La multinazionale russa dell’energia Gazprom ha dichiarato di non essere in grado di garantire il corretto funzionamento di Nord Stream, il gasdotto che collega Russia ed Europa, in quanto non sa se riuscirà a recuperare una turbina tedesca in riparazione in Canada. «Gazprom non ha in suo possesso alcun documento che indichi che Siemens è in grado di portare il motore a turbina a gas fuori dal Canada, dove è in riparazione», si legge in una nota. Nei giorni scorsi, il flusso di gas proveniente dalla Russia attraverso il gasdotto è diminuito di diversi milioni di metri cubi.
Il dl Aiuti di Draghi è una scatola vuota
Il governo Draghi dispone di altre 72 ore per portare a termine la conversione in legge del decreto-legge 17 maggio 2022, n. 50 (decreto Aiuti). Per questo motivo, ha azzerato la discussione parlamentare e posto la fiducia sul provvedimento prima alla Camera dei Deputati – approvata lo scorso 11 luglio con 266 voti favorevoli e 47 contrari – e poi al Senato della Repubblica, che si riunirà domani per il voto. Mancano poche ore e il Movimento 5 Stelle non sa ancora se prenderà parte alla votazione o uscirà dall’Aula. Nel frattempo, ha messo le mani avanti, sostenendo che il non-voto non significhi abbandono della maggioranza. Matteo Salvini ha subito spezzato quest’equazione, dichiarando: «Se i 5S non votano il decreto, allora fine, parola agli italiani. Si va alle urne». Discussioni e ipotesi che non nascondono la natura poco incisiva del provvedimento, così come le incertezze sulle proposte future. Ieri, Draghi ha incontrato i sindacati, rinviando però la discussione su cuneo fiscale, precarietà del lavoro e salario minimo al prossimo vertice, quando dovrebbero aprirsi dei tavoli di lavoro comuni.
Durante l’incontro, il presidente del Consiglio ha promesso, entro fine mese, un nuovo «corposo» decreto-legge riguardante salari e pensioni. Un’azione al limite del possibile e dell’efficienza, dal momento in cui un provvedimento studiato in modo frettoloso potrebbe rilevarsi inutile e alimentare il malcontento generale, in un periodo in cui i cittadini vedono ridursi il proprio potere d’acquisto giorno dopo giorno a causa dell’inflazione, che a giugno ha raggiunto il valore record di +8%. «Numeri non ci sono stati fatti. Ci si è fermati a temi come la difesa del potere d’acquisto, la precarietà, il salario minimo. Al momento non abbiamo risposte e risultati non ce ne sono», ha dichiarato il segretario generale della CGIL Maurizio Landini. Mentre a Roma si promette, a Madrid si annuncia un piano per mitigare le conseguenze dell’inflazione sui cittadini. «Sono perfettamente cosciente delle difficoltà quotidiane della maggioranza della popolazione, dato che il salario vale sempre meno e il paniere diventa ogni volta più caro», ha dichiarato il primo ministro Pedro Sanchez durante il dibattito sullo stato della Nazione. In quest’occasione, Sanchez ha annunciato che verrà rivisto l’uso dei climatizzatori e incentivato lo smartworking, mentre da settembre fino alla fine dell’anno i treni locali e a media percorrenza saranno gratuiti (rimborso del 100% sull’acquisto). A queste misure, si aggiunge poi la previsione di imposte straordinarie sui profitti extra di grandi società energetiche e grandi gruppi finanziari, idea accarezzata anche in Italia dal governo Draghi ma poi fatta sparire nella stesura finale del Decreto Bollette, con buona pace dei cittadini e tanti ringraziamenti da parte di Eni, che nel primo trimestre del 2022 ha registrato un utile netto adjusted di 3,27 miliardi di euro, in crescita rispetto al periodo precedente grazie al «forte scenario prezzi».
In attesa di scoprirne di più sulle promesse fatte dall’esecutivo, domani il Senato voterà la conversione del decreto-legge 17 maggio 2022, n. 50, un provvedimento che stringe sul reddito di cittadinanza, accompagna il Superbonus alla porta e prevede alcuni bonus sociali. Per quanto riguarda la prima misura, il testo introduce delle modifiche in materia di offerte di lavoro congrue proposte ai percettori del sussidio, che potranno essere avanzate anche da datori di lavoro privati. Così, il loro rifiuto entrerà nel calcolo delle tre proposte che comporta la decadenza del beneficio. Relativamente al Superbonus, invece, è stata riaperta (in parte) la cessione del credito, dopo la pressione degli addetti ai lavori. Si aggiungono poi i bonus una tantum dal valore di 200 euro per i lavoratori, pensionati e beneficiari del reddito di cittadinanza e dal valore di 550 euro per una classe ristretta di lavoratori part-time. Infatti, i destinatari sono coloro che nel 2021 hanno avuto un contratto a tempo parziale ciclico verticale, quindi hanno lavorato part time in alcuni mesi dell’anno (e negli altri sono rimasti a casa). Alle imprese verrà, invece, riconosciuto un buono di 10.000 euro in cambio della partecipazione a “manifestazioni fieristiche internazionali di settore organizzate in Italia” entro il 31 dicembre.
[di Salvatore Toscano]
Giudice ridà il lavoro alla psicologa non vaccinata: obbligo inutile e lesivo
Il Tribunale “sospende il provvedimento dell’ordine degli Psicologi della Toscana che vieta alla dott.ssa di esercitare la professione di psicologa fino alla sua sottoposizione al trattamento sanitario iniettivo contro il SARS-CoV-2, autorizzando quindi l’esercizio della professione senza sottoposizione allo stesso” ed “in qualunque modalità (sia in presenza che da remoto) alla stregua dei colleghi vaccinati”. È quanto ha stabilito, tramite un provvedimento cautelare, il giudice della seconda sezione civile del Tribunale di Firenze, Susanna Zanda, relativamente al caso di una psicologa che nell’ottobre del 2021 era stata sospesa dall’ordine della Toscana poiché non vaccinata. La decisione del giudice – arrivata in seguito al ricorso con cui la psicologa aveva appunto chiesto la sospensione del provvedimento preso nei suoi confronti per mancato assolvimento dell’obbligo vaccinale – è stata fondata su tutta una serie di motivi in base ai quali l’obbligo è sostanzialmente stato ritenuto non adatto al suo fine oltre che lesivo della dignità della persona.
Riguardo quest’ultimo punto, nel provvedimento si legge infatti che “la sospensione dall’esercizio della professione rischia di compromettere beni primari dell’individuo quale il diritto al proprio sostentamento e il diritto al lavoro” – di cui all’art. 4 della Costituzione – inteso come “espressione della libertà della persona e della sua dignità”. In tal senso, inoltre, il giudice aggiunge che “tale libertà e diritto al lavoro, acquisito per nascita in base all’art. 4 Cost, viene in questo caso inammissibilmente ‘concesso’ dall’Ordine di appartenenza previa sottoposizione ad un trattamento iniettivo Sars Cov 2, in base al DL 44/21″.
Si parla di concessione inammissibile, però, a quanto pare proprio poiché il fine perseguito con lo stesso DL 44/21 non può essere raggiunto. “Tale decreto legge convertito in legge si propone lo scopo di impedire la malattia e assicurare condizioni di sicurezza in ambito sanitario”, tuttavia “questo scopo è irraggiungibile perché sono gli stessi report di Aifa ad affermarlo”, sottolinea infatti il giudice, aggiungendo che “i report di Aifa sia coevi alla sospensione della dott.ssa che quelli più recenti di gennaio e maggio 2022, e ancor più i report di istituti di vigilanza europei come Euromomo oppure Eudravigilance, riportano un fenomeno opposto a quello che si voleva raggiungere con la vaccinazione, ovvero un dilagare del contagio con la formazione di molteplici varianti virali e il prevalere numerico delle infezioni e decessi proprio tra i soggetti vaccinati con tre dosi”.
Si passa poi al possibile contrasto con la Costituzione, in riferimento al quale si legge tra l’altro che “l’art. 32 Cost e coerentemente le varie convenzioni internazionali sottoscritte dall’Italia vietano l’imposizione di trattamenti sanitari senza il consenso dell’interessato perché ne verrebbe lesa la sua dignità”, che “il consenso deve essere libero e informato e in questo caso la dott.ssa non intende legittimamente prestarlo” e che “l’obbligo vaccinale imposto per poter lavorare viola ictu oculi” – ossia a colpo d’occhio – “gli artt. 4, 32 e 36 Cost”. In tal senso, sottolinea inoltre il giudice, “allo Stato e a tutti i suoi apparati centrali e periferici (come anche gli ordini professionali)” non è permesso di “imporre alcun obbligo di trattamento sanitario senza il consenso dell’interessato”: consenso che tra l’altro non può essere considerato informato “allorquando i componenti dei sieri e il meccanismo del loro funzionamento è, come in questo caso, coperto non solo da segreto industriale ma anche, incomprensibilmente, da segreto ‘militare'”.
Sono questi dunque molti dei motivi per cui il giudice ha deciso di ridare il lavoro alla psicologa, da effettuare in qualsiasi modalità proprio come avviene per i colleghi vaccinati: la condizione del soggetto vaccinato, d’altronde, “non è dissimile da quello non vaccinato perché entrambi possono infettarsi, sviluppare la malattia e trasmettere il contagio”. Si tratta quindi di un pronunciamento molto netto nei toni, che tuttavia – va ricordato – non rappresenta una decisione definitiva. Come anticipato, infatti, si tratta di un provvedimento cautelare, ovverosia di un provvedimento temporaneo emanato con lo scopo di tutelare nell’immediato le ragioni della parte ricorrente che potrebbe subire un danno nell’attesa di una decisione definitiva, la quale potrebbe però anche giungere a conclusioni differenti. Per questo, dunque, il giudice ha fissato “per la conferma, la modifica o la revoca del provvedimento in contraddittorio l’udienza del 15 settembre 2022 alle ore 10.00”.
[di Raffaele De Luca]
In memoria di Amedeo Ricucci, un vero giornalista
Un addio difficile per il mondo del giornalismo e per chi ha sempre cercato un’informazione onesta e impegnata. Si è spento all’età di 63 anni Amedeo Ricucci, giornalista che ha contribuito ad alimentare il fuoco di chi combatte con il potere delle parole. Pieno di coraggio e voglia di dare al mondo la possibilità di accedere alla verità, a costo di rischiare anche la propria vita, Ricucci è stato esempio di un modo di fare giornalismo sempre più raro ma assai travolgente. Per comprendere quanto quella di Amedeo Ricucci fosse una missione umana più che una professione, basta ripercorrere alcuni suoi pensieri:
“Per prendere in mano il proprio futuro non serve romanzare la propria vita professionale, pur di guadagnarsi qualche “grado” in più sulla spallina. Se c’è una cosa che rende insopportabilmente noiosi i ritrovi fra giornalisti (in particolare quelli fra inviati di guerra) sono i ricordi esibiti e sciorinati come un mantra, che diventano inevitabilmente delle pietose auto-celebrazioni. (…) Ricordo a me e a tutti che gli inviati di guerra della vecchia guarda, gli Ettore Mo, i Lucio Lami, i Valerio Pellizzari, i Mimmo Candito, il pronome personale “io” non l’hanno mai pronunciato, nemmeno in privato. Chapeau per tutti loro. Erano altri tempi, ma è il modo di lavorare a cui continuo ad ispirarmi”.
Amedeo Ricucci era malato da tempo ma continuava ancora a raccontare al mondo la contemporaneità, anche attraverso il blog da egli creato, Ferri Vecchi. Anche la Rai ha reso omaggio al giornalista calabrese, ricordando il periodo in cui Ricucci è stato inviato del TG1 e di alcuni dei programmi migliori dell’epoca in cui la televisione di Stato svolgeva certamente con più ambizione di oggi il ruolo di servizio pubblico: Professione Reporter, La Storia siamo noi, Mixer. Ricucci non ha semplicemente riportato notizie, ma è stato attivo protagonista di alcuni dei principali conflitti degli ultimi tempi. Amedeo Ricucci ha visto con i propri occhi le situazioni disperate in Algeria e in Kosovo, ha condiviso le esperienze vorticose vissute con rara sensibilità umana, seguendo anche i conflitti in Afghanistan e in Iraq. Dal sito Rai ricordano poi i momenti di pericolo ai quali Ricucci non ha mai detto di no, pur di portare avanti la promessa fatta a se stesso e al settore dell’informazione. Un esempio è quando nel 1994 il giornalista si trovava in Somalia con Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, entrambi finiti assassinati.
Purtroppo non è stata l’unica morte che Amedeo Ricucci ha vissuto in diretta, forse è per questo – anche – che riusciva a dare tanto valore alla vita e voce a chi non ha mai avuto il diritto di viverla liberalmente. Ricucci ha anche assistito al momento dell’uccisione di Raffaele Ciriello, fotografo del Corriere della Sera. Era il 2002 ed entrambi si trovavano nella città palestinese di Ramallah. Uomo profondamente consapevole dei propri “privilegi”, Ricucci ha spesso deciso di rinunciarvi. Il giornalista nato nel 1958 a Cetraro ha dedicato anima, cuore, tempo e alle volte anche la propria libertà per un mondo potesse essere più consapevole di ingiustizie e differenze, più sensibile alla vita che abbracci chiunque e non solo il proprio interesse. Nel 2013 Ricucci è anche stato prigioniero in Siria, sequestrato per undici giorni con altri tre giornalisti.
Prima di esperienze tanto profonde Ricucci aveva lavorato vivendo periodi di gavetta alle volte profondamente faticosi e ingiusti, proponendo articoli mai considerati ad alcune testate o pubblicandone con uno pseudonimo da donna per altre, perché sarebbe stato l’unico modo per diffondere alcuni articoli. Ormai giornalista affermato e anche se con i problemi dovuti dall’età, Ricucci non ha mai avuto la presunzione di “sentirsi arrivato” perché “non si arriva mai finché non c’è giustizia”. Così recentemente Ricucci aveva ripercorso il viaggio dei migranti dalle isole della Grecia fino a Vienna per raccontare veramente cosa voglia dire spostarsi in determinate condizioni, con un realismo alle volte violento ma assai utile per mostrare e dimostrare, così da provocare reazione e magari un cambiamento. Un road movie a tutti gli effetti, e non è stato l’unico che Ricucci ha girato. Ricucci collaborava poi anche per testate estere e indimenticabile è l’intervista per il Washington Post che il giornalista fece a un ex comandante dell’ISIS, in cui si palesa chiaramente ogni tassello dell’organizzazione.
Per chiunque intenda svolgere la professione giornalista con coraggio, correttezza deontologica e dando voce ai più deboli Amedeo Ricucci continuerà ad essere certamente una preziosa fonte d’ispirazione. Per la redazione de L’indipendente sarà certamente così.
Roma, prosegue la protesta dei tassisti: blindato Palazzo Chigi
Prosegue la protesta dei tassisti che ormai da diversi giorni chiedono lo stralcio dell’articolo 10 del ddl concorrenza, il quale aprirebbe alla liberalizzazione del settore. In queste ore, a Roma, i manifestanti hanno bloccato via del Corso: Palazzo Chigi e le vie di accesso limitrofe sono state blindate dalla polizia, che ha fronteggiato i contestatori tenendoli a distanza dal palazzo del governo. Petardi e fumogeni hanno accompagnato la manifestazione, caratterizzata da slogan contro l’esecutivo, il presidente del Consiglio Mario Draghi, e l’azienda Uber.
Guerra in Ucraina, l’Iran si schiera inviando droni alla Russia
Ieri, martedì 12 luglio, il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Jake Sullivan non ha adoperato mezzi termini nell’annunciare alla stampa che Teheran «si sta preparando entro tempi brevi a fornire alla Russia diverse centinaia di UAV». In altre parole, la guerra in Ucraina potrebbe ricevere il sostegno dei droni iraniani nell’immediato futuro, con i piloti che si starebbero apprestando a iniziare l’addestramento già a partire da questo luglio.
Sebbene l’origine della notizia sia tutto meno che super partes, l’indiscrezione non sembra solamente verosimile, ma anche estremamente probabile. L’Iran ha già ricoperto un ruolo importante nel garantire il traffico di armi irachene alle truppe del Cremlino, in più Teheran sta approfittando delle rivoluzioni in corso nella geopolitica globale per cercare di stabilire dei forti legami con Mosca. La Camera di Commercio Congiunta di Iran e Russia ha segnalato ad aprile che le esportazioni iraniane verso il possibile alleato sono notevolmente aumentate, elemento che evidenzia come il Governo di Vladimir Putin potrebbe dimostrarsi aperto a istituire una relazione commerciale più stabile e longeva.
La lettura dei fatti che aleggia nei dietro le quinte suggerisce che, corrotti ormai i rapporti con gli Stati Uniti, la Russia sia disposta ad accumulare altre sanzioni e altri dazi in favore del consolidamento di un Mercato condiviso con i cosiddetti “Stati Canaglia”. Non a caso, la denuncia di Washington giunge puntualmente a ridosso della visita di Putin e del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan a Teheran, incontro diplomatico in cui si dovrà parlare della guerra in Ucraina, ma che è facile credere fungerà anche da trampolino per discutere eventuali prospettive comuni.
Non che gli Stati Uniti ignorino la concretezza di questa eventualità. Con Putin in viaggio verso l’Iran, il Presidente a stelle e strisce Joe Biden si è organizzato per intrattenere spedizioni diplomatiche a Israele e in Arabia Saudita, Paesi notoriamente antagonisti a Teheran che a oggi non hanno ancora provveduto a prendere parte alle sanzioni a Mosca. Le rivelazioni della Casa Bianca potrebbero dunque essere sfruttate come leva diplomatica con cui spronare il coinvolgimento di quei Governi che a oggi hanno preferito mantenere una posizione più neutrale sulla situazione di Kiev, cosa che ridurrebbe ulteriormente gli spazi di manovra della diplomazia russa.
Con simili premesse, non è improbabile che il Cremlino, affamato di armi utili a portare avanti una battaglia in cui si fatica a vedere la fine, sia propenso ad accettare l’arrivo delle attrezzature belliche iraniane. L’impatto di questi UAV sulla guerra rappresenta non di meno un’incognita d’alto profilo. Qualora la vendita andasse in porto, la Russia si troverebbe probabilmente in magazzino dei Sammad-3, ovvero quegli stessi droni che sono stati più volte visti in Yemen nelle mani degli Huthi. Si tratta di strumenti estremamente economici e che possono essere adoperati in “sciami” al fine di soverchiare le possibilità di difesa dei loro obiettivi. Proprio quest’ultima peculiarità potrebbe dunque spingere alcuni Paesi occidentali a reagire alla minaccia fornendo a Kiev equipaggiamenti ancora più potenti di quelli attualmente già schierati, cosa che andrebbe a fomentare ulteriormente la già pressante escalation militare.
I droni sono attualmente adoperati sul campo da ambo le parti coinvolte, ma su questo frangente la Russia si è dimostrata decisamente meno attrezzata dei propri avversari. I Sammad iraniani potrebbero quindi compensare questa mancanza e fungere da contraltare ai Bayraktar TB2 di fabbricazione turca su cui l’Ucraina può fare costante affidamento.
[di Walter Ferri]
Andrea Soldi morì di TSO: confermate le condanne a vigili e psichiatra
Sono state confermate le condanne a 18 mesi per i tre vigili e lo psichiatra che il 5 agosto 2015, a Torino, eseguirono con troppa violenza un TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) sul 45enne Andrea Soldi, causandone la morte. Andrea aveva infatti cercato di opporre resistenza ai tentativi delle autorità di effettuare il Trattamento, motivo per il quale è stata praticata su di lui una mossa di soffocamento che si è rivelata fatale in moltissimi altri casi in tutto il mondo e che prevede l’immobilizzazione delle braccia dietro la schiena e l’inibizione della resistenza del soggetto tramite la stretta di un braccio intorno al collo.
Andrea Soldi era affetto da schizofrenia ed era solito trascorrere le sue giornate sedute su di una panchina in piazza Umbria, sulla quale il Comune di Torino ha affisso una targa commemorativa con sopra inciso il monito “che non accada mai più”. La mattina del 5 agosto 2015 Andrea, che si trovava seduto su quella panchina, viene raggiunto da tre vigili urbani e lo psichiatra che lo ha in cura presso l’Asl su segnalazione del padre, preoccupato dal fatto che il figlio da diversi mesi non assumesse gli psicofarmaci prescritti. Alla resistenze opposte dall’uomo al tentativo delle autorità di effettuare un TSO, i vigili lo gettano a terra, gli bloccano le braccia dietro la schiena e lo immobilizzano stringendogli un braccio intorno al collo. Andrea viene poi gettato prono sulla barella dell’ambulanza, nonostante mostrasse già segni di difficoltà respiratorie. Morirà ancora prima di arrivare in ospedale.
Il referto dell’esame autoptico parlerà di decesso “per una violenta asfissia da compressione e ostruzione della parte alta delle vie aeree e per una dissociazione elettromeccanica del miocardio”: Andrea è stato ucciso da una manovra di “strozzamento atipico” la quale “provocava la compressione delle strutture profonde vascolonervose del collo. Di conseguenza perdeva coscienza e veniva in tale stato ammanettato”. A dare il colpo finale all’uomo proprio le modalità di trasporto, poiché quella posizione “data anche la sua mole, era incompatibile con una ventilazione efficace e con il mantenimento manuale della maschera di ossigeno”.
In poche parole Andrea, soggetto fragile, è morto soffocato per mano di quelle stesse istituzioni atte alla sua tutela. «Per noi la condanna è morale» ha commentato la sorella, «un segno perché quello che è accaduto ad Andrea non accada più ad altri», aggiungendo poi «continuerò ad andare in mezzo alle persone fragili, alle famiglie, ai giovani, per dire che i TSO devono cambiare ma soprattutto che è necessario investire più risorse sulla salute mentale, occuparsi di più non solo di chi è malato ma anche delle famiglie, creare centri diurni che non siano solo parcheggi». Come ha commentato anche Amnesty riguardo alla sentenza, ciò che realmente serve è «una riforma dei servizi dedicati alla salute mentale».
«La sentenza della Corte di Cassazione restituisce alla famiglia di Andrea Soldi un minimo senso di giustizia e afferma che a Torino, il 5 agosto 2015, ebbe luogo, e non per la prima volta in situazioni del genere, una grave violazione dei diritti umani: un TSO illegittimo eseguito con una violenza ingiustificata, ingiustificabile e purtroppo letale. L’ennesimo caso in cui lo Stato si è abbattuto sulle fragilità anziché proteggerle» commenta Riccardo Noury, portavoce della ONG.
[di Valeria Casolaro]
Il MITE smentisce gli allarmi sull’emergenza energetica
Il MITE (Ministero per la Transizione Ecologica) ha annunciato che “gli stoccaggi di gas procedono regolarmente secondo il piano stabilito dal governo in collaborazione con gli operatori e hanno raggiunto il 64% della capacità programmata”. La riduzione di circa il 30% delle forniture di gas annunciate da Gazprom per l’Italia saranno sostituite dalle altre forniture che il governo si è assicurato con il piano di diversificazione portato avanti negli ultimi mesi. Il governo mantiene, dunque, lo stato di pre-allerta, ma non è prevista l’attuazione di piani di emergenza energetici con misure di risparmio straordinarie, come erroneamente riportato da diversi quotidiani.
Francia, l’Assemblea Nazionale boccia la proroga del green pass per i viaggi
Martedì sera i deputati dell’Assemblea Nazionale francese hanno votato l’eliminazione di un articolo chiave del disegno di legge sanitaria, l’art. 2, che prevedeva la possibilità di ripristinare il green pass per i viaggi da e verso l’estero in caso di necessità. La votazione ha visto 219 deputati favorevoli all’abolizione del pass per viaggiare, contro i 195 che vi si opponevano. Poco prima era stata bocciata anche l’ipotesi del mantenimento del green pass per i viaggiatori minorenni. Il disegno di legge è stato quindi ridotto essenzialmente all’art. 1, che prevede di continuare la raccolta di dati sanitari sui test di screening.
Il nuovo disegno di legge ha incontrato la ferrea opposizione di Rassemblement National (RN), il partito di Marine Le Pen, e di tutti i principali gruppi di sinistra (La France Insoumise, i comunisti e gli ecologisti). La proposta sancisce la scadenza al 1° agosto del “regime giuridico dello stato di emergenza sanitaria” e del “pass sanitario e vaccinale nella vita quotidiana dei francesi”, come sottolineato dal ministro della Salute François Braun, salvo la reintroduzione, in caso di necessità, di misure di contenimento dei contagi quali il green pass per effettuare viaggi al di fuori della Francia. Nel corso dei lavori preliminari in commissione il governo ha anche dovuto accettare la scadenza al 31 gennaio delle misure contenute nel disegno di legge, anziché al 31 marzo come inizialmente previsto. Il dibattito, iniziato lunedì 11 e proseguito nel pomeriggio di martedì 12 luglio, è stato sviaggi viaggi egnato da numerose tensioni e da inaspettati capovolgimenti della maggioranza, che hanno messo in luce le difficoltà di manovra del governo e della maggioranza relativa di cui dispone. RN, LR e numerosi parlamentari di sinistra hanno anche criticato il rifiuto del governo di reintegrare gli operatori sanitari sospesi perché non vaccinati, decisione definita da alcuni un «abuso di potere assurdo e senza precedenti».
Coup de théâtre dans l’hémicycle ! L’article 2, qui permettait d’instaurer jusqu’en janvier un passe sanitaire aux frontières et entre la Corse, les outre-mer et l’Hexagone, est rejeté par 219 voix contre 195. Les oppositions exultent.#DirectAN #Covid19 #PasseSanitaire pic.twitter.com/I46Ws59zz3
— LCP (@LCP) July 12, 2022
[di Valeria Casolaro]
Al via il progetto italiano per ripulire i mari
Si chiama Mo.Ri.net (Monitoraggio, censimento, raccolta e avvio al Riciclo delle reti fantasma: i pescatori protagonisti della salvaguardia del mare) ed è il progetto coordinato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) volto a contribuire al ripristino degli habitat marini compromessi. Mo.Ri.net ha preso ufficialmente il via a giugno 2022 e si concentra in Sardegna, nello specifico nelle aree marine protette dell’Isola dell’Asinara e di Capo Carbonara così come in alcune zone limitrofe. I rifiuti depositati in mare e che spesso rimangono a occupare i fondali rappresentano una delle problematiche più devastanti e difficili da fronteggiare sia dal punto di vista della prevenzione che della risoluzione. Motivo per cui l’ISPRA non solo intende agire in modo concreto raccogliendo e gestendo i rifiuti marini, ma coinvolgendo in modo diretto i pescatori. Mo.Ri.net prevede un intenso lavoro di sensibilizzazione sul tema, con svariate attività divulgative. Adottare un approccio “ecosistemico” è alla base del nuovo progetto appena avviato dall’ISPRA con l’università di Siena e il Nucleo Carabinieri Subacquei di Cagliari come partner.
Attraverso campagne a bordo di pescherecci e immersioni subacquee ha preso il via la prima parte del Mo.Ri.net, che con indagini oceanografiche e analisi prevede innanzitutto di monitorare e censire i rifiuti marini. I rifiuti galleggianti e depositati sul fondo marino hanno un grave impatto ambientale e danneggiano l’ecosistema e gli habitat, minacciando specie protette. Quando possibile ne avverrà la rimozione grazie anche all’azione dei pescatori e dei carabinieri subacquei e se idonei al riciclo i rifiuti marini avranno una seconda vita, passaggio in mano al Consorzio PolieCo (Consorzio Nazionale per il Riciclaggio di Rifiuti di Beni in Polietilene). Se impossibili da recuperare invece, i rifiuti raccolti saranno avviati verso un corretto processo di smaltimento. Ora che il progetto è teoricamente strutturato e il primo capitolo pratico ha preso il via, seguiranno azioni concrete di rimozione di rifiuti plastici, reti fantasma, attrezzi da pesca persi o abbandonati, fino ad arrivare alla divulgazione di un efficace piano operativo finalmente in linea con il rispetto ambientale, anche attraverso l’introduzione di misure innovative per la pesca.
Il progetto Mo.Ri.net è interno al Bando del Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e per la Pesca (FEAMP) e vede il finanziamento di 460.600 euro per la durata di 18 mesi. Il FEAMP rappresenta uno dei “Cinque fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE) che si integrano a vicenda e mirano a promuovere una ripresa basata sulla crescita e l’occupazione in Europa”. In quanto uno degli strumenti ideati dalla Commissione Europea nella Strategia Europa 2020, il FEAMP mira alla realizzazione degli obiettivi di crescita intelligente, sostenibile e inclusiva nel rispetto delle linee stabilite dalla Politica Comune della Pesca e dalla Crescita Blu.
[di Francesca Naima]










