Crisi climatica, bollette in aumento, guerra e conseguenti problemi di approvvigionamento energetico: i cittadini europei si sentono attanagliati da diverse criticità, le quali spesso e volentieri convergono sul frangente della gestione elettrica. Alcuni arrivano persino a temere che possa svilupparsi un sistema di razionamento “ombra”, ovvero che le aziende, non gli Stati, finiscano con il manipolare i termostati delle singole abitazioni. Si tratta solamente di una fantasia perversa, di una paranoia sconclusionata? Non esattamente. Per quanto l’Unione Europea non si sia ancora avvicinata a queste dinamiche, oltreoceano i riscaldamenti e i condizionatori di nuova generazione si fanno sempre più “intelligenti”, ma la loro arguzia viene applicata perlopiù a svantaggio dei consumatori.
Caldo privo di controllo
Nel giugno del 2021 la famiglia English di Deer Park, Texas, si stava intrattenendo con un pisolino pomeridiano, quando la temperatura della stanza ha iniziato ad alzarsi. I coniugi si sono svegliati senza preavviso, madidi di sudore. Le impostazioni dell’aria condizionata erano state modificate esternamente, anomalia che ha assoggettato i padroni di casa a un profondo disagio, ma anche a una discreta apprensione nei confronti delle possibili ripercussioni sulla salute della loro figlioletta di appena tre mesi. Poco dopo, un messaggio sull’applicazione telefonica del fornitore li ha avvisati che la manipolazione del termostato fosse il frutto di un evento di “risparmio energetico” della durata di tre ore, un fenomeno che si ricollega al programma “Smart Savers Texas” portato avanti dalla EnergyHub.
Incalzata da un’altra famiglia texana, l’azienda non ha mancato di far notare che “ogni partecipante accetta attivamente i termini del programma e può rinunciare a far parte dell’evento in qualsiasi momento”. Inutile dire che non tutti fossero consci di aver preso parte all’esperimento, molti si sono limitati a firmare un contratto che appariva conveniente, altri ancora hanno aderito al progetto energetico inconsapevolmente e per vie traverse. Gli English, per esempio, si sono trovati a essere indirettamente clienti di EnergyHub dopo aver investito i propri risparmi in un nuovo sistema di sicurezza per la loro dimora. Diverse testimonianze suggeriscono inoltre che le parole della corporazione non rappresentino del tutto la realtà. Come la famiglia English, anche altri utenti sostengono che il messaggio di notifica che rende possibile esimersi dal prendere parte ai singoli eventi di risparmio energetico non sia inoltrato secondo i tempi opportuni, ma solamente a cose fatte.
Un fenomeno che si estende a macchia d’olio
L’approccio commerciale dimostrato dalle aziende texane non rappresenta ormai più un’eccezione. L’iniziativa texana si è dimostrata un’avanguardia che ha poi aperto la pista a un atteggiamento commerciale che si sta rapidamente consolidando in ogni angolo degli Stati Uniti. Poco sorprendentemente, la California è stata tra i primi Governi ad abbracciare la novità, un tentativo estremo di arginare i suoi sempre più acuti problemi di disponibilità energetica. Complice la storica e letale carenza di manutenzione della rete elettrica californiana, l’infrastruttura si regge a malapena in piedi, evidenziando delle fragilità che sono a loro volta aggravate dalle conseguenze della crisi climatica e dalle scelte strategiche dei politici, i quali stanno spingendo con fervore per la transizione elettrica delle automobili locali, non tenendo però conto del fatto che le centrali non siano nelle condizioni di sostenere un aumento della domanda.
Ancor più rilevante è il caso rappresentato dal Colorado, il quale non si è limitato ad accogliere nei suoi contratti gli eventi di risparmio energetico in un’ottica opzionale, ma ha addirittura testato l’imposizione coatta del razionamento. È accaduto lo scorso 30 agosto, quando 22.000 clienti di Xcel si sono trovati a essere impossibilitati per un’ora a gestire il proprio termostato a causa di una non meglio specificata “emergenza energetica”. Andando a spulciare il fine print dell’azienda si scopre infatti che “in rare occasioni, le emergenze di sistema potrebbero causare un evento di controllo che non può essere sovrascritto”. In altre parole, l’utente che si sottopone al contratto termostatico noto con l’etichetta di Reward Program, “programma ricompensa”, è vulnerabile a modifiche inevitabili e unilaterali del servizio. Xcel gestisce l’erogazione elettrica anche nel Michigan, nel Minnesota, nel New Mexico, nel Nord Dakota, nel Sud Dakota, nel Wisconsin e nell’immancabile Texas.
La costante ambiguità del mondo IoT
Gli esempi statunitensi ci ricordano che le imprese orientate alla speculazione non sempre sono portate a autoimporsi delle norme che vadano a tutelare gli interessi di qualsiasi essere vivente che non sia uno dei loro azionisti, tuttavia sarebbe sbagliato demonizzare a priori i termostati smart che si inseriscono nel macrocosmo dell’internet delle cose (IoT). Molti impianti di riscaldamento offrono già ora delle rudimentali possibilità di programmazione, tuttavia le modalità di impostazione variano a seconda della casa produttrice e del modello installato, in più le opzioni avanzate delle centraline non sempre sono pensate per essere immediatamente comprensibili dall’utente medio. Tradurre queste tediose operazioni in applicazioni smartphone può contribuire a renderle maggiormente accessibili, predisponendo le basi per un uso più attivo e consapevole degli strumenti che abbiamo oggi a nostra disposizione. A questo si somma la possibilità di controllare le impostazioni dei fan coil direttamente in remoto, attraverso la Rete wi-fi, un traguardo che non è alla portata dei termostati programmabili di matrice classica. Complessivamente, il percorso “smart” può far bene all’ambiente e al conto bancario riducendo i consumi, almeno qualora si sia in grado di adottare atteggiamenti morigerati.
Se è vero che in questa fase esplorativa delle IoT sia necessario prestare massima cura nel contrastare gli abusi di aziende e Governi nei confronti dei cittadini, è altresì importante non cedere alle propagande di greenwashing propinateci da numerose aziende del settore, ovvero non convincersi acriticamente che l’internet delle cose possa essere una soluzione magica e definitiva. Già nel 2020 il Senato francese riconosceva che l’aumento esponenziale degli elettrodomestici connessi alla Rete stesse aumentando a dismisura il traffico dei dati, cosa che a sua volta si traduce in un aumento proporzionale delle emissioni di gas serra. Consumatori, attivisti e osservatori vari si trovano dunque a compiere un doppio sforzo: da una parte devono evidenziare sin da subito che non sono disposti a tollerare il razionamento extragovernativo delle risorse energetiche, dall’altra devono contrastare la propaganda di quelle realtà che dipingono la raccolta dei nostri dati privati si trasformi automaticamente in un mondo più pulito. D’altronde, i termostati intelligenti e gli altri IoT non sono altro che attrezzi il cui utilizzo è figlio di scelte sociali e il modo migliore per far sentire la voce dei consumatori è quello di dimostrare contezza delle potenziali storture del sistema.
[di Walter Ferri]




Questa è la vera rovina della società e causa dei gas a effetto serra. Leggevo poco tempo fa che 65 e-mail sono l’equivalente di 1 km con una macchina di classe media. Proviamo a pensare l’IoT che traffico genera e quindi le cosequenze per il nostro mondo, i soli ad essere tassati e spennati sono la gente normale. Le ditte che promuovono l’IoT e tutto lo Smart (che di smart non ha niente) vengono ancora graziati dalle imposte perchè “Green”. Dei server mangia corrente 24/24 e 7/7 non vengono mai mensionati, senza dire che magari sono anche raffreddati con acqua di un qualche fiume. Però poi il surriscaldamento globale è causato dal Tizio di turno perché deve fare 5 min in Auto per recarsi al lavoro o ad acquistare il fabbisogno della famiglia.
Ma togliamo le fette di salame dagli occhi e smettiamola con queste stupidaggini.
Io sono il primo che si rende conto che si potrebbe fare di più, ma ognuno faccia la sua parte!