lunedì 23 Maggio 2022

Tassonomia, gas e nucleare: il coro stonato dei giornali italiani

Nucleare e gas non entrano nella tassonomia”. “Gli esperti UE bocciano nucleare e gas”. A sfogliare la rassegna stampa dei giornali italiani nelle scorse settimane, sembrava chiaro e assodato a tutti che l’Unione Europea avesse bannato l’energia nucleare (e il gas) dal proprio futuro energetico e dal dizionario delle fonti rinnovabili. Una decisione presa grazie all’autorevole parere della scienza, si evinceva leggendo i resoconti che parlavano della “Eu Platform for Sustainable Finance”. Per gli ambientalisti e per chi ritiene che il referendum sul nucleare sia una pietra miliare nelle scelte di politica energetica, certamente un giorno di sollievo e un motivo per guardare al futuro con più ottimismo.

Peccato, però. Peccato perché non era vero nulla. Una notizia totalmente infondata, come si diceva una volta. O una fake, come va di moda adesso. Anche in questo caso, in occasione della discussione in merito all’inserimento nella tassonomia europea di queste fonti, è successo quello che accade sempre più spesso nella stampa italiana: qualcuno ha preso – male, praticamente al contrario – la notizia da qualcun altro, e tutti gli altri gli sono andati dietro. 

Il coro che ne è uscito, senza distinzioni tra Repubblica, Corriere, Il Fatto, l’Ansa stessa, e via via tutti gli altri, ha preso quindi una stecca clamorosa. A conferma del fatto che nelle redazioni è sempre più difficile trovare qualcuno che abbia voglia di leggere bene le notizie che arrivano, di verificarle e magari di porsi anche qualche domanda. 

Il punto di partenza, intanto, è che non c’è stata nessuna Commissione di esperti. O meglio, che la Commissione citata da tutti non è affatto un consesso di scienziati. Si tratta della “Eu Platform for Sustainable Finance” ed è una Commissione variegata come la macedonia. Al suo interno, rappresentanti di gruppi industriali, finanziari, banche, associazioni ambientaliste e di consumatori. Un organismo consultivo, tra l’altro, i cui pareri quindi non sono assolutamente vincolanti: sono appunto pareri di persone che rappresentano altre persone, più in generale gli investimenti di chi finanzia l’economia rinnovabile. Siamo molto lontani, quindi, da quello che si poteva immaginare leggendo i resoconti della stampa italiana all’indomani dell’opinione espressa dalla Commissione. Che al suo interno, per capirci, ha rappresentanti di Airbus, BNP Paribas, Bloomberg, Cassa Depositi e Prestiti, iberdrola e tante altre sigle del mondo economico e finanziario, oltre a diverse del mondo ambientalista e green. Molte voci, molti interessi, ma nessuno di loro che parla da esperto.

Soprattutto, non è nemmeno vero che si sono espressi contro l’energia nucleare e il gas come riportato per i lettori italiani. O almeno, solo in parte. I giornali italiani infatti hanno preso in massa spunto da un articolo del Financial Times, attribuendo a quello la paternità della fonte e la notizia. Ma evidentemente, o i giornalisti italiani non hanno letto l’articolo del FT, oppure l’hanno letto e ci hanno capito il giusto: più probabile che si siano fermati al titolo. Il FT infatti riporta che la Commissione si è dilungata soprattutto sul gas, proponendo limiti più stringenti alle emissioni (100 grammi per KwH invece degli attuali 270), e affermando in modo analogo per il nucleare che nella costruzione degli impianti è necessario assumere criteri più severe in ordine allo smaltimento e nell’ottica della decarbonizzazione del pianeta.

La notizia era talmente fake che, come riporta il Financial Times, non c’è stata nessuna bocciatura. Anzi, si legge, il testo della bozza sottoposto alla Commissione sarebbe stato quasi sicuramente approvato per come era stato redatto. E infatti, come noto, alla fine nella tassonomia UE sono entrati sia l’energia nucleare che il gas. Ossia tutto il contrario di quello che si era letto e capito dai giornali italiani in corso d’opera, mentre la vera Commissione scientifica UE, che si chiama JRC (Joint Research Centre) e fornisce pareri indipendenti in cinque paesi dell’Unione (tra cui l’Italia), un anno fa in un dossier di 387 pagine aveva già espresso il suo parere in materia di nucleare, concludendo che non ha un impatto ambientale peggiore (non ce ne sono le evidenze scientifiche, secondo gli scienziati JRC) di quello delle altre tecnologie esistenti per produrre energia rinnovabile. Hanno parlato di “danno non significativo”, per la precisione.

Questo, ovviamente, è un altro discorso e comunque la si pensi in materia, di certo non ha aiutato leggere i resoconti dei giornali italiani che poi, come se nulla fosse, hanno pubblicato l’inserimento nella tassonomia di nucleare e gas: come se l’avessero sempre scritto e previsto. 

[di Salvatore Maria Righi]

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