La Commissione europea ha pubblicato il rapporto annuale con le raccomandazioni rivolte ai Paesi membri. Per l’Italia vengono riproposte delle indicazioni ormai decennali, a partire dalle garanzie di stabilità per il bilancio pubblico. Tradotto: Bruxelles raccomanda all’Italia di tirare la cinghia sulla spesa pubblica, eccezion fatta per quella indirizzata al settore bellico, che invece viene incentivata. Le misure suggerite dall’UE puntano a una generale semplificazione normativa con lo scopo di attirare gli investimenti, e ripropongono una ricetta che ricorda quella sostenuta dal Fondo Monetario Internazionale: liberalizzazioni, riduzione di aiuti e sussidi, e maggiore partecipazione al mercato del lavoro anche incoraggiando l’impiego dei più anziani.
Nel suo ultimo rapporto [1], l’UE rivolge all’Italia una serie di raccomandazioni che vengono ormai riproposte ogni anno dal 2012 [2]. Il primo tema affrontato è quello della spesa pubblica, che secondo il Consiglio dell’Unione Europea – autore del documento pubblicato dalla Commissione – va razionalizzata per riportare il rapporto deficit/PIL [3] al di sotto della soglia del 3%: l’UE consiglia all’Italia di intensificare la lotta all’evasione fiscale, intervenire sulle pensioni in modo da allungare la vita lavorativa, e aggiornare i valori catastali – misura che potrebbe tradursi in una maggiore tassazione degli immobili. Suggerisce inoltre di ridurre o rivedere i sussidi ritenuti troppo onerosi per i conti pubblici, soffermandosi anche sulle misure adottate per contenere il costo dell’energia, come il taglio delle accise [4], che secondo il Consiglio dovrebbero essere limitate o sostituite da interventi mirati. In ambito energetico, l’UE chiede anche di accelerare gli investimenti sulle rinnovabili, migliorare le infrastrutture idriche e dei rifiuti nel Mezzogiorno e rafforzare la copertura assicurativa contro i rischi climatici.
Il Consiglio raccomanda all’Italia di utilizzare i fondi di coesione e le risorse del PNRR per investire in settori strategici come le energie rinnovabili, e di attuare una strategia industriale volta a sostenere la crescita delle imprese, la nascita di start-up e le fusioni aziendali. In generale, Bruxelles invita Roma a proseguire lungo le strade della liberalizzazione e della riduzione delle restrizioni alla concorrenza, anche in settori quali quelli dei trasporti e dell’energia elettrica, e a semplificare il quadro normativo e amministrativo, per esempio riducendo i tempi dei tribunali. Se da una parte il Consiglio individua le storiche criticità del Belpaese, come nei casi delle carenze infrastrutturali, degli investimenti energetici, o della lotta all’evasione, dall’altra propone una ricetta che ricorda quella del FMI [5]: rafforzamento della tenuta fiscale del Paese, riduzione di sussidi e agevolazioni, maggiore apertura ai mercati e ampliamento della base imponibile. A rimanere fuori dai tagli è il settore bellico, per cui piuttosto va potenziata la spesa anche orientando il bilancio «affinché possa sostenere una spesa strutturalmente più elevata» in tale ambito.