Un milione di firme per fermare l’accordo UE-Israele: la spinta dal basso arriva a Bruxelles

In poco più di tre mesi oltre un milione di persone ha firmato un’Iniziativa dei cittadini europei (ICE) per chiedere la sospensione dell’accordo di associazione tra Unione europea e Israele. Una soglia simbolica, certo, ma soprattutto giuridica e politica. Perché da questo momento, Bruxelles non potrà più fingere di non vedere.

Il traguardo è stato ufficialmente superato nelle ultime ore andando oltre il minimo richiesto con una rapidità che raramente si era vista per questo tipo di strumento: non si tratta di una semplice petizione, ma di una procedura formale prevista dai trattati europei. La Commissione europea dovrà esaminare l’iniziativa, incontrare i promotori, organizzare un’audizione al Parlamento europeo, e soprattutto rispondere ufficialmente entro pochi mesi, chiarendo se intende o meno tradurre quella richiesta in un atto legislativo. Non è un automatismo: Bruxelles non è obbligata a legiferare. Ma sarà obbligata a esporsi.

Al centro dell’iniziativa c’è l’accordo di associazione UE-Israele, in vigore dal 1995, che regola relazioni economiche e commerciali tra le due parti. Un’intesa strategica, considerando che l’Unione europea, nel suo insieme, rappresenta il principale partner commerciale di Israele. Proprio per questo, una sua eventuale sospensione avrebbe un impatto tutt’altro che simbolico.

Il risultato arriva in un contesto in rapido mutamento. Negli ultimi mesi si sono moltiplicati i segnali di una pressione crescente dal basso: campagne di boicottaggio, mobilitazioni diffuse, ma anche scelte istituzionali ed economiche che indicano un cambio di rotta. L’Italia ha appena sospeso il memorandum di cooperazione militare con Israele, mentre ENI ha abbandonato un progetto esplorativo nel mare di Gaza. Non sono episodi isolati, ma indizi di una dinamica più ampia, in cui opinione pubblica e pressione economica tornano a incidere sulle decisioni politiche. In questo quadro, il milione di firme assume un valore che va oltre il dato numerico: è un segnale di convergenza internazionale, raro e difficilmente ignorabile.

L’Iniziativa dei cittadini europei è stata lanciata dal comitato “Justice for Palestine”, una rete transnazionale composta da attivisti, associazioni, organizzazioni della società civile, gruppi informali e realtà politiche. In teoria il tempo per la raccolta firme partita a inizio gennaio sarebbe stato di 12 mesi, ma, essendo già raggiunto il risultato, sarebbe già possibile chiudere la raccolta per attivare il procedimento che prevede la verifica, la presentazione ufficiale, e la riposta della Commissione europea, che avrà 6 mesi di tempo a disposizione.

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Mario Catania

Giornalista professionista dal 2011, si occupa di inchieste, reportage e attualità. Ha lavorato per la carta stampata, per l'online e come videoreporter, spaziando dalla cronaca alla politica e tematiche ambientali. Autore di libri e saggi, per L'Indipendente coordina i lavori del mensile.

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3 Commenti

  1. Condivido lo scoramento e la sfiducia ma sicuramente entrambe le cose non portano a niente..far circolare queste notizie portando altri a firmare invece magari si..se invece di un milione di firme ce ne fossero 100 o 200 o più ancora?
    E “basterebbe” protestare nel proprio paese bloccandolo pacificamente per alcune settimane senza andare a Bruxelles coi forconi..
    Sono un sognatore? Se l’alternativa è cinismo rassegnato meglio sognare.

  2. Il punto fondamentale dell’articolo (ed è stato messo pure in grassetto) è che Bruxelles non è obbligata a legiferare.
    Si ripeterà, secondo me, lo stesso copione dell’iniziativa dei cittadini europei ‘End the cage age’ che mirava a eliminare le gabbie nell’allevamento degli animali da reddito. Nel 2019 un milione e quattrocentomila europei hanno firmato per l’abolizione e Bruxelles se n’è infischiata. Qui trovate un breve riassunto (https://www.endthecageage.eu/it/).
    Qualcuno pensa veramente che l’Unione europea si metterà di traverso verso lo stato di Israele che protegge il ‘giardino fiorito’ occidentale dalla ‘giungla’ dei selvaggi del resto del mondo?
    Come gli animali continueranno a restare in gabbia così i nazisionisti continueranno a sterminare gli ‘animali umani’ palestinesi (la definizione è di Yoav Gallant, criminale ricercato dalla CPI).
    Forse, come scrive Trevigiano, bisognerebbe impugnare il forcone al posto della penna. Ma il mio percorso sul pianeta è agli sgoccioli…

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