La Commissione europea ha pubblicato il rapporto annuale con le raccomandazioni rivolte ai Paesi membri. Per l’Italia vengono riproposte delle indicazioni ormai decennali, a partire dalle garanzie di stabilità per il bilancio pubblico. Tradotto: Bruxelles raccomanda all’Italia di tirare la cinghia sulla spesa pubblica, eccezion fatta per quella indirizzata al settore bellico, che invece viene incentivata. Le misure suggerite dall’UE puntano a una generale semplificazione normativa con lo scopo di attirare gli investimenti, e ripropongono una ricetta che ricorda quella sostenuta dal Fondo Monetario Internazionale: liberalizzazioni, riduzione di aiuti e sussidi, e maggiore partecipazione al mercato del lavoro anche incoraggiando l’impiego dei più anziani.
Nel suo ultimo rapporto, l’UE rivolge all’Italia una serie di raccomandazioni che vengono ormai riproposte ogni anno dal 2012. Il primo tema affrontato è quello della spesa pubblica, che secondo il Consiglio dell’Unione Europea – autore del documento pubblicato dalla Commissione – va razionalizzata per riportare il rapporto deficit/PIL al di sotto della soglia del 3%: l’UE consiglia all’Italia di intensificare la lotta all’evasione fiscale, intervenire sulle pensioni in modo da allungare la vita lavorativa, e aggiornare i valori catastali – misura che potrebbe tradursi in una maggiore tassazione degli immobili. Suggerisce inoltre di ridurre o rivedere i sussidi ritenuti troppo onerosi per i conti pubblici, soffermandosi anche sulle misure adottate per contenere il costo dell’energia, come il taglio delle accise, che secondo il Consiglio dovrebbero essere limitate o sostituite da interventi mirati. In ambito energetico, l’UE chiede anche di accelerare gli investimenti sulle rinnovabili, migliorare le infrastrutture idriche e dei rifiuti nel Mezzogiorno e rafforzare la copertura assicurativa contro i rischi climatici.
Il Consiglio raccomanda all’Italia di utilizzare i fondi di coesione e le risorse del PNRR per investire in settori strategici come le energie rinnovabili, e di attuare una strategia industriale volta a sostenere la crescita delle imprese, la nascita di start-up e le fusioni aziendali. In generale, Bruxelles invita Roma a proseguire lungo le strade della liberalizzazione e della riduzione delle restrizioni alla concorrenza, anche in settori quali quelli dei trasporti e dell’energia elettrica, e a semplificare il quadro normativo e amministrativo, per esempio riducendo i tempi dei tribunali. Se da una parte il Consiglio individua le storiche criticità del Belpaese, come nei casi delle carenze infrastrutturali, degli investimenti energetici, o della lotta all’evasione, dall’altra propone una ricetta che ricorda quella del FMI: rafforzamento della tenuta fiscale del Paese, riduzione di sussidi e agevolazioni, maggiore apertura ai mercati e ampliamento della base imponibile. A rimanere fuori dai tagli è il settore bellico, per cui piuttosto va potenziata la spesa anche orientando il bilancio «affinché possa sostenere una spesa strutturalmente più elevata» in tale ambito.





Quando le autorità buttano 300 miliardi per l’Ukraina ed Israele, l’evasione fiscale diventa un obbligo e pagare le tasse diventa reato contro l’umanità di collaborazionismo coi criminali Imperialisti.