dei quali di oltre duecento anni. La protesta è nata a causa del piano di riqualificazione da 72 milioni di euro, pensato per trasformare l’area in vista delle Olimpiadi del 2024. Un cambiamento che avrebbe sì aumentato lo spazio verde – e ridotto il traffico – ma sacrificando decine di alberi, anche centenari, come un platano ai piedi della torre facente parte dei centinaia piantati in tutta Francia nel 1800, per volere di Napoleone Bonaparte. Nello specifico, il piano di riqualificazione dell’area creato dall’architetto americano Kathryn Gustafson e noto come progetto OnE, prevedeva la costruzione di più piste ciclabili, percorsi pedonali, un deposito bagagli sotterraneo, diverse strutture turistiche, ma anche il divieto di veicoli diversi dai trasporti pubblici sul Pont d’Iéna, e una serie di parchi per i visitatori.

La petizione contro l’abbattimento degli alberi ha raccolto circa 140mila firme, e questo ha fatto in modo che i funzionari della città francese prima diminuissero il numero di alberi da abbattere da 42 a 22, poi affermassero di considerare il destino degli alberi “caso per caso”. Alla fine, tenendo anche conto della forte partecipazione dei parigini, il municipio è stato costretto ad abbandonare il progetto. Nonostante, infatti, questo prevedesse comunque la piantumazione di 227 alberi, i cittadini non hanno accettato l’idea di distruggere il verde già esistente. Il vicesindaco e responsabile dell’urbanistica di Parigi, Emmanuel Grégoire, ha dichiarato che l’intero piano dovrebbe quindi essere completamente rivisto per salvaguardare gli alberi. Gli architetti hanno inoltre spiegato, che sarebbe impossibile inserire nell’area le installazioni previste nel piano – come una nuova biglietteria, due edifici per i servizi igienici e ulteriori negozi di souvenir e di alimentari -, anche tenendo il metro di distanza dagli alberi presenti intorno alla Torre Eiffel.

[di Eugenia Greco]

UE, Parlamento approva stop auto diesel e benzina dal 2035

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A Bruxelles, il Parlamento europeo ha approvato, con 339 voti favorevoli e 249 contrari, la proposta della Commissione per imporre alle case automobilistiche lo stop totale alla vendita di vetture nuove a diesel o benzina a partire dal 2035. L’emendamento, proposto dal Partito Popolare Europeo, che prevedeva di lasciare un margine del 10% alle vendite di auto inquinanti, offrendo una sorta di cuscinetto per la transizione, è stato invece bocciato.

La guerra in Ucraina frena i piani secessionistici dei serbi in Bosnia

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Il conflitto in Ucraina sta avendo ripercussioni anche sullo scacchiere geopolitico balcanico, diviso sulle sanzioni alla Russia e alle prese con i piani secessionistici della Repubblica Srpska (RS), una delle due entità politico-amministrative che compone la Bosnia ed Erzegovina (l’altra è la Federazione omonima). Milorad Dodik ha intensificato i piani di indipendenza della Repubblica Srpska dal momento in cui è arrivato alla presidenza del paese, ma ora è obbligato a rinviarli, per “evitare complicazioni alla posizione di politica estera della RS, dato l’attuale scenario internazionale”. Nei mesi scorsi ha aperto alla possibilità che vedrebbe la RS dotarsi di proprie forze armate, staccandosi dalla difesa comune della Bosnia ed Erzegovina. Si tratterebbe del passo definitivo verso la secessione che, data l’alta eterogeneità della popolazione, potrebbe sfociare in guerra civile, risvegliando i tragici ricordi degli anni novanta, quando i conflitti nell’ex Jugoslavia causarono più di 130.000 morti.

La Repubblica Srpska rappresenta il legame più forte tra la Bosnia ed Erzegovina e Belgrado, dato che circa l’85% della sua popolazione è serba. Dodik alimenta i sogni indipendentisti di una parte dei serbo-bosniaci, ma diversi analisti sostengono che le preoccupazioni maggiori della popolazione siano legate alla precarietà economica e che quindi il sostegno al “politico indipendentista” si stia riducendo con il passare degli anni. Ad ogni modo, nel dicembre scorso il parlamento della Republika Srpska ha votato una mozione legata agli scopi secessionistici, concedendo sei mesi all’esecutivo prima di muoversi per via legislativa verso quella che Dodik stesso ha definito come la «riappropriazione della libertà» della RS su temi-chiave tipici di uno Stato: fisco, difesa e sistema giudiziario. In prossimità della scadenza, il parlamento ha stabilito che le condizioni geopolitiche attuali obbligano Banja Luka (capitale de facto della RS) a posticipare di sei mesi l’applicazione pratica delle decisioni secessionistiche prese nel dicembre 2021, così da “evitare ulteriori complicazioni alla posizione di politica estera della Republika Srpska”. Tradotto: lo scenario attuale mette in discussione l’eventuale supporto da parte di Mosca, che rappresenta uno dei maggiori partner. Non a caso nelle scorse settimane, Dodik ha dichiarato: «La RS deve rimanere neutrale nel conflitto in Ucraina. Non vogliamo che siano imposte sanzioni alla Russia».

[Di Salvatore Toscano]

Clima, Coldiretti: 14 mld di danni all’agricoltura causati da eventi estremi in un decennio

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“Il maltempo, che con allagamenti e violenti temporali ha colpito a macchia di leopardo in una stagione segnata da una drammatica siccità, conferma il moltiplicarsi di eventi estremi che fanno soffrire l’agricoltura con un conto di 14 miliardi di danni in un decennio, tra perdite della produzione nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture”. È quanto comunica la Coldiretti in relazione all’ondata di maltempo che ha interessato il Nord Italia con danni nelle città ed in campagna. “La caduta della grandine nelle campagne – precisa infine la Coldiretti – è la più dannosa in questa fase stagionale per le perdite irreversibili che provoca alle coltivazioni nei campi proprio alla vigilia della raccolta, mandando in fumo un intero anno di lavoro”.

Oggi è la Giornata mondiale degli oceani: bene prezioso da tutelare

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Oggi, 8 giugno, si celebra la Giornata mondiale degli oceani. Data simbolica, istituita ufficialmente dalle Nazioni Unite nel 2008, la cui origine risale al 1992, quando fu proposta per la prima volta dal Canada nel corso dell’Earth Summit di Rio de Janeiro. Da allora è stata celebrata singolarmente da molti Paesi fino ad essere riconosciuta al livello globale. Lo scopo è sensibilizzare: ogni anno che passa, sono sempre maggiori le adesioni e le iniziative dedicate alla commemorazione degli ecosistemi marini. Così come si fa via via più viva la consapevolezza di quanto gli oceani del Pianeta siano essenziali in termini ecologici. Il tema del 2022 è “Rivitalizzazione: un’azione collettiva per l’oceano”. Un monito affinché ognuno faccia la propria parte per salvaguardare un sistema naturale tanto complesso quanto essenziale. Un sistema interconnesso, un unico e continuo grande ecosistema marino che ricopre circa il 70% della superficie terrestre.

Eppure, nonostante l’oceano sia sempre stato centrale nella storia dell’umanità, ad oggi, la sua fragilità è più che mai evidente. Il Pianeta Blu è in sofferenza a causa dei crescenti impatti antropici e mari ed oceani non sono esenti dalle minacce. Oltre l’80% dell’inquinamento marino e costiero ha origine sulla terraferma. Le acque salate del Pianeta, ogni giorno, ricevono quantità inimmaginabili di reflui agricoli, sostanze chimiche di sintesi e acque di scarto non trattate. Per non parlare poi delle tonnellate di plastica. Secondo un recente rapporto del WWF, ogni anno, finiscono in mare 8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici. Le conseguenze di un simile inquinamento vanno ben oltre la nostra comprensione ma, fortunatamente, gli studi finalizzati a vederci sempre più chiaro in questo senso sono in costante aumento. Ad esempio, è in tempi relativamente recenti che si è compreso quanto la degradazione dei rifiuti polimerici in particelle microscopiche – le microplastiche – sia deleteria. Basti pensare che, attualmente, sono almeno 700 le specie note colpite da fenomeni di inquinamento da materie plastiche.

Indirettamente poi, l’oceano soffre a causa dei cambiamenti climatici globali: la causa dell’aumento della temperatura superficiale degli oceani. Secondo le stime più aggiornate si ritiene che, entro il 2100, questa potrebbe aumentare anche di 4°C. Con riscaldamento degli oceani simile sono attese alterazioni di varia natura, come cambiamenti nella circolazione dei mari e nei regimi di evaporazione che, a loro volta, influenzeranno le precipitazioni sulla terraferma. Cambierà inoltre – ma questo sta già avvenendo – la distribuzione delle specie marine così come la loro capacità di far fronte ai disturbi. Gli organismi acquatici stanno già subendo gli effetti dei cambiamenti climatici: emblematico il caso della Grande barriera corallina australiana, il cui 50% è ormai in regressione irreversibile. La biodiversità oceanica, come se non bastasse, è a rischio su più fronti in quanto sottoposta a pressioni di varia natura. Oltre ai già citati fenomeni di inquinamento e riscaldamento globale, le specie marine sono costrette a convivere con uno sfruttamento eccessivo legato, in parte, al reale fabbisogno umano, ma anche alla pesca illegale e insostenibile.

A questo proposito, e con l’occasione della Giornata, le Nazioni Unite hanno ricordato che oltre tre miliardi di persone dipendono dalla biodiversità marina e costiera per il loro sostentamento. Globalmente, il valore di mercato delle risorse e delle industrie marine e costiere è pari a circa 3.000 miliardi di dollari l’anno, circa il 5% del Pil mondiale. Tuttavia, è bene ricordare che, in primo luogo, gli ecosistemi marini – così come ogni altro ecosistema della Terra – vanno tutelati per il loro valore intrinseco. Ovvero, è necessario proteggerli indipendentemente dal fatto che siano indispensabili per la vita umana sul Pianeta. Solo secondariamente, sebbene di altrettanta importanza, bisogna proteggere mari ed oceani in quanto serbatoi di beni, nonché di funzioni ecosistemiche in grado di fornire servizi essenziali all’umanità. Nella speranza che questa giornata si trasformi presto non in sola occasione di sensibilizzazione, ma di poter celebrare una presa di coscienza reale da parte dei governi, l’8 giugno rimane una occasione per capire quanto la vita sul pianeta Terra sia strettamente connessa allo stato di salute dei mari che lo ricoprono.

[di Simone Valeri]

 

Anche Telegram avrebbe ceduto dati degli utenti ai governi

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Il social di messaggistica Telegram ha fama di essere un’alternativa di WhatsApp più attenta alla tutela della privacy dei propri utenti. Tra i suoi canali è possibile trovare contenuti e gruppi che il software della concorrenza non tollererebbe mai, inoltre il servizio può vantare un sistema di crittografia che è stato fortemente reclamizzato. Ebbene, alcune rivelazioni suggeriscono che l’app in questione non sia così resiliente come ci si aspettava e che nei dietro le quinte la sua dirigenza condivida alcune delle informazioni in suo possesso con le autorità poliziesche.

La tutela della privacy degli internauti da parte delle applicazioni di chat per smartphone è sempre una questione spinosa. Da una parte ci sono investigatori e legislatori che vorrebbero attingere ai Big Data per risolvere i casi più pungenti, dall’altra c’è un popolo di utenti che sono stufi di subire la sorveglianza, spesso illegale, imposta loro dai propri Governi o da entità terze non meglio specificate. Ambo le campane tendono a manifestare posizioni polarizzate e trovare un giusto equilibrio è notoriamente arduo.

In questo delicato contesto, la testata tedesca Der Spiegel ha riportato un fatto che non sta piacendo al frangente che lotta per la difesa alla riservatezza, ovvero ha rivelato che nonostante le promesse Telegram stia iniziando a collaborare con Ufficio federale di polizia criminale (BKA) per dipanare i casi di abusi sessuali su minori. L’informazione, se confermata, andrebbe chiaramente a sbugiardare la posizione ufficiale dell’azienda, la quale riporta ancora oggi di non aver mai condiviso alcun dato con le autorità.

Più nello specifico, Telegram si è aperta nel 2018 al collaborare con le polizie di tutto il mondo, ma tale impegno dovrebbe essere limitato ai soli casi di terrorismo, inoltre, prima di poter avanzare alcuna pretesa, chi indaga deve comunque dotarsi di un mandato firmato dal tribunale. Per monitorare questo impegno tanto controverso, l’azienda ha promesso di pubblicare sulla sua piattaforma dei “report di trasparenza” che andassero a esplorare eventuali cessioni di dati, tuttavia il canale in questione risulta ancora oggi privo di contenuti.

Telegram non ha ancora voluto chiarire la situazione, né a noi, né ad altri, tuttavia il report di Der Spiegel stocca degli affondi che, visti nel contesto tedesco, sembrano colpire il segno. Nel periodo di febbraio, il Ministero dell’interno tedesco ha creato un canale di dialogo con l’impresa tecnologica nel tentativo di convincerla a bloccare i contenuti ritenuti criminali, un confronto che è stato descritto come amichevole e costruttivo e che ha portato alla creazione di una casella mail che le autorità di Berlino possono adoperare per entrare in rapido contatto con gli operatori dell’app. Gli informatori della testata rivelano che in questo confronto è stato coinvolto in un secondo momento anche il Ministero della giustizia.

In tutto questo, Telegram ha in pendenza da parte della Germania una multa da 55 milioni di euro proprio per non aver collaborato in passato con le indagini della polizia locale. Per mesi il gruppo tech è riuscito a tutelarsi dalla sanzione rifiutando il ritiro delle lettere di notifica inoltrate presso la sede amministrativa di Dubai, tuttavia il Governo tedesco ha aggirato l’ostacolo burocratico pubblicando i contenuti dei carteggi sul suo Foglio Federale. Non troppo tacitamente, i colleghi tedeschi suggeriscono che una simile pressione possa aver convinto Telegram a rivedere la sua rigidità, tuttavia a preoccupare non è tanto la condivisione delle informazioni, quanto la poca trasparenza che ammanta l’intera faccenda. Anche perché la definizione di “terrorismo” è estremamente fluida e i Governi tendono ad abusare della sua ambiguità per rinforzare il proprio controllo sulla società.

[di Walter Ferri]

Berlino, auto sulla folla: 1 morto e 8 feriti

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A Berlino, nel quartiere di Charlottenburg, un veicolo ha travolto la folla uccidendo una persona e ferendone altre otto, prima di finire sul marciapiede e schiantarsi contro un negozio. Ne danno notizia i media locali, il bilancio delle persone coinvolte è stato confermato dai pompieri. Il conducente del veicolo è stato arrestato, ma non è ancora chiaro se si tratti di un gesto intenzionale o accidentale.

Morire di sedazione profonda per l’incompetenza delle istituzioni: la storia di Fabio Ridolfi

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Fabio Ridolfi, 46enne immobilizzato per quasi la metà della sua vita a causa di una tetraparesi (una forma di paralisi che coinvolge contemporaneamente la muscolatura volontaria di tutti e quattro gli arti) ha diffuso un video in cui descrive il perché della sua ultima scelta, quella di adottare la sedazione palliativa: «da due mesi la mia sofferenza è stata riconosciuta come insopportabile. Ho tutte le condizioni per essere aiutato a morire. Ma lo Stato mi ignora. A questo punto scelgo la sedazione profonda e continua anche se prolunga lo strazio di chi mi vuole bene». La scelta di Fabio arriva dopo una lunga battaglia per una morte dignitosa e dopo che le istituzioni – in particolare il Servizio Sanitario della Regione Marche – hanno ignorato anche una sentenza della Corte Costituzionale ha stabilito il suo diritto a ottenere il suicidio assistito.

Con la sedazione palliativa (che fa diminuire dolore e sofferenza), profonda (volta ad annullare la coscienza del paziente) e continua (quando lo scopo è portare il paziente alla morte) si riduce gradualmente la coscienza del paziente fino al suo possibile annullamento, così da alleviare i dolori fisici e psichici. Una pratica, quella che ha scelto di adottare Fabio Ridolfi evitabile, visto che egli avrebbe il diritto alla morte volontaria come previsto dalla sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale. Il suicidio assistito dovrebbe ormai essere garantito per l’uomo originario di Fermignano senza ulteriori indugi, ma gli insopportabili ritardi degli organi competenti mostrano il contrario.

Il Servizio Sanitario Regionale delle Marche non ha assicurato all’uomo l’effettiva messa in pratica del suicidio assistito, da lui richiesto e al quale avrebbe accesso libero. Non solo, ma per avere conferma del via libera per l’eutanasia Fabio Ridolfi ha dovuto attendere ben più del previsto: il Comitato Etico si è degnato di dare risposta al paziente con quaranta giorni di ritardo. Dopodiché l’Azienda sanitaria unica regionale non ha mai risposto all’uomo nemmeno dopo la diffida che egli ha deciso di muovere il 27 maggio scorso, visti i continui ritardi e il silenzio adottato sul farmaco e le modalità di somministrazione dell’ultimo.

Il suicidio assistito avviene infatti con la somministrazione di farmaci mirati o la soppressione di qualsivoglia sistema vitale del paziente. La sedazione palliativa che invece Fabio, malato da diciotto anni e che peggiora ogni giorno di più è stato “costretto” ad adottare, è un atto terapeutico che mira ad alleviare o eliminare lo stress e la sofferenza nel paziente a fine vita, senza incidere sui tempi di vita residua, motivo per cui è ben diversa dall’eutanasia, procedura che spetterebbe di diritto a Fabio Ridolfi.

[di Francesca Naima]

Maxi sequestro di pesci e coralli in via d’estinzione in 8 regioni italiane

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I Finanzieri del Comando Provinciale di Roma, insieme ai funzionari del Ministero della Salute e della Transizione Ecologica, hanno intercettato 17 mila animali acquatici tropicali e 246 coralli protetti dalla Convenzione di Washington introdotti illegalmente in Italia e destinati ad allevatori, importatori, commercianti al dettaglio e fabbricanti di acquari. Gli animali erano stati prelevati dalla barriera corallina indo-australiana e introdotti sul territorio senza le necessarie certificazioni e autorizzazioni sanitarie prescritte dalla normativa europea e nazionale. L’operazione ha riguardato 8 regioni italiane e ha portato alla segnalazione in via amministrativa di 50 società operanti nel settore degli acquari.