Il Consiglio dei ministri ha revocato la concessione all’Autostrada dei Parchi, ovverosia l’A24 e l’A25: a riportarlo è RaiNews, secondo cui sarebbe stata la società del gruppo Toto a chiedere di cessare anticipatamente il contratto a causa dell’impossibilità di ottenere i fondi necessari ai lavori di messa in sicurezza. «Credo che il provvedimento sulla revoca della concessione dell’Autostrada dei Parchi sia storico», avrebbe inoltre affermato a tal proposito il ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli, dicendosi soddisfatto ed aggiungendo che sarebbe così stato riequilibrato il «potere tra i concessionari e lo Stato».
L’arte cerca di spiegare le insidie del riconoscimento facciale
Benedetto dal sostegno materiale dell’Unione Europea, l’artista olandese Tijmen Schep si è lanciato in un progetto che si posiziona in equilibrio tra il ludico e il documentaristico: ha creato un algoritmo in Rete che esplora i tratti fondamentali dei sistemi di riconoscimento facciale e li racconta con fare didascalico all’utente medio. Partorita in occasione della residenza Sherpa, la ricerca mira a evidenziare alcuni dei rischi tech che ci attendono entro il 2025 o che, a ben vedere, sono già parte della nostra attualità.
L’esperimento assume la forma di un sito – How Normal Am I? – nel quale l’internauta viene accompagnato in un percorso che analizza i sistemi di riconoscimento facciale con tono ironico e leggero. Non volendo rovinare la sorpresa a coloro che vorranno sperimentare sulla propria pelle l’avventura digitale, non affronteremo nei dettagli i suoi contenuti, tuttavia non possiamo che rimarcare come molte delle osservazioni di Schep colgano nel segno, soprattutto per quanto riguarda le insidie proprie all’interpretazione dei dati biometrici.
Quando pensiamo al facial recognition, ci immaginiamo fitti archivi fotografici e telecamere capaci di vedere dietro a ogni angolo, tuttavia ci sono dei mali molto più subdoli e invisibili che assediano i cittadini. In particolare, non è insolito che aziende e Governi puntino a rendere più efficienti le proprie infrastrutture interpretando atteggiamenti e tratti umani in numeri facilmente quantificabili. Basta porsi davanti a una webcam e un algoritmo può stimare peso, età e attrattività di un singolo individuo per poi assegnargli dei valori che possono essere processati in base alle necessità.
Finché le cifre vengono adoperate per semplici inezie si potrebbe anche chiudere un occhio, tuttavia esiste già oggi la tendenza a sfruttare queste informazioni per scopi che antepongono il profitto al benessere sociale. Le stime biometriche, come riporta puntualmente Schep, vengono per esempio utilizzate da alcune compagnie assicurative per inquadrare i clienti al fine di stabilire in un battibaleno quanto oneroso dovrà essere il loro contratto. Stando a The Takeaway, la Cina ci offre casi ancora più estremi attraverso l’agenzia cinese Ping An, la quale avrebbe adoperato il riconoscimento facciale per stimare con atteggiamento lombrosiano l’affidabilità dei propri clienti e stabilire a priori se questi siano propensi o meno alla frode assicurativa.
La stessa Unione Europea aveva elargito nel 2018 4,5 milioni di euro per finanziare il progetto iBorderCtrl, un programma che prometteva di mettere a disposizione mezzi utili a identificare i “biomarker della menzogna”, cosa che a sua volta sarebbe stata usata per scremare i richiedenti asilo assiepati sui confini dei Paesi Membri. La principale società che gestiva la tecnologia adoperata dal programma, la Silent Talker, ha ormai chiuso i battenti e il sito dedicato è scomparso dal web, tuttavia ancora oggi l’UE tratta l’argomento con un certo colpevole imbarazzo. Al di là delle preoccupazioni prettamente deontologiche, questo genere di analisi biometriche tendono spesso a condividere un medesimo problema: adoperano approcci antiscientifici che si basano su luoghi comuni e stereotipi. I sistemi di machine learning fanno affidamento ad archivi che, volenti o nolenti, sviluppano punti di vista discriminatori che rischiano di influenzare profondamente i tecnici che poi devono interpretare i dati finali, dolendo in particolar modo a chi è già di per sé in una posizione di vulnerabilità.
Visto che molti Governi mirano a delegare ai calcolatori scelte particolarmente complesse – come quelle belliche – va da sé che lasciare carta bianca a sistemi che funzionano poco e male non sia una prospettiva che fa dormire sonni tranquilli. Politici come Patrick Breyer del Partito Pirata tedesco stanno lottando assiduamente per assicurarsi che l’UE intensifichi le regole di applicazione delle IA prima che queste vengano implementate massicciamente, tuttavia una contronarrativa viene messa in campo dal World Economic Forum, il quale sta cercando di introdurre l’idea dell’“IA responsabile” con l’obiettivo di prevenire un potenziale intoppo amministrativo che andrebbe a incidere negativamente sugli interessi economici di molte multinazionali.
Come spesso capita in queste situazioni, ci troviamo a un bivio e dobbiamo scegliere se sviluppare il machine learning con approccio deontologico, ma col rischio di rimanere indietro rispetto a Cina e Stati Uniti, o se preferiamo buttarci a capofitto su quella filosofia del move fast and break things che ha contribuito a rendere grande internet. Considerando com’è andata per la Rete, forse è il caso di decidere prima che le regole di sfruttamento delle intelligenze artificiali siano determinate in esclusiva dal Mercato.
[di Walter Ferri]
Un anonimo ha distrutto il Georgia Guidestones, lo “Stonehenge d’America”
Le Georgia Guidestones, un monumento di granito ornato da messaggi in varie lingue sulla conservazione dell’umanità, è stato danneggiato in un’esplosione avvenuta mercoledì 6 luglio intorno alle 4 del mattino, ora americana, in quello che da molti è stato definito un “atto simbolico”. Il monumento, che si trovava nella contea di Elbert, è stato successivamente distrutto per motivi di sicurezza. Il Georgia Bureau of Investigation, che indaga su quanto accaduto, ha dichiarato di non aver ancora individuato sospetti o moventi plausibili, limitandosi a dire che il monumento è stato fatto esplodere da “individui sconosciuti”. Nei video resi pubblici dalle autorità si vede una berlina argentata allontanarsi dal luogo dell’esplosione poco dopo lo svolgersi dei fatti.
Ecco il momento preciso quando il Georgia Guidestones è esploso!👍👍👍👍 pic.twitter.com/2zLKiRwocC
— 0ptimusprimeio (@seguimi2022) July 6, 2022
Il monumento, conosciuto anche come la “Stonehenge d’America”, era composto da lastre in granito alte quasi sei metri recanti indicazioni scritte sulla conservazione del pianeta e della specie umana in 12 lingue. Su ogni lato della pietra erano incise, in 4 lingue antiche – cuneiforme babilonese, greco classico, sanscrito e geroglifico egiziano – le parole “Che queste siano pietre guida per l’Età della Ragione”. In 8 lingue moderne – inglese, russo, cinese mandarino, arabo, ebraico classico, swahili, hindi e spagnolo – erano poi incise le indicazioni per la ricostruzione della società dopo il Giorno del Giudizio. Si trattava di suggerimenti quali “mantenere l’umanità al di sotto dei 500 milioni di individui, in perenne equilibrio con la natura”, “unire l’umanità con una nuova lingua vivente” e “proteggere le nazioni con leggi e tribunali giusti”. Il monumento fungeva anche da calendario astronomico: ogni giorno, a mezzogiorno, la luce del sole filtrava attraverso un foro nella struttura, illuminando la data del giorno su di un’incisione. Costruito nel 1980 su commissione di una persona – o un gruppo di perone – dallo pseudonimo RC Christian, il monumento attirava ogni anno 20 mila turisti.
[di Valeria Casolaro]
Ucraina: ok del Parlamento europeo a prestito da 1 miliardo per Kiev
“Gli eurodeputati hanno dato il via libera a un prestito macrofinanziario da 1 miliardo di euro” che servirà ad “aiutare l’Ucraina a coprire le sue esigenze di finanziamento esterno, le quali sono aumentate a causa della guerra”. È quanto si legge all’interno di un comunicato del Parlamento europeo, il quale fa sapere che tale prestito va ad aggiungersi agli oltre 1,2 miliardi di euro erogati a marzo e maggio. Si tratta – precisa inoltre il Parlamento nel comunicato – della prima tranche di un “pacchetto eccezionale di assistenza macrofinanziaria del valore di 9 miliardi di euro”.
Regno Unito, il governo nel caos: Boris Johnson si dimette da leader del partito
In seguito alla tempesta che si è abbattuta sul governo inglese guidato da Boris Johnson negli ultimi giorni – con la defezione di decine e decine di ministri e sottosegretari – alla fine il Primo ministro britannico è stato costretto a dimettersi come capo del Partito conservatore, decidendo però di rimanere Premier fino alla nomina di un nuovo leader: oltre 50 membri del suo governo, infatti, si sono dimessi nelle ultime 48 ore non lasciandogli altra scelta. Nel discorso pronunciato oggi davanti al 10 di Downing Street ha annunciato le sue dimissioni da leader dei Tory, dicendo di essere «immensamente orgoglioso dei risultati del governo», fra cui la Brexit e la crescita economica.
Non è la prima volta che l’esecutivo guidato da Johnson attraversa una crisi a causa degli scandali che hanno coinvolto diversi esponenti del partito e il Premier stesso: già lo scorso giugno, del resto, Johnson aveva dovuto affrontare un voto di sfiducia relativo al cosiddetto scandalo del Partygate, riuscendo a strappare la fiducia con 211 voti a favore e ben 148 contrari.
Questa volta ad innescare la miccia che ha fatto collassare l’esecutivo inglese è stata la vicenda che ha visto coinvolto il vicecapogruppo del Partito conservatore Chris Pincher che mercoledì scorso, dopo essersi ubriacato in un locale, ha molestato sessualmente due uomini alla presenza di colleghi e personaggi di spicco. Nonostante Johnson abbia inizialmente finto di non essere a conoscenza di ciò che gli accadeva intorno, è emerso chiaramente che i comportamenti di Pincher erano noti a tutti all’interno del Parlamento e addirittura alla moglie del Premier, Carrie, che già nel 2017 aveva segnalato il comportamento inaccettabile del deputato. Tuttavia, Johnson avrebbe deciso di nominarlo lo stesso all’interno del governo come suo fedelissimo.
La vicenda ha innescato una reazione a catena che ha portato infine il Premier a cedere: martedì sera si erano dimessi, infatti, due importanti ministri del governo, quello dell’economia Rishi Sunak e quello della salute Sajd Javid. Quest’ultimo, in particolare, ieri all’assemblea di Westminster ha pronunciato un duro atto d’accusa nei confronti di Johnson, asserendo che «troppe volte siamo stati costretti a dire bugie».
Nel pomeriggio, durante il Question Time alla Camera dei Comuni, il Premier aveva escluso nuove elezioni, dichiarando di voler proseguire fino alla fine del suo mandato nel 2024. Immediatamente dopo però, una delegazione di ministri – tra cui era presente anche il neonominato titolare dell’Economia Nadim Zahawi – si è recata a Downing Street per chiedere le sue dimissioni. Infine, in serata altri 29 ministri e sottosegretari hanno abbandonato il governo, creando un vero e proprio terremoto politico che ha condotto il Primo ministro britannico a recedere dal suo mandato.
In realtà, il “calvario politico” di Johnson è iniziato già pochi mesi dopo la sua schiacciante vittoria nel dicembre 2019: dopo aver portato brillantemente a termine la Brexit , grazie al suo chief advisor (capo consigliere), nonché stratega dell’uscita dall’UE – Dominic Cummings – sono cominciate per Johnson le prime picconate politiche: Cummings era stato accusato, infatti, di avere violato le regole anti-Covid e le difese che Johnson ha preso in suo favore gli hanno alienato le simpatie di alcuni Tories tradizionalisti. Lo stratega della Brexit è stato poi costretto ad abbandonare l’incarico nel novembre del 2020, diventando il primo importante fuoriuscito del governo. In seguito, lo scandalo del Partygate ha fornito nuova linfa ai dissidi interni al partito: Johnson aveva partecipato, infatti, ad una festa illegale nella sede del governo, nel momento in cui il Paese era in pieno lockdown nel maggio 2020. A seguire, la sconfitta alle suppletive di North Shropshire nel dicembre scorso e le dimissioni del capo negoziatore per l’uscita dall’UE David Frost hanno acuito la crisi e indebolito ulteriormente il governo conservatore.
Johnson ha cercato di distogliere l’attenzione dai vari problemi interni, concentrandosi sul fronte esterno: così la sua presidenza è stata caratterizzata inizialmente dal confronto duro con l’Unione europea sull’accordo per la Brexit e, successivamente, dal contrasto totale alla Russia e al sostegno all’Ucraina, ma anche dal sogno di rendere la Gran Bretagna autonoma e capace di agire strategicamente nell’ambito dell’alleanza con i Paesi anglofoni e la NATO.
In ogni caso, sotto la superficie degli scandali e dei dissidi interni, le cause reali della crisi appaiono più profonde e riguardano soprattutto la perdita di consenso di Johnson: le recenti sconfitte elettorali, alle locali e alle suppletive ai seggi di Wakefield e di Tiverton e Honiton, confermano l’insoddisfazione dell’elettorato britannico nei confronti del Primo ministro, travolto dalle critiche per il carovita e il rischio di recessione. Così, finché Johnson assicurava voti al partito è stato salvato dai colleghi di governo, ma non appena i risultati elettorali hanno deluso le aspettative, quest’ultimi non hanno esitato a defenestrarlo.
La vicenda politica inglese conferma, se ce ne fosse bisogno, l’estrema debolezza delle democrazie europee e occidentali in genere, caratterizzate da crisi continue, da faide interne sempre più marcate e, soprattutto, da un incolmabile divario tra cittadini e istituzioni: basti pensare alla recente debacle di Macron in Francia e alle perenni beghe partitiche e di palazzo della politica italiana. La Gran Bretagna non fa eccezione e così anche Boris Johnson, dopo aver parato colpi per due anni e mezzo, è stato costretto a capitolare sotto la scure di interessi e giochi di potere. Complici gli scandali di una classe dirigente che pare sempre più alla deriva non solo dal punto di vista politico, ma anche morale.
[di Giorgia Audiello]
L’UE ha stabilito che gas e nucleare sono investimenti sostenibili
Con una votazione favorevole arrivata nella mattinata del 6 luglio a Strasburgo, il Parlamento Europeo ha stabilito che gas e nucleare sono investimenti sostenibili, respingendo una mozione contro la proposta della Commissione Europea. Se il Consiglio dell’Unione Europea – che insieme al Parlamento europeo detiene il potere legislativo in UE – non si opporrà (entro l’11 luglio), la proposta entrerà in vigore l’uno gennaio del 2023.
🆕Il Parlamento europeo ha respinto la mozione contro l'inclusione del gas e del nucleare tra le attività economiche eco-sostenibili.
Leggi il comunicato stampa⤵️https://t.co/3Ey5glqupr
— Parlamento europeo (@Europarl_IT) July 6, 2022
In pratica, se così fosse, a partire dall’inizio del nuovo anno nucleare e gas naturale verrebbero inseriti in una lista di attività economiche che l’UE considera a tutti gli effetti sostenibile dal punto di vista ambientale. È, in altre parole, il processo che gli esperti chiamano “tassonomia”, quell’elenco cioè di fonti che l’UE decide di incentivare in quanto valutate come green. La decisione del Parlamento, che di fatto considera nucleare e gas come fonti energetiche alla base della transizione ecologica, incide su presente e futuro: queste risorse, infatti, sarebbero fondamentali per soddisfare il fabbisogno energetico della popolazione nei prossimi decenni.
Il Parlamento europeo non riesce a rigettare la decisione della Commissione di inserire gas e nucleare nella tassonomia.
A favore del rigetto: 278
Contro il rigetto: 328
Astenuti: 33Servivano 353 voti: la maggioranza assoluta pic.twitter.com/h9DHf0t2qr
— David Carretta (@davcarretta) July 6, 2022
Prima ancora che l’UE si esprimesse, il tema aveva suscitato negli scorsi mesi molte polemiche. Si tratta infatti di un argomento divisivo, che scalda soprattutto quando la discussione si focalizza sul nucleare.
Chi si è espresso in maniera contraria al suo inserimento nella tassonomia sostiene che, nonostante la produzione di energia attraverso le centrali nucleari non immetta nell’atmosfera grosse quantità di gas serra, le scorie che derivano dal processo di lavorazione sono difficili da gestire, e hanno bisogno di appositi spazi di smaltimento. Questa pratica, insieme ad alcuni altri processi, renderebbe (secondo i contrari) le centrali nucleari poco sicure. È un pensiero che la Germania ha sostenuto fin dall’inizio, scontrandosi con la Francia, che invece fa già ampio uso del nucleare nel proprio paese per produrre energia elettrica.
Contrari, insieme alla Germania, anche Austria e Lussemburgo che, tra l’altro, hanno annunciano di volersi opporre alla decisione del Parlamento agendo per vie legali. “Sin dall’inizio dei negoziati il Lussemburgo si è opposto alla possibile inclusione dell’energia nucleare e del gas naturale nella tassonomia. La vera transizione verso la neutralità climatica deve prescindere dai combustibili fossili oltre che dall’energia nucleare. Si tratta di una tecnologia costosa e altamente pericolosa non solo per i cittadini, ma anche per l’ambiente e le risorse naturali”, si legge in una nota ufficiale del Lussemburgo. Quello che è evidente, a prescindere dagli schieramenti, è che sul tema l’Europa non è per niente compatta.
Sul gas invece la polemica è un po’ meno accesa, anche se dopo lo scoppio della guerra alcuni paesi hanno sostenuto l’ipotesi che la tassonomia possa in qualche modo aumentare gli introiti russi in Europa. Su questo punto si è espressa anche la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, che invece ha ipotizzando, in un futuro non troppo lontano, un taglio totale delle importazioni di gas russo.
A proposito di Russia e di guerra, sulla decisione UE ha detto la sua anche l’Ucraina, che alla vigilia della votazione ha chiesto ai deputati di schierarsi a favore, perché un’esclusione del gas dalla tassonomia “metterebbe in difficoltà la ricostruzione post bellica del settore energetico ucraino” fonte di sostentamento del paese, ha scritto il Ministro dell’Energia German Galushchenko in una lettera.
Sul piede di guerra invece molte associazioni ambientaliste, che dissentono dall’introduzione in tassonomia sia del nucleare che del gas. Per Greenpeace, ad esempio, il voto positivo del Parlamento è da considerarsi “oltraggioso: è oltraggioso etichettare il gas fossile e il nucleare come verdi e far fluire così più denaro verso le casse che finanziano la guerra di Putin in Ucraina”. L’associazione intende muoversi per vie legali, chiedendo una revisione interna del documento adottato. E, se non dovesse bastare, la promessa è di portare il caso davanti alla Corte di Giustizia europea. Dello stesso avviso anche il WWF, secondo cui il Parlamento sta andando contro ai tentativi di contenere il riscaldamento globale entro gli 1,5° C.
[di Gloria Ferrari]
UK, attese per oggi le dimissioni del premier Boris Johnson
Il premier britannico Boris Johnson dovrebbe annunciare oggi le sue dimissioni con una dichiarazione alla nazione, secondo quanto riferito dal suo ufficio al Washington Post. Oltre 50 membri del suo governo si sono dimessi in 48 ore, dichiarando di non avere più fiducia nella sua leadership dopo la lunga serie di scandali che lo hanno coinvolto direttamente. Secondo quanto riportato dalla BBC, Johnson avrebbe accettato di dimettersi, ma dovrebbe rimanere in carica fino all’autunno perché ci sia il tempo di determinare chi prenderà il suo posto.
Processo ponte Morandi, comitato parenti vittime chiede nuovamente di essere parte civile
Al via oggi, a 4 anni di distanza dai fatti, la prima udienza del processo sulla strage del ponte Morandi. Il comitato composto dai parenti delle 43 vittime chiederà ai giudici di essere ammesso come parte civile in quanto soggetto danneggiato, dopo che la medesima richiesta era stata respinta dal gup in fase di udienza preliminare. Come riporta Il Fatto Quotidiano, infatti, per essere ammesse in tal forma le associazioni che tutelano soggetti lesi dal reato devono essere costituite prima che questo venga commesso, per evitare la creazione di sigle che approfittino dei grandi disastri per ottenerne benefici.









