Molti ucraini non vogliono più andare in guerra: Leopoli in rivolta contro i soldati

Il problema della mobilitazione in Ucraina sta diventando sempre più allarmante: da tempo, infatti, si registra nel Paese un’intolleranza sempre più accentuata verso le modalità di reclutamento, sfociata pochi giorni fa in una vera e propria rivolta contro il personale addetto all’arruolamento militare e la polizia nella città di Loepoli. L’episodio che ha dato inizio allo scontro è stato il controllo dei documenti di un uomo in età di leva da parte del personale di un Centro di Reclutamento Territoriale (TCC): mentre il giovane di 30 anni veniva fermato, un gruppo di individui ha circondato il veicolo militare del TCC, mettendo in atto comportamenti aggressivi, fino ad arrivare a ribaltare il mezzo. «Ad oggi, l’uomo, che aveva violato le norme di registrazione militare, è stato inviato a sottoporsi a una visita medica militare», ha dichiarato il TCC. Non si tratta del primo episodio di questo tipo nel Paesi in guerra con la Russia: le condizioni estremamente dure dei soldati ucraini e la mancanza di un’adeguata preparazione per andare al fronte hanno da tempo indotto molti cittadini a disertare la leva e a protestare contro il reclutamento forzato. Ciò ha indotto il presidente Zelensky  a introdurre una legge, già nel 2023, che prevede il rafforzamento delle pene del personale militare in caso di diserzione, inosservanza o critiche degli ordini.

In seguito al fermo del giovane cittadino di Leopoli, avvenuto l’8 luglio, lo scontro con il personale di reclutamento è proseguito fino a tarda notte con una folla di circa 200 persone – secondo i media ucraini – che si è radunata circondando il mezzo militare. Alcuni video che circolano online mostrano un gruppo di persone – in gran parte adolescenti e giovani adulti – che circondano un veicolo militare nero gridando «vergogna». Successivamente, si vedono due uomini salire sul mezzo e spaccarne i finestrini prima di ribaltarlo, mentre le persone intorno applaudono e filmano la scena. Inoltre, in altri filmati si vede un soldato che viene esortato a togliersi l’uniforme e, al suo rifiuto, i rivoltosi cercano di strappargliela. L’incidente, che rappresenta una delle manifestazioni più evidenti della lunga e sotterranea crisi di mobilitazione nell’ex Stato sovietico, ha suscitato preoccupazione nelle istituzioni ucraine, le quali temono che queste tensioni possano degenerare, creando un vero e proprio problema per la sicurezza interna. «Se non si interviene, questo potrebbe diventare una minaccia alla sicurezza nazionale», ha affermato Yurii Honcharenko, presidente dell’Ukrainian Security Club.

Per queste ragioni, la Polizia Nazionale e il Servizio di Sicurezza dell’Ucraina (SBU) hanno aperto un’indagine, esaminando in particolare l’aggressione a un agente di polizia, un vicecapo di uno dei distretti di polizia di Leopoli, che ha riportato diverse ferite, tra cui un trauma cranico, mentre interveniva durante lo scontro. «Molte domande su Leopoli, sulla situazione di ieri, sull’attacco ai militari del TCC. A mio parere, questa situazione è molto grave. E l’atteggiamento nei confronti delle persone in uniforme militare è pessimo», ha dichiarato il presidente Zelensky.

La sfiducia e l’ostilità nei confronti del sistema di reclutamento, tuttavia, non sono una novità in Ucraina e i metodi punitivi e coercitivi non sembrano far altro che alimentare questo clima di tensione tra i cittadini e le istituzioni militari. «Molte persone, compresi alcuni miei conoscenti, sembrano ormai considerare gli ufficiali di leva come nemici», ha dichiarato a riguardo un ex comandante di plotone al Kyiv Independent. Non stupisce, dunque, che le aggressioni contro gli ufficiali addetti al reclutamento – molti dei quali sono ex combattenti di prima linea riassegnati al ruolo di reclutatori dopo essere stati feriti – sono aumentate vertiginosamente secondo i dati della Polizia nazionale: da cinque casi nel 2022 a 341 nel 2025, mentre nei soli primi quattro mesi del 2026, sono stati registrati 118 episodi di questo tipo. Inoltre, già un sondaggio svolto da un istituto ucraino nel 2023 aveva rilevato come oltre il 70% degli intervistati non appoggiasse la mobilitazione forzata, indicando come ragioni che dissuadevano alla mobilitazione – oltre alla necessità di rischiare la vita e all’incertezza delle condizioni di servizio – anche l’insufficiente supporto materiale, la mancanza di un addestramento adeguato e la probabilità di ritrovarsi con un comandante “cattivo”.

Proprio per cercare di porre rimedio alla sfiducia verso le istituzioni e il sistema militare, pochi giorni fa il governo ucraino ha approvato una riforma del servizio militare con l’obiettivo principale di aumentare i soldati al fronte, la cui carenza è un problema sempre più grave per Kiev, insieme a quella delle armi. La riforma prevede, da un lato, l’aumento degli stipendi in base al livello di rischio dell’incarico e, dall’altro, una modifica dei tempi di servizio: l’idea è di introdurre contratti dai 6 ai 24 mesi, con almeno sei mesi di congedo una volta concluso il periodo di servizio. Al momento, nel Paese la mobilitazione è obbligatoria per tutti gli uomini compresi tra i 25 e i 60 anni e chi viene reclutato deve rimanere nell’esercito fino alla fine della legge marziale. I metodi brutali di arruolamento e quella che si è trasformata in una vera e propria “caccia all’uomo” hanno reso impopolare l’esercito, costringendo l’esecutivo di Kiev a pensare a una riforma del sistema di mobilitazione, mentre cresce sempre di più la stanchezza verso una guerra di cui non si intravede ancora la fine e che ha gettato l’Ucraina in una crisi economica e demografica senza precedenti.

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Giorgia Audiello

Laureata in Economia e gestione dei beni culturali presso l'Università Cattolica di Milano. Si occupa principalmente di geopolitica ed economia con particolare attenzione alle dinamiche internazionali e alle relazioni di potere globali.

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