La crisi all’interno del Partito Socialista spagnolo (PSOE) sembra aver raggiunto un punto di non ritorno. Nella mattinata di mercoledì 27 maggio gli agenti dell’Unità Centrale Operativa (UCO) della Guardia Civile hanno fatto irruzione all’interno della sede del partito del premier Pedro Sanchez, con l’obiettivo di reperire informazioni riguardanti il caso Leire Diez, ex dirigente socialista accusata di raccogliere, per conto del partito di governo, dati sensibili sulla figura di Antonio Balas, capo del dipartimento di Delinquenza Economica della UCO. In seguito all’ultima operazione della Guardia Civil, il giudice della Audiencia Nacional Santiago Pedraz ha imputato l’ex segretario organizzativo del partito Santos Cerdán, l’ex presidente della Giunta andalusa Gaspar Zarrías e la gerente del PSOE Ana María Fuentes.
Quest’ultima notizia si somma agli scandali a ripetizione che stanno colpendo il PSOE colpendo direttamente la figura di Sanchez, il quale, si vede costretto a porsi sulla difensiva, stretto tra pessimi sondaggi e le richieste di dimissioni da parte dell’opposizione. Appena una settima fa un altro capo storico del partito, l’ex premier José Zapatero, è finito nell’occhio del ciclone in seguito alle investigazioni che lo vedrebbero al centro di traffico di influenze e riciclaggio di denaro.
Zapatero è il primo ex capo del governo della storia spagnola a finire sul banco degli imputati, nonostante siano ampiamente documentate le responsabilità di altri ex presidenti come Felipe González, strettamente legato al terrorismo di stato durante gli anni della lotta armata di ETA, del traffico di tangenti e della contabilità parallela avvenuta tra le fila del Partito Popolare sotto la presidenza di Jose María Aznar o dello spionaggio illegale orchestrato dall’ex presidente Mariano Rajoy. Il caso Zapatero si aggiunge agli altri che hanno colpito esponenti anche molto vicini a Sanchez nel recente passato, inclusi alcuni sui stretti familiari. Tra questi la moglie, Begona Gomez, accusata di aver usato la propria influenza per ottenere sponsor per un corso di laurea magistrale universitario da lei diretto, e il fratello, David Sanchez, sotto indagine per i reati di traffico di influenze, abuso d’ufficio e malversazione.
Il procedimento contro Zapatero risalirebbe al salvataggio avvenuto nel 2021 della compagnia aerea Plus Ultra, quando il governo spagnolo, già presieduto da Pedro Sanchez, approvò il prestito di 53 milioni di euro alla compagnia, attraverso un fondo creato per sostenere le aziende che riscontrarono difficoltà in seguito alla crisi pandemica. Nonostante lo scandalo mediatico sia esploso negli scorsi giorni, le indagini hanno avuto inizio già nell’estate del 2024, in seguito alle richieste avanzate da Svizzera e Francia riguardanti il presunto riciclaggio di denaro proveniente dal Venezuela. Le richieste di verifica hanno portato la Fiscalía Anticorrupción e la Unidad de Delincuencia Económica y Fiscal (UDEF) a porre la denuncia nei confronti dell’ex premier. A desecretare il caso e portarlo così alla stampa è stato il giudice José Luis Calama che, secondo le indagini, assicura «l’esistenza di indizi che fanno pensare all’esistenza di una trama organizzata di traffico di influenze rappresentata da Zapatero». Secondo il giudice, l’ex premier «avrebbe fatto uso della propria capacità di accesso ad alte cariche amministrative e di contatti personali al servizio degli interessi di terzi».

È necessario sottolineare che i documenti del fascicolo non includono al momento alcuna prova diretta dell’influenza esercitata da Zapatero nel salvataggio della compagnia, il versamento di milioni di euro compiuti nell’arco di cinque anni da Plus Ultra a favore dell’amico personale dell’ex premier Julio Martínez complica la questione. Inoltre, alcune consulenze avanzate dalla società di Martinez all’agenzia di marketing Whathefav, di proprietà delle figlie di Zapatero, avrebbero portato al versamento di più di 700.000 euro tra il 2020 e il 2025. Secondo gli inquirenti, la società delle sorelle Laura e Alba Zapatero avrebbe avuto il fine di mascherare i pagamenti derivati dal traffico di influenze, tra i quali spicca il versamento di 20.000 euro da parte dell’imprenditore venezuelano Danilo Diazgranados. I diari di Julio Martínez secondo la polizia dimostrerebbero il possibile coinvolgimento dell’uomo in decisioni strategiche riguardanti il rilascio di prigionieri e affari legati al petrolio nel paese latinoamericano.
José Zapatero si difende e sottolinea l’assenza di prove dirette. A lui fa coda il presidente spagnolo Pedro Sanchez, che, da Roma, afferma: «collaborazione con la giustizia, tutto il rispetto a la presunzione d’innocenza del signor Zapatero e tutto il mio appoggio al presidente Zapatero». Non celano la delusione, invece, alcuni militati del PSOE, specialmente i più critici con la presidenza Sanchez, mentre alcuni tra gli alleati del governo non nascondono i propri dubbi in merito al caso. Il portavoce del partito alleato Esquerra Republicana Gabriel Rufían ha affermato dalle tribune del Congresso dei Deputati: «se tutto questo è vero, è una merda. Se questo invece è una farsa, è una merda ancora più grande che abbiamo già visto molte volte». All’attacco invece l’opposizione, il Partito Popolare chiede, come di consueto, le dimissioni di Sanchez, mentre il partito di destra nazionalista VOX vede il caso come «la punta dell’iceberg di un’enorme trama di corruzione».
In attesa delle dichiarazioni da imputato di Zapatero, che avranno luogo il 17 e il 18 di giugno, la situazione per Pedro Sanchez si complica ulteriormente così come lo spettro di vedersi costretto ad andare ad elezioni anticipate. Così, il capo del governo spagnolo, continua a vivere il paradosso di essere un politico molto popolare all’estero, soprattutto grazie alla sua linea coraggiosa contro Israele e contro il riarmo, quanto impopolare e apparentemente destinato a una ineluttabile sconfitta alle prossime elezioni in patria.





Ed ecco arrivati gli scandali su Sanchez e il suo partito, che puntualità! Cantare fuori dal coro non va bene, meglio zittirlo prima che faccia proseliti.
Come già scritto…. guarda tu il caso… E la cosa peggiore è che ancora non c’è nessuna prova. Ptrebbe, sarebbe, sembrerebbe… Tutto questo serve solo a montare un caso mediatico e a distruggere la popolarità di un premier che è stato l’esempio di coraggio e rettitudine nel trattare, tra le altre cose, la questione palestinese. La colpevolezza o meno non conta più niente.
Vedrai come saranno più felici gli spagnoli se dopo le prossime elzioni avranno un bel governo di destra atlantista ed europeista!
Incredibile coincidenza.
Guarda tu il caso…