lunedì 15 Agosto 2022

Stop totale al Superbonus: il governo Draghi blocca proroghe e nuovi fondi

Nel corso di una riunione alla Camera dei Deputati tra la maggioranza e l’esecutivo è stato deciso di non prorogare il Superbonus 110% e di non stanziare ulteriori risorse per la misura. Presa in esame, invece, la possibilità di ampliare il meccanismo degli scambi e delle vendite dei crediti d’imposta a persone giuridiche, come le aziende, e banche (con l’esclusione delle persone fisiche), segnando di fatto un dietrofront su una restrizione voluta dallo stesso governo Draghi nei mesi scorsi. I 33,8 miliardi di euro stanziati dall’esecutivo per il Superbonus, relativamente al periodo 2022/2023, sono terminati con mesi di anticipo, alimentando i dubbi fra i cittadini: da un lato i lavori potrebbero non partire, anche per coloro che hanno già attivato la procedura e firmato il contratto con le imprese edili, dall’altro i condomini che hanno già incassato una parte dell’incentivo e rischiano di lasciare il lavoro a metà potrebbero essere costretti dall’Agenzia delle Entrate a restituire il credito con tanto di sanzioni.

In un recente articolo, l’agenzia di stampa britannica Reuters ha ribadito ciò che già era nell’aria: la prematura fine del Superbonus potrebbe inceppare definitivamente il complesso sistema di credito d’imposta che coinvolge banche, imprenditori e cittadini, portando a migliaia di fallimenti e licenziamenti. Questo, unitamente all’inflazione e alle scelte restrittive della Banca Centrale Europea (BCE), «potrebbe far precipitare la debole economia italiana verso la recessione». Con un tonfo termina dunque l’esperienza del Superbonus, già rallentata nei mesi scorsi in seguito ai controlli relativi ai casi sospetti di frode che nel frattempo hanno lasciato centinaia di aziende senza retribuzione e, per estensione, migliaia di lavoratori e fornitori. Diversi imprenditori hanno denunciato infatti l’impossibilità di cedere i crediti maturati alle banche, segno di un sistema inceppato che ha provocato malumori e proteste nei confronti del governo Draghi. Nello specifico, le aziende hanno puntato il dito contro le manovre dell’esecutivo, in particolare nei confronti della decisione di limitare gli scambi e la vendita dei crediti d’imposta da una banca o da un’azienda all’altra, un meccanismo su cui si basava il sistema per ricorrere alla liquidità in caso di bisogno ritrattato velocemente a Palazzo Chigi in seguito alle proteste delle ultime settimane.

[di Salvatore Toscano]

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4 Commenti

  1. Come sempre le cose vengono gestite all’Italiana.
    Doveva essere uno strumento Keynesiano per rilanciare il paese e ripristinare migliaglia di condomini che cadono a pezzi.
    Alla fine ci hanno guadagnato le mafie rubando a 4 mani e ne ha approfittato chi aveva le ville (e non me aveva bisogno).
    Che paese strano

  2. Purtroppo hanno portato in politica quello che ormai da anni c’è nelle aziende, cioè il concetto di continuous integration, cioè integrazione continua … non si sviluppa e pianifica più un attività in tutti i suoi dettagli, ma si inizia l’attività e poi si vedrà come andare avanti con continui aggiustamenti… Vi site mai chiesti perchè per esempio le release software hanno versioni del tipo 4.11.113 … 113 release della versione 11 e la principale è la 4 (cioè prima ce ne sono state 3 …) !!!
    A questo si aggiunge che è un governo di incapaci in tutte le tipologie di ambiti che hanno affrontato, ambito sanitario, economico, dei trasporti, delle telecomunicazioni, dell’edilizia, della sicurezza …la continuous integration evidenzia ancora di più l’incapacità di affrontare i problemi se a gestirla sono un ammasso di incapaci…

    • si caro Slack, governo di incapaci e burattini, ma il capo, Draghi, forse è molto capace a fare gli gli interessi delle banche, degli USA, delle multinazionali etc.. ed è molto capace a non fare gli interessi dell’Italia, a svenderla, a far aumentare il debito, a distruggere il ceto medio… molto, molto capace
      scusa non ricordo…chi lo ha eletto?

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